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Una storia di IBonamiciFredducci

Questa storia è presente nel magazine STORIE INTERESSANTI (?)

Il Supermercato

134 visualizzazioni

10 minuti

Pubblicato il 06 dicembre 2020 in Fantascienza

Tags: #incubi #robot #tecnologia #thriller #trip

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Stava facendo la spesa: adorava quel supermercato ed adorava fare la spesa.

Era di buonumore: il cielo plumbeo e il vento freddo, per lei, equivalevano al sole così forte da bruciarti le retine ed ai 40 gradi che tanto piacciono alla maggioranza dei Sapiens.

Lei non aveva ancora compreso che accidenti ci fosse di bello in un sole ed una temperatura tali da sfiorare l’inabitabilità del pianeta e nemmeno si sforzava di farlo, comunque.

In quel momento si trovava in fondo al supermercato, col carrello pieno, davanti alla corsia dei detersivi: un detersivo per il bucato a mano, poi qualche pacco di patatine nella corsia accanto, magari qualche bibita nell’ultima corsia e poi via alla cassa per i telecomandi, sperando di evitare la rilettura.

Stava giusto pensando a quanto fosse stressante la rilettura (non perché fottesse roba, ma perché le urtava il sistema nervoso smontare le buste che così accuratamente e precisamente aveva riempito), quando ci fu uno sbalzo di tensione: le luci del grosso edificio si affievolirono, poi fecero un lampo a tutta potenza e tornarono normali nel giro di qualche secondo.

Era il terzo sbalzo di tensione nel giro di una ventina di minuti.

Il primo sbalzo mentre litigava con le buste per prendere la verdura fresca, così complesse da aprire che probabilmente le ha progettate un sadico nazista.

Il secondo sbalzo mentre rivolgeva uno sguardo imbarazzato ma lusingato ad uno del reparto macelleria.

Ah...quel ragazzo del reparto macelleria…

Alto quasi due metri, due spalle gigantesche, occhi talmente scuri da sembrare neri, messi in risalto da un paio di occhiali non troppo vistosi e per niente tamarri, che gli davano una irresistibile aria da intellettuale: lei trovava maledettamente sexy il contrasto tra aria da intellettuale e fisico da atleta.

Era certa che facesse nuoto. Quello era un corpo da nuotatore.

Lui stava sistemando nel banco frigo una tonnellata di confezioni di scamerita, e lei si trovava a circa 3 metri di distanza: aveva appena preso una confezione di macinata di magro.

Lui le aveva sorriso da sotto la mascherina e lei se ne era accorta lo stesso senza problemi: gli occhi comunicano una valanga di cose.

Con in mano quella confezione di macinata di magro gli aveva risposto abbassando un attimo lo sguardo, per poi rialzarlo in direzione di quei grandi occhi scuri, comunicando un leggero disagio ma soprattutto compiacimento e soddisfazione: in quel momento c’era stato il secondo sbalzo di tensione e tutte le lampade si erano spente per una frazione di secondo.

Non aveva nemmeno fatto in tempo a farsi una fantasia piuttosto sconcia su quel ragazzone del reparto macelleria e su se stessa che, approfittando del buio, si lanciavano in uno dei banchi frigo piani zeppi di carne ed iniziavano a toccarsi, perché l’illuminazione era tornata ok praticamente subito.

Aveva riposto con cura la macinata in uno dei sacchi ed era andata per la sua strada, passando oltre il ragazzone spingendo con finta indifferenza il proprio carrello, percependo chiaramente quei grandi occhi neri fissi sul suo fondoschiena per almeno 5 lunghissimi secondi.


Il terzo sbalzo in quel momento, di fronte alla corsia dei detersivi…

Andava in quel supermercato fin da piccola e poteva giurare che una cosa così non fosse mai capitata e l’unico fatto da ricordare fuori dall’ordinario era la temporanea morte dell’impianto di condizionamento, un paio di anni prima: dovette fare la spesa con una temperatura interna prossima a quella del sole ed uscendo letteralmente madida, provando pena per chi lì ci lavorava e avrebbe dovuto restarci per svariate ore (a nulla era servito spalancare tutte le uscite di emergenza per cercare di creare un minimo di ventilazione).

Mentre ricordava di quel giorno con i condizionatori morti, ci fu il quarto sbalzo...che non fu uno sbalzo perché le luci si spensero completamente e il supermercato fu avvolto da una inquietante penombra: non fu oscurità totale per la luce che filtrava dalle vetrate della facciata, che comunque a fatica arrivava dove lei si trovava, ovvero dalla parte opposta. Entrò in funzione l’illuminazione di emergenza, ma i rumori di fondo di tutti i frigoriferi svanirono, creando un silenzio spettrale.

Qualcuno si lamentò.

Qualcuno bestemmiò.

Un addetto del reparto pasticceria si rivolse alla collega dietro il bancone: -Hai visto che romantico??- e quella rispose: -Sì, guarda: ora vado a prendere delle candele e le sistemo qua sopra, così lavoriamo con ancora più atmosfera!!!-

Lei alzò le spalle, depose con cura il sapone per il bucato in una delle sue fedeli buste e fece per spostarsi nella corsia delle patatine (una intera corsia, lunga decine di metri, solo di patatine!!!), quando un suono che non si aspettava la bloccò…

Vetri infranti. Un suono fortissimo.

Le vetrate della facciata erano antiproiettile: chi mai sarebbe riuscito a fracassarne una...e perché?

Anche se qualcuno, in preda all’ansia per il blackout sfociata in attacco di panico per il blocco di tutte le porte elettriche scorrevoli che avrebbero permesso di abbandonare l’edificio, si fosse lanciato contro una delle vetrate non avrebbe ottenuto nulla, se non un comico e doloroso rimbalzo!

E poi, mimetizzate nelle vetrate, si trovavano diverse uscite di sicurezza proprio da usare nel caso di blocco delle porte scorrevoli (le stesse uscite che erano state spalancate in quel lontano giorno con l’impianto di condizionamento KO)!!!

Qualcuno doveva aver sfondato un vetro per entrare, e non per uscire!!!!

Cercò di allungarsi per sbirciare lungo la fila delle vetrate, che coprivano il supermercato in tutta la sua larghezza, ma non riuscì a vedere nulla perché si trovava troppo lontana e troppo defilata.

Un altro intenso rumore di vetri infranti, stavolta proveniente molto più lontano alla sua destra, ovvero nella zona da dove si entrava, presso il reparto ortofrutta (dalla parte opposta a dove si trovava lei).

Qualcuno gridò: era una voce maschile, un grido di terrore che terminò di scatto.

Seguirono altre grida...e tutte smettevano di colpo.

La gente iniziò a gridare in posizioni più vicine a lei e fu allora, dopo che una donna sulla cinquantina le sfrecciò accanto con una velocità che nemmeno Usain Bolt, permessa da una evidente scarica di adrenalina, che lei si rese conto che non c’erano solo le urla, ma anche altri suoni.

C’erano sì le urla ed il casino provocato dal fuggi fuggi, ma anche passi particolari, passi che non erano dei clienti o dei lavoratori del supermercato: passetti, passetti meccanici. Zampettio. Zampettio meccanico. 4 zampe.

-Ma che cazzo...-

Conosceva quei suoni.

Era stata una delle poche ad apprezzare “Metalhead”, il breve episodio postapocalittico in bianco e nero della quarta stagione di Black Mirror.

Aveva adorato “war of the worlds” nella sua ultima veste, nella serie con Gabriel Byrne.

Adorava Spot, di Boston Dynamics…

Era follemente innamorata di Unitree A1, il robocane cinese dal costo di circa 10.000 dollari, molto più agile, veloce ed autonomo di Spot...

Mormorò: -Robo...robocani???-

Un altro urlo, spezzato.

-Robocani come in Metalhead, come in “war of the worlds”...robocani come Spot ed Unitree A1????-

L’inconfondibile suono di zampettio elettrico si avvicinò. Alla sua destra…

La corsia accanto, alla sua destra: uno dei robocani doveva trovarsi lì...in mezzo ai surgelati!

-Ok...- pensò, stupendosi di quanto fosse lucida e relativamente tranquilla.

Il suo respiro era un po’ accelerato ed il cuore batteva un po’ più forte; ma niente di eccezionale.

Si disse, ovviamente pensandolo e non parlando ad alta voce: -Cos’è che hanno in comune i robocani Spot ed A1, gli unici reali, e quelli di war of the worlds e Metalhead? Non si arrampicano! A1 è agile e molto veloce, ma manco lui si arrampica! Non si arrampicano, cazzo! Devo salire in cima a sto scaffale!!!-

Immediatamente iniziò ad arrampicarsi, cercando di fare il meno rumore possibile per non attirare il robocane, ma non aveva fatto i conti con un maledetto flacone di detersivo Chanteclair igienizzante che, probabilmente appoggiato un po’ troppo in cima alla mensola da un o una cliente di altezza ridotta che voleva acquistarlo ma poi si era orientato/a su un prodotto concorrente, volò per terra senza che nemmeno lei lo sfiorasse: bastò far presa sul ripiano con il piede sinistro per farlo cadere.

Il flacone sbatté sul pavimento con un tonfo sordo e meno forte di quanto lei potesse aspettarsi, ma lo zampettio si arrestò per un istante, per poi riprendere più velocemente ed avvicinarsi: quel robocane se n’era accorto!!!!!

Con uno slancio che non pensava possibile per il suo corpo, fu un cima allo scaffale in un lampo, e si sdraiò cercando di acquattarsi il più possibile. Non erano scaffali con un “tetto”, ma la gigantesca fila di scatole di “kit panettone + spumante” sullo scaffale della corsia adiacente era perfetta per sdraiarcisi!

Lo zampettio era sempre più vicino.

Dalla sua postazione a 2,5 metri di altezza lo vide: era realmente un robocane.

Ricordava davvero molto Spot di Boston Dynamics sopratutto per le dimensioni, e da lui differiva principalmente per il colore grigio scuro opaco e per uno strano rialzo lungo il dorso: una specie di piccola cresta che a lei fece pensare al Rhodesian Ridgeback.

Il robocane con la cresta percorse la corsia a bassa velocità, emettendo rumorini elettronici che le fecero capire che stava analizzando la situazione. Si fermò a pochi centimetri dallo Chanteclair caduto e lo osservò ancora per un po’, emettendo altri suoni strani.

Il robocane si voltò zampettando un po’ assurdamente (non aveva una testa che poteva girare, proprio come Spot) verso lo scaffale, per comprendere da dove fosse caduto quel detersivo…

In quel momento, chissà come mai, a lei venne in mente un commento ad un video su YouTube che vedeva proprio Spot come protagonista, e che l’aveva fatta ridere tantissimo: diceva “Now i know how i'm gonna die”.

Si mise a ridere. Pensando a quel commento che l’aveva fatta morire dalle risate e, senza poterci fare nulla, scoppiò a ridere come una matta! Si mise una mano sulla bocca dopo un paio di secondi, mormorando “cazzo…” e tornando a guardare il robocane misterioso: puntava nella sua direzione.

Quella inquietante macchina abbassò le zampe posteriori e si mise seduto proprio come un cagnolino, fissandola.

La strana gobba sulla schiena si alzò: era un’arma che si estese e la puntò: una luce bluastra veniva emessa dalla punta e lei comprese subito che si trattava di un cannoncino laser.

Si voltò per controllare la corsia opposta (quella dei surgelati), pronta a balzare lì...ma notò che un robocane identico a quello che stava per spararle lo piantonava.

-Quel commento aveva proprio ragione...-

Sospirò, e si lasciò andare ad un’altra risata fragorosa…


-Hey, tutto ok???-

Si scosse con violenza, percorsa da un brivido. Il supermercato era ancora in penombra e solo l’impianto di illuminazione di emergenza era attivo. Ai suoi piedi c’era un flacone di Chanteclair e, davanti a lei, il ragazzone del reparto macelleria che la fissava con aria preoccupata.

-Io...beh...oh...- borbottò sgangheratamente come se si fosse dimenticata come si fa a parlare, guardandosi intorno in cerca dei robocani assassini.

Il ragazzo le si rivolse con un tono di voce dolcissimo e molto calmo: -Eri in piedi qui, immobile e con lo sguardo vitreo: stai bene?-

-Io, io credo di sì. Cavolo...stavo...stavo sognando ad occhi aperti?-

-E che sognavi? Dai, vieni con me che ti porto fuori: stanno evacuando l’edificio. Ci sediamo fuori e mi racconti-

-Ok; ma la spesa?- -Lascia qui il carrello: appena l’impianto elettrico tornerà ok ti accompagnerò a prenderla-

Si incamminarono verso la luce che si vedeva lontana, verso le vetrate della facciata.

Si sentì uno zampettio meccanico in lontananza...


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