scrivi

Una storia di Raffaele

Il regalo di Natale

(1/3)

38 visualizzazioni

5 minuti

Pubblicato il 30 novembre 2019 in Altro

0

L’uomo cammina per le gallerie del Centro Commerciale agitando la campanella e brontolando i suoi “Ho! Ho! Ho!” con poca convinzione. Sotto il suo costume completamente bianco, le uniche espressioni naturali sono la pancia prominente e la folta barba bianca.

A sessanta anni, Evaristo Rossi, disoccupato di Bollate, provincia di Milano, fa il Babbo Natale al netto di ottanta euro al giorno, detrazioni fiscali escluse. Il suo tutor, dopo mesi interminabili di attesa, gli aveva proposto quel lavoro stagionale per l’incapacità di collocarlo diversamente. Con una media di reddito di circa quattrocento cinquanta euro mensili, Evaristo Rossi, ex dipendente comunale, ha accettato l’impiego malvolentieri.

Quando aveva fatto richiesta per il reddito di cittadinanza, aveva sperato in una ricollocazione lavorativa immediata che gli permettesse almeno di arrivare alla fatidica quota cento e godere finalmente della pensione. Come usciere al comune di Bollate non si aspettava un granché di ricavo, ma con i risparmi della moglie – morta da qualche anno, ma anche lei impiegata presso lo stesso comune – e con l’aiuto dei due figli – entrambi sposati e, grazie a Dio, con un lavoro stabile – aveva pensato di potersi godere la vecchiaia in tranquillità. Invece arranca, come si suole dire, ma con dignità. Nel monolocale dove si è trasferito da vedovo, infatti, ha il necessario per sopravvivere. La salute – sempre ringraziando Dio – è buona e raggiungere dunque la benedetta quota cento era diventato più un obiettivo che un bisogno.

Fare solo il pensionato sarebbe stato meno stressante. In quel caso, avrebbe evitato ricollocazioni lavorative come quella. Poco centrava però in questo la sua dignità o cavolate del genere. Fare il nonno era una cosa che lo gratificava e i suoi quattro nipoti lo potevano testimoniare. Mettersi un vestito da Babbo Natale e interpretare il nonno di tutti i bambini gli piaceva. Gli mancava solo la serenità per svolgere quel ruolo senza pensare al futuro.

“Non sarà lunghissimo” diceva scherzando con i figli quando ne parlavano, “Ma vorrei godermelo”.

“Ho! Ho! Ho!” ripete un po’ più convinto ripensandoci e passando davanti alla gioielleria Carrisi mentre agita la campanella.


Iginio Michele Carrisi è dietro il bancone con sua madre quando sente la campanella e alza lo sguardo dal suo i-phone.

Da circa un mese non va più a scuola. Era cominciato tutto a fine Ottobre con il maltempo.

La scuola elementare Sergio Bonelli dove frequentava l’ultimo anno si era allagata e molte aule erano state sgombrate. Erano arrivati i vigili urbani e i pompieri, ovviamente, ed era saltato fuori che l’agibilità dello stabile era compromessa. Il comune di Bollate, allora, aveva subito trovato una soluzione, ma i comitati dei genitori prima, alcune associazioni scolastiche dopo, per non parlare di sindacati e alcuni assessori dell’opposizione, avevano dato battaglia per ogni edificio sostitutivo individuato: uno era troppo lontano dal centro, l’altro con un riscaldamento insufficiente, quell'altro non era coperto dalla fibra e via discorrendo.

Il sindaco, a quel punto, stufo di ogni lamentela, aveva ordinato la chiusura della Sergio Bonelli il giorno dei morti e fatto subito cominciare i lavori la settimana successiva.

Con non poche lamentele, i genitori dei bambini si erano dovuti quindi riorganizzare e tenere i propri figli a casa aspettando l’inevitabile fine dei lavori che, da programmazione, erano previsti per l’anno successivo.


“Mamma! Babbo Natale!” urla Igino e lanciato l’i-phone sul bancone corre verso l’uscita. Teresa, che in quel momento stava mostrando una collana a una signora, gli va subito dietro riuscendolo ad afferrare prima che esca.

“Non ti allontanare dalla galleria principale, intesi?”.

Igino fa sì con la testa e corre fuori.

“Mi scusi” dice Teresa alla cliente, “Dicevamo?”.

“Ma non è preoccupata per suo figlio?” le chiede l’altra un po’ indignata, “C’è tanta gente per il Centro Commerciale in questi gironi. Potrebbe mettersi nei guai. Con tutto quello che si sente oggi, poi!”.

Teresa si volta verso la porta e per un attimo tradisce una certa apprensione, dopo, rivolgendosi alla cliente dice: “Viene spesso con me ultimamente per via dei lavori alla Bonelli. Gli altri commercianti lo conoscono e molti portano qui i propri figli per lo stesso motivo. I bambini si ritrovano dove ci sono le giostre. La sorveglianza del Centro Commerciale li tieni d’occhio e siamo abbastanza sereni per questo”.

La cliente scuote la testa poco convinta e torna ad analizzare la collana che aveva deciso di regalare a sua figlia per Natale.


“Babbo Natale!” dice Igino facendolo voltare.

“Ehi! Piccolino” fa Evaristo da sotto la sua barba bianca sfoggiando il sorriso più sincero.

“Ho la mia lettera!” aggiunge il bambino porgendogliela.

L’uomo resta per un attimo spiazzato, ma allunga lo stesso la mano per prendere la lettera.

“C’è la mia richiesta per quest’anno” dice Igino, “Non dimenticartelo!” aggiunge per poi correre dagli altri bambini all'angolo giostre.

Evaristo non ha l tempo di fermarlo. Spiazzato da quell'iniziativa infila la lettera sotto il bianco costume e continua il suo giro per il Centro Commerciale suonando la campanella.

“Ho! Ho! Ho!” dice ai passanti che lo guardano con sufficienza.


Quella sera, dopo cena, Teresa e suo marito si appartano per parlare dei regali da fare a Natale mentre Igino sta guardando dei cartoni in TV.

“Che facciamo quest’anno?” sussurra l’uomo.

La donna risponde con lo stesso tono: “Il necessario, Sergio. La gioielleria va bene, ma è il periodo giusto questo, lo sai. Durante l’anno lavoriamo poco e vendiamo solo in occasioni di festività, ricorrenze e così via. Oggi sei stato tutto il giorno fuori con i rappresentati, ma nonostante l’affluenza per le festività e regali hai visto la chiusura cassa: solo cinque vendite”.

L’uomo annuisce rammaricato.

“Andrà meglio con gli sconti a Gennaio” dice lei mettendogli una mano sul viso delicatamente, “Passerà. Di questo dobbiamo esserne certi. E poi chi lo ha detto che dobbiamo fare i regali a tutti quelli che conosciamo? Insomma, non sempre è capitato in passato, giusto? Limitiamoci ai nostri genitori e a Igino”.

“E se qualcuno ci mette nella condizione di sdebitarci?”.

La donna alza le spalle. “Li invitiamo a cena in questi giorni”.

“Sai cosa vuole tuo figlio?” chiede l’uomo cambiando argomento.

“Mio figlio non lo so” risponde la donna piccata, “Ma so che nostro figlio aveva scritto una lettera”.

L’uomo sorride baciandola, “Allora è il caso di leggerla prima che la spedisca”.


Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×