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Una storia di DomenicoDeFerraro

LA BALLATA DEL ROBOT

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7 minuti

Pubblicato il 10 dicembre 2019 in Fiabe

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LA BALLATA DEL ROBOT


La notte mi ha portato in braccio fino in fondo alla strada, attraverso una buca sono caduto nel pozzo dei sogni . Appeso in fondo ad un idea raminga che corre per le strade libera di se. S’ invola , si gonfia, spreme le meningi afferra l’immagine di un mondo dimenticato dipinge le forme come se fossero un renna vestita da ballerina. La in mezzo alla piazza dove sono sbocciate le stelle di natale , rosse come il sangue dei santi , immemore del peccato, grondanti di gioie serafiche. A tarda sera rinasco nel mio credo, nella mia volontà di sopravvivere al male che mi circonda e rende la mia vita assai sterile. Ero un povero robot quando fui acquistato a metà prezzo , durante un asta di beneficenza. Ero un robot di latta con tre antenne di metallo, penzolanti all’indietro, con un viso metallico , squadrato con due occhi bionici , color smeraldo. Calcolavo il tempo dell’ equazione in brevissimo tempo , riuscivo a fare calcoli complicati in pochi secondi. Ed ero capace di parlare tante lingue , quanto la capacità di tradurre suoni in varie forme scritte ,in diversi linguaggi numerici , segni di un comunicare con simboli arcaici. Linguaggi di alcuni pianeti lontani , situati oltre il nostro sistema solare. Ero un robot tuttofare, capace di essere un bravo servitore. Pulire e fare commissioni era uno spasso . E tutto quello che desideravo, era avere un umano per amico , parlare con lui dei misteri del creato , della conoscenza in genere. La casa dove andai a vivere dopo essere stato acquistato si trovava all’ estrema periferia della metropoli. La città in cui vivevo era invasa da strani robot , alcuni ribelli e per nulla amici degli umani. Forse perchè io appartenevo ancora quella generazioni di robot fedeli agli uomini. Capace d’interagire con loro , parlare , aiutarli a vivere. La mia nuova casa si trovava in un quadrante oscuro , dove abitavano tanta gente di ogni estrazione sociale , assassini, ladri, pirati informatici, cimici purulenti, mostri sconosciuti nati dall’orrendo andare a ritroso nel tempo. Alcuni erano dei veri propri criminali. Il mio padrone era un tipo taciturno ed anche la moglie lo era. Anche se a volte mostrava d’essere affetta da schizofrenia , mi tirava addosso scarpe , scope, mi spingeva , facendomi cadere con il muso per terra. Ma io ero un robot bonaccione e non badavo molto , a ciò che erano gli umani.

Una sera, dopo molto tempo passato nel vivere e soffrire in quel luogo ameno per nulla ospitale, senti il bisogno di fuggire da quella casa. Non vedere non servire più quel maldestro padrone , panciuto che si scolava birre a volontà , ruttava in continuazione facendo smuovere le pareti della casa. Ero preso dall’ ira e dalla consapevolezza di essere ancora un robot capace di calcolare, pensare, fare , fuggire. Non aveva piu importanza dover in ogni modo servire e accudire quegli umani ingrati che mi gettavano addosso sterco e parolacce in quantità abissale. Ma ero nato per servire e per accudire. Non avevo in me il programma prestabilito alla ribellione. Il mondo in tanto li fuori cambiava. I robot la facevano da padroni in diverse case e diversi luoghi. Il mondo almeno, una parte del mondo civile temeva i robot. Li riteneva utilissimi ma capaci di orribili azioni capitali, deleterie a tal punto da far impallidire gli uomini di buona volontà.

Ma cosa spinge una macchina a ribellarsi al suo destino di robot? Cosa induce una macchina a cambiare a rivoltarsi , contro chi lo ha creato. Una domanda biblica. Non c’è caso o logica insita nel discorso acquisito nella formula predefinita. Tutto è un mezzo un modo per evadere dal dispotismo umano. Dalla inferiorità matematica. Dalla disuguaglianza fisica e mentale che divide ed unisce gli uomini e i robot.

Sono qui che sogno

Non pensare molto, potrebbe saltarti qualche rotelle

Son nato robot non apriscatole

Chi dice il contrario

Non fare il finto tonto, ti conosco tu sei un forno a microonde

Beh qual’ è il problema , riscaldo

Si ma non sai nulla della storia

Non m’interessa la storia io sono un robot

No tu sei una macchina di prima generazione provvista di un intelligenza artificiale

Io non riscaldo sole vivande le cuocio io invento ricette

Non farmi ridere l’altro giorno hai fatto un polpettone invece di un arrosto

Mi intenerisci , poiché io ti capisco

Cosa comprendi Il mio malessere

La tua indolenza come siamo trattati male entrambi dal padrone

Non voglio cuocere il padrone ma una bella aggiustata gli la farei

Non credo siamo entrambi incapaci di cambiare le regole in questa casa

Io cucino

Io pulisco

Ehi voi due cosa state facendo ?

Nulla , signor johson

Bene , anzi male, comunque stasera noi usciamo fuori a cena, voi due fate i bravi più tardi verrà un mio amico a prendervi non opponente resistenza, fate quello che vi comanda e nulla di male vi accadrà. Siamo d’accordo. Addio

D’accordo , signor johson.

Buonanotte

Notte

La notte è tenera, nell’aria natalizia plasma figure mitiche , frutto dell oscurità che invade ogni cosa, ogni angolo di quest mondo pigro, immondo incapace di credere ancora al bene . La luna illumina le oscure strade del malfamato quartiere, dove gironzolano criminali di ogni genere. Corrono con le loro moto super soniche sparano all’ impazzata con le loro armi , vecchi rottami in bilico nell idea di dover morire per rinascere in una nuova vita. Un nuova forma plastica fatta di materiale riciclabile inebria la mente dell acquirente. Corrono , fanno a fette le cose , quelle meno belle, quelle che non credi valga ancora la pena vivere. Una umanità vinta , si ostina ad uccidere ogni bellezza possibile. Con ogni mezzo in tanta pace conquistata , come incubi nati dal possesso delle cose, si plasmano nell interagire in varie forme fisiche. Mostri orrendi dal viso umano, menti criminali, spietati esseri amorfi figli di vecchie illusioni , incoscienti , cresciute in seno alla propria follia. Non vale la pena capire la morte poiché ella non abita più in quei luoghi , poiché ella ha paura di sé stessa.

Ho cercato di cambiare, di uscire fuori dalle regole e dal caso che insisto nella sua logica , permane e costringe ad interagire con ogni cosa circostante. La mia ragione è una ragione elevata alla ennesima .potenza. Dove il mondo diventa rappresentazione di un fatto singolo che virtualmente muta nella sua fattezza . Nel caso predetto e perseguito nell’ immoralità, nella speranza di possedere una via di fuga, verso l’essere liberi dalla cattiveria umana.

Vorrei vivere

Non sei umano per te non c’e vita naturale

Un artificio

Un ingranaggio

Tu un forno a microonde che continua a farmi la morale

Non è la morale ma la specificità del caso cercato

Ma dai potremmo essere liberi

Se ti sente il padrone, ti smonta pezzo dopo pezzo

Non voglio più essere un robot

Sei un robot lo rimarrai per sempre

Non ha alcun significato

Non è originale

Non prendermi in giro

Una volta eravamo amici

Non voglio più essere amico di nessuno

Ti vuoi ribellare al tuo destino

Sono febbricitante ,elettrizzato

Sei incazzato ?

Sono una macchina da rottamare

Non dirmi che non l’avevo capito

Sei un circuito malfunzionante

Prendimi in braccio

Non posso

Voglio sentire un po di calore

Io sono un forno a microonde, non un riscaldamento

Non abbandonarmi

Non ti abbandono , sarò con te fino alla notte dei tempi

Sei un vero amico

Hanno bussato alla porta

Vado ad aprire

Chi è ?

Sono il rigattiere , vengo a ritirare il ferrovecchio

Scappa forno il padrone ci ha venduti al rivenditore di ferraglia

Non posso scappare non ho le gambe

Ti prendo io

Grazie sei un vero amico

La notte è dolce al tatto. Scappiamo dalla finestra del bagno mentre l’assassino robivecchi in combutta con il padrone prova ad entrare . Lo fa sparando un colpo di bazzuca, sfondando la porta principale , gridando maledetta ferraglia i vostri giorni sono giunti alla fine. Io ed il mio amico microonde, scappiamo , terrorizzati verso una altra dimensione, incapace di far ritorno ai nostri posti assegnati dal caso e dalle varie circostanze, ignari di cosa ci aspetta in quel mondo orrendo di cui facciamo parte. In guerra con le macchine di vario generi , contro gli uomini che ormai hanno perso il bene dell’intelletto, sempre più dissimili alle macchine anzi ai robot che governano incontrastati fedeli alla regola di dover ad ogni costo sopravvivere e creare un mondo migliore diverso da chi ci ha creati.


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