scrivi

Una storia di MirianaKuntz

Il muschio, il cedro e l'ambra

94 visualizzazioni

5 minuti

Pubblicato il 02 febbraio 2021 in Storie d’amore

0

Non c’è una ricetta per l’amore, non esistono ingredienti giusti come accade per le torte e i biscotti, eppure lì fuori, in un mondo senza leggi né aberrazioni vietate, in una vasca da bagno a coppa, faceva un lungo e riposante bagno, una giovane che di giovane aveva solo l’aspetto. Candice aveva la testa piegata in avanti, appoggiata alle ginocchia, in una forma fetale che aveva abbandonato da troppo tempo. I suoi lunghi capelli, si erano disciolti in macchie scure, in quella che poco prima era solo schiuma biancastra di un mare mai nato. Il profumo del detergente chimico, avvolgeva ogni parte del suo corpo, persino gli occhi, che lacrimando dimostravano la loro incapacità di adattarsi agli agenti chimici. Piangeva Candice, anche senza bagnoschiuma, i suoi occhi avevano sempre un velo rossastro fatto di delusioni e tristezza. Uno sciroppo arcigno e melenso, che le aveva propinato la vita da che ne aveva memoria. Lo beveva Candice, prima quando era alta un solo metro con gli insulti di chi non aveva voglia di conoscerla, e poi, di quando restava per tutti uno spettro di carne ed ossa. Gli anni erano passati in quello strano mondo di cui nessuno conosceva il nome. Tutti lo chiamavano solo -lì-. Seppur fosse passato molto tempo, Candice non era mutata nel suo aspetto, perché lì fuori il tempo non esisteva. Non c’erano orologi, non c’erano usanze scandite dal tempo, non c’era la morte, e la vita allo stesso modo sembrava non esserci. La gente appariva, da uno strano cunicolo, i figli erano di chi se li accaparrava prima, nessuno sapeva al di là del tunnel chi impastava chi, chi faceva cosa, e chi metteva al mondo tutti gli abitanti di quel sinistro paese. Nonostante la moltitudine di arrivi, Candice non aveva trovato mai conforto in nessuno, né in un amico, né in una madre, neppure in un conoscente. La sua vita sembrava come appesa ad un nulla cosmico che obiettava il cunicolo della vita, senza mai farsi sentire davvero. Nella devastazione del vuoto, Candice non aveva nemmeno mai trovato l’unica cosa che vale la pena cercare, l’amore. Non si era mai innamorata, nessuno mai le aveva dedicato i suoi pensieri, non c’era stato alcun uomo, che apparso dal cunicolo, si era dichiarato a lei, come era successo a molte altre donne del posto dove viveva. Nessuno mai le aveva neppure raccontato di cosa si provasse ad essere amati ed amare, eppure in fondo al cuore la giovane continuava a sentire uno strano senso di vuoto, simile a quel vortice senza tempo che si trascinava tutti dietro, senza alcuno scopo. Questo lo sapeva bene Candice, che a gambe conserte, adesso si lasciava scorrere l’acqua pulita sulla schiena. Lo scrosciare di quel turbine di pulito, le aveva ricordato una strana lezione imparata da un libro trovato per strada. -Ciò che non ti appare, può essere costruito- Si sentii molto cunicolo, molto tunnel della vita, seppur molto strana. Alzandosi in piedi, completamente nuda, i capelli le coprivano parte del seno, toccando il punto finale dei fianchi. Parte del trucco rimasto semi bagnato le colava dall’incavo degli occhi, rendendole una bellezza sinistra e magica. Candice corse in giro per casa, mettendo in un cesto le cose che più amava, e alcune che aveva visto in giro, ricordandone l’incanto. Delle radici di frutteto, che sporche e ritte nei terreni fertili di -lì- avevano conquistato la sua attenzione in un giorno ai primordi dell’inverno. Bacche di corniolo, nere come il più funesto dei giorni piovosi, le stesse che aveva mangiato il primo giorno che si era fatta strada nel cunicolo della vita. Latte di pecora, profumato e liscio, per ogni bicchiere che aveva prima munto e poi saggiato sull’uscio di casa ogni giorno. Argilla in polvere, la stessa che aveva medicato tutte le sue ferite, cicatrizzandone i punti più aspri. E infine essenze di mandarino, papaya, bergamotto fresco e limone. Insieme, le fragranze restituivano una combinazione speziata di muschio animale, cedro e ambra. Quando il suo cesto fu pieno di doni, Candice, ancora nuda, ai piedi della vasca schiumata, lasciò cadere tutti gli ingredienti, muovendone il contenuto con il palmo della mano. L’argilla sembrò legarsi alle radici, che attaccandosi alle bacche, aveva rappreso il profumo speziato degli ultimi ingredienti. Prima che potesse accorgersi di che stregoneria avesse posto al mondo, il profumo incessante di quella strana ricetta, le si era incastrato nelle narici, fino a farla addormentare ai piedi della vasca da bagno.

Quando riaprì gli occhi, la giovane, ebbe davanti a sé un manichino dalle sembianze semi umane. La sua dimensione era poco più grande di un cuscino, ma ciò che era contenuto nell’impasto, sembrava scuotere gli angoli, come a voler crescere ancora. Candice mise su un bel vestito, visitò il mercato grigio per comprare nuovi ingredienti. Mise a posto il letto, rimasto incompiuto per diversi anni, decise persino di sorridere, a dispetto di anni e anni di lacrime nere. Più fuori pioveva, maggiore sembrava acquistare vigore quell’omino d’argilla. Ogni volta che scuoteva il suo peso, un pezzo di impasto, si aggrappava agli altri, aumentandone il suo volume. Quando Candice smise di guardare l’acqua, udì un flebile scoppiettio, simile ad un trepidante fuoco di campagna. Sotto il pelo dell’acqua un uomo addormentato sembrava trattenere il fiato con grazia. I suoi capelli erano aggrovigliati come le radici del frutteto, il latte aveva fatto presa con l’argilla, fornendogli pelle, braccia, gambe. L’uomo aprì gli occhi, spaccando in due il vetro acquoso della vasca, respirando a pieni polmoni un’aria che non aveva mai sentito prima. Lì dentro, nudo, senza parole, aprì gli occhi, e il loro colore rassomigliava in maniera specifica alle bacche di corniolo, per quanto fossero neri e profondi.

Candice, si spostò il vestito da un lato, tirando su col naso una fragranza che aveva già sentito, profumo che l’aveva stordita quella notte ai piedi della vasca. Le si avvicinò con timore virgineo, fino a vederlo rialzarsi, in piedi, come una statua perfetta.

Il muschio, il cedro e l’ambra, insieme all’argilla, avevano dato forma e dimensione, a quello che Candice chiamò sottovoce, col nome di amore.


Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×