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Una storia di DomenicoDeFerraro

MAFALDA LA FUTURISTA

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13 minuti

Pubblicato il 15 giugno 2019 in Fantasy

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MAFALDA LA FUTURISTA


LA REGINA DEGLI ORCHI


Personaggi


Mafalda la regina degli orchi

Elvira una sua amica

La madre di Mafalda

L’Orco Re

Orchetto :Il figlio Di Mafalda





ATTO UNICO



Il sole di giugno ci andato alla testa , ha svegliato in noi un senso atavico che c’induce ad errare per vicoli malsani , suburre bibliche dov’è belle donne amano strani animali , veloci , ratti in preda alla follia verso quel senso che scuote l’istinto . Il peccato ha abortito errori madornali, lungi per vari intendimenti, include un dissapore ed un restare in vecchie ragioni, in falsi miti insiti nella forma che divide l’ essere dal mondo.


Sulla rosa bagnata di sperma, nella canzone che narra l’amore , sulla barca che vaga per il mare in mezzo ai pesci volanti, villano questo cuore s’ unisce in amplessi virtuali ed altre gioie scurrili , migranti verso un baratro di tristezze. E sotto un albero senza nome con un sole che spacca le pietre tremante nella ire di rime elleniche , create per caso , ignare del male. Ora tutto il mondo , gode il senso cristiano l’ esperienza nella bella stagione esplode per odi aulenti in note sincere verso il mare ove si sciacquano le membra sporche dopo la sveltina . L’ orco mostra il corpo villoso , la pietà viene aggredita dalla morte nell’ ore funeste la gente riposa segnata nel fluire per sofismi.


Ed irrefrenabile il piacere che sale per l’utero ingordo lungo il pensare ed incerto dire si specula sulle grazie di te puella fanciulla che sogni sotto il solleone. Ascoltando le belle arie italiche , risuonanti lungo l ‘africo meste e sincere , l’amore ripaga dai torti dal soffrire brutale. Presa per mano la pietra schiaccia la testa della serpe. Ora per lidi sconosciuti per altri borghi, ingnaro del peccato non riconosci chi scende negli inferi portando seco la genealogia della morale cittadina nella legge che imbratta i muri d’ orride frasi. Sulla sponde elleniche passeggi, sulle coste selvagge , viaggiando con la mente in preda ad un risentimento, spulciando, lucidando, contromano crudele rimane il ricordo di un amore venduto.


Voi cercate l’ amore ?

Sono qui che mi spoglio

Fate presto la morte non guarda in faccia nessuno

Io non temo la morte

Sono sola bagnata

Tutti pazzi per lei

Avete comprate caldi conetti

Un panino alla arancia

Un bacio

Un soffio di vento

Sulla riga della mente

Un ciclope che passa

Signore venite

Dove sono l’ ancelle ?

I guerrieri sono pronti

Hai visto Antonio ?

Sono qui che aspetto

Sulla fermata dell’ autobus

Accattatevi ò cocco

Vostra moglie non balla

La signora è malata

E rimasta sotto l’ ombrello

Morire sotto le stelle

Piango al ricordo di lei


La vita di Mafalda è una canzone funesta , una pianta di gioie dalle radici profonde messe nel solco che germoglia vorace con fare bislacco come un fiore cresce scemando nell’ ardore della battaglia. Lei aveva, dopo a lungo viaggiato conosciuto il mondo per ordini saturni con spade conficcate nel cuore con una pietà che esule giace nel petto , cospirante in un desiderio attende di cambiare . Mafalda era bionda e non voleva abortire scappò di casa correndo appresso al suo sogno di bambina , parlando mille lingua alcune sconosciute , semplici come le parole nel vento che entra dentro te stesso. Mafalda indifesa , occhi celesti dal vestito scucito come un cero votivo , come un arancia matura sopra l ‘albero del bene e del male. Mafalda aveva sedici anni quando s’accorse che lo zio il fratello di sua madre l’aveva resa donna poi incita di un piccolo frutto, un piccolo essere fusiforme, figlio della disgrazia , di quella voglia morbosa che riempi il ventre di nuova vita.


Ebbe paura , avrebbe voluto gridare chiedere aiuto ma il mondo non

L’ ascoltava la teneva per santa, infingarda figlia di una scopata di stramacchio nella macchina del capo. Fu costretta cosi ad abortire quel frutto insano , cresciuto improvvisamente nel suo giovine ventre di fanciulla. Un fiore strappato, reciso dalla terra madre un peccato che accoglie un altro peccato cresce , diviene questa storia nel ricordo di una donna e del suo dolore. Era vorace di libri Mafalda di virtù falliche fatta ad immagini di giorni solari , vanno e vengono non si fermano mai , conducono l’ uomo sul baratro della disperazione. Lo rendono come un mostro assestato di sesso sulla porta di un paradiso senza nome. Mafalda provò ad amare un uomo, mille uomini diversi si concesse sotto bianche lenzuola profumate ,ovunque come l’ onda del mare nella risacca che ritorna e porta lontano questo corpo bastonato dall’ ordine delle cose.


Elvira a telefono Mafalda non perdere tempo nei tuoi ricordi

Cara Elvira non ci posso credere non ho il coraggio di tornare a casa

Elvira ci vuole poco a capire come mietere il grano nei campi

Mafalda facile a dirsi il mio odio sfiora la disperazione, mi sento condannata in questo corpo

Elvira :ma dove sei adesso ?

Mafalda : sono a Cinecittà mi hanno ingaggiata come comparsa in un film

Elvira :tutte a te capitano sei stata fortunata

Mafalda : amica mia ho passato un intera notte con l’ aiuto regista

Elvira: era un bel uomo ?

Mafalda : uno schianto pelle abbronzata occhi verdi

Elvira: non prendermi in giro

Mafalda : perché dovrei

Elvira :da piccola eri bugiarda

Mafalda : il tempo è trascorso come un fiume in piena se portato via ogni mia grazia

Elvira: eri così dolce da bambina segnata da quell’ orribile esperienza che mi raccontasti

Mafalda : ero una fanciulla ma sono felice d’ aver maturato presto il mio corpo

Elvira : la strada è diritta stai attenta

Mafalda : giro queste scene alcune di nudo integrale

Elvira :non mostrare troppo la pelle

Mafalda : l’ amore mi consuma

Elvira :sono contenta di sentirti

Mafalda : sai qualcosa di mia madre ?

Elvira :lo vista stamane al mercato

Mafalda: le vorrei parlare , la chiamo ma lei non risponde è diventata sorda ad ogni mio dolore.

Elvira: anche mia madre ha gettato via la maschera ora non mi chiama più piccolina ma si rivolge a me con fare forbito m’intima ogni qualvolta di cambiare casa.

Mafalda: che sfortuna siamo donne disoneste

Elvira: sei la mia migliore amica

Mafalda : il tuo cuore è vicino al mio

Elvira: io sogno con te ti rammento con affetto stai attenta al lupo cattivo

Mafalda : non ho tempo a volte di volare via

Elvira :siamo fatte della stessa sostanza

Mafalda : io amo e mi consumo

Elvira :un vento che passa e riposa nel tempo trascorso


Dopo quella telefonata Mafalda capi che doveva cambiare divenire diversa forse riprendersi la sua vita di come era stata fanciulla di quando giocava sulle gambe dello zio e la madre la sgridava di non dondolarsi troppo. Era la notte che le faceva paura come un treno veloce passa e si porta via ogni dolore compreso il nome che hai.


Cosi dopo aver girato quelle scene di nudo con il sedere al vento preso possesso della sua liberta chiamo la madre per sentire come stava

Mafalda : Ma come stai ?

Madre :Mafalda da quando non ti sento , ogni tanto ricordi di me

Mafalda: Come non potrei

Madre : Eri cosi piccola che non ricordo quando sei cresciuta adesso che non ti vedo da tre mesi

Mafalda : Ma sono circa tre anni che non ci vediamo ho cambiato casa e marito mi sono divorziata e sposata di nuovo e tu non sei venuta alla mia festa di matrimonio

Madre :ero troppo impegnata tuo padre lo conosci mi ha messo un coltello sotto la gola

Mafalda :Madre come stai ? vivi di gioie o dolori

Madre :Non vorrei farti soffrire ma se non ritorni a casa fai bene stai alla larga tuo padre e sempre più pazzo.

Mafalda : Vorrei ritornare per vedere la sorte della nostra famiglia . Mangiare come una volta tutti insieme a tavola con la nonna ubriaca a capo tavola

Madre: Non credere non vorrei rivederti di nuovo tu sei come l’amore perduto senza nome che per anni abbiamo dimenticato cosa fosse per davvero

Mafalda : Sono felice di quello che dici

Madre: Pure io figlia mia , mio fratello ti ha fatto tanto male ti ha rovinata maledetto porco.

Mafalda : E acqua che scorre. Sono ricordi svaniti nelle pieghe del tempo

Madre :io non dimentico e lui a casa mia non lo voglio , neppure morto deve entrare nei miei pensieri

Mafalda : M’illudo di credere che fossimo fatti tutti della stessa materia

Madre: non sono io Mafalda che ti chiudo la porta in faccia e questo sventurato tuo destino

Mafalda : Io vorrei piangere ma non riesco ad uscire dall’oblio dei sensi.

Madre :Faresti bene a cambiare veste, non metterti sempre nuda in posa davanti ad una macchina da presa . Qui in paese tutti sanno cosa fai.

Guardano e ridono sulle tue foto nude. Tuo padre è rosso di rabbia.

Non parla più con nessuno

Mafalda :Avrei un'altra vita lo rifarei .

Mi sento libera . sono bella e mostro il mio sedere a tutti.

Madre :Ti voglio bene , stai attenta e non girare le spalle a nessuno.


Mafalda era licenziosa, sapeva fare l’amore in mille modi diversi, sapeva perdersi in un coito interrotto potevi trovare tutta la storia di Roma, quella bellezza inseguita dai peccatori incalliti che volgono lo sguardo verso terre lontana. Laggiù a quel vialone grigio ove sgambetta la funesta fanciulla , incalliti demoni o altre cose orride al solo vedere Mafalda si beava e tramutava come se tutto fosse normale in bei bigliettoni da venti. Ed ella dopo averli guadagnati , li riponeva sotto la gonna o chiuso nel suo borsellino di coccodrillo che piangeva quando l’aprivi , cantava quando lo chiudevi. E per tutta la notte sotto le stelle potevi amare Mafalda la ghiotta , la lubrica, l’amante irreale di mille commedie segaiole fatte in technicolor .


Mafalda era stata in Africa , sposa del re degli orchi , quest’ultimo s’era perdutamente innamorata di lei . Quando l’orco la vide la prima volta ebbe un erezione priapea che durò tre settimane . Avvinto dall’edera il priapismo non accennava a calarsi , ed il suo baluardo, l’asta sventolava nel mite vento di primavera con la lussuria dei suoi pensieri nei secoli che scorrevano nella voglia cresceva la lussuria . L’orco divenne piccino cosi piccino che sembrava una pulce nera e salterina che ti sorrideva ad ogni passo , incollandosi addosso, ti faceva prudere e ridere a più non posso.

Fu amore a prima vista. Mafalda amò immediatamente l’orco , un uomo villoso brutale, possessivo , sapeva usare la clava come solo gli uomini delle caverne sanno fare . Spaccava con un solo pugno, noci di cocco e reggeva su i suoi muscoli un autotreno. Era di una poderosa forza quell’orco malandrino di nome Gianvito o Tutakamen , ed egli discendeva dai schiavi egizi e sapeva cantare napoletano come pochi africani sanno fare.


L’africa per Mafalda era la madre di tutte le terre, era la savana sconfinata i grandi laghi dove mandrie d’elefanti s’andavano a fare il bagno . L’africa per Mafalda era una sorella , colore ciaccolata , come la sua amica con cui aveva passato cosi tanto tempo su un misero marciapiede. Il ricordo di quella terra brulla e bella rimase a lungo dentro di sé , quando vi giunse sotto il braccio dell’orco Re divenne l’ immagine di tanti sogni messi insieme , un film degli anni cinquanta, un luogo in cui ogni cosa poteva accadere. Mafalda era felice di vivere in africa con l’orco suo marito , che non gli faceva mancare nulla ed era affettuoso con lei . Capace di salire sui i monti del Kilimangiaro alla ricerca di fiori splenditi da regalare alla sua amata. E alla sera si nascondevano sotto le pelle d’antilope e osservavano insieme il cielo africano pieno di stelle danzare nella notte fosca e profonda , calorosa come i baci e gli abbracci che si dividevano e si davano i due amanti poderosi. L’orco sapeva quando ella soffriva, quando era triste, quando voleva volare lontana, andare sulla luna , alla ricerca di nuove avventure. E tutti al villaggio aspettavano da un momento all’altro nascesse un bel bambino nero con i capelli biondi e gli occhi celesti.


Mafalda : Dimmi amore quanti mesi stiamo insieme

L’orco : Non ricordo bene ti ho comprato da un trafficante di cammelli

Mafalda: Che brutte avventure e quanti ladroni

L’orco: Adesso tu sei solo mia e quando dico mia , dico mia

Mafalda Non additarti tutto può accedere potresti sentirti male

L’Orco : Mafalda sei diventata più grassa

Mafalda : Vorrei cavalcare il senso delle frasi per farti capire quanto ti amo

L’orco : Noi orchi non capiamo molto dell’amore di voi uomini per noi importante donna sia sempre disponibile.

Mafalda : Un padre come te sarebbe bello

L’orco : Stamani ho sgozzato tre galline

Mafalda : Che orrore non capisci quanto ti dico amore

L’orco: Io non capire parola amore , buona a spalmare sul pane

Mafalda : Sei brutto ed egoista.

L’orco: Mi fai ridere io ti riporto dal trafficante ti scambio con cammello

Mafalda: Dopo che ti ho servita dopo che ti ho tanto baciata mi faresti questo affronto.

L’orco: Noi orchi non siamo buoni cristiani ,poco umani, troppo animali

Mafalda : Non dire più quello che hai detto mi fai piangere

L’orco : stasera andiamo mangiare coniglio bollito da mamma orca

Mafalda : Non voglio venire sono stanca di mangiare coniglio bollito voglio ritornare in Italia

L’orco : Non puoi sei solo mia

Mafalda .: Dio mi sia testimone se non ti faccio becco

L’orco : Mafalda non girare la frittata ,mettiti il vestito buono

che t’accompagno dove vuoi. Non dimenticare che hai sposato il re degli orchi . Le mie ricchezze non hanno pari . Sono l’orco più ricco al mondo.

Divento cattivo se voglio.

Mafalda: Orco mio , vero è le tue ricchezze mi hanno fatto innamorare di te . I tanti regali Gioielli e cene a lume di candela. Viaggi verso paradisi artificiali. Si è vero di nulla mi hai fatto mancare. Ma ora tu sai cosa voglio.

L’orco : Lo sai che lo desidero più di te. Un figlio da una donna di malaffare come te che libidine, che ossesso , questo sesso mi sconvolge , mi desta la verga , mi mette di buon umore.


Mafalda in fondo è il senso di ciò che tutti noi siamo , di ciò che potremmo essere nel divenire per rime ed altri sortilegi in leggende inenarrabili, senza pieta scolpite nel marmo. Anche Mafalda era una donna ed una madre in lei si celava l’amore quello vero, quello che fa soffrire , ridere, alzarsi di mattino presto e gridare al mondo come sei bella vita. Mafalda la grassa l’incapace, l’entraineuse, la coniglietta , la soubrette quella che la da, la vende la regala , la dona , la gira, la canta, innamorata di un orco ricco più ricco del presidente degli stati uniti.


Quando nacque il piccolo orchetto era un architetto nato un piccolo galetto bollito , un amore nero con tanti capelli biondi e grandi occhi celesti. Sapeva parlare dire babbo orco e mamma . Sapeva cantare vita mia e tutte le tribù tutti gli abitanti dell’africa corsero al capezzale della Mafalda ad adorare il figlio del re degli orchi. Una folla enorme tante gente, tanti orchi con archi e frecce con singhiozzi, con pochi capelli , orchi di ogni parte del mondo si radunarono e cantarono alleluia , alleluia , gloria al figlio del re degli orchi.



Era stupendo vedere quella benedetta famiglia l’orco non stava più nella pelle , scorreggiava a più non posso e Mafalda accarezzava quel suo figliolo cosi bello con quei grandi occhi azzurri colore del cielo d’Europa . Ed una profezia s’avverava con la nascita di orchetto , l’orco umano prescelto dal fato che avrebbe guidato uomini ed orchi verso una nuova terra . Orchetto avrebbe portato pace tra uomini ed orchi , rendendoli fratelli nel suo sangue. Una profezia , un racconto che veniva narrato e tramandato dall’origine del mondo, il giorno in cui un nuovo orco sarebbe nato, il male sarebbe stato sconfitto, non ci sarebbe state più guerre tra orchi ed uomini ed i demoni che governano il destino degli uomini avrebbero incominciato a riflettere , ragionare su loro operato. La ragione avrebbe vinto l’istinto animale. La scienza sarebbe trionfata e l’ignoranza sarebbe stata gettata finalmente dentro una fossa con le mille , mille disgrazie passate . Una nuova stagione era alle porte ,prendeva vita dai tanti racconti orali narrati nelle notti africane.




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