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Una storia di OrnellaStocco

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Oggi respiro

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5 minuti

Pubblicato il 07 settembre 2018 in Altro

Tags: #sfidacreativa

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A quanti di voi, la mattina appena svegli capita di pensare: oggi potrebbe essere il mio ultimo giorno di vita.

Questa cosa io la penso tutte le mattine, da quando il mio primo giorno di vita ha rischiato di essere anche l’ultimo.

-Non sento piangere il bambino, che cosa sta succedendo?

-E’ una bambina. Signora purtroppo sua figlia non respira, aveva il cordone ombelicale intorno al collo, è cianotica ma non disperi, vedrà, ce la farà, è una bella bambina robusta.


Medici e ostetriche si stavano affaccendando attorno al tuo corpicino violaceo. I loro volti erano contorti in una smorfia tetra. Quante volte mi è capitato di vedere quelle espressioni disperate! Quel giorno, il giorno in cui tua madre è stata colta dalle doglie, ero, come al solito, piuttosto indaffarata. Succede sempre così quando mi trovo a passare per gli ospedali. In realtà il mio obiettivo era un altro, di norma non mi soffermo nei reparti maternità, in fondo, perché sprecare il mio tempo con tenere creature quando ci sono persone stanche di vivere che quasi mi implorano di fare presto.


Mia madre si mise a pregare, delle lunghe ore di travaglio e dei dolori del parto si era completamente dimenticata. Mio padre era fuori dalla sala parto, da ore andava avanti indietro per il corridoio all'oscuro di tutto. Non vedeva medici né ostetriche uscire da quella porta bianca dietro la quale sembrava che tutto si fosse fermato. Come il mio respiro.


Indugiai. Eri una bella bambina, quasi quattro chili di peso ma non respiravi. In fondo un neonato ha diritto di vivere almeno qualche ora. Qualche giorno. O molti anni. Dipende sempre da me. E' un brutto mestiere il mio ma qualcuno dovrà pure farlo. Me ne andai, c’erano pazienti impazienti di vedermi arrivare per porre fine alle loro sofferenze.

Ciao piccola, per te non ho tempo. Per il momento.


Il pianto di un neonato è la cosa più bella del mondo soprattutto quando quella nuova vita non aveva trovato il respiro nei suoi primi interminabili minuti.

Nei giorni che seguirono il mio rientro a casa, i miei genitori si davano il turno per controllare se nella culla respiravo. Se ero viva.

Non ricordo esattamente quanti anni avessi, quattro forse cinque, ma ricordo perfettamente l’angoscia che provai una mattina al mio risveglio; un senso di soffocamento mi impediva di respirare. Probabilmente quel viaggio nell'abisso dell’inconsistenza è durato pochi secondi ma a me parvero un tempo interminabile. Avevo preso coscienza delle mie paure.

E quello era solo l’inizio.


Un giorno vidi nella vetrina di un negozio del centro un bellissimo maglione azzurro. Quella sera avrei fatto un figurone con Il mio primo ragazzo, alla mia prima uscita serale. Sedici anni spalmati su un metro e settanta. Occhi azzurri come la maglia. Capelli lunghi castani. Acquistai quel maglione senza neppure provarlo. Era troppo bello. Io troppo innamorata. Sicuramente mi sarebbe stato benissimo. Ho dovuto imparare molto presto a non fare progetti a lungo termine. Quel giorno sarebbe finito dopo avere mangiato la pizza con Daniele. Il giorno dopo per me non esisteva. Non è mai esistito.

Indossai il maglione mentre mia madre mi osservava appoggiata allo stipite della porta della mia camera. Era seria. In realtà non vidi mai mia madre ridere. Nemmeno sorridere. A parte una volta. La sua espressione mi rimandava cupezza e preoccupazione.


-Non devi fare tardi, al massimo alle undici devi essere a casa.

-Va bene mamma, non stressarmi con le tue ansie!


Passai tutta sera a grattarmi nervosamente il collo. Il maglione aveva il collo alto, mi stringeva. Mi soffocava. Il mio ragazzo mi osservava stupito dal mio nervosismo. Ad un certo punto mi tolsi il maglione, ero tutta arrossata. Per il prurito e per la vergogna. Rimasi in canottiera. Fortunatamente, per quella serata speciale, ne avevo indossata una carina con le spalline in pizzo. Molto scollata. Mi sentii subito libera. Quello è stato il mio primo e ultimo maglione a collo alto. Non ho mai portato collane. Non sopporto le sciarpe. A volte penso di essere stata fortunata ad essere nata donna; la cravatta sarebbe per me una tortura insopportabile.

Una sera eravamo tutti attorno alla tavola. Stavamo cenando quando all'improvviso, portandomi le mani alla gola, iniziai a tossire. Avrò avuto all’incirca dodici anni. L’età in cui hai voglia di ridere e scherzare senza farti tante domande.


-Non respiro…non respiro…mamma …mamma…


A mia madre cadde di mano il bicchiere, i vetri si sparsero in tutta la stanza mescolati al vino, mio padre nell'agitazione fece cadere la sedia, mio fratello rimase immobile. Impietrito. I loro volti si erano trasformati in tragiche maschere di cartapesta con le bocche contorte dal terrore. Erano così buffi che non riuscii a mantenere a lungo, come avrei voluto, l’espressione sofferente di una persona in preda ad una crisi d’asma. Scoppiai a ridere. Ridevo talmente tanto che iniziai a tossire per davvero. Sul volto di mia madre passarono, in sequenza ordinata, molte espressioni: paura, angoscia, sorpresa, sollievo, attesa. Mio padre iniziò a farfugliare frasi incomprensibili. Mio fratello rimase con la stessa faccia da ebete. Alla fine, quando si resero conto che volevo fare uno scherzo, peraltro nemmeno tanto ben riuscito, si misero tutti a ridere. Ecco, quella fu l’ultima, anzi l’unica volta che vidi mia madre farsi una bella risata. Poi d’improvviso si fece seria, molto seria. Anzi era proprio arrabbiata. Mi guardò con quei suoi occhi chiari, che non riuscivo più a vedere tanto si erano socchiusi in due fessure minacciose.


-Non ti azzardare mai più a fare uno scherzo del genere.


Quel tono così duro, quasi feroce, mi aveva fatto capire che non si scherza con la vita. Che non ci si burla di lei. La preziosità di ogni giorno, di ogni attimo, va consacrata, venerata ogni istante vissuto nella consapevolezza che la vita è un dono.

Il momento più difficile è quando vado a letto. A volte cerco di rimanere sveglia il più possibile leggendo o ascoltando musica. Addormentarmi mi spaventa. Sprofondare nell'incertezza di una notte buia mi angoscia.

Al risveglio il mio primo pensiero è: sto respirando?

Oggi respiro. Quindi vivo.


Sono sempre di corsa, tutti mi aspettano, sanno che prima o poi, meglio poi, arrivo. State calmi gente. Godetevi la vita. Ogni istante. Ve lo dice una che se ne intende.

Se non muoio prima per lo stress vi accontento tutti.

Carpe Diem!





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