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Una storia di mariacarmisciano

La scatola dei ricordi

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5 minuti

Pubblicato il 20 dicembre 2020 in Fantasy

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Angela sedette sul tappeto e fissò la scatola che aveva davanti. Era una scatola di cartone, impolverata, invecchiata dagli anni. Angela aveva paura di quella scatola. Si poteva aver paura di una scatola? Si, si poteva. Per anni Angela aveva evitato anche il posto dove essa era conservata. Il solo vederla le metteva ansia, paura, angoscia.

Anche adesso che l'aveva davanti, ne aveva paura, ma adesso era arrivato il momento di lasciarsi tutto alle spalle e sapeva che per farlo doveva avere il coraggio di affrontare ciò che essa custodiva. Non sapeva neanche lei dove aveva trovato il coraggio per prenderla, ma sapeva che o lo faceva adesso o non lo avrebbe fatto mai più.

Proprio in quel momento il suo cellulare emise un bip. Distogliendo lo sguardo dalla scatola, Angela lo prese e vide che era un messaggio di Sandra.

"Che fai?"

Non le avrebbe risposto, non aveva voglia di parlare con nessuno in quel momento. Spense il cellulare e tornò a guardare la scatola. Inutile rimandare.

Lentamente, quasi ipnotizzata, ruppe il nastro adesivo che la chiudeva e ne sollevò i lembi. La polvere si alzò e lei starnutì un paio di volte.

Poi il suo sguardo si diresse verso il primo contenuto della scatola.

Un guinzaglio, un quadretto di Parigi, la foto di un cane, un calendario del 2008, un CD ed infine un gruppo di lettere, anzi di mail.

Angela tirò un profondo respiro prima che le lacrime cominciassero a scendere copiose sul suo volto, mentre stringeva il guinzaglio fra le mani.

Ecco ora non si poteva più tornare indietro... il vaso di Pandora era stato aperto...


"Angela?" chiamò una voce.

Angela si voltò e fissò la donna che l'aveva chiamata.

"Che vuoi?"

La donna si avvicinò e la fissò, poi le chiese: "E' vero che te ne vai?"

"Si. Il mio posto non è più qui."

"Quindi hai deciso. Non torni indietro?"

"No." disse Angela e se ne andò.


Poche settimane dopo quella conversazione, Angela era venuta a sapere che Lidia era diventata il direttore delle vendite e che la spia della direzione era proprio lei. Molte delle menzogne dette su di lei erano state opera di Lidia.

Neanche tre mesi dopo la promozione Lidia era stata rimossa dal suo incarico per incapacità gestionale: il fatturato del punto vendita era improvvisamente sceso dal 98% di Angela al 26%. Inoltre, alcuni dipendenti avevano chiesto il trasferimento per incompatibilità con il nuovo direttore.

Angela prese le mail e cominciò a sfogliarle una ad una. Ne cercava una in particolare. Era là lo sapeva. Doveva essere lì.

A suo tempo, quando l'aveva ricevuta, dopo averla letta, l'aveva chiusa in quella scatola insieme a tutto il resto perché faceva troppo male. Ma ora aveva bisogno di leggerla e di capire quello che allora non aveva voluto capire o meglio quello che non aveva voluto né sentire né vedere.

Ci mise un po' a trovarla, ma, alla fine, eccola là: stretta tra le sue mani.

In quella lettera c'era la risposta a tutti quegli anni di dolore ed angoscia, di insicurezze e paure.

Angela si fermò un attimo e sospirò profondamente chiedendosi se voleva veramente andare avanti. In fondo era ancora in tempo per richiudere tutto dentro la scatola e dimenticarsi di tutto.

Ecco il problema era là. Lei non era capace di dimenticare. Non era capace di farlo perché stava cercando delle risposte e fin quando non le avesse trovate era sicura di non essere capace di dimenticare.

Lentamente, la dispiegò, posandola davanti a sé. Le faceva paura toccarla, tenerla fra le mani, sapere che anche chi l'aveva scritta l'aveva toccata.

E così, tenendola lontana, cominciò a leggerla, mentre le parole si legavano ai ricordi, ai volti, alle persone e alle menzogne del passato. Tutto stava ritornando, ancora una volta ebbe paura di quel dolore, ma stavolta non cedette alla paura e continuò a leggere.

Lesse la lettera più di una volta. Più la leggeva, più sembrava che il dolore si placasse. Adesso riusciva anche a tenerla fra le mani.

Certe frasi non la ferivano più. Quelle parole che un tempo erano state come lame sul suo cuore ora delle piume leggere che le carezzavano l'anima.

dopo quella lettera Angela cominciò a leggere tutte le altre senza un ordine cronologico, mentre i ricordi si rincorrevano nella sua mente uno dopo l'altro.


Quando Angela riemerse dalle sue letture, alzò lo sguardo e vide che fuori era buio. Nella stanza c'era solo la luce della lampada che lei non ricordava di aver acceso. Guardò l'orologio e con sorpresa vide che erano le due e venti del mattino.

Quanto tempo aveva passato seduta lì persa nel proprio passato? Sei ore? Forse si...

Chiuse gli occhi e sospirò. Sentiva il cuore leggero. Niente più odio, niente più rancore, niente di niente. Le sembrava che quei tre anni non fossero mai esistiti.

Sospirò e si guardò le mani. Sorpresa notò che stava stringendo un vecchio portachiavi con un ciondolo. Era la Torre Eiffel. Sorrise. Anche quel ciondolo faceva parte del suo passato.

Appunto, passato. Adesso tutto era passato.

Con calma iniziò a conservare tutto dentro la scatola. Adesso, non le faceva più paura.

Lasciò fuori dalla scatola solo un oggetto. Era giusto che quello tornasse al legittimo proprietario.

Sorrise pensando alla faccia che avrebbe fatto. Poteva tenerselo, ma era giunto il momento di fare la cosa giusta.


L'uomo guardò il pacchetto e decise di aprirlo. Non c'era il mittente.

Aperto il pacco, ne estrasse fuori un oggetto, che osservò stupito. E' quello da dove saltava fuori? lo aveva cercato per anni.

Dentro il pacco c'era un biglietto. Lo aprì riconoscendo immediatamente la calligrafia con cui era stata scritta una sola frase: "Non si può cancellare quello accaduto, ma si può perdonare."


Angela prese il cellulare e lesse il messaggio appena arrivato: "Il perdono rende liberi. Grazie."

Sorrise e una lacrima scese sulla sua guancia. Non rispose a quel messaggio, non ce ne era bisogno. Chi lo aveva mandato conosceva già la sua risposta.


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