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Una storia di utente_cancellato

Una noce è meglio di niente

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9 minuti

Pubblicato il 12 marzo 2019 in Altro

Tags: #allegoria #spiaggia #tradizione

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Un uomo di mezza età, anche se lo si sarebbe detto più vecchio, stava seduto concentrato, con la fronte corrugata in molte rughe, a osservare il ragazzino che gli stava di fronte, insolitamente austero. Dietro di lui il mare si scuoteva tranquillo col suo morbido fruscio, il sole scaldava la sabbia come ogni giorno e la giungla si ergeva, maestosa e segreta, alle sue spalle. La moglie era commossa e teneva le mani sul petto, in silenziosa attesa.

«Sono pronto, padre.»

«Lo sei?»

«Certo.»

«Perché anche se oggi entri nell'età adulta, non devi sentirti infallibile.»

«Lo capisco bene.»

«Allora siediti.»

Il ragazzino si sedette sulla sabbia di fronte a suo padre, così come aveva fatto molte volte per chiacchierare, ascoltare favole, dividere i pasti. Le altre famiglie se ne stavano sedute qua e là come loro. Qualcuno li guardava e sorrideva. Sapevano che era un momento importante quello del passaggio di consegne tra un padre e suo figlio.

«Ascolta, figlio mio. Sicuramente lo sai già da tempo, visto che i giovani sono sempre molto curiosi, ma è giunto il momento, finalmente, che io ti riveli il segreto della vita. Tante volte ci si chiede: che cosa faccio io al mondo? Perché sono nato? Ma tu lascia stare la filosofia, mio caro, e pensa a ciò che c'è da fare per essere un uomo. Come mio padre l'ha fatto con me, e suo padre con lui, io ora dirò a te quanto devo. E un giorno, tu lo farai con tuo figlio.»

Il viso del ragazzo era rigido ed emozionato. Voleva tanto essere degno del momento.

«Sono pronto.»

«Bene. Quello che devi fare ora è... » l'uomo prese da davanti a sé un grosso uovo marrone e peloso e lo mostrò al ragazzino «Trovare una noce di cocco.»

Il ragazzo annuì. Se lo aspettava. Prese un lungo respiro, poi si alzò. Ma si bloccò.

«Come deve essere? Non ne abbiamo mai parlato.»

«Giusto. Direi matura, bella scura. Cerca bene: talvolta ce n'è una sotto la sabbia. Una che nessuno ha mai toccato. Oppure guardati attorno. Magari ne puoi trovare una buona lasciata da qualcuno che è morto o che aveva strane idee per la testa. L'importante è che sia bella scura.»

«Scura.»

«Sì. E deve piacerti, se possibile.»

«D'accordo.»

Il ragazzo si mise a correre in giro per la spiaggia cercando qua e là e chiedendo alle persone che incontrava e alle donne che lo guardavano compiaciute facendogli mille complimenti. Dopo un bel pezzo tornò dal padre trascinando i piedi nella sabbia calda, senza noce.

«Niente da fare pa'. Non ne ho viste di belle scure. Una c'era anche, ma era piccolina.»

«Nessuna? Hai guardato bene?»

«Sì, ma certo.»

«Cerca ancora.»

Il ragazzino sbuffò e tornò a gironzolare.

«Povero figlio mio» disse la donna avvicinandosi al marito.

«Eh, lo so. È dura a quell'età» confermò l'uomo. «Ma abbi fiducia: è un ragazzo in gamba.»

Dopo un'ora tornò ancora da suo padre che lo aspettava seduto con le gambe incrociate e la barba mossa dalla brezza del mare.

«Niente» disse il ragazzo con le lacrime agli occhi. «Sei deluso?»

L'uomo chiuse gli occhi e sospirò in silenzio mentre la madre chinava il capo.

«Ma no, ma no.» disse suo padre riscuotendosi «Non è così facile, dopotutto. Ma senti, cerca una noce di cocco che sia buona per te. Ma trovala prima di sera!»

«E se non ne trovo nessuna?»

«Va bene una qualsiasi, intanto. Poi vedremo. Quella scura e piccolina?»

«Non c'è più. L'ha presa il figlio di Carletto il Moro.»

Il padre scosse la testa.

«Pazienza, va' a cercarne una, dai.»

Il ragazzino tornò dopo poco con una noce di cocco sbiadita con la peluria stropicciata e secca. Il suo sguardo tradiva una certa delusione.

«Ecco.»

«Bravo, ragazzo!»

«Bravo, amore!» fece eco la madre.

«Ora sono più tranquillo» riprese il papà «Vedrai che poi ne troverai una migliore, ma questa va benissimo per fare pratica. Anzi, è pure meglio. Così ti abitui ad una brutta e quando ne avrai una buona sarai anche più felice.»

Il ragazzo ritrovò il sorriso e si sedette davanti al padre con la noce tra le gambe.

«Ora» cominciò l'uomo fissando lo sguardo negli occhi del ragazzino «dovrai badare alla tua noce di cocco.»

«Ok. Per quanto?»

«Beh, fino alla fine.»

«Che fine?»

«Della tua vita. Devi guardare la noce di cocco per il resto della tua vita. La guardi, ogni tanto la giri e te ne prendi cura.»

«Davvero? Tutto qui?»

«Sì, certo. Cosa ti aspettavi?»

Il ragazzino rimase un po' in silenzio mentre la madre annuiva. Già, che cosa si aspettava? Lo sapeva che suo padre era sempre lì con quella noce di cocco. Si guardò attorno e solo allora notò che tutti gli adulti erano seduti e avevano una noce di cocco davanti. Solo i ragazzi e i bambini se ne andavano in giro per la spiaggia.

«Papà?»

«Sì?»

«Ma non sarebbe meglio fare qualcos'altro?»

«E cosa? Qui sulla spiaggia c'è solo sabbia. Vuoi guardare la sabbia come uno senza una noce?»

«No, no. Ci mancherebbe.»

«E allora vedi? Non c'è altro.»

«E la giungla?»

«Ma cosa sei, pazzo? Lo sai che chi entra nella giungla muore?»

«Sì, certo. Ma se fosse come le storie che mi raccontavi? Che ci vuole coraggio e che poi questo viene premiato? Che devi crederci e scoprire le meraviglie oltre gli alberi? Che allora le noci non ti servono più?»

«Non sei più un bambino. Smetti di credere a quelle favolette.»

«Sì, ok.»

Scese la sera e poi la notte. La gente della spiaggia dormiva tranquilla sotto le stelle, dimentica delle sue preoccupazioni. Qualcuno sbirciava la volta scura e puntellata di luci, ma poi tornava a riposare, perché, al mattino, ci sarebbe stata una noce di cocco a cui badare.

Il sole li svegliò salendo dalla linea dell'orizzonte. Il ragazzino aprì gli occhi sentendo le risate e le grida dei bambini e guardò la sua noce di cocco. Era ancora più brutta del giorno prima.

«Buongiorno ragazzo» disse suo padre accarezzando la sua noce «Dormito bene?»

La madre era andata a cercare qualcosa da mangiare, come tutte le donne.

«Ho male alle ginocchia e questa noce mi fa schifo!»

«Non lo puoi dire! Pensa a quelli che non ce l'hanno.»

«Beati loro!»

«Ma che dici? Senza una noce di cocco non sei nessuno, lo capisci?»

«Ma no che non lo capisco! Che senso ha tenere d'occhio una stupida noce? Perché lo facciamo?»

«Come perché? Lo fanno tutti.»

«Sì, ma perché?»

«Tu sei ancora giovane. Come te tutti quanti si sono ribellati in gioventù. Anche se, devo dire la verità, quando ero giovane io di noci ce n'erano molte di più e più belle. Erano altri tempi.»

«Ma chissenefrega delle noci! Io non voglio guardare una noce di cocco.»

«Tu devi fare quello che ti dico io.»

«Perché?»

«Perché io so cos'è meglio per te. Voi ragazzi pensate sempre di avere ragione.»

«E voi grandi no?»

«Noi grandi ce l'abbiamo perché abbiamo esperienza. Devi fare quel che c'è da fare, figlio mio. Tieniti lontano dai problemi e dalle preoccupazioni con la tua bella noce di cocco. Come ho fatto io e mio padre prima di me e... »

«Suo padre prima di lui. Lo so, lo so. Ma questo ti ha reso felice?»

«Come? Ma sì, certo. Anch'io avrei voluto vedere la giungla da ragazzo, ma sono sogni da bambino, fantasticherie. Non è il caso di seguirle. Proprio no.»

«E allora perché tutte le storie parlano della giungla?»

«Perché sono fatte per emozionare.»

«La vita invece è fatta per le noci di cocco?»

«Oh, piantala! La felicità non esiste e noi dobbiamo guardare le noci! Tutto qui. Non c'è un perché o un ma. Farai quello che ho fatto io, punto e basta! Poi dalla giungla non è mai tornato nessuno.»

Il ragazzino montò il broncio. Dopo poco, però, tirò su col naso e riprese:

«Non hai mai pensato che non è mai tornato nessuno perché chi è andato nella giungla ha trovato qualcosa di meglio?»

«No. È perché sono morti.»

«E tu come lo sai?»

«Lo pensano tutti qui.»

«E loro come lo sanno?»

«In qualche modo lo sapranno. Poi lo diceva anche mio padre. Se così tanti pensano la stessa cosa, non possono sbagliarsi tutti, no? O sei l'unico ad avere ragione?»

Il ragazzino scrollò il capo e gridò. Poi si riprese.

«Bene» disse. «Io vado a vedere coi miei occhi.»

«No! Ti prego, no! Puoi buttare quella noce di cocco se non ti piace! Per un po' guarderemo la mia assieme, poi magari ti do questa o te ne cerchi una nuova, più bella! Ma non andare nella giungla!»

«Anche la tua fa schifo, pa'.»

«A me piace abbastanza. È una buona noce. Poteva andarmi peggio come a Giovannino il Maculato.»

«Tu ne hai mai cercata una più bella della tua?»

«Non potevo. Dovevo stare qui a guardare questa o me l'avrebbero rubata.»

«Quindi potrei non trovarne mai una migliore nemmeno io?»

Il padre strinse le labbra e annuì con amarezza.

«Il rischio c'è. Più passa il tempo... »

«Basta.»

Il ragazzino si alzò in piedi e strinse i pugni.

«Quando ero piccolo dovevo fare ciò che mi dicevate tu e la mamma perché non conoscevo nulla del mondo. Io pensavo che diventare grande significasse poter finalmente decidere cosa fare e dove andare, visto che me l'avete sempre impedito. Invece scopro che è una gabbia peggiore dell'obbedienza. È la stupidità di accettare la tua noce al posto della possibilità di essere felici.»

«Ma quella è solo una chimera!»

«E quella è solo una noce! Addio papà. Salutami la mamma.»

Il ragazzino si voltò e, camminando in fretta, sparì tra le foglie verdi e i tronchi curvi delle palme.



La sera la mamma piangeva e il padre era passato dalla tristezza alla rabbia. Proprio a loro era dovuto capitare un figlio tanto sciocco?

I vicini li osservavano e mormoravano.

«Poveracci» disse Carletto il Moro alla moglie. «E pensare che sembrava un ragazzo tanto in gamba».

«Sì, era sempre allegro e spiritoso. Cantava anche molto bene» confermò la donna.

«E ora se n'è andato nella giungla anche lui» sbuffò l'uomo coricandosi vicino alla sua noce di cocco. «Ma come si fa a rischiare tutto nella giungla. Che se va bene, per carità, sarà pure molto bello, ma se non c'è altro che la morte? Follia.»

«Già» disse la donna sdraiandosi lì di fianco. «Almeno una noce, ce l'hai di sicuro» sussurrò.

Poi l'oscurità avvolse la spiaggia e tutti, chi prima, chi poi, si abbandonarono ad un sonno tranquillo.




FINE




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