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Una storia di Chiaratennat

Questa storia è presente nel magazine prima di dormire

il sosia di Alberto

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8 minuti

Pubblicato il 10 aprile 2021 in Avventura

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C’era una volta… Così cominciano le favole. Beh, questa non è una favola… Ma una volta c’era qualcuno che ora non c’è più, e noi dobbiamo iniziare così questa storia. Questo qualcuno si chiamava Alberto ed il suo tempo è finito. Terminato in che senso vi starete chiedendo, senza troppi giri di parole: Alberto è morto. Se n’è andato una sera di maggio, al suo fianco i figli devoti e una moglie stanca di un marito come Alberto. Al suo funerale presenziarono in pochi, per gentilezza nei confronti della moglie, con un dolore, anch’esso, di cortesia. Mentre la salma del nostro protagonista sprofondava 3 metri sottoterra, la sua anima si dirigeva in un’altra direzione, ben lontana dai lustri terrestri, era diretta verso un luogo che nessuno da vivo, volente o nolente può vedere; allo stesso tempo un posto nel quale si era costretti ad andare una volta raggiunta la condizione di non essere più come quella di Alberto. Egli si destò, come da un lungo sonno, tutto intorno a lui aveva colori pastello, si trovava in una realtà onirica. Dal silenzio tombale apparve un portone enorme d’avanti a sé, era di legno massiccio. Dal retro della porta tre tonfi sordi che rimbombarono in tutta l’area circostante. Poi la porta comincio a scricchiolare e lentamente si aprì.

“Vieni avanti” sentì dire da una voce tetra.

“Eccomi sono qui” disse intimorito Alberto, facendo un passo avanti, ed immediatamente si chiusero le porte dietro di lui, Alberto si girò di scatto per tentare di fuggire, ma le porte erano sparite. Si trovò in una distesa di fango e poteva sentire tutto intorno a sé dei sospiri, sospiri tristi di chi cerca qualcosa senza trovarlo. Non aveva più dubbi, quello era il limbo, primo cerchio dell’inferno, esattamente come descritto da Dante 700 anni prima.

“Vedo che hai capito Alberto” proferì una voce dall’alto

“Ma questo non è il tuo posto, il tuo traghettatore ti accompagnerà presso la tua locazione”

“Non è giusto! Io dovrei essere in paradiso o almeno in purgatorio!”

“Non essere sciocco Alberto, conosci bene le tue pene, ora va, che qui si lavora e non si ha tempo da perdere, non abbiamo mica l’eternità! O forse sì…” Disse con una risata tetra che si allontanava sempre più.

Alberto si incamminò lungo un sentiero ciottoloso, costellato da fango. Quando da lontano vide un uomo, o almeno ne aveva le sembianze, Alberto impallidì riconoscendo il figlio della notte, Alberto aveva sempre immaginato Caronte come un uomo maestoso, invece si trovò d’avanti un anziano uomo, squallido e malandato. Si trovata su una barchetta, anch’essa malconcia, insomma aveva migliaia di anni e si vedevano tutti.

“Ti aspettavo caro, andiamo al tuo cerchio, monta su”

La barchetta era piccola ma era piena di persone tutte ammassate e con il volto disperato come quello di Alberto. Egli provò a rivolgere la parola ad alcuni di loro per tentare di assopire la paura, ma nessuno aveva intenzione di socializzare in quelle circostanze.

“puoi portare con te soltanto un oggetto, quello che a te è più caro, è stato già scelto per te, controlla pure”

Alberto aveva con sé un piccolo zainetto, con il quale era inseparabile, Alberto lo aprì e ci trovo dentro un libro al quale egli era molto legato, era “Il sosia” di Dostoevskij. Caronte si chiede il perché di quella strana scelta.

“scelta curiosa” non mancò di puntualizzare con un sorriso perverso l’anziano uomo.

“potrai leggere soltanto una pagina al giorno” aggiunse Caronte

“mi dica dove sto andando” pregò in ginocchio Alberto

“beh, sai io non sono onnisciente, ho bisogno di conoscere la tua storia per sapere dove tu vada collocato, ma bada bene, qualcun altro lo è, quindi sentirai, brucerai nella lava eterna per sempre” disse con il suo solito sorrisetto maligno.

Alberto fu preso da un singulto, ma si fece coraggio e iniziò il suo racconto:

“ho tanto sbagliato nella mia vita, ma il peggior peccato l’ho commesso nei confronti di mio fratello. Ora io sono convinto che non lo incontrerò mai più per il resto della mia vita, in quanto sono sicuro che lui sia asceso al paradiso dato il bravo ragazzo che era; eh sì dico ragazzo perché se n’è andato troppo presto il mio caro e perfetto fratello Antonio. Non dico “perfetto” a caso, io non uso mai parole a caso! Egli era davvero la perfezione incarnata in una persona. Tanto per cominciare, partiamo dagli aspetti più superficiali: Antonio era bello come apollo, era scolpito dal muscolo più inutile a quello più evidente, e non aveva mai dovuto allenarne neanche uno! Per dio no! Era un dono di natura la sua perfezione. Aveva poi mille doti, riusciva a far tantissime cose all’unisono e a farle tutte egregiamente: era scultore di splendide statue, si cimentava nella pittura con ottimi risultati, anche a scuola e poi all’università era sempre stato perfetto. In somma in ogni azione in cui si cimentava risultava perfetto.

Io dal canto mio, provavo un’ammirazione pazzesca per quel mio idolo più grande di tre anni. Era assolutamente un modello a cui ispirarmi, e non avevo fino a quel momento mai provato moto d’invidia nei suoi confronti; e per quanto non ne avesse bisogno, ero felice di aiutarlo a migliorarsi, per avere un modello ancora più perfetto d’avanti ai miei occhi”

“vai al punto, mi stai annoiando” disse con occhi di fuoco il perverso vecchiaccio

“ma ahimè le cose cambiarono, quando conoscemmo una ragazza, bellissima e perfetta anch’ella. Si chiamava Giulia. Era bellissima, come un fiore ad aprile. Aveva mani di seta ed ogni cosa che toccava pareva la carezzasse per farla migliorare e sbocciare. Inutile puntualizzare che me ne innamorai come un allocco. Antonio, invece, era sempre stato restio all’amore, sosteneva che innamorarsi era per deboli, perché dovremmo bastarci da soli, anche in amore, e innamorarsi non è altro che la forma che diamo alla nostra solitudine. Ma quella ragazza era davvero irresistibile, e per la prima volta in vita sua, Antonio, cambiò idea. Dato il legame stretto che avevamo, il mio caro fratellone mi confessò immediatamente lo smarrimento dei sensi che aveva avuto la prima volta che aveva visto quella dolce ragazza, ed io dal canto mio, per cercare forse di farlo desistere dal conquistare quella ragazza, gli riferii immediatamente che provavo gli stessi sentimenti per la ragazza. Credevo che essendo una persona buona e altruista avrebbe capito e avrebbe lasciato Giulia a me, che tra l’altro non avevo mai avuto una ragazza. Ma, purtroppo, così non andò, e si scatenò l’ira di Antonio. Seguì il più feroce litigio di cui io abbia ricordo nella mia vita, nel quale mio fratello sosteneva che non facevo altro che imitarlo, prosciugandogli la vitalità, sosteneva che avrei dovuto farmi una vita mia, con dei gusti miei, e dato che lo imitavo nell’essere innamorato di Giulia, quella ragazza spettava di diritto a lui. Io però, non avevo voglia di sottomettermi alla richiesta di Antonio, e gli tenni testa, in altre parole decisi che avrei provato a conquistare quella ragazza per conto mio, superando mio fratello per la prima volta in vita mia. Ma come avevo già previsto nell’ottica della mia bassa autostima nei confronti di mio fratello, lei era sempre più propensa a scegliere mio fratello. Più la corteggiavo, più lei mi parlava di lui, capii quindi che non avevo molta scelta, se non quella di lasciare a mio fratello quella splendida occasione chiamata Giulia. Ma un evento straordinario arrivò a stravolgere le cose: la morte improvvisa di mio fratello. In seguito a questo tragico evento io ebbi campo libero per potermi accaparrare la splendida ragazza. Quindi caro traghettatore di anime, qui sta la mia colpa, aver gioito della morte del mio caro fratello. Me ne approfittai in tutti i sensi in quanto ora quella splendida rosa è mia moglie. Anche se ora la rosa è appassita, resta sempre una splendida donna ed ero felice di averla al mio fianco, ma lei dal canto suo non era così felice; durante le nostre litigate continuava a ricordare Antonio, di come io mi fossi approfittato della sua morte per abbindolarla e conquistarla. Ed aveva ragione! Sono stato un uomo pessimo! Quindi ora mi porti al mio cerchio, sono pronto alla dannazione eterna”

“non ha detto tutta la verità” proferì una voce dall’alto.

“ho confessato la mia colpa!! Cosa volete che faccia di più”

“non è colpa tua caro Alberto, purtroppo tu non hai memoria di quanto è accaduto realmente, mettetevi comodi, che vi racconterò una storia, molto più affascinante e tetra di quella proposta da Alberto.

Dovete sapere che Alberto non è solo nel suo essere, ma ha un doppio a tenergli compagnia, ebbene sì, un sosia. Si chiama Alberto come lui, e prende le decisioni più malvagie della coppia. Si trova a vivere nel suo stesso corpo. L’Alberto malvagio è stato sepolto per anni sotto il buon Alberto, che riusciva, tutto sommato a tenerlo a bada. Quando però si scatenò l’invidia per il fratello, il sosia tornò in superficie e prese il sopravvento sul buon Alberto. Fu così che il malvagio decise di assassinare il suo caro e perfetto fratello. Lo fece in maniera magistrale, somministrandogli un intruglio di veleni che non lasciavano traccia sul cadavere del povero martire. È quindi questa la tua colpa Alberto, aver commesso un fratricidio, ti spetta quindi pena peggiore e giacerai per l’eternità con Caino, come te omicida di suo fratello.”

Solo a quel punto la barca mal ridotta accostò sulla riva e si trovarono nella caina, zona dedicata agli omicidi dei propri fratelli. E per l’eternità Alberto sarà costretto a leggere il suo stesso libro, che gli ricorderà giorno per giorno, il suo efferato passato.


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