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Una storia di Inmysoul

Sulla cima

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5 minuti

Pubblicato il 03 marzo 2021 in Avventura

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Il nostro cammino era iniziato all'alba di una calda giornata di settembre. Scendemmo dalla macchina indossando le nostre scarpe da trekking e ci addentrammo all'interno del bosco poco lontano dal parcheggio, decisi a percorrere il sentiero segnalato come "difficoltà: ESCURSIONISTI ESPERTI". In realtà, tutto eravamo fuorché degli esperti, ma volevamo provarci. La vista lassù in cima volevamo sudarcela.

Il percorso cominciò subito con una ripida salita e all'inizio fu dura: non vi nego che dopo pochi minuti stavo già pensando di mollare. Matteo mi convinse a continuare: d'altronde era per questo che avevo deciso di chiedere a lui di accompagnarmi. Sapevo che lui mi avrebbe spronata a procedere se mai mi fossi fatta sopraffare dalla stanchezza e dalla fatica. Matteo è sempre stato una persona molto determinata e mai avrebbe accettato di terminare in anticipo il percorso.


Il bosco nel quale ci stavamo addentrando era spettacolare. I numerosi faggi illuminavano di un verde scintillante tutto il percorso, segnalandoci la via da seguire grazie ai segnali bianco-rossi dipinti sui loro tronchi.

Il terriccio umido ci raccontava chiaramente che la notte prima la fauna selvatica si era risvegliata e che era passata di lì, probabilmente in cerca di qualche cosa di cui sfamarsi. Gli uccelli cinguettavano a formare delle melodie.

C'era un'atmosfera di pace assoluta e né io né Matteo ci azzardavamo a distruggere quella serenità, camminando silenziosamente e ammirando lo splendore della natura che ci circondava.


Di tanto in tanto ci fermavamo per dissetarci e per riposare le gambe. Ecco, in realtà le nostre pause erano abbastanza lunghe, non solo perché eravamo affaticati ma anche perché ci piaceva sederci sulle rocce, chiudere gli occhi e ascoltare i suoni della natura. Noi abitavamo in città e il caos cittadino ci aveva fatto dimenticare cosa significasse il silenzio.


Dopo diverse ore, quando il sole era già bello alto nel cielo, ci ritrovammo al di fuori del bosco. Da lì riuscivamo a scorgere la cima del monte: ora non ci restava che scalare! La vegetazione, che fino a quel momento ci aveva fornito ossigeno e protezione dai potenti raggi solari di quella calda giornata, scomparve.

Ora c'erano solo fredde e massicce rocce a cui dovevamo aggrapparci se non volevamo fare una brutta fine.


Lì per lì il panico mi assalì. Mi voltai verso Matteo, che si trovava poco dietro di me, e gli rivelai: - Io ho paura, non ce la faccio a salire lì su, torniamo indietro dai. È stato bello anche così ma rischiamo di farci male, non siamo abituati a camminare così tanto.

Lui mi guardò e si mise a ridere.

- Che c'è? Perché stai ridendo? - gli domandai sospirando. Avevo già capito che lui non aveva alcuna intenzione di arrendersi.

- Davvero tu pensi che dopo tutta questa faticaccia per arrivare fin qui io mi tiri indietro? - rispose Matteo appoggiando la sua mano sulla mia spalla.

Poi mi disse: - Facciamo così: se riesci ad arrivare in cima ti faccio una sorpresa. Ci stai?

- Mh, d'accordo. Però cerchiamo di fare attenzione.


Matteo a quel punto mi superò per farmi strada e riprese il cammino. Io rimasi per qualche secondo immobile, scrutando pensierosa la cima del monte e fantasticando su quale sorpresa mi sarebbe stata offerta da Matteo. Magari mi avrebbe offerto una cena o mi avrebbe regalato un gioiello.

La voce di Matteo interruppe i miei pensieri: - Ehi, Lucia! Ancora lì sei? Muoviti se vuoi la tua sorpresa. E stammi vicino, così se hai bisogno di una mano puoi aggrapparti a me.

- Eccomi, arrivo! Aspettami.


Iniziammo così a scalare l'ultimo tratto del monte, scivolando di tanto in tanto sulle rocce e aiutandoci a vicenda per non cadere. A un certo punto pensavo davvero di non farcela più, tanta era la mia stanchezza. Incominciavo a non sentire più il peso delle mie gambe e non vedevo l'ora di farla finita. Anche Matteo era visibilmente sopraffatto, sebbene cercasse di non darlo a vedere.

Il sole picchiava sulle nostre fronti accaldate, colorandole di rosso, proprio come farebbe un pittore con la sua tela.


La salita continuò per una bella oretta, sebbene a me sembrava che il tempo non passasse mai.

L'obiettivo mi sembrava sempre più lontano, quasi irraggiungibile.


A un certo punto Matteo si fermò. Io, che mi trovavo più indietro di lui, gli chiesi: -Cos'è successo? Perché ti sei fermato?

-Guarda tu stessa! - mi rispose lui sorridendo e indicando la croce di vetta.


Eravamo arrivati in cima, finalmente. Grossi goccioloni di sudore grondavano dalla mia fronte, dalle braccia, dal mio seno. La mia bocca asciutta chiedeva acqua e il mio stomaco bramava quel delizioso panino al salame che conservavo nello zaino. Ce l'avevo fatta e non ci credevo neanche io.

Matteo, che sotto mia richiesta aveva deciso di accompagnarmi lungo quel percorso di ben 12 km, mi guardò sorpreso: -Hai visto che alla fine ce l'abbiamo fatta anche se non siamo degli escursionisti esperti?

E io, altrettanto sorpresa, gli risposi: - Eh, già. Da non crederci!


A quel punto ci sedemmo sotto la croce. Il panorama era da mozzare il fiato. Si vedeva la verdissima valle, il bosco che avevamo percorso poco prima, i paesini con le piccole casette e i pastori che badavano alle loro pecore. Addirittura, guardando molto attentamente, si riusciva a distinguere anche il mare a chilometri di distanza.

Il cielo era limpido, fortunatamente, e questo ci consentiva di ammirare tutti i dettagli della vallata.


Per un bel po' di minuti rimanemmo in silenzio, seduti a mangiare i nostri panini sulla cima del monte: niente avrebbe mai potuto rovinare quel momento di contemplazione.

- È davvero un posto magnifico. Grazie di avermi accompagnata.- dissi io dopo aver finito il mio panino.

- Questo posto senza di te non sarebbe mai così magnifico, te lo assicuro.- mi rivelò Matteo.

Io arrossii imbarazzata da quel complimento che non sentivo affatto di meritarmi.

Lui mi baciò teneramente sulle labbra. Era quella la mia sorpresa.


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