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Una storia di Albert5454

A chi non c’è più.

A loro che restano in noi.

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4 minuti

Pubblicato il 02 novembre 2019 in Altro

Tags: #amore #cimitero #morti #Novembre #ricordo

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Nella lieve nebbia che accompagna questa giornata, osservo questi tre cipressi protesi come mani che sembrano dita allungate verso il cielo. Hanno un’aria cupa e severa ma si accordano perfettamente a questo clima sfumato di fine autunno.Questo cimitero accentua oggi ancor più i contrasti unendo ai colori dei fiori, le lucine delle candele. Davvero agli occhi appare come un campo di inizio primavera questo luogo che raccoglie oramai solo le tracce di chi ha già scorso la sua vita.Il camposanto così pieno di fiori, carico di colori e illuminato oltremodo dai lumini mi appare quasi allegro oggi e nel silenzio sembra parlare di calma e pace.Un luogo che oggi sembra voler diffondere amore.Si sente nell’aria un senso di gratitudine e in fondo dovrebbe essere davvero grato ed amorevole ogni nostro pensiero verso chi in questo luogo giace.Verso coloro che ci hanno preceduto e qui ora riposano in pace mentre noi ne celebriamo il ricordo.


Loro se ne sono andati. Chi in modo lento e lungo. Chi in punta di piedi quasi a non voler disturbare. Chi all’improvviso ha varcato l’ultimo cancello, senza neppure un ciao, senza dirti un “resta comunque sereno”. Chi ha anticipato il tempo del viaggio per sua scelta con una decisione liberatoria, forse anche leggera in quell’attimo, lasciando la pesantezza dei dubbi, del “perché?” in chi restava.Tutti loro di colpo hanno osservato la luce indebolirsi sino a sparire, hanno percepito l’aria restringersi fino a mancare, hanno conosciuto il senso del loro ultimo grido di aiuto fatto con un filo di voce che sembrava non saper più uscire.


Ci penso. Penso a quanto veloce il tempo vola via perché lui non ha anni, non ha età e non ha padrone alcuno.L’unica certezza è che in fondo siamo noi che passando su questa terra, alla fine andiamo via, concludendo la nostra caduca vita.Ora per loro il male ed il bene, quello fatto o conosciuto, perdono di importanza e restano sentimenti troppo terreni totalmente svuotati nel loro contesto nuovo. Non ha più senso per chi ci ha già lasciato, il pensare o il rimpiangere.Per loro non raccoglie più nessun nesso logico la condanna od il perdono. Mi piace saperli non abbandonati nel gelo della fredda terra, bensì assolti, perdonati ed accolti. Amo il pensarli in un altro luogo, il saperli vivere, ridere, giocare, senza pensieri ne angosce, lontani da preoccupazioni e malumori. Li immagino lievi, mentre felici si godono il luccichio delle stelle da vicino. So che saranno in un mondo con un nuovo senso, dove borbottii, invidie e tristezze non esistono.


Cammino al suo interno rivedo chi conoscevo e chi no. Alcune tombe sono ricoperte da sassolini bianchi e così sembra che vi sia steso un lenzuolo di lino, per proteggere ed accudire il sonno di chi sotto vi riposa.

Certe foto sono sbiadite confrontate da tempo con il sole forte d’estate e con l’umido che fracassa le ossa d’inverno. Sbiadite li dove sono solo un ritratto, una traccia di vita di un passaggio caduco, ma tu, invece, li senti vicini, stranamente vicini quasi dentro te.Quelle foto sulle tombe le percepisci come una ombra lieve che per non farsi notare, si sovrappone e si miscela alla tua ombra fisica per poi sembra entrarti dentro.


Le mie mani sono fredde e le butto in tasca. Osservo la nebbiolina che crea il mio fiato mentre si disperde velocemente. Rimetto la sciarpa a posto e sto meglio.Mentre aleggia questo pomeridiano silenzio cerco calore con guanti e cappotto.Un pensiero sottile e costante si affaccia insistente.“Ma questo è lo stesso calore che mi davano!”. Il silenzio si indebolisce e quasi ti permette di sentire, una fievole, lontana ma conosciuta voce. Il tempo, il fato, il caso li ha strappati a noi. Ma quanto sono vivi, quanta saggezza e pace sanno ancora darci e raccontarci.


Esco, chiudo il cancello e scendo la scala. “Ma.... ma…” Spontaneamente mi rigiro ed eseguo il percorso a ritroso, riaprendolo il cancello.Il custode sembra osservarmi, stupito dal mio rientrare mentre sembro dirmi:" Mica avrò pianto".Sarà che lui si è forse accorto di queste dita, che cercano di asciugare gli occhi. Ma lui che ne sa dei tuoi vent’anni di quegli occhi smeraldo. Che ne sa di un’auto ed un canale maledetto.Al marmo più caro mi fermo e le riparlo ancora, quasi come allora “Dai, andiamo… sai voglio raccontarti una cosa…” Loro sono con noi sono in noi. In giornate come queste risultano ancor più vivi segnando una presenza forte. Alzo il bavero. Rientro in pace, sereno, nella certezza che stanno bene. No, non ho la forza né il potere per toglievi da li. Poi sarebbe uno sforzo inutile perché siete già al mio fianco, tenendomi sottobraccio, camminando assieme a me. Albert.


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