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Una storia di GeorgeDebilatis

DUE DITA NELLA PRESA

LE SOPRAELEVATE NON AZZERANO LE SCORCIATOIE

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7 minuti

Pubblicato il 07 agosto 2020 in Thriller/Noir

Tags: #cartelli #giambi #ascia #felipe #ritornando

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Guardò. O almeno cercò di guardare Felipe a una cinquantina di metri
sulla calle 68. Ma ovviamente non vide un cazzo perché l'illuminazione

era ostile, e i suoi occhi si stavano velando causa tensione.

Era la prima uscita in grande stile per Eduardo Lozano nelle budella
dei corpi speciali di incursione e annichilimento contro i piccoli cartelli

dello spaccio a Barranquilla.
Teneva lo STEYR AUG compulsivamente attaccato al petto, mentre
Diego Castillo, al posto di guida, lasciava il fucile COLT M4A1 SOPMOD
ancora vicino al freno a mano.


"Che hai? Cerchi di capire se sei stato abbandonato nel bosco, come
cappuccetto rosso?" Fece il tenente.

Lozano scacciò una zanzara davanti a sè, quasi fosse un alligatore:
"Mancano 10 minuti, vero?"

Castillo annuì, senza mostrare né tensione né sottovalutazione di quello
che stava per accadere. 5 auto mostruose con dentro un complessivo
di 18 uomini si preparavano a dare l'assalto a un bell'edifico nel quartiere
di Soledad. Un posto non regale ma nemmeno uno slum...

Uno di quei posti perfetti per i funghi velenosi urbani, che tirano le fila,
smistano, vendono, fanno scorta e recuperano i pagamenti.
Un affare piuttosto raffazzonato, per certi versi, ma il governo intendeva
preservare la bella e piuttosto florida città da rischi da rischi, vari ed eventuali,
di degenerazione o cancro al primo stadio.

Da quello la decisione di eliminare in fretta con una certa discrezione
il gruppetto di Rubio.


Eduardo non capiva perché lui avesse il privilegio di stare solo con il tenente,
mentre gli altri erano pigiati a quattro negli altri mezzi speciali.
Forse non lo volevano esporre troppo alla prima sortita di quel livello;
forse perché era il figlio di Mauel Lozano, il sindaco di Las Hermanas.
Chi poteva dirlo?

Lui, con molta attenzione, si deterse una goccia che, da sopra l'occhio
sinistro, gli aveva attraversato tutta la guancia.

"5 minuti, vero?"

"Preciso, bambino mio. Scendo un attimo per aggiustarmi i coglioni.
Tanto da qui non possono vedere niente. Mi raccomando, se si inceppa
molla subito e prendi l'HK416. Ma rapido, ovviamente, mi raccomando."


Annuì. E, messo a tracolla lo STEYR AUG, prese l'ascia modificata per sfondare

porte blindate spesse anche 10 centimetri. Sarebbe stato il suo incarico,
perché era un bestione di un metro e e novantadue per ottantasei chili.

Però, adesso che eravamo a 4 minuti, dall'entrata in campo gli sarebbe

tanto piaciuto vedere se anche Felipe fosse sceso dalla BMW come il tenente.
Poi rinunciò; e una strana, molto bizzarra tranquillità prossima alla narcolessia
gli afferrò le membra.

Era comunque vigile.


Fu a due minuti dall'inizio dell'operazione che Castillo iniziò stranamente
a scivolare lungo la portiera del potentissimo veicolo, senza emettere

nemmeno un sospiro. Il finestrino era abbassato e lui lo realizzò senza
difficoltà. "Ma, che cazzo..."

Ad un tratto l'estremità a cannone di una GLOCK 17 gli si appoggiò alla fronte,

con dietro una faccia e una barba piuttosto incolta. Lo riconobbe subito.
Sì, lo riconobbe e si vide lui, il barbuto e Felipe in quegli strani mesi di
due anni prima.

Restò forse 10 secondi con l'incertezza su quella che sarebbe potuta essere

la decisione giusta da prendere. Poi, nel momento esatto in cui partiva il colpo,

lui aveva scostato la testa, e tirato contemporaneamente il braccio dell'individuo

nella sua direzione per poi espellerlo (con tutta la forza che aveva) contro
la portiera che era crollata divelta, sul marciapiede, come fosse di cartapesta.


Fu allora che lasciò perdere lo STEYR MAUG e impugnò l'accetta ultraspecialistica

mentre intorno scoppiava un pandemonio formidabile di proiettili, urla, purissima

violenza, e scambi di fucilate a pompa.

Era evidente (Eduardo Lozano lo avrebbe realizzato ben dopo) che qualcuno,

da qualche parte, aveva soffiato al clan che le forze speciali sarebbero arrivate

a quella precisa ora, con quei precisi mezzi per fare piazza pulita di Rubio

e accoliti.

E, come nel dipanarsi naturale delle cose, Marcelo Rubio e accoliti aveva

prevenuto il danno, tendendo un'imboscata a chi si apprestava a tendere

un agguato.

That's life.


Ma... Stiamo divagando.
Il giovanissimo neofita delle Forze Speciali, avrebbe avuto tutto il tempo negli anni

successivi per riflettere sul reale svolgimento dei fatti, in quella serata di maggio,
da bordello a grosso calibro.
Per il momento, totalmente sordo all'inferno che percorreva calle 68 come

una lingua di fuoco, stava sopra il tizio barbuto che aveva sgozzato il tenente
Castillo, e che adesso si trascinava sui gomiti, sbucciandosi il culo

contro la pavimentazione stradale.


Il ragazzo, con un solo colpo secco, staccò di netto il braccio sinistro del cocalero

all'altezza del deltoide; poi, sempre con una precisione sorprendente e quasi
chirurgica sfasciò l'osso frontale del cranio fino a quando percepì con chiarezza
di essere arrivato alla parte molle; l'altro, alla confusa luce di un lampione difettoso,

fece sparire i bulbi oculari, tipo Houdini. Poi un getto di sangue inondò insieme
alla spugna cerebrale, ormai disattivata, il figlio del sindaco Manuel Lozano
(curriculum immacolato, studi superiori in informatica e chimica applicata,

ottima condotta ovunque).


Così, mentre gli spari si affievolivano, e ormai s'innalzavano solo i lamenti e la litania

dei moribondi e dei feriti gravi, qualcuno si decise ad avvisare ambulanze e polizia

urbana affinché facessero il punto sulla situazione, e spegnessero gli ultimi fuochi.

Quando arrivarono di gran carriera entrambi gli stabilizzatori rinvennero una scena

che Barranquilla non aveva mai vissuto negli anni, sostanzialmente quieti,

dalla sua fondazione.
7 membri dei corpi speciali erano sul terreno, morti.
5 del cartello (compreso Jefe Rubio) avevano subito lo stesso destino.
Altre 17 persone erano state condotte di gran carriera ai vari nosocomi della bella
metropoli turistica sulla baia.


Ma più di tutti sorprese i soccorritori la vista di un ragazzone con la divisa
delle forze speciali antidroga. Questi stava a gambe larghe sopra quello

che, inizialmente, apparve a tutti come un mucchietto di stracci, o un

manichino ridotto a minuscoli, quasi geometrici e squadrati pezzettini.

E il ragazzone si accaniva con un'ascia verso il terreno, e verso QUELLA COSA
sul marciapiede.

Parole come "Il mio tenente" "Mia madre" "Felipe" e altre, assolutamente
inintelleggibili, prorompevano dalla sua gola, dove le vene enfiate erano

in chiara evidenza..


Ebbero il loro bel da fare a toglierlo da quello che poi (dai ponti dentali)
venne riconosciuto come Emiliano Garrido, il numero tre del gruppo

di calle 16.

Sedarono Eduardo dopo averlo portato via.
Quello (davvero pochissimo) che restava del cadavere venne pietosamente
coperto con una sorta di tovaglia e, in seguito, ricostruito insieme alla pazienza
con la quale si allestisce un puzzle. Infatti il corpo era stato accuratamente
smembrato, e solo rotula, tibia e perone dell'arto inferiore sinistro

potevano dirsi integri.


Lozano divenne una sorta di eroe nazionale; quindi, dopo alcuni mesi di recupero

in una casa particolare per soggetti sottoposti a stress e traumi non indifferenti,

rimase ancora un anno nei corpi speciali, promosso a sergente.
Poi si candidò alle elezioni con il partito LIBERTAD Y GLORIA.
Riuscì ad essere eletto per una manciata di voti, e partecipò a una legislatura
presso il parlamento regionale.

Giunto al termine del mandato non si ricandidò, malgrado le pressioni
di tanti signori influenti, a seguito di un esaurimento nervoso.


Morì per overdose di tequila e Valtran a soli 31 anni nella casa del padre
a Las Hermanas.
Su cosa avesse veramente provato quella fatidica notte, e su quale energia
lo avesse spinto a fare di un corpo nerboruto, e notoriamente spietato,
un raccogliticcio insieme di ossa, carne e sangue fu sempre reticente.

Sino al decesso inatteso. Inatteso? Forse poi non così tanto.

Felipe era morto nello scontro, e lui, da quel momento, era sempre
stato ottuso da una impalpabile nebbiolina di malinconia.


Solo un decennio dopo il vecchio padre, ormai ultraottantenne, rinvenne
in uno scomparto della scrivania nella stanza di Eduardo un lunghissimo
poema in giambi (segnale di una inspiegabile padronanza della metrica
lirica greca) intitolato: L'ESECUZIONE DI ME STESSO.

Il vecchio Manuel scorse le prime due pagine, poi bruciò nel caminetto
l'immenso manoscritto; indi si sedette al tavolino con davanti una bottiglia
semipiena di mezcal... Lui che era sempre stato astemio.
In seguito tremò ogni notte al solo pensiero che il figlio potesse azzardarsi
a tornare persino nei sogni. Ma, grazie a Dio, non accadde mai.
In ogni caso sopravvisse a Eduardo per altri 12 anni.

Non fu sepolto con il figlio, dietro sue precise disposizioni, ma cremato
e disperso nella splendida baia di Barranquilla.


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