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Una storia di Stegia18

Questa storia è presente nel magazine Fiabe, favole e racconti

Una vita diversa

Puoi essere felice, se lo vuoi

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2 minuti

Pubblicato il 20 giugno 2019 in Altro

Tags: #Handicapp #Poliomielite

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Non avevo neanche un anno quando ho pagato per l’errore dei miei genitori. Ho contratto la poliomielite perché non mi hanno vaccinato. Non si è trattato di una scelta, ma della semplice ignoranza della povera gente di un piccolo paese agricolo, negli anni in cui la conoscenza era patrimonio di pochi eletti.

Non avevo neanche due anni quando mi hanno portato in collegio dicendosi che lì avrei avuto l’opportunità delle cure fisiche necessarie alla patologia. Ma poi mi hanno dimenticato: avevano altri due figli sani da amare e allevare per il lavoro, necessario alla sopravvivenza della famiglia.

Non avevo neanche sette anni quando ho scoperto il magico mondo della lettura e della scrittura: in collegio andavo a scuola, facevo i compiti e giocavo con le mie compagne handicappate come me. Invece il mio fratellino lavorava già nei campi, curava l’orto e accudiva gli animali.

Non avevo neanche dodici anni quando la mia vita di collegiale mi ha fatto scoprire i veri doni della vita: amicizia, uguaglianza, solidarietà tra noi ragazzine, l’importanza dello studio, la bellezza della cultura.

Non avevo neanche quindici anni e già capivo che forse il mio handicap non era solo una sfortuna, ma anche l’opportunità di una vita migliore.

Non avevo neanche diciotto anni quando mi sono diplomata all’istituto magistrale. Mio fratello non è andato a scuola e faceva il gruista nelle cave di travertino; mia sorella a sedici anni si è sposata.

Non avevo neanche venticinque anni quando ho cominciato ad insegnare nella scuola elementare e sono entrata nel meraviglioso mondo dei bambini. Mia sorella aveva già due figli e un marito che si ubriacava.

Non avevo neanche trent’anni quando anch’io mi sono sposata e a mio marito dicevano: “Hai avuto un bel coraggio!”. Invece abbiamo avuto due figlie bellissime e continuiamo a volerci bene.

A quarant’anni ho capito che molte cose belle della vita non costano niente, come quando all’alba il cielo si schiarisce e le nubi cominciano ad assumere colori rossastri, che presto diventano arancione e oro, mentre si intravede un primo spicchio di sole; come il tramonto sul fiume, appoggiata alla spalletta del ponte ad osservare arabeschi di luce sull’acqua; come Cassiopea e l’Orsa minore nel cielo notturno, sognando mondi lontani e strabilianti.

A cinquant’anni ho fatto il primo bilancio della mia vita, ho pensato a come avrebbe potuto essere senza la mia disabilità e a come, invece, è veramente stata. Non posso negare che la polio mi ha tolto tanto, ma forse mi ha dato di più!

Ho scoperto che sono felice!

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