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Una storia di ValeP82

Questa storia è presente nel magazine Valentina Pecoraro

Negli abissi dell'esistenza.

Meditazione sulla rivelazione assente di Dio, La Risurrezione.

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4 minuti

Storia sponsorizzata

Pubblicato il 25 marzo 2020 in Spiritualità

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"Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato". Lc 24,5.


L'esperienza del Covid-19 di una Cattolica credente praticante, si presenta singolare e articolata, si innesta con prepotente logica all'interno del periodo più forte e intenso della vita di un fedele, che è rappresentato e inverato dal centro e culmine di tutto l'Anno Liturgico, la Quaresima e la Pasqua. La Quarantena imposta dal Governo cade esattamente in concomitanza alla Quaresima che ci prepara emotivamente alla Pasqua di Risurrezione.

Questa esperienza di sofferenza emotiva, mista a fame e sete del Dio vivente in noi e in mezzo a noi sacramentariamente, mi fa riflettere molto sulla esperienza viva dei discepoli di Gesù di 2000 ca. anni or sono. Gesù viene loro sottratto fisicamente, lo leggiamo nei testimoni scritti pervenuti fino a noi oggi. Egli, in più momenti decide di assentarsi dalla loro presenza umana. Mentre era loro sottratto per 40 giorni nel deserto, dopo la sua condanna e la sua morte, nei Vangeli si menziona poco e niente sulla sfera emotiva di chi lo aveva seguito, e aveva mangiato e bevuto con Lui. Molto probabilmente non è un caso, una Buona Notizia di liberazione da se stessi, non tiene molto conto dell'umanità di chi lo circondava, se non a tratti, a voler sottolineare qualche peccato o imperfezione spirituale che ci accomuna tutti.
Penso a quale delusione e sofferenza sia stata per quella piccola comunità di discenti che vivevano a stretto contatto con Lui, ogni giorno sperimentavano la gioia interiore di chi vive circondato dai raggi luminosi di letizia, pace e gioia esistenziale, una condizione che non era il mondo circostante a dare loro, ma l'autore stesso della vita e della Vita Eterna fattosi uomo.

Noi, in modo quasi analogo, stiamo sperimentando interiormente questa mancanza imposta dalle autorità civili e religiose, in modo quasi analogo a quella piccola comunità cristiana nascente. Un' assenza reale della memoria e del memoriale, di una prassi quotidiana vissuta in, e con Cristo, penso alla loro esperienza viva a contatto con il Figlio Dio.
Forse questa sofferenza ci è data solo di immaginarla, sarebbe troppo grande sperimentarla in pieno (... ).
Questo versetto di Lc 24,5 sembra un conforto lieve a l'intelletto, "Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato". In questo versetto si intravedono i discepoli che cercano negli sconosciuti qualcuno che dica loro: "Sono Io, non temete, non mi riconoscete? - mangiamo e beviamo insieme", no! , non avviene questo; Gesù fa comprendere che la sua presenza viva, va ben oltre la memoria e il memoriale, ben oltre la sua presenza nei battezzati e nelle persone sofferenti e sconosciute come il forestiero, l'orfano e la vedova. Egli ha la capacità di manifestarsi anche attraverso la natura delle cose inanimate, sopra la natura stessa delle cose, è capace di scendere dal cielo come la manna di biblica memoria, scendere agli inferi e liberare i giusti che non lo hanno incontrato, e attraverso tantissimi altri modi ancora. Egli si rivela a chi è capace di inginocchiarsi come il cammello che passa per la cruna dell'ago.

Tecnicamente, per descrivere le manifestazioni di Dio nel mondo, si usano termini come le teofanie o ierofanie, a voler indicare questi strani altri modi che definiremmo "soprannaturali", una manifestazione di Dio nella sua assenza umana.

Nella società di oggi, anche noi credenti praticanti siamo stati chiamati a questa assenza imposta di Dio, che esistenzialmente s'impone con prepotente sofferenza infernale, proprio come le anime costrette a vivere nell'eternità lontane dal volto di Dio.

Forse è una testimonianza che noi credenti dobbiamo offrire al mondo e dire con altrettanta prepotenza: "Come fate a vivere nell'inferno quotidiano dell'assenza di Dio e tra di voi?", "come resistete alla follia del non senso?"; questo è un grido che sale dagli abissi del mare/male, dove manca l'ossigeno e si intravedono i raggi del sole che toccano le nostre esistenze, senza poterli mangiare e respirare nell'anima, proprio come il ricco epulone che elemosina acqua nella sua sete infernale, ossia la contemplazione dissetante che gratifica Lazzaro beato che si disseta di Dio perché in vita ha già ricevuto i suoi mali.

Allora, siamo tutti chiamati ad un radicale rinnovamento, vivere e trasfigurare le nostre esistenze e il mondo, ai nuovi cieli e ad una terra nuova, dove pianto e stridore di denti, dove le doglie del parto vengono sostituiti dal tanto desiderato "rendimento di grazie", il testamento d'amore che trasfigura le nostre vite in Dio e il mondo nel nuovo Eden, un giardino ri-creato, affinché tutte le creature tornino a convivere in pace e armonia, nella benevolenza e nel rispetto reciproco di tutti gli esseri animati e le cose inanimate. Una ritrovata Risurrezione, il male vinto una volta e per sempre.


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