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Una storia di DominaExArcana

Il respiro del Diavolo Giorno 2

800 pagine prima di morire

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9 minuti

Pubblicato il 31 luglio 2019 in Erotici

Tags: #eros #erotici #paura

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Si sentiva strana.

Mai era successo, il suo sesso vibrava.

Vibrava come un Sol Minore di una chitarra spagnola.

Ripensò alla giornata precedente.

Ripenso a lui, per la precisione, al suo grande cazzo, quando accarezzava ogni sua intima parte, plasmando quelle voglie come se lei fosse di creta.

Quel rifiuto giunto inaspettato; come una doccia fredda, doloroso come una coltellata al cuore.

Perché si era fermata? Perché si era messa a piangere?

Poteva tranquillamente finire da sola, e lui non poteva farci nulla.

Arrivata a casa, frustrata bagnata e vogliosa. Continuava a pensarlo; a bramarlo. Bastava un sorriso al marito per una scopata.

Forse doveva comprare un vibratore. Uno grande tutto Blu.

Ricordo cosa lui le disse, sospiro, ubbidiente, si limitò a dormire sognando, in quel mondo di fantasia dove lei comandava e lui ubbidiva.

Si sveglio presto, la luce entrava dalla finestra, filtrava pallida; anch’essa appena sveglia.

“ Merda no ” penso tra se e se.

“ Buongiorno” Mormoro il marito baciandole dolcemente il collo.

Lei dormiva sul fianco destro, dandogli le spalle, lo sentiva respirare, lentamente si era avvicinato a lei.

La sentiva quella mano calda e ruvida accarezzare la gamba fino a risalire sul seno.

“ Ho il ciclo” ripose sibillina.

“ Merda ” replico con tono disgustato.

Non era vero, ma non poteva fare sesso, lui non voleva era stato chiaro.

“ Pompino ” chiese speranzoso “ Mi fai un pompino?".

Si mise a sedere sulla sponda del letto, pensierosa su quello che poteva, e non poteva fare, doveva prima chiedere a lui il permesso.

“ Vado a fare caffè ” rispose uscendo dalla stanza senza aspettare risposta, senti solo il marito mormorare qualcosa sulla moglie inutile e una sega in bagno.

Prese il telefono rendendosi conto che non possedeva nemmeno il suo numero.

Attese l’uscita di casa del marito, nel frattempo si fece una doccia, chiedendosi cosa doveva indossare sotto l’abito da lavoro.

Tutta nuda e bagnata d’acqua si guardò allo specchio, sfiorando con la mano destra, la sua fica vogliosa “ Manca poco, pazienza ancora un po ”.

La mattinata non passava mai, complice la voglia e desiderio crescente, lo cercava con lo sguardo, di lui sapeva poco.

Conosceva solo il suo nome, perché stava scritto sulla divida sa lavoro, si chiamava Pietro, amava il calcio, la moto Gp e la Formula1.

“ Vieni” la colse di sorpresa trascinandola per un braccio dietro agli scaffali del magazzino.

“ succhiamelo ” la guardo serio “ ho detto succhiamelo ”.

“ ma io... ” mormoro non sapendo bene come sentirsi in quel momento.

“ sta zitta” la mise a tacere, “ non ti ho detto che puoi parlare”.

“ scusa” mormoro a voce bassa.

Lei abbasso lo sguardo, non lo aveva mai fatto, era il suo primo pompino.

Sollevo le mani, delicatamente gli apri la zip, eccolo quel suo grosso uccello che bramava dal giorno prima.

“ Se sarò brava dopo, mi scoperà ” penso tra se e se, mentre con la mano sinistra accarezzava la fonte del suo desiderio più nascosto.

“ Non ti ho chiesto una sega, ti ho chiesto di succhiarmelo” si avvicinò con il volto alle sue orecchie e mormorò con tono duro e padronale “ lo so che si brava, prendilo in bocca tutto fino in fondo ”.

Obbediente si inginocchio, guardava quel cazzo che lentamente stava diventando duro.

Poso prima le sue labbra dolcemente sulla punta del glande, piccoli e delicati succhiotti come fossero morsi a una punta di gelato.

Lentamente scendeva sempre di più, per poi risalire sempre lentamente, lui fiatava sentiva solo dei profondi sospiri, “ allora sono brava” penso soddisfatta di se stessa.

Si fece più audace, inizio con la lingua a leccarlo, intervallando con dei piccoli morsetti, per stuzzicare quella che stava diventando una vera e propria erezione.

Lo riprese in bocca, giocando con la lingua tutto lungo l’asta, quando senti la sua mano spingerla tutta fino in fondo capì che doveva essere più brava.

Un pompino fatto bene non ha bisogno della mano di un uomo che la guidi.

Un uomo soddisfatto lascerà sempre che sia la donna a condurre il gioco.

Aumento la velocità ogni succhiata diventava sempre più potente, la lingua sempre più veloce, una ventosa calda lungo quel cazzo stupendamente eretto.

“ Brava tutto fino in fondo ” disse Pietro posando ancora la mano sulla sua testa, per spingerla più affondo, e più forte.

Spinse la sua bocca fino in fondo, si fermò solo quando lo senti tutto dentro la sua bocca, quasi fino alle tonsille, le sue labbra si posarono sulla pelle nuda, però era sempre la prima volta fece fatica a non staccarsi e tossire; era grande e grosso, più grande di quello di suo marito sicuro.

Non poteva deluderlo lui voleva un pompino, non una sciatta donnaccia incapace.

“ Si, Si, dai si” gemette lui con tono basso e caldo, mentre lei riprendeva a giocare con la lingua tutto lungo l’asta, ancora sulla punta, su e giù, lo sentiva fremere ora era lui a vibrare:

Era lei ora al comando, dettava le regole, infilando quel grosso vibrante uccello nella sua umida e vogliosa bocca.

Si spinse velocemente fino in fondo, su e giù su e giù su e giù, si fermò ancora facendo uscire la lingua riuscendo a toccare le sue gonfie e grosse palle.

Pietro la blocco quando stava risalendo con la mano sulla testa:

Stava venendo.

“ ingoia” disse sibillino.

Ubbidiente chiuse gli occhi, senti la sua bocca riempirsi di quel liquido caldo, che fuoriusciva da quel paradiso ancora teso e vibrante.

Si staccò solo quando lui smise di bloccarla, sollevo la testa e lo guardo ansimava “ pulisci tutto”.

Ubbidiente lecco, pulì tutto.

Pietro si rivesti, non le disse nulla e lei si rialzo, guardandolo, iniziando a spogliarsi.

“ Cosa fai? ” la fisso serio “ non ti è concesso prendere iniziative”.

“ Scusa ” mormoro chinando la testa

Pietro la guardo “ ti e concesso dire una cosa sola, usa bene le tue parole”.

Lei riflette un attimo, “ mio marito vuole fare sesso”.

“ Non mi riguarda, non m’interessa “ ripose sibillino avvicinandosi a lei “ ricorda una cosa però” la guardo negli occhi, naso contro naso, sposto la mano toccando il culo, stringendo forte

“ questo e mio” infilo la mano dentro la tuta da lavoro, le sue dita si insinuarono verso quel piacere proibito, sfiorandolo cercando con l’anulare di farsi spazio” questo buchino vergine e mio “ il tono basso come se stesse ringhiando, e lei vibrava, mentre lui spostava la mano davanti, dove lei bagnata lo aspettava.

Sorrise soddisfatto Pietro, la stuzzico sulle grandi labbra, accarezzo il suo clitoride umido, scivolando con il dito medio verso la sua vagina.

Lei ansimava si contraeva, smentendo tutto quello che non pensava potesse accadesse ho pensare.

“ scopami” mormoro

“ come”

“ scopami”

“ Dillo bene” rispose lui infilando solo la falange dentro.

Rimase una frazione di secondi in silenzio a occhi chiusi e lacrime di desiderio sul volto, con voce tremante e sottomessa riformulo ancora la domanda “ Padrone la prego mi scopi ”.

Soddisfatto Pietro sorrise, sfilo la mano, spostandola sulla sua bocca, fece scivolare le dita sulla sua vogliosa lingua.

“Lo senti questi non sono i tuoi umori, questo sono io, questa la mia volontà. Ti scoperò quando io deciderò che dovrai essere scopata. Ci siamo capiti ?“.

Annui, vogliosa, speranzosa.

“ Come?”

“ Si padrone”

“ Ho cambiato idea, a tuo marito farai solo pompini, E se proprio ti rompe, lasciati scopare alla missionaria. Ma ricorda puoi farti scopare da lui solo una volta questo mese.”

Pietro se ne andò la lascio li vibrante di desiderio.

Non lo rivide più quel giorno.

Tornata a casa, attese il marito, si scusò per la mattinata brusca, chiedendo se poteva rimediare quella la sera la cafoneria della mattina.

Il marito non replicò nulla in meno di cinque secondi aveva già i pantaloni abbassati non tolse nemmeno la giacca.

Pietro la voleva brava, si rese conto andando a dormire di una cosa:

Lui era il suo padrone, lui comandava, lui ordinava:

Le piaceva; le piaceva tanto.

STOP” grido una voce maschile roca.

“ Te lo dico ancora una volta sola, dopo di che, sei fuori.”
Una donna sui cinquant'anni si avvicino al uomo in piedi vestito solo dalla vita in su.

“ che ho fatto?” Chiese con tono innocente.

“ Ti sei fatto una sega prima di venire a girare...non guardarmi con quella faccia da innocente.”
La donna guardo la ragazza davanti a loro, “ la prossima volta che ne trovi uno già usato ferma pure le riprese, non ci pagano per prodotti di bassa qualità, tu sei stata brava ottimo lavoro.”

“ Ok Grazie” ripose senza sorridere, era solo stanca, si erano alzati alle 4 del mattino, e provato la scena principale con le controfigure per 3 ore, 4 volte.
“ Capo” un uomo si avvicino alla donna seduta, nascosta dietro a dei grossi occhiali da sole, seduta su una scomoda sedia da spiaggia.

“ Di questo passo, non finiremo mai” ripose secca, si giro guardandolo negli occhi, dovevamo girare tre scene.”

“ Si lo so” replico l'uomo sospirando. Consapevole di quanti soldi si sono perso al vento.

“ E inutile trovarli belli e dotati quando non riescono a tenere le mani apposto. Se il nostro cliente voleva l'uomo più veloce del mondo si comprava un altro genere di film” sbotto a gran voce, la sentirono tutti, alcuni sorrisero a quelle parole, altri preferirono occultarsi.

“ Domani c'è una sessione pesante” L'uomo sollevo la mano, sorreggeva una cartella, lei la prese, leggendo avida.

“ Domani giriamo il giorno 9, altrimenti non rientriamo con il preventivo. Piuttosto controlla quali possono prendere i Viagra, chi non può prenderlo e fuori. Se mancano attori sono sicura che ne troveremo anche qua”.
Non attese risposta, si incammino verso l'uscita sbuffando, apri velocemente la porta

“ Dannazione! ” esclamo a gran voce togliendosi gli occhiali.

Il sole stava andando a dormire, spariva dietro le dune del deserto, come se non fosse mai esistito, rimase ferma a occhi chiusi, troppi pensieri affollavano la sua mente; trovare una soluzione per tutti, si rese conto non essere impossibile: era inutile.

« Drin Drin » lo squillo del telefono la riporto con i piedi per terra, frugo nella tasca della giacca di seta color crema « Numero Sconosciuto », rispose sospirando.

“ Pronto” chiese con tono rassegnata, come una veggente già sapeva chi poteva essere guardo la pozza d'acqua rispecchiare l'ultimo barlume del sole.

“ Si lo so...no...non e cosi...ho bisogno di più tempo...non lo so quanto...ho problemi con il cast...si è già meglio...ok proverò.....a domani” il suo volto muto divenne pensieroso, tutti i pensieri si rimisero in moto come un puzzle. Si diresse alla macchina, rimanere la, non aveva più senso.

Non udi quel rumore sottile, non vide la mano uscire dal terreno sporca di sangue, in quella che ormai era diventata la notte, non udi le voci nascoste nel buio mormorare “ Quando i morti tornano sulla terra, il giorno diverrà di sale, e il sole di pietra”, mentre sul telefono comparve un messaggio « 9 Giorni e sarai mia”.




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