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Una storia di CinziaMarchese

Monologo di Circe

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5 minuti

Pubblicato il 18 febbraio 2019 in Poesia

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Or tu mi vedi,perfida Maga, ammaliatrice dai potenti trucchi,


mentre ne godi, piacevolmente estasiato del suo dolce canto:

ella celato ha, il suo dolor,

nelle profondità delle tenebre,

seppellì decisa, il suo passato.

Si consumò precoce ,entro le mura domestiche , ferale intrigo,

Avvelenò il suo sposo, lei, regina dei Sermati


E fu alla gogna condannata

Per sempre

Nell’isola di Eea poi , relegata.

Seppur t’inganni l’aspetto,

fui donna ferita nell’amor proprio e, per dispetto,

presi a cambiar gli uomini in porci,

senza pietà alcuna…

Volle Afrodite farmi dono un dì

Della beltà tal d’una ninfa,

dagli abissi risorta,

ma scherzo degli dei fu che,

io stessa, nelle dormienti acque condannai,

l’amor mio Glauco,

in mostro ripugnante…


Vedo nel tuo addivenire colei che godrà appieno

delle tue grazie: Calipso, questo è il suo nome,

or nulla ti sottrarrà all’incanto di questo magico mio canto…..

So mescere, vibrare il tuo piacere ,all’ombra della Luna,

tanto che mente tua non avrà da rimembrare cosa alcuna.


Vedo una donna stanca,

stanca del suo amore,

esistere solo del suo desiderio che la tesse e la disfa,

la fa presenza e la nega…

La sposa tua che specchiandosi in un fiume dalle bianche acque

Non si accorse della macchia

Tra i capelli bruniti

Assorta com’era,

la grigia realtà , del tempo ormai trascorso,

nell’attesa d’un altro.




Nel verde di quest’oasi sconfinata , giace la mia solitudine,

com’arida terra che toccò il mio piè,

così che la trasformai, paradiso terrestre,

popolato dai miei docili amanti, amati animali….

Saziai quell’incolmabile vuoto d’amore,

in mescolanze profumate,

intrise di strani sapori, e scrissi tanto di ciò ,

che fui costretta a trasmutare il giorno in notte

per poter riposare e…forse anche non pensare.

Artemide m’è testimone e dei miei strazi silenti

Fu spettatrice immolata, lì attonita, nella magica oscurità

Che tutto riluce, anche il mio animo

Offuscato dal maleficio

Dell’amore tradito, dell’amor ripudiato…

Grida la donna che c’è in me

Immane vendetta,

gode la vista dell’ uomo schiavo che nella bestia

alle sue origini ritorna

grazie alla mia bacchetta adorata

le bacche succulenti se ne ciba…

Striscio nella molle pigrizia di tal creato

Tra marmi bianchi rilucenti d’evanescenti profezie

Come serpe che vede inerme il lento scivolar della sua pelle

antica, in attesa di prede nuove e di rinnovata giovinezza…

Assisa a rimirare i roventi tramonti, che si susseguono eguali

Tesso anch’io la tela ma, il mio destino

Sembra già scritto dagli dei

Che mi vollero sola, a giocar con le mie erbe strane,

ad ingannar lo scorrere del tempo

nell’intonar la dolce melodia della lira

ove ancor oggi che t’ho veduto, sente sfiorar con inatteso tremolio

le dita lunghe e sapienti , d’una maga indegna.

Chi profferisce innanzi a te

È l’artefice d’una passione,

accesasi nell’offrirti il calice dell’oblio,

come mille luci scintillanti

nel palpito della foresta fatata.

Non rinnegar di me amore,

figliol prode di Laerte, e delle membra tue lascive,

e del tuo cuore, orsù, fammi cocente dono…

Dimmi mi senti Ulisse? No, non solo queste udibili parole

Ma il fremito che nelle mie vene scorre

Col sangue che seppur ti parrà malvagio,ambiguo

Scioglie catene, le mie ,donna selvaggia e stanca

Di vacue presenze /assenze…di notti senza fine

Dove mi fu negato, negando io stessa

La statuaria possanza/impellenza

d’un corpo immune

Dal gioco degli Dei …

Dammi il tuo assenso , mio impavido e

Sulla calda coltre di tal dea

folle e devota a te,

nell’incanto dell’attimo, seppur fuggente

distenditi e, del mio e della tua virilità

fanne tutt’uno,

di miele e d’ambrosio,

di stelle e divine melodie riempimi

strappami sorrisi e gemiti

artigli e languide carezze

poi stremata avvolgimi,

donando ai manti oscuri della notte

lucciole flautate, perdizione

nel tempo…

Artemide, dei riti sei regina

E d’essi saprò cibarmi, avida,

finché fame di te non sarà sazia :

sei calamita ed io tentar non sdegno.


/////////////Riportando la figura di Circe nei nostri giorni ////////

Forse ogni donna, libera ed intelligente, realizzata e sicura di se, nasconde all'interno del proprio cuore, una maga Circe e Regina, magari inconsapevolmente…E tra gli incantesimi più potenti va annoverata senz'altro la poesia che, con i suoi versi, incanta e seduce.


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Formosa, avvenente creatura

fasciata nel suo involucro dorato

le fiamme l’ardono sulle protuberanti labbra

schiuse languidamente nel richiamo antico

al maschio ,in amore.

Coscienza atavica che in lei si fa maestria

di un indomabile voglia di potere

già conscia che la vittoria sarà sua

e spossato, convinto della sua virilità saziata

soccomberà l’ ipotetico guerriero,

ebbro tra i suoi candidi , impertinenti seni.

Lampi glaciali

nei suoi fulminei occhi che dello sbattere d’un ciglio

fan strage degli ignari

mietendo vittime ma,

furba s’attiene alle istruzioni:

imperativo dell’ odierno

vecchio lui? Cosa importa…

Famoso, certo ricco,

e le fatiche inutili risparmio,

le attese disattese nel domani,

le salto tutte con mente e raziocinio,

con il mio corpo appetitoso

dal canto melodioso.

Non guardo alla morale,

è forse qualcosa per poter campare?

La chiusi insieme ai sogni di bimba

in un bauletto polveroso su in soffitta

e giù nella cantina della mia anima

ardono le briciole che ivi rimasero,

nel buio più fondo della notte,

nell'inferno inconsistente di me stessa.



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