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Una storia di GioMa46

Questa storia è presente nel magazine TUTT'ALTRE STORIE

ASPETTANDO IL NATALE / 3

Dolci, cannella, castagne e lamponi.

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7 minuti

Pubblicato il 04 dicembre 2019 in Giornalismo

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ASPETTANDO IL NATALE / 3

Dolci, cannella, castagne e lamponi.


“Da Te verrammi colui che dee essere dominatore in Israele, e la generazione di Lui è da principio, dai giorni dell’eternità”. (Michea V v.II – Antico Testamento)

E già le voci si rincorrono da una stanza all’altra festose nel fervore dei preparativi, lontane, sommesse: una chiama l’altra e un’altra ancora, fino a confondersi, come se giungessero dai ricordi. E come dietro i vetri appannati, ogni cosa si perde nell’irrealtà, per divenire oggetto di un desiderio che attraversa il tempo, che forse Natale vuol dire... il passato e il presente nell’affermarsi di antichi ritorni. L’infanzia che mai ci abbandona e che riporta la passata allegrezza, dove ognuno diventa personaggio dello scenario immaginario che s'apre al Natale.

Allora fuori dalla finestra, il paesaggio, il piccolo borgo, la città merlata, il borgo medievale, sono il Presepe di ieri, di oggi, di sempre: alcune stecche di legno, qualche foglio di carta, i colori, le forbici, la colla, le puntine, ed ècco nasce un ruscello di carta stagnola, un ponte di sughero, un albero di stoppa, alcune case di cartone abbarbicate su finte montagne come sospese sotto un cielo racchiuso fra delle tavolette, dove la luna, muta, lascia il posto a una stella che brilla al di sopra di una profonda notte incantata:

“Questa notte, quando la luna spunterà
la cambierò in moneta sonante.
Ditelo pure se volete. Non m’importa
che si sappia.
Per quanto, essa sia un vecchio ricordo
di famiglia”.

È questa una poesia di Jorge Guillén (1893-1984) che ho ritrovata in un vecchio diario che di tanto in tanto apro senza un vero perché, ma forse in segreto lo so, lo faccio per riappropriarmi del significato della festa che il Natale rappresentava per me, per risentire i suoi profumi, riempirmi gli occhi dei suoi colori e la testa di sogni, o forse, solo il cuore di mille piccole illusioni.


Natale vuol dire... ed ecco l’eco ritorna, e limpido, silenzioso, scorre il fiume della vita, che riporta sempre a un altro Natale di molto tempo prima, allorché Cat Stevens cantava “Morning has broken”:

“Morning has broken, like the first morning
Blackbird has spoken, like the first bird
Praise for the singing, praise for the morning
Praise for the springing fresh from the world

Sweet the rain's new fall, sunlit from heaven
Like the first dewfall, on the first grass
Praise for the sweetness of the wet garden
Sprung in completeness where his feet pass

Mine is the sunlight, mine is the morning
Born of the one light, Eden saw play
Praise with elation, praise every morning
God's recreation of the new day

Morning has broken like the first morning
Blackbird has spoken like the first bird
Praise for the singing, praise for the morning
Praise for them springing fresh from the world”.

L'alba è sorta.
L'alba è sorta, come la prima alba / L'uccello nero ha cantato, /come il primo uccello, / Lodate il canto, lodate l'alba / Lodate la frescura che sorge dal mondo. / Dolce cade la nuova pioggia, luce dai Cieli, / Come la prima rugiada, sulla prima erba, / Lodate la dolcezza del giardino umido / Che nasce già completo dove i Suoi piedi si posano. / Mia è la luce del sole, mia l'alba, / Nata dall'unica luce che l'Eden vide giocare, / Lodate dal cuore, lodate ad ogni alba / La nuova creazione divina del nuovo giorno. / L'alba è sorta, come la prima alba / L'uccello nero ha cantato, come il primo uccello, / Lodate il canto, lodate l'alba / Lodate la frescura che sorge dal mondo.

Il ceppo nella tradizione italiana.
Il ceppo nella tradizione italiana.

Natale Contadino

..nella tradizione dell'Italia settentrionale.


Un grosso Ceppo di quercia, veniva messo a bruciare il giorno della Vigilia e doveva durare fino a Capodanno e, in alcuni casi, se l’inverno era rigido più del solito, anche fino all’Epifania. Il nonno lo spegneva durante le ore più tiepide del giorno: «Per farlo durare più a lungo» diceva. E non faceva che rammentarci il significato di quella che egli definiva la più antica tradizione della nostra regione, l’Emilia.

Era così che abbinava la durata di dodici giorni del Ceppo ai dodici mesi dell’anno, cioè al giro che il sole compie intorno alla terra, da cui gli auspici e gli influssi benefici per tutta la famiglia. Era anche solito rammentare la potenza purificatrice del fuoco, che considerava detentore di arcane virtù, da cui l’uso di conservare un po’ di cenere che restava del Ceppo e che poi la nonna usava per chissà quali alchimie nascoste nel bucato.


La memoria rammenta che veniva tagliato qualche tempo prima, e che doveva essere di una precisa grandezza, né più grande né più piccolo, scelto fra i tanti che la vecchiaia aveva ormai essiccato, e conservato appositamente per l’occasione della festa del Natale. Poi, quand’era il giorno stabilito dal calendario, esso veniva deposto su uno speciale alare di ferro battuto e acceso tra la gioia degli astanti, contenti di partecipare a quell’arcano rito.

Noi fanciulli venivamo bendati e fatti girare intorno in un girotondo e, a turno, eravamo invitati a picchiare con le molle il ciocco avvolto dalle fiamme e recitare una filastrocca augurale: l’Ave Maria del Ceppo, alla quale si attribuiva la virtù di far piovere dal cielo ogni sorta di doni.


La ricordo ancora, diceva:


"Ave Maria del Ceppo

Angelo benedetto,

L’Angelo mi rispose,

Portami tante cose."


Il rituale del Ceppo si completava per noi durante la notte della veglia (perché il significato di vigilia in fondo è quello di veglia), quando, per primo il nonno versava un bicchiere di buon vino sul ciocco acceso. Dopodiché a ognuno era permesso di gettare nel fuoco qualche briciola di pane che il fuoco faceva crepitare nel mentre che la fiamma avvolgeva il Ceppo per intero.

Era allora che la luce, scaturita all’improvviso, illuminava le facce perplesse di noi fanciulli e le rughe espressive dei vecchi raccolti tutt’intorno al Presepe nell’angolo in ombra della stanza, dove la favola diventava per un momento realtà. Il 'fatto meraviglioso' della nascita del Bambino, con la sua venuta, stava a suggellare l’antica saggezza contadina, le usanze e i costumi di una tradizione antica che si perpetuava da sempre nei ricordi della gente.


Natale in famiglia.
Natale in famiglia.

Usanze e costumi di una tradizione.


Antichissima e caratteristica tradizione delle regioni del settentrione italiano, ma che troviamo anche in Jugoslavia, in Svizzera e in Belgio, quella del Ceppo riporta alla necessità primaria di scaldare il luogo in cui ci si riuniva per l’occasione delle festività natalizie durante la veglia e la recita delle novene. Il significato originario è però dubbio, seppure se ne riscontri la provenienza pagana dell’aldilà, per cui dare fuoco a qualcosa aveva significato di espiazione, quindi di rinascita.

Al Ceppo venivano attribuite particolari virtù terapeutiche e propiziatorie: in Romagna, ad esempio, si crede che il fuoco del ciocco simboleggi la distruzione del peccato originale e, man mano che il legno si consuma, sia annullata la colpa commessa da Adamo. In quel di Genova, dove l’usanza si è mantenuta fin quasi un secolo fa, un Ceppo natalizio era offerto al Doge (della Serenissima) dalle genti delle montagne vicine con una cerimonia pubblica movimentata e pittoresca chiamata del 'confuoco'.


Per l’occasione il Doge versava vino e confetti sul grande ciocco acceso nella pubblica piazza tra la gioia degli astanti, ciascuno dei quali, prendeva con sé un po’ di brace ardente da portare alla propria casa. In un primo tempo, cioè prima di cadere in disuso per ovvi motivi di carattere pratico e di sicurezza, la tradizione, il rito del Ceppo, e con esso quello più generalizzato di accendere il fuoco per alcune festività riferite ai Santi: San Giovanni, Sant’Antonio, Capodanno, assunse significato di invocazione per la rinascita del sole dopo il buio profondo dei giorni invernali.

Tuttavia, nella mentalità contadina, tutto ciò, resta pur sempre relegato alla notte dei tempi e all’eccezionalità di altri prodigi: “… è come se l’intero mondo degli uomini e della natura attraversi una strettoia, un passaggio rischioso, che pone fine ai mesi trascorsi e inaugura il ciclo delle nuove stagioni” (*).


(continua)



(*)Paolo Toschi “Invito al folklore italiano” – Studium Roma 1963.

Tradizionale Ceppo che arde nel camino.
Tradizionale Ceppo che arde nel camino.

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