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Una storia di DomenicoDeFerraro

ELEGIA DI FINE GIUGNO

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3 minuti

Pubblicato il 29 giugno 2019 in Poesia

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ELEGIA DI FINE GIUGNO



L’aria si tinge sempre più dei colore dell’ estate , di sesso a buon mercato di storie che non hanno domani di segrete speranze ,

attraverso lunghe passeggiate. Ascoltando le voci del mondo sparse nel vento in solari mattini .

Nei momenti di sublime riflessione ogni cosa

ritorna in auge ,storie , progetti, amori d’un tempo passato.

Il lungo viaggio attraverso noi stessi, attraverso quell’universo capovolto dentro lo spirito della storia.


Nulla ha un prezzo , nulla viene dopo la morte dopo quello che abbiamo rincorso in quell’attimo utopico in cui ogni cosa trascende il senso delle frasi. L’estate gravida sul davanzale, gravida d’amori senili , d’amori giovanili , d’ingranaggi meccanici che riempiono il vuoto dell’anima.

Cavalcando le chimere d’apollo in mezzo al cielo cinereo, grigi nubi soffocano il dolore nell’animo prigioniero ancor di giorni oscuri.

Camminiamo uniti nel tempo trascorso si sentono le grida ed il pianto

venire da basso , poveri infermi ,vecchi, bambini inermi ,

disoccupati ,deboli e depressi ,sconfitti d’ogni secolo.

Si sente il dolore della città ferita che si trasforma in qualcosa d’indefinibile , in un incubo che svanisce alla luce del sole .


Una morte annunciata dai colori depressi nel senso di quel discorso filologico fornito di baffi neri che esulta a cavallo di un destriero che vola lontano oltre la metropoli , oltre i giorni rimasti, tra rovi di spine tra le fitte luci della notte che desta in noi il sapere d’aver compreso.


Il lungo treno della vita , stazione dopo stazione ,

lascia salire e scendere i viaggiatori d’ogni tempo.

Portandoli con sé verso altre mete , altre terre.

Mentre l’estate esplode in ogni luogo ci si bagna sotto la doccia sognando Copacabana , Rimini, Riccione, in miti antichi in desideri senili

c’è chi cammina distratto alla ricerca di un domani migliore

alla ricerca d’un senso per quel loro vivere , alla ricerca

di idee diverse , di concreti ideali , d’un lavoro sicuro .


Tutto cosi banale , cosi sicuro, estremo come l’amo gettato nello stagno ove i sogni sguazzano , come la parodia delle papere allegre , come le anatre arrostite sulla fiamma del girarrosto. Banale un barlume , avvampa poi si spegne accende l’animo di quel breve dire che s’ode sopra un monte di rifiuti.


Tram dalle lunghe barbe bianche , passano zeppi

d’operai incavolati . Passano con la follia d’ognuno portandosi dietro di sé ogni disgrazia .

Dai grandi palazzi che s’affacciano a strapiombo sulla costa

si percepisce l’ironia della sorte , s’ odono borbottare tra loro dirigenti agghindati a festa , s’ ode la disperazione di qualcuno

che bussa a quella porta .


Sono in tanti a crederci sono in tanti a morire per rime ed altre tentativi di credere , di giustificare l’esempio o il concetto insito nell’intero discorso che non ha senso , neppure un principio basilare dove affiggere quel manifesto al muro.

E i lunghi rami dell’albero della pubblica amministrazione

entrano in quelle misere stanze fioriscono e fan frutti

per poi divorare ogni cosa , ogni tentativo di sopravvivenza.


Vanno lungo spiagge assolate le signore fumando,

vanno su navi con voluttà navigando, vanno le parole narrando gesta e avventure, storie d’ amore cadute in mare , annegate nella gelosia , travolte da un mare in tempesta mentre le navi colano a picco tra le onde gigantesche cangiano forma ed espressione in canzoni ed emozioni. Vorticosi ritornelli estivi , accompagnano così l’ ignaro lettore verso lidi diversi , verso segreti amori , forse verso una nuova stagione via di mezzo tra questo vivere e sognare in altre dimensioni.

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