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Una storia di IBonamiciFredducci

Questa storia è presente nel magazine STORIE INTERESSANTI

Treno Nauseante - 3a parte

51 visualizzazioni

9 minuti

Pubblicato il 18 settembre 2020 in Avventura

Tags: #treno #viaggi #thriller #mistero #trip

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Marsha e Marie raggiunsero la porta scorrevole motorizzata che divideva il comparto passeggeri da un piccolo spazio destinato ad un disabile ed al suo accompagnatore. La seconda premette il pulsante: si sentì il tipico rumore delle servoassistenze pneumatiche, la porta cominciò a scorrere all’interno del muro ma l’APT entrò in una curva e quando piegò (ovviamente in ritardo e con violenza) verso l’interno quest’ultima tornò indietro e si richiuse con una tale forza e velocità che ad entrambe ricordò la lama di una ghigliottina, spaventandole. Il pulsante fu nuovamente premuto, si sentì il rumore dei servomotori pneumatici, seguito da preoccupanti suoni sferraglianti e poi più nulla: la porta non si mosse di un millimetro.

-Seriamente???? E’ morta????! Andiamo, cazzo!!!!- tuonò Marsha, con i 25 passeggeri della carrozza che si sporsero per vedere ciò che stava succedendo.

Le due decisero di aprire a mano la porta ed ebbero successo, con un po’ di fatica e la netta sensazione che quella maledetta stesse solo aspettando il momento giusto per scattare e mozzare un arto ad una di loro.

All’ufficio del Capotreno si accedeva da una porticina (con un oblò) situata all’interno del vano bagagli (e merci: aveva una porta molto grande per caricare direttamente grossi colli dall’esterno). Marie e Marsha la raggiunsero sorreggendosi a vicenda perché la lotta con la porta scorrevole bloccata e non collaborativa aveva consumato le poche energie rimaste nei loro corpi messi a dura prova dall’assurdo comportamento del treno in curva (e non solo, perché a quel punto l’APT-P pendolava spesso e senza motivo anche in rettilineo) e la hostess domandò se ce la faceva a stare in piedi, perché doveva prendere il passepartout ed aprire: la giovane reporter angloSovietica annuì (con una faccia poco rassicurante, a dirla tutta) e allora Marie la lasciò andare.

Entrò per prima proprio la hostess e si lanciò sulla poltroncina riservata al Capotreno, mentre Marsha si sedette un istante sulla scrivania. Quel locale occupava esattamente lo spazio di uno dei salottini a 4 posti con tavolino ma da fuori era invisibile: era solo una parete che si affacciava sul posto riservato agli invalidi. Non mancavano ben 3 luci di lettura diverse e tutte orientabili, oltre alla plafoniera al centro del piccolo locale: Marsha si domandò se i capitreno fossero accomunati da problemi alla vista...

La giovane giornalista il cui pallore, i capelli spettinati ed il tailleur scombinato e macchiato di whisky facevano pensare che fosse reduce da una notte di follia si guardò un po’ attorno e mormorò: -E’ davvero carino questo piccolo ufficio: probabilmente è la parte migliore di tutto il treno… Peccato per queste stramaledette pareti gialline che sembrano sporcate dal fumo di migliaia di sigarette, oltretutto su un treno dov’è vietato fumare...-

Marie la guardò: aveva la fronte imperlata di sudore e, oltre ad essere molto pallida come abbiamo appena detto, tremava in un modo piuttosto allarmante.

La hostess si alzò di scatto (maledicendo di averlo fatto, perché per un secondo che parve eterno le sembrò che una voragine le si fosse aperta sotto i piedi e stesse precipitando nel vuoto), le mise le mani sulle spalle e la invitò a prendere posto sulla poltrona.

-No...no...non importa: ora mi lascerò scivolare sul pavimento e, probabilmente, per terra sentirò meno gli ondeggiamenti di questo stramaledetto treno...-

Marie insistette e, alla fine, Marsha si accomodò sulla poltrona che aveva anche un poggiatesta integrato che non sarebbe stato mai così utile come in quell’occasione, perché la nostra protagonista non riusciva a tenere la testa dritta e poterla appoggiare fu bellissimo.

Chiuse gli occhi e provò a rilassarsi, come suggerito dalla hostess; ma dovette riaprirli immediatamente perché ad occhi chiusi la sensazione disturbante data dagli illogici ed inaspettati movimenti dell’APT era assai amplificata.

Per un istante, osservando il paesaggio scorrere fuori dal finestrino, pensò a quanto dovesse essere figo per il capotreno stare lì a compilare o controllare scartoffie mentre, davanti a lui, da quell’enorme vetrata poteva osservare il panorama.

-Questo ufficio è geniale: è bellissima la scrivania parallela al finestrino, col capotreno che ci sta seduto davanti: per una persona sola la visuale è gigantesca! Però...cos’è...cos’è questo odore di alcool?-

-Il tuo whisky che ci è cascato addosso...-

-Cazzo: quest’odore non aiuta...non aiuta proprio!-

Marie frugò un po’ in giro e trovò una bottiglietta d’acqua, che passò alla compagna di sventura. Dopo un bel sorso, sottolineato dalla frase “diavolo: è calda!” la reporter domandò: -Come ti è venuta in mente la minchiata che hai consigliato a quel passeggero?-

l’altra biascicò un “cosa?” mentre si sedeva per terra con la schiena appoggiata alla poltrona (che era fissata al pavimento ma poteva ruotare di 90 gradi) in modo da fissare la porta e essere sistemata in direzione di marcia.

-Gli hai detto di puntare i piedi per bene sul pavimento e tenerli il più possibile distanti tra di loro: come ti è venuta in mente sta cazzata?-

-Beh...-

-Lo sai che dovrò per forza scriverlo nel mio articolo, dove farò il resoconto di questo viaggio allucinante?-

-Visto che ti sei ripresa un po’ e ragioni da giornalista non vedo perché risponderti…-

-Non hai improvvisato...non è farina del tuo sacco, vero? Ti avevano detto di dirlo???- la incalzò e, mentre la sua interlocutrice fissava la porta cercando di ignorarla, continuò: -Sapevano benissimo che il treno non funzionava, e che qualcuno si sarebbe sentito male???? Ma si può sapere per quale motivo hanno organizzato questo viaggio? L’APT ha avuto uno sviluppo lentissimo e travagliato: questa versione è stata progettata dieci anni fa e questo esemplare è stato costruito 2 anni e mezzo fa! Potevano rimandare ancora, visti i problemi che ha!!!-

-Non ho competenze tecniche: sono solo una hostess di British Rail e ti assicuro che, se mi avessero fatto presente che questo viaggio avrebbe potuto tramutarsi in un inferno di nausea e vomito non avrei mai accettato!!-

-Ok, scusami...scusami davvero. Mi dispiace: Anche tu ti senti male e non è il caso che io mi metta ad assillarti- si espresse con sincerità Marsha, tamburellando per una vaga sensazione di imbarazzo con le dita sulla cornetta telefonica integrata nella scrivania, assieme ad un microfono.

-Hey...ma questo è un telefono???-

-Non proprio: è un interfono e ti permette di parlare con l’altro capotreno o i macchinisti o altri posti del convoglio. Quello accanto invece è un microfono per fare annunci ai passeggeri...-

-Allora usiamolo questo interfono, cazzo! Parliamo coi macchinisti e diciamo loro di rallentare! Non ha senso chiedere al capotreno com’è la situazione nella metà anteriore del convoglio, perché di certo è esattamente come qui! Chiediamo ai macchinisti di rallentare, in modo da rendere più agevole...oddio...-

Una serie di strane correzioni di assetto in una curva quasi impercettibile mandò per un istante in tilt il sistema nervoso della giovane giornalista che si sentì mancare, credette di svenire...e probabilmente per qualche istante perse davvero i sensi, perché per lei ci fu un salto di scena assurdo e si ritrovò a guardare Marie che fissava in cagnesco la cornetta che teneva tra le mani!

-Allora???- -Allora niente: l’interfono non funziona!!!!- -Non ci posso credere...anzi, in realtà mi sembra normale perché cos’è che funziona, su questo treno???-

-Potremo provare a raggiungere il vagone ristorante 3 carrozze più giù: lì c’è un interfono per collegarsi con il suo gemello!-

-Ferma ferma ferma: ci sono due vagoni ristorante? Ah...certo: le due motrici centrali spezzano il treno in due e per forza ci vogliono due carrozze ristorante… Diavolo: sento nella mia testa Ian che grida “la composizione dell’APT-P fa veramente schifo!”. Un momento, però: tu hai aperto questo ufficio con un passepartout!-

-Dovevano esserci due capotreno ma, siccome alla fine ce n’è solo uno nella metà frontale, il secondo passepartout l’hanno dato a me...-

-Apre tutte le porte?-

-Tutte le porte e tutti i pannelli!-

-E le motrici hanno un corridoio centrale, anche se è chiuso ai passeggeri?-

Marie rispose col tono di voce e l’espressione che si hanno quando si sa che si sta per dare una cocente delusione a qualcuno: -Il passepartout non apre le porte delle motrici...-

-Che cazzo stai dicendo? No, Marie...non scherzare...-

-Non scherzo: le porte delle motrici si aprono con una chiave che ha il capotreno...-

-Ma i capotreno, su sto treno idiota e psicopatico spezzato a metà dalle motrici centrali, dovrebbero essere due! Ti hanno dato il passepartout che sarebbe stato destinato all’altro capotreno: perché non ti hanno dato la chiave delle motrici???-

-Non ne ho idea; ma ti giuro che non ce l’ho!-

-E se cercassimo qui? Magari la chiave è semplicemente qua dentro!!!! E’ uno dei due uffici dei due Capitreno: mi sembra naturale che la chiave sia qui!-

Si guardarono negli occhi e scattarono a rovistare in tutti i cassetti e vani di quel piccolo ufficio, ritrovando energie e lucidità; ma fu tutto inutile perché non c’era traccia di quella chiave. Non c’era traccia di nessuna chiave o di qualcosa che somigliasse anche lontanamente ad una chiave.

-Quindi non c’è niente che possiamo fare: siamo prigioniere di un treno che sta impegnandosi al massimo per farci soffrire il più possibile e devastarci con i sintomi della chinetosi...-

-Già...a proposito...sto sbavando: mi sembra di essere un cane rabbioso… E’...è uno dei sintomi?-

-Sì. Meglio del vomito o della diarrea, comunque...-

-Ci sarà anche diarrea?-

-Ci sarà anche diarrea-

-Merda...-

-E’ proprio il caso di dirlo...-

Marie spalancò la bocca in segno di stupore, per poi iniziare a ridere e mettersi entrambe le mani sulla testa, esclamando con una espressione disturbata “Ma certo!!! Perché non è ancora venuto in mente a nessuno???”

-Che cosa? Che cosa non è ancora venuto in mente a nessuno?- le si rivolse Marsha con un po’ di circospezione, perché il pensiero che lo stress e la motion sickness avessero minato la stabilità mentale della ragazza si fece velocemente strada nella sua testa.

-Il treno sta facendo sentire tutti male! Non possiamo comunicare col capotreno e neppure coi macchinisti e comunque dubito che rallenterebbero: probabilmente stanno male pure loro ma devono arrivare a Londra in un tempo record...-

-Quindi?-

-Non è che c’è una bomba a bordo con un innesco particolare e, se fermiamo il treno o scendiamo al di sotto di una certa velocità, esplode!!!!-

-Hum...questo è il concept di un film che uscirà soltanto tra 13 anni e il protagonista non sarà un treno, ma un autobus...-

-Wow, figo! Comunque...BASTA ATTIVARE I FRENI DI EMERGENZA!!! Uno dei comandi è proprio qua!!!! E’ quella maniglia!!!-

Marie indicò il pannello dei comandi che si trovava sulla parte della parete accanto alla porta. Marsha non lo aveva ancora notato: la sua attenzione fu subito catturata dalle spie del sistema di pendolamento, che non segnalavano nessuna avaria!

-Ok: let’s stop this bloody tilting train!!!!!- (suonava troppo meglio in inglese).

CONTINUA...


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