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Una storia di DomenicoDeFerraro

Questa storia è presente nel magazine FILOLOGIA E FILOSOFIA NAPOLITANA

LA SPOSA ED IL SERPENTE

FIABA ONIRICA

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6 minuti

Pubblicato il 19 settembre 2020 in Fiabe

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LA SPOSA ED IL SERPENTE


FIABA ONIRICA



Il mio cuore batte nel ricordo di cosa avrei potuto dire alla mia promessa sposa dopo essermi arrotolato intorno al collo disse il serpente che strisciò veloce sulla sabbia calda e fischiando apparve tra i rovi di spine.

Sono un serpente educato.

Io una sposa che conosce la morte e l’amore.

Non possiamo prenderci in giro

Lo farei con piacere ma sono impegnato con la mia sorte

Faresti questo per me

Se avrei voluto per davvero adesso sarei il tuo sposo

Non voglio sposarmi con uno qualunque

Lo credo è difficile pensare di andare a letto con un serpente

Sei uno serpente

Lo sono in parte

Sei un terno al lotto

Sono d’accordo è come tirare in faccia, torte di mirtillo

Non voglio inferire , la fine sembra vicina

Vorrei darti un bacio

Io sono inorridita dal tuo aspetto

Sono uguale a ieri

Sei questa acqua che scorre e bagna la calda sabbia

del deserto.

Sono esterrefatta mi sento come un cartoccio di carta stagnola.

Sono qui che sibilo

Vorresti suonare la chitarra ?

Sono certo che si potrebbe fare di meglio

Vogliamo andare fino in fondo

Ero convinta che ci saremmo capiti

Che dire il domani è imprevedibile

Sono d’accordo

E come giocare a dadi

Dare e avere sono il risvolto della medaglia

Non possiamo essere pessimista

La pista è lunga

Basta correre per essere

Avremmo fatto tanta strada insieme io e te

Come quel giorno in Messico

Come quella volta che non volesti venire a messa

Sono stanca di sognare ad occhi aperti


Il serpente cosi si alza dalla polvere si mette giacca

e cappello e cammina per la strada mentre la giovine sposa rimane al sole in attesa che giunga il tramonto .

Aspetta giunga un nuovo giorno forse un nuovo sposo.

Il serpente travestito da signore entra dentro un negozio

di scarpe.

Buongiorno

Buongiorno risponde la commessa che ha lasciato il marito da poco

Come si va ?

Si va come il vento tra parole senza baffi

Io non porto baffi , ma pantaloni e scarponi

Abbiamo un paio di stivali nuovi , per lei , se vuole provarli

Bene. Faccio un salto in strada , vorrei essere in questi momenti un serpente a sonagli.

Ma cosa dice si segga , non pianga

Io non piango , sono sfortunato

Lei deve vedere me , sono stata lasciata da mio marito

per una donna di malaffare

Peccato , non sa quanto mi dispiace

Lei è cosi gentile

Lei cosi dolce

Vuole darmi il piede

Le do il mio cuore ed il mio piede

Lei mi trascina in un amplesso

Non voglio fare sesso con lei

Cosa dice mi fa arrossire

Mi è simpatica

Lei è dolcissimo

Non provo dolore

Non porto i calzini

Sei come la polvere nel vento

Sono come la sera all’imbrunire

Io un povero serpente travestito da signore per bene


La città è assediata da scarafaggi volanti , ognuno va dove gli pare . Dalle navi giù al porto , si scaricano caschi di banane . Le scimmie sono apprensive , ma non tollereranno la presenza dei scarafaggi in giri . Li considerano dei ladri qualche scimmia dice che hanno la faccia di merda.

Per questo hanno litigato tra loro.

Una scimmia , sorseggia una aranciata

Ehi tu scarafaggio

Che dice a me ?

Si dico a te

Che roba fumi

Fumo pachistano

Fammi provare

Ha un buono odore

Lo comprato in india

Sono perplesso

Fai troppo sesso

Non sono libero di stare da solo nel cesso

Non è una scusante

Come si dice ogni capello torna al pettine

Come liberare aeroplani di carta nel cielo

La città vive un momento difficile

Non sono ingrato di soffocare questo dolore

Non è dolore è il colore della vita

Sono convinto che ci saremmo tanti amanti sussurra tra se

la sposa da sola in mezzo al deserto

Il serpente travestito da signore perbene mette gli stivali di pelle di leopardo

La commessa si abbassa la veste

Il serpente muta forma


Al porto la scimmia è incavolata ha avuto una visione , dopo aver aspirato una bella boccata di pachistano. Ha visto doppio , adesso pensa che la sua vita poteva essere migliore di ieri.

Lo scarafaggio ragiona sulle mille possibilità di fuggire.

Lo scorrere del tempo , contribuisce ad essere migliori a volte peggiori non c’è una morale ne una leva da poter usare per sollevare questo masso di lusinghe , di sesso, di strane domande , imbottigliate dentro un fiasco di limoncello.

La sposa continua ad aspettare il suo sposo. Il serpente travestito sempre da signore perbene fornifica con la commessa . Poi con una signora del piano di sotto dove egli abita . Non c’è una sequenza ne una logica esistenziale , l’ignominia gravida di mille concetti deleteri , assurge ad una esplosione di frasi fatte e forse la fisionomica avrebbe salvato il mondo , avrebbe reso la sposa felice, riversa sul talamo di ottone . Un letto di tre piazze , che aveva ereditato dalla nonna materna . Una brava donna che faceva le pulizie dentro gli uffici dell’ina casa soprattutto nell’ufficio del commendatore Spadarotto noto avvocato del foro di Piacenza.


La sposa continuò ad aspettare sull’orlo di un sogno , ai margini del deserto il suo sposo. Il vile serpente travestito da eroe questa volta , aveva morso una cagna in calore Aveva morso il calcagno ad una signore di mezza età esattrice delle tasse con l’erre moscia sempre pronta a chiedere un conguaglio appropriato sulla condizione popolare dei suoi coinquilini.


Ma la sorte è scabrosa e la sposa stanca dei tanti perché prese a camminare. Ad andare verso la sua storia , verso un nuovo giorno , mentre il serpente veniva schiacciato da un signora grassa che si trovava ad attraversare la strada. Il serpente aveva fatto male i conti e a furia di divenire ora serpente ora signore era finito per essere schiacciato dal tacco della grassa signora. Che indifferente aveva continuato a parlare a telefono con sua madre delle meraviglie del creato. Un cuore batteva nel petto della scimmia e sgranato gli occhi vide la realtà di quella città in cui viveva , prese coscienza di come andava vista, tutto l’incontrario di nulla . Una città ne bella, ne dolce , come l’immaginava lo scarafaggio che di coraggio ne aveva tanto Cosi tanto che ne vendette un po’ alla scimmia che prese a volare per il cielo .


Il mondo è degli audaci

Dici bene scarafaggio

Io t’incoraggio

Io ragiono e fumo

Che mi frega

Non ti importa , ti sei perso una bella cotta

Non sono della stessa idea

Certo è stato un peccato neppure un chiarimento un perché

Cosa vuoi farci, siamo carne da macello

Non sono della stessa opinione

Sono convinto che tu sei nel giusto

Basta con questa finzione

Questa credimi è l’invenzione della felicita

Certo non posso pagare un taxi per andare dove ci pare

Ma hai possibilità di volare

Vorrei andare

Vai allora

Io mi lascio andare, tu non vieni

Non posso io sono un immagine virtuale

Ma tu non sei uno scarafaggio

Io sono la tua ragione

Io vorrei chiederti scusa


La sposa fece un passo indietro, quando seppe che il suo sposo il serpente travestito da signore perbene era morto schiacciato dal tacco della grassa signora. Pianse, si disperò ,preparò la valigia , una volta a casa. Si guardò allo specchio , vide le sue rughe . Ricordo la dolcezza degli attimi che precedevano il suo incontro con l’amato.

Ricordo e inondò il mondo di brutte parole . Alcune andarono in bagno , altre si persero nell’incoscienza degli atti commessi.


Non c’è mai una fine , ne un principio l’amore rimane qualcosa che non si può vedere, ne comprare , ne tanto meno schiacciare sotto un tacco di scarpe. Come fosse un serpente o un pomodoro marcio. La sera venne e la scimmia continuò a volare per il cielo, mentre il serpente fu gettato dentro una fossa . Piccola , stretta quasi oscura , sopra gli fu messa una croce ad uncino ed un breve epitaffio affiorò dalla terra come una nuvola spinta dal vento. Qui giace il mio amore servile , qui giace la mia volontà di rinascere in altre forme ed in altre sostanze.


La sposa fu vista giorni dopo a spasso con una scimmia ubriaca che parlava , parlava , non la smetteva mai di parlare, dietro li seguivano a debita distanza un grasso , scarafaggio vestito da becchino.



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