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Una storia di Brividogiallo

Chi ha ucciso Colombina?

Continuo a pensare che il carnevale sia la conferma ufficiale del profondo bisogno di non essere noi stessi. Almeno per un giorno.

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13 minuti

Pubblicato il 08 aprile 2021 in Thriller/Noir

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Come tutti gli anni, nella Ca' Vendramin a Venezia, si svolge il tradizionale Ballo in Maschera in occasione del Carnevale.

La cornice è sfarzosa non meno degli abiti che ricalcano la tradizione più antica e rappresentano le maschere dei personaggi tipici in voga già nel Rinascimento.

Ci sono medici, gatti e contadini, la gnaga, la moretta e l’omo selvadego.

Ma non mancano la maschere elaborate della Commedia dell'Arte: Arlecchino, Pantalone, Colombina, Brighella e tante altre meno famose.

Il tutto mentre nelle calli, il Carnevale delle classi meno privilegiate, si scatena in un tripudio di suoni, di colori, di danze e fantasia.

La festa ha una tradizione molto antica essendo nata per ordine della Repubblica di Venezia che, con un editto, concesse a tutti i cittadini un festeggiamento pubblico con cui scatenare i propri eccessi, al fine, soprattutto, di stemperare i malumori delle classi meno abbienti.

Camerieri, anch'essi in costume, sfilano tra gli anonimi ospiti della festa con vassoi contenenti svariate leccornie e non mancano i calici di champagne che, in alcuni casi, comincia a rendere evidenti i suoi effetti.

Le risate di alcune dame cominciano ad essere eccessivamente stridule, seni con scollature al limite delle decenza si strofinano maliziosamente sugli abiti del cavaliere con cui brindano gioiosamente.

Chi è ancora sobrio, si impegna in minuetti o gavotte, facendosi largo nell'enorme ed affollato salone.

Una Colombina viene presa per mano da uno dei tanti Bauta, uomini o donne con un domino nero lungo fino alla vita, un tricorno e la maschera sul volto dalla forma squadrata con la particolare forma del mento appuntito e sporgente che dà la possibilità di bere e mangiare senza la necessità di toglierla dal volto e riesce persino a camuffare il tono della voce per una trasformazione assolutamente perfetta.

Il Bauta conduce la donna fuori dal salone e, a passo spedito, si dirigono verso i bagni dove si intrufolano furtivamente dopo essersi guardati intorno ed esser certi che nessuno li abbia visti.

Invece di nascondersi in un angolo ben celato, i due vengono presi dalla foga e si scambiano una bacio passionale mentre la porta del bagno si apre ed appare Pantalone che farfuglia un incomprensibile "scusate" e richiude la porta del bagno.

La festa continua vivace, i balli si fanno più sfrenati, alcol e adrenalina scorrono nelle vene delle maschere rendendo la festa sempre più animata fin quando si apre una porta ed un uomo che si è tolto la maschera urla :"Basta, fermi! C'è una donna morta in un bagno!"

Deve ripeterlo più volte ed a voce sempre più alta per superare il rumore della musica, delle voci, delle risate.

La maggior parte delle persone presenti, ha visto l'uomo gridare dalla porta ed ha capito che è successo qualcosa di grave e finalmente il silenzio cala sulla sala.

"C'è una donna morta in uno dei bagni. È stata accoltellata. La polizia è già stata chiamata!"

Mormorii, grida, parole d'indignazione, d'incredulità. La reazione della gente è varia e c'è anche chi non vuole essere coinvolto e tenta la fuga ma un cordone di sicurezza è già pronto a bloccare chiunque per ordine della polizia.

Ognuna delle quattro porte del salone è presidiata da due uomini della security, sempre presenti quando ci sono eventi con numerosi partecipanti alcuni dei quali ricoprono posizioni di prestigio.


Un ispettore della polizia si reca nel bagno dove si trova la donna accoltellata e le toglie la maschera e la parrucca.

Appare il viso di una donna sui quaranta, con lunghi capelli castani dalla carnagione chiara che il pallore della morte rende ancora più diafana.

È grottesca quella donna che fino a mezz'ora fa sembrava un personaggio sceso dal palco di un teatro della Commedia dell'Arte e che ora, senza maschera, appare in tutta la sua naturalezza, una donna bella e vera ma con il magnifico vestito largo e bianco intriso del suo sangue.

Il medico legale si appresta a cominciare la perizia, mentre l'ispettore va nel salone dove degli agenti hanno disposto tutti gli invitati in file parallele ed hanno fatto togliere a tutti la maschera.

Un uomo vestito da medico della peste esce da una fila ed esclama :"Ispettore non c'è mia moglie tra i presenti. Io non vorrei...che fosse proprio lei..."

"Venga con me."

L'uomo viene portato nel bagno dove c'è il cadavere della donna ed appena lui la vede si copre il viso con le mani incapace di sopportare quella cruenta visione e scoppia in un pianto disperato.

"È lei, è lei....Ma perché? Margherita era una donna buona, molto umana, tutti quelli che la conoscevano le volevano bene."

L'ispettore capisce che questo caso sarà particolarmente ostico. Ha una rosa numerosissima di possibili assassini, ci saranno almeno trecento persone in quel salone.

L'ispettore entra nel sala dove il brusio creato dai numerosi ospiti gli rende difficile far sentire bene e a tutti la propria voce.

"Silenzio per favore! La donna uccisa si chiamava Margherita Zanin ed era vestita da Colombina. Qualcuno di voi la conosce?"

Si sentono diverse persone che affermano di averla conosciuta e l'ispettore incarica gli agenti di prendere le loro generalità.

Un uomo vestito da Brighella si avvicina all'ispettore :"Io ho visto una Colombina uscire dalla sala insieme a un Bauta poi camminare a passo svelto per il corridoio che porta nel bagno, poi li ho persi di vista..."

L'ispettore fa le sue prime riflessioni :"Dunque la donna uccisa poteva avere un amante un uomo mascherato da Bauta mentre suo marito è mascherato da medico della peste. Questo potrebbe essere un possibile movente. Dovrei parlare con l'uomo che era con lei nel bagno ma si farà avanti? Intanto potrei radunare tutti i Bauta e parlare con loro. L'emozione potrebbe giocare uno scherzo a me favorevole e rivelarmi chi è quello che era con lei."

Incarica un paio di agenti di radunare in una stanza le persone mascherate da Bauta.


Dopo una mezz'ora, tutti i Bauta sono dentro una stanza, nove in tutto ma tre di loro sono donne e l'ispettore le lascia andare. Ne restano sei.

"Vi chiamerò uno per volta in quella stanza per un breve interrogatorio. Iniziamo con il primo."

Il primo è un uomo anziano, sui settanta anni. L'ispettore non ha dubbi che non sia l'uomo che cerca ma deve parlare anche lui.

Lo liquida con poche parole poi passa al secondo.

Appena entra nella stanza, l'ispettore si rende conto che non perderà tempo nemmeno con lui, è chiaramente omosessuale.

Entra il terzo che si siede davanti all'ispettore e non gli dà il tempo nemmeno di rivolgergli la prima domanda.

"Sono io l'uomo che era con Margherita nel bagno. Avevamo una relazione da due anni e ci siamo sempre comportati in modo discreto e prudente, durante tutto questo tempo sono certo che nessuno ha mai sospettato niente. O, almeno lo ero fino a poco fa."

"Sospetta, quindi, del marito? Che abbia approfittato di questo ballo confusionario, delle maschere che lasciano nell'anonimato per uccidere la moglie?"

"Non credo che nessun altro avrebbe avuto un motivo per uccidere Margherita. Era infedele, questo si, ma con un uomo come suo marito aveva tutte le attenuanti. È una persona collerica, con un pessimo carattere e da anni, ormai, i suoi rapporti con Margherita erano puramente formali. Lei si era stancata dei suoi eccessi d'ira e lui trovava più interesse per la sua collezione d'arte che per sua moglie. Stavano insieme per non dare adito alla borghesia veneziana di essere al centro dei pettegolezzi ma soprattutto per la loro figlia minore che soffre di attacchi d'ansia e di panico.

Margherita era l'esatto opposto di suo marito. Una donna generosa, dotata di grande umanità.

Avrebbe potuto passare il tempo libero a fare shopping o a giocare a bridge con le amiche come fanno quasi tutte le signore di alto ceto. Lei, invece, quattro pomeriggi alla settimana li passava facendo volontariato presso la Casa Nazareth, un orfanotrofio dove accudiva i bambini più piccoli."

"Quindi lei è sicuro che nessuno fosse al corrente della vostra relazione, che nessuno vi abbia mai visti insieme."

"Ora che ci penso, mentre ero in bagno con lei è entrato un uomo vestito da Pantalone ma appena ci ha visti ha chiesto scusa ed è uscito. Quell'entrata inaspettata ci ha colti di sorpresa ed io sono uscito lasciando Margherita in bagno a rinfrescarsi."

"La ringrazio signor..?"

"Barelli. Stefano Barelli."


L'ispettore è nel suo ufficio quando riceve la visita del collega della scientifica Anastasi.

"Il coltello con il quale è stata uccisa non è stato trovato. Le coltellate inferte alla donna sono state ben diciotto. Tante, considerato il rischio che l'assassino correva. Come ha potuto notare anche lei, la donna è stata uccisa nell'antibagno dove c'erano i lavandini e dove chiunque poteva entrare da un momento all'altro. Coltellate numerose, di solito, contraddistinguono un movente passionale.

Un uomo che uccide una donna infierendo in tal modo, lo fa per scaricare tutta la rabbia che di solito scaturisce da una forte gelosia.

Inoltre, la donna deve aver tentato di difendersi con un pesante portasapone di ceramica che è stato trovato rotto sul pavimento ma il particolare più importante è che i tre pezzi che componevano il portasapone, devono essere stati accuratamente lavati dall'assassino in quanto li abbiamo trovati ancora bagnati. Ciò potrebbe significare che la vittima potrebbe averlo ferito e che sulla ceramica ci fossero tracce di sangue. Purtroppo sulla ceramica, se lavata con cura, non rimane traccia del DNA."

"Questo è comunque un particolare interessante."

Uscito il collega della scientifica, l'ispettore si prepara a ricevere il marito di Margherita.

Senza la maschera da medico della peste, il dottor Enrico Favara appare in tutto il suo carisma.

È uno dei cardiochirurghi più apprezzati in città e nell'intera regione ed appartiene ad una delle famiglie più antiche e ricche di Venezia.

Sembra molto provato dal grave lutto che lo ha colpito ed appare molto diverso dall'uomo irascibile e nervoso che gli è stato descritto dal Barelli.

Ha l'aria stanca e ha un vistoso cerotto sulla nuca.

"Le faccio le mie condoglianze per la tragica morte di sua moglie, dottore."

"Stento ancora a crederci, non riesco a realizzare che non la vedrò mai più."

"Avevate un buon rapporto lei e sua moglie?"

"Siamo stati sposati per ventidue anni, abbiamo avuto due figlie che ora hanno venti e sedici anni. Ho amato moltissimo mia moglie, anche se negli ultimi due anni il nostro rapporto si era un po' freddato. Colpa soprattutto mia, lo ammetto, lo stress che mi causa la mia professione e i disturbi psicologici di cui da un paio di anni soffre la nostra figlia minore, mi hanno fatto diventare più chiuso e nervoso di quanto non fossi prima. Ma l'amore verso mia moglie, anche se non glielo dimostravo più abbastanza, è sempre rimasto intatto, l'amavo ancora come quando l'ho sposata."

"Che cosa le è successo alla nuca?"

"Appena rientrato in casa, questa notte, sono scivolato sul bordo di un tappeto e, cadendo all'indietro, ho battuto la testa sullo spigolo di un tavolino di marmo. Al Pronto Soccorso del Policlinico S. Marco, dove io esercito, mi hanno messo sei punti."

L'ispettore rivolge ancora alcune domande a Favara ma nella sua mente si va formando un disegno dai contorni sempre più definiti.

Congedato il dottore, l'ispettore va al Policlinico S. Marco e chiede del medico che ha suturato la nuca del Favara.

Gli viene risposto che ha finito il turno ed è a casa e dietro sua richiesta, gli viene dato l'indirizzo.

L'ispettore si reca a casa del medico che lo accoglie in vestaglia, essendosi appena alzato dopo poche ore di sonno.

"Non le voglio far perdere tempo dottore, le faccio un'unica domanda. La ferita che questa notte ha suturato al dottor Favara, è compatibile con un colpo ricevuto battendo contro lo spigolo di un tavolino di marmo?"

Il medico è imbarazzato in modo fin troppo evidente ma non ha nessuna intenzione di mentire alla polizia.

"Sinceramente mi ha stupito sapere che aveva battuto contro uno spigolo. In questo caso la ferita sarebbe stata più profonda e di altra forma, praticamente un piccolo buco, invece si presentava lunga almeno tre centimetri e la profondità era di cinque o sei millimetri.

Comunque, in questi casi, molto dipende dalla posizione della testa al momento della caduta. Non so dirle altro."


L'ispettore ha deciso di far visita al dottor Favara e una volta arrivato a casa del medico, gli chiede a bruciapelo :"Potrebbe mostrarmi la maschera che lei indossava la sera del ballo?"

Il dottore rimane interdetto per quella domanda tanto inaspettata e va in confusione.

"Mah...non ricordo dove l'ho messa.. mi faccia pensare...credo di aver dato incarico alla domestica di portarla in lavanderia."

"Quale lavanderia?"

"Ah non lo so!"

"Potrei parlare con la domestica?"

"Oggi non c'è, ha la giornata libera."

"Bene vorrà dire che tornerò domani."

"Ma ispettore, si può sapere perché tanta curiosità riguardo la mia maschera?"

"Mi scusi ma sono io fare le domande e la mia è semplicissima. Io devo vedere quella maschera, tutto qui."

"Beh se lo vuol proprio sapere non c'è più, lo buttata via. Mi ricordava troppo quella serata tragica."

"O forse l'ha fatta sparire perché su quella maschera era presente del sangue, che sulla calzamaglia nera che le copriva anche la testa non si è notato sul momento?"

"Non le permetto..."

"E come mai, per ammissione del medico che l'ha ricucita, la sua ferita non è compatibile con la storia della caduta sullo spigolo di un tavolino di marmo?"

Il medico è pallido come un cadavere, guarda l'ispettore con la bocca semiaperta ma non parla.

E qui l'ispettore tenta il tutto per tutto bluffando rischiosamente :"Vogliamo anche dire che lei ha acquistato una maschera da Pantalone il giorno prima del ballo?"

A questo punto Favara crolla e confessa :"Sospettavo da alcuni mesi che mia moglie avesse un amante e immaginavo che sarebbe stato presente al ballo mascherato. Sono uscito con lei con la maschera da medico della peste ma, arrivati al palazzo, l'ho cambiata con quella di Pantalone che avevo infilato dentro la borsa da medico che portavo a tracolla.

Per circa un'ora l'ho osservata per vedere cosa faceva e, quando l'ho vista andar via dalla sala con quel Bauta li ho seguiti. Li ho visti entrare nel bagno e sono entrato anche io e li ho trovati abbracciati e si baciavano. Sono uscito con il sangue che mi ribolliva e quando ho visto rientrare in sala solo il Bauta ho capito che mia moglie era rimasta in bagno per sciacquarsi e sistemare la parrucca. Ho preso un lungo coltello da torta e sono rientrato nel bagno dove ho visto Margherita che si bagnava le braccia e il collo. E poi...lei sa cosa ho fatto. Dopo averla uccisa, mi sono accorto che avevo una ferita sulla nuca che Margherita mi aveva fatto nel tentativo di difendersi con un portasapone. che era era caduto e si era rotto in tre pezzi ma su due di loro c'era il mio sangue. Allora li ho lavati con cura e li ho rimessi a terra poi sono andato a riprendere la maschera da medico della peste e mi sono cambiato. Sanguinavo, ma con la calzamaglia nera da medico non si notava. Ho infilato la maschera da Pantalone nella borsa e ho recitato la commedia che lei ha visto."

"Già una commedia, sulla quale però, ora cala il sipario."
















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