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Una storia di GeorgeDebilatis

LUPUS IN FABULA

I CAPITOLI, I CAPOVERSI , LE CONCLUSIONI  FOTTUTE

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3 minuti

Pubblicato il 06 febbraio 2020 in Avventura

Tags: #notte #penombra #sole

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Nella libreria iniziò con uno sguardo d'insieme,
per assorbire tutte le emozioni positive che lo
sovrastavano. Come per certe persone anche solo

entrare in chiesa è un'esperienza mistica, così

per Elia Righi assorbire l'odore delle pagine era

una dichiarazione di fede.
Non ricordava quando era nato precisamente
quel feticismo da stampa, quella dedizione
da storie; del resto era sempre stato un accanito
lettore, però mai si era legato fisicamente all'edizione
di un tascabile, alla brossura di un classico.


Ora lo stava facendo. Azzardò alcuni passi attraverso

gli scaffali e lasciò cadere gli occhi su tutte quelle
copertine e titoli in tre quarti, rimase come stordito
dai colori e dall'impostazione grafica.

Era, in ultimo, un drogato da inchiostro, e si fermava

ad annusare le pagine ed ad aprire attraverso una

micro fessura i romanzi e i racconti, per non sciuparli

nemmeno lievemente e intuire, attraverso le poche

parole lette, l'impostazione di tutta un'opera.
Gli piaceva il mistero e l'aria cospirativa di quelle
pubblicazioni, come se facesse parte di una ristretta
élite di segreti cospiratori.


Uscì dopo un'ora, carico di libri e con un sorriso
da un orecchio all'altro. Era felice, anche se sapeva

che a casa stava ad attenderlo, come un avvoltoio

appoggiato su un ramo, la moglie super depressa

e stranita e un figlioletto pesante di due anni, Mattia.

Ma Elia non aveva adesso la mente per queste cose.

Issò tutte le sue prede in macchina e avviò il motore,

godendosi la frescura della serata primaverile. Per non

tornare subito a casa, e godersi quegli attimi stupendi di

libertà, fece il giro più largo possibile. Ma poi fu costretto

a dirigersi, per forza, alla sua abitazione, e quando vi entrò

erano le nove di sera.


Subito intuì che qualcosa non andava dal calore innaturale
che si spargeva per le sale. Qualcuno aveva acceso il
caminetto malgrado fosse aprile inoltrato, e il freddo fosse
un ricordo fastidioso e ammuffito.
Non solo: insieme alle ondate bollenti arrivava anche
qualcos'altro: un lezzo fastidioso e penetrante di carta

bruciata, un odore di capitoli mandati in fumo.
Elia come una freccia si lanciò nel salone, e qui il suo cuore
si arrestò per qualche frazione di secondo nel vedere lo
strano spettacolo che gli si parava davanti.
Marta, la giovane moglie stava di fianco al fuoco, scoppiettante,
e ammassava libri su libri della sua collezione privatissima,
per gettarli, pressoché libidinosa, tra le fiamme.

L'uomo non poté trattenersi dall'urlare.

Un grido lancinante e terribile. Come se un'atroce tortura
fosse stata, alla fine, messa in opera sul suo fragile corpo.
Si scagliò, vedendo rosso, sulla moglie senza avere nemmeno
il tempo di stupirsi. La prese per il collo, e la piegò di lato
scagliando con un piede la restante pila di libri sul pavimento,
e lontana dalle minacciose ed esacerbate lingue bollenti.
Poi cominciò a vedere nero: la moglie sporgeva la lingua,

e sibilava mentre lui la stava strozzando, senza pietà

né ripensamenti.

Fu il bimbo a riportarlo alla realtà. Arrivò piangente nella sala
e riuscì, solo con i suoi occhietti bagnati, ad arrestare la furia
cieca di Elia Righi.
Questi mollò la donna, che cadde pesantemente al suolo,
senza un lamento. Lui, per alcuni istanti, restò ansante
e tremebondo in piedi, iniziando a realizzare la verità che gli
si muoveva sordida, intorno, e prendeva orribilmente forma.

Buona parte del suo patrimonio spirituale e fisico, i suoi libri,
era andato in fumo per colpa di quella pazza sciagurata.

Strinse i pugni fino a farsi sbiancare le nocche delle dita,

ma si trattenne.

Poi raccolse il bambino piangente. Si sedette su una poltrona
tenendolo in braccio. Mille pensieri gli frullavano per il capo,
ma un unico, gigantesco nodo gli stringeva la trachea.
E, alla fine, questo fu tanto forte da fargli sgorgare lacrime
a dirotto dagli occhi. Così mescolò le sue gocce salate
a quelle, isteriche e terrorizzate, del figlioletto, mentre
Marta cominciava a risvegliarsi dal sonno della coscienza,
e dalla gelosia. Ma solo come una lucertola ubriaca viene
fustigata all'improvviso dalla luce. Senza costrutto, né
illuminazione.


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