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Una storia di Palmonica

Questa storia è presente nel magazine Le fiabe di nonna Coccola

Monica e il pastore delle lucciole

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7 minuti

Pubblicato il 08 maggio 2020 in Fiabe

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Monica e il pastore delle lucciole


Quella notte Monica non riusciva a dormire.

Nonostante il caldo soffocante teneva abbracciato, stretto a sé, Poldo, il suo orso di pezza.

Avrebbe voluto che il rintocco delle campane, della chiesina del paese, riempisse la sua camera buia e silenziosa, ma era impossibile così tardi.

Si costrinse a chiudere gli occhi e immaginò delle pecorelle morbide e soffici come nuvolette, sfilare una dietro l’altra su un prato verdeggiante adornato da da piccoli fiori multicolori.

Il cielo blu era punteggiato da poiane che planavano silenziose, trasportate dalla brezza della mattina.

Lentamente scivolò nel sonno...

Tutto a un tratto un rumore violento la svegliò e la fece sussultare. Accese la luce, si alzò dal letto e provò a chiamare la mamma ma, ahimè, la sua voce era scomparsa.

Era terrorizzata!

Non sapeva cosa fare e dove andare.

Poldo si aggrappò alle sue spalle, non l’aveva mai fatto.

Ebbe appena il tempo di guardarlo meravigliata che un odore nauseante l’assalì: dal pertugio della porta rimasta socchiusa una massa grigia e sottile s’infilò nella stanza, aumentò di volume e divenne una creatura terrificante.

Monica trovò il coraggio di correre verso la finestra, aprì le imposte e finalmente riuscì a gridare aiuto.

L’alto abete di fronte a casa, così caro e familiare, ora gli appariva minaccioso; i suoi rami scuri si muovevano come tentacoli.

All'orizzonte scorse il profilo tetro delle montagne rischiararsi improvvisamente dalla luce di una miriade di lucciole.

La casa cominciò a tremare, si voltò e vide con orrore il mostro che la stava afferrando con una mano enorme e deforme, chiuse gli occhi e attese che l’irrimediabile accadesse.

Con sua immensa sorpresa fu sollevata delicatamente e allontanata dal cattivone che voleva rapirla.

Monica e Poldo erano stati salvati e condotti da una grande scia luminosa di lucciole in prossimità del bosco, dove vennero adagiati a terra in uno spiazzo circondato da faggeti.

<< Non lasciateci qua da soli, vi scongiuro!>> piagnucolò la bimba quando quel bagliore sorprendente stava per allontanarsi. << Ci perderemo e quel Grigione spaventoso ci troverà.>>

<<Non accadrà>> disse una voce sopra di lei.

Monica alzò gli occhi e vide una nuvola bianchissima che assunse le sembianze di un pastore dai bei lineamenti marcati, con lunghi capelli fino alle spalle; i baffi e la barba incorniciavano le sue grosse labbra.

Indossava un cappello a bombetta e una semplice blusa sopra ai pantaloni larghi.

Con la mano sinistra usava un bastone argentato per governare il suo gregge.

Uno spettacolo straordinario si palesò innanzi alla fanciulla. Sembrava che piccole schegge di stelle fossero cadute ai suoi piedi per illuminarle il cammino.

Il paesaggio che lei temeva tanto si era trasfigurato in un luogo magico e incantato.

<< La notte ti spaventa perché con il suo mantello nero cambia e nasconde le cose che conosci.>> disse il pastore delle lucciole con voce gentile.

<< Di giorno io e la nonna passeggiamo spesso lungo questo sentiero... >>

<< e io con voi >> proseguì Poldo baldanzoso.

<< Questa volta riuscirai a percorrerlo da sola, la tua avventura sta per iniziare.>> la incoraggiò il vecchio saggio

<<Ma è pericoloso!>> brontolò la bambina perplessa, mentre il suo amico orso cominciò a tremare quando sentì parlare d’ avventura.

<<Se ne avrai bisogno la luce delle mie piccole amiche ritornerà.>>

Un gufo, disturbato da quell'insolito chiacchiericcio, volò minaccioso sopra di loro,

presi alla sprovvista i due ferirono la quiete della notte urlando senza ritegno.

Un lupo in lontananza ululò, dei pipistrelli uscirono dagli anfratti degli alberi.

La fanciulla e il suo peluche fecero per abbracciare il loro pastore, ma delusi scoprirono che era impalpabile.

<< Non gridate per così poco>> suggerì il vecchio << il silenzio può essere prezioso. Non disturbiamo gli animali che stanno riposando o quelli che stanno cacciando>>

<<Cacciando?>> domandò Monica con un fil di voce.

<<Certo>> rispose il pastore << i pipistrelli, i gufi, i lupi, le volpi, i ghiri, cacciano le loro prede la notte.>>

<<Po po potremmo e e essere pr pr prede anche noi?>> balbettò Poldo spalancando gli occhi.

Improvvisamente il profumo del sottobosco sparì, un odoraccio prese il suo posto.

<<Lo riconosco>> gridò Monica << è la stessa puzza che ho sentito quando ero in camera mia. Il mostro ci sta cercando>>

<< Lo sconfiggerai e io assisterò alla tua vittoria>> predisse

il pastore prima di dissolversi e disperdere altrove le sue lucciole.

I due amici erano rimasti soli.

Una massa grigia dietro di loro stava schiantando gli alberi.

Monica non si voltò, provò a riflettere con la poca lucidità che le era rimasta, caricò Poldo sulle spalle, guardò avanti e cercò di procedere lungo il sentiero osservando i tronchi degli alberi appena rischiarati da una fioca luce lunare; ne riconobbe qualcuno per la sua forma particolare .

Il “Grigione” continuava a seguirla implacabilmente.

Il rumore dell’acqua e il profumo degli alberi d’acacia le fecero capire che era vicina al ponte di legno che conosceva molto bene.

Quando l’attraversò non poté fare a meno di scorgere una luna tonda, pallida, pallida, circondata da un ’alone giallognolo: sembrava malata.

La terra tremò, il ponte sotto i suoi piedi scricchiolò e il fragore dell’acqua aumentò.

Poldo l’abbracciò così forte intorno al collo che Monica temette che stesse per strozzarla.

<<Smettila orso fifone, tu dovresti farmi coraggio!>>

<<Io ti conforto e ti consolo, ti ascolto anche quando gli altri non lo fanno, ma questa è una situazione assai insolita per me.>> reagì risentito l’ amico.

<<Anche per me>> bofonchiò la fanciulla.

Aveva appena raggiunto la sponda opposta del fiume, stava per continuare a discutere, quando si sentì afferrare per i capelli e sollevare da terra.

Lei e Poldo erano stati inghiottiti dalle tenebre: non riusciva a vedere il suo terribile aggressore ma lo fiutava!

Era possibile che il pastore delle lucciole l’avesse abbandonata?

Non conosceva neanche il suo nome e allora lo chiamò con tutto il fiato che aveva in gola

<< Pastore delle lucciole vieni in mio soccorso, senza di te non potrò sconfiggere da sola questo “Grigione” che puzza più di uno scoreggione>>.

Udita l’ultima parola Poldo si mise a ridere e a sghignazzare fino a perdere il fiato.

La sua risata incontenibile contagiò anche Monica e tutti gli animali notturni.

L’ilarità ruppe la paura e il silenzio del bosco.

Il pastore apparve ridendo e con il suo bastone richiamò le lucciole per illuminare il mostro misterioso.

Il gigante grigio era inebetito e offeso da tutto quel ridere; non si sentiva più spaventoso e, cosa ancora più sconvolgente, non puzzava più.

In un attimo si sgonfiò fino a sparire sotto il muschio che ricopriva una grande pietra.

Monica non si era mai sentita così serena.

Afferrò la mano del suo amico di pezza e salì lungo l’ultimo tratto del viottolo che la conduceva in cima alla montagna.

Arrivata sulla vetta, ammirò l’erba argentata, contemplò la luna piena sfavillante, dai contorni nitidi, si sdraiò accanto a Poldo e si addormentò.

Si svegliò al rintocco delle campane; aprì le palpebre lentamente, il pulviscolo danzava in una sottile traccia luminosa, infiltratasi nella camera a dispetto degli scuri.

Riconobbe i rumori che la mamma faceva la mattina per preparare la colazione.

Era stato solo un sogno, un fantastico sogno; guardò Poldo che era immobile in fondo al letto.

Aprì la finestra e respirò profondamente.

Osservò sorridendo l’unica nuvola nel cielo terso: assomigliava tanto al suo pastore delle lucciole.



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