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Una storia di IBonamiciFredducci

La Macchina Assassina - Parte 5

24 visualizzazioni

7 minuti

Pubblicato il 08 novembre 2020 in Giornalismo

Tags: #incidenti #medicina #mistero #radiazioni #thriller

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Emily si trovava nella stanza di Ray Cox, la prima vittima della “Macchina Assassina”. Ray si era beccato 2 overdose da 25.000 rads l’una: era letteralmente un morto che camminava…

Le radiazioni sono una cosa tremenda: una dose mortale non ti uccide subito (a meno che non sia davvero altissima), ma comunque sai che morirai, e passerai le pene dell’inferno prima di spegnerti.

Ray Cox, però, non era davvero un morto che camminava perché non poteva più farlo: le radiazioni gli avevano già fatto perdere l’uso delle gambe e del braccio sinistro, e quest’ultimo era totalmente coperto da fasciature perché stava orribilmente scarnificandosi.

-Ray...- le sussurrò la donna che si era ai comandi della macchina che lo aveva condannato a morte -...so che questo non ti tirerà su di morale, giustamente; ma abbiamo scoperto che cosa è successo-

Ray, che aveva solo 33 anni e fin’ora manco lo avevamo detto, sorrise e rispose con un filo di voce perché le radiazioni stavano mandando in malora anche le sue corde vocali: -Lo avete scoperto? Da...davvero?-

Emily gli prese la mano “sana” (tra virgolette perché tutto il suo corpo aveva un colorito grigiastro davvero spaventoso) guardandolo negli occhi ed iniziando a piangere silenziosamente aggiunse: -La macchina ha fatto un’altra overdose, ed ai comandi c’ero sempre io. Assieme al Dottor Hager abbiamo indagato per giorni, e alla fine abbiamo compreso...-

-Non...non succederà più?-

-Non succederà più...-

-Avete salvato molte vite: sono contento, Emily!-

a quel punto lei iniziò a piangere davvero come una disperata, singhiozzando e blaterando cose incomprensibili, prima di riuscire ad esprimersi in modo chiaro: -Vorrei aver potuto evitare che succedesse a te ed al signor Kidd!!!-

Con una lucidità incredibile ed una almeno apparente serenità quasi incomprensibile, Ray si espresse così: -Non hai colpe e, alla fine, la vera vittima di tutta questa cosa sei proprio tu: io e l’altro paziente moriremo a breve; ma tu dovrai andare avanti e convivere con questa storia… Spero che potrai superare tutto questo il prima possibile-

-E’ orribile che sia tu a dover consolare me...-

-Raccontami tutto: voglio sapere per quale motivo, dopo due anni di impeccabile servizio, quel macchinario ha deciso di uccidere due pazienti...-



Emily raccontò davvero per filo e per segno…

Lei e Fritz Hager si erano trattenuti in ospedale fino ad oltre mezzanotte, provando e riprovando a comprendere qualcosa sul raccapricciante comportamento della Therac-25; quel giorno però avevano solo ottenuto la certezza che quella macchina somministrasse un’overdose di raggi-x e poi mostrasse il messaggio “Malfunction 54” solo se era Emily a settare i parametri e comandarla.

Incredibile, ma era realmente così: Fritz aveva fatto sedere al terminale di controllo altre due persone, e la Therac-25 aveva fatto ciò che le era stato detto di fare.

Dopo una notte insonne, alle 7 del mattino i due si erano ritrovati di nuovo nella sala schermata che ospitava la macchina assassina...anzi, per essere precisi Emily era entrata con in mano caffè e ciambelle per entrambi, trovando Hager seduto a fissare l’acceleratore lineare.

-Speri che si impietosisca e ti riveli cosa le passa per i circuiti?-

-Buongiorno, Emily...oh, wow: hai portato la colazione! Grazie...-

-Avrei scommesso tutto quello che ho che ti avrei trovato già qui...tieni: iperzuccherato come piace a te-.

Pochi istanti dopo erano entrambi seduti per terra a fissare il macchinario. Fritz scoppiò improvvisamente a ridere e confidò: -Devo chiamare la AECL. Oddio...Già mi immagino io che spiego che abbiamo ripetuto la sequenza di istruzioni centinaia di volte e stabilito con certezza che la macchina si comporta in modo impeccabile con tutti ma, se al terminale ci sei tu, somministra un’overdose di radiazioni e poi si mette in pausa, mostrando quel maledetto codice che nemmeno i tecnici sanno cosa voglia dire… “La macchina uccide la gente, se è Emily a comandarla; non sappiamo perché ma pare che le faccia questo effetto...” Mi licenzieranno e mi rinchiuderanno in manicomio….-

-E a me in carcere. I media mi chiameranno “RadWoman”! Figo, no?-

Il dottor Hager buttò giù l’esagerato boccone di ciambella aiutandosi col caffè, per poi correggerla: -RadGIRL!-

-Ho 42 anni...purtroppo sarò “RadWoman”...-

Dopo un’altra giornata di tentativi infruttuosi e dopo aver indagato sul manuale e parlato ore con la sede centrale della AECL (però senza rivelare l’assurda cosa) i due si salutarono.

Fu il terzo giorno che scoprirono tutto…

Quella mattina fu Fritz Hager a portare la colazione: si incrociò con Emily all’ingresso dell’East Texas Cancer Center e le mostrò orgoglioso il bel sacco di carta gialla che portava con se.

-Pasticceria italiana!!-

-Seriamente??? Ma che figata!!!!! Come mai questo lusso?-

-Facciamo colazione qua fuori: non ho ancora voglia di vedere quella dannata macchina...-

Il dottor Hager, dopo che si furono sistemati sul pratino che ornava il parcheggio, all’ombra di un grosso albero di ciliegie, la mise al corrente: -Oggi sarà l’ultima giornata che passeremo provando a risolvere questo mistero: stasera chiamerò la AECL e farò spedire qui nuovamente dei loro tecnici per altre indagini. Probabilmente non ne verranno a capo neppure loro, quindi mi assumerò tutte le responsabilità per quanto accaduto a Cox e Kidd e rassegnerò le mie dimissioni-

-Ma che stai dicendo???? Sarò io a dimettermi, semmai!!!-

Fritz avrebbe voluto ribattere, ma il boccone gli andò di traverso e a momenti soffocò. Tossì per mezz’ora e la sua faccia diventò color rosso Ferrari.

-Fai sempre bocconi troppo grossi e inghiottisci troppo velocemente! Perché sta foga nel mangiare, perché sta fretta? Chi ti corre dietro???-

Il dottor Fritz Hager rivolse ad Emily uno sguardo davvero sorpreso.

-Ma che...perché mi guardi così?-

-Cos’è che hai detto?-

-Che non capisco come mai hai sempre tutta sta fretta, mentre mangi...-

-Mangio troppo velocemente????-

-Sì; ma non capisco questa tua reazione… E’ pure un po’ inquietante, se devo essere sincera!-

Sul “troppo velocemente” pronunciato qualche momento prima Fritz aveva istintivamente drizzato le orecchie, e in quel momento fu protagonista di una vera e propria “illuminazione”: rivide nella sua mente tutte le volte che Emily aveva settato i parametri sul terminale della Therac-25 ed eseguito la procedura che l’aveva portata al Malfunction54, e capì…

Il Dottor Fritz Hager comprese il mistero.

Lui, Emily e tutte le persone che avevano replicato quanto fatto dalla donna in occasione delle due overdose avevano naturalmente davvero compiuto gli stessi gesti e dato alla macchina gli stessi esatti comandi nello stesso esatto ordine; ma c’è una cosa che rendeva estremamente diverso quanto faceva Emily!!!

Vista la sua grande dimestichezza con quella macchina, la donna usava il terminale con una rapidità davvero incredibile!!!!

La sequenza “cambio la fonte da x-ray a electron beam con freccia su, premo invio fino a far arrivare il cursore a fondo schermata e poi B appena appare beam ready” veniva compiuta Emily in un tempo estremamente ridotto: di gran lunga molto più velocemente rispetto a chiunque altro avesse provato!!!

-E’ la velocità!! E’ la velocità, Emily!!!!-

-Cosa?- biascicò lei, con la bocca impastata da un ottimo bignè

-Quando sei da sola digiti i comandi e premi i tasti sempre così velocemente?-

Quella annuì e Fritz balzò in piedi e fece due salti di festeggiamento, per poi gridare:

-Io e te facciamo le stesse cose col terminale di controllo; ma tu molto più velocemente!!! Dev’essere questa la chiave!!!!! Dev’essere per forza questa la chiave del mistero!!!! Corriamo dalla Therac25: finiremo lì la colazione!!!!!!!-

Raccattarono tutto e corsero davvero fino alla sala di controllo della Macchina Assassina. Hager, mentre poggiava la colazione con cura sulla scrivania, chiese all’operatore di radioterapia di ripetere per l’ennesima volta tutta la procedura su cui stavano indagando, MA LENTAMENTE…

-Lentamente quanto, Fritz???-

-Lentamente come me, che sono sempre attentissimo ad ogni tasto che premo perché ho paura di sbagliare...-

Emily settò i parametri e poi iniziò la procedura lentamente e facendolo con gesti ed espressioni canzonatori nei confronti del suo superiore, mimando una esagerata slowmotion.

Prendeva in giro Fritz perché quella sua ipotesi estemporanea le sembrava ancor meno probabile rispetto alla macchina demoniaca che aveva scelto lei come sua inconsapevole complice negli assassinii a suon di radiazioni.

Arrivata al punto di premere “B” per dare il via al trattamento, restò con l’indice sinistro rivolto verso il cielo per un tempo lunghissimo, per poi farlo scendere sul pulsante roteandolo sempre al rallentatore, mentre con la faccia mimava una specie di grottesco ed interminabile urlo.

Nessun rumore assurdo. La macchina non andò in pausa. Nessun “Malfunction 54”.

La Therac-25 eseguì magistralmente quanto ordinatole tramite il terminale di controllo.

Emily rimase pietrificata, Fritz le saltò letteralmente addosso, abbracciandola.

-E’ la velocità!!!!!!!!!! La velocità la manda in confusione!!!! La velocità della correzione scatena l’overdose e l’errore!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!-

CONTINUA...


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