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Una storia di BrunoMagnolfi

Questa storia è presente nel magazine Non da solo.

Imprevedibile immagine.

Vorrei proprio partire

3 minuti

Pubblicato il 16 novembre 2020 in Altro

Tags: #nondasolo

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Vorrei proprio partire, durante certi giorni. Alzarmi dal letto come sempre, prepararmi di tutto punto per andare in ufficio, presso il mio lavoro di impiegato della pubblica amministrazione; scendere le scale di casa, mettere in moto la mia vettura e compiere le solite strade di sempre per raggiungere il parcheggio riservato ai dipendenti del palazzo. Ma all'ultimo momento svoltare per una via laterale ed immediatamente scomparire, come non fossi mai transitato da lì. Prendere per una strada provinciale uscendo dal centro abitato della mia città ed andare a perdermi tra alcuni piccoli paesi senza caratteristiche. Sorrido quando mi lascio girare in testa questi pensieri, anche perché non ho la minima idea su quale possa essere la loro prosecuzione. Però mi viene a mente che dovrei portare con me il mio gemello, che certamente non può fare a meno della mia presenza. Anzi, dovrei anche chiedere la sua opinione per una decisione importante del genere, e forse lasciare proprio che sia addirittura lui a pronunciare l’ultima parola su questo argomento.

Naturalmente lascio perdere in fretta ogni mia idea di fuga da questa giornaliera normalità, e così mi presento al lavoro come ogni mattina, inserisco la mia carta elettronica identificativa dentro al tornello, e da quel momento mi ritrovo nelle mani del mio datore di lavoro, o chi per lui, senza neanche possibilità di un appoggio da parte del mio gemello che mi attende a casa, lontano da questi uffici. Questa è forse la mancanza più forte durante tutte quelle ore in cui devo restare al lavoro, e mentre piego la testa sui soliti fogli che devo consultare, fortunatamente ho la coscienza che ad un certo punto tutto ciò finirà, ed io potrò tornare a confrontare i miei pensieri con lui, con questa presenza che mi sostiene, che conosce tutto di me, che sa indicarmi sempre quali siano le scelte migliori da fare.

Lo so che non esiste di fatto alcun gemello, ma per me lui è semplicemente condensato in un piccolo vecchio specchio racchiuso dentro una cornice preziosa, un oggetto che posso tenere anche con me qualche volta, fino a portarlo infilato dentro una tasca oppure in una borsa, anche se cerco di evitare una cosa del genere per la paura che accidentalmente possa rompersi. Basterebbe inciampare mentre cammino, oppure la spinta involontaria di qualcuno sul marciapiede, forse anche sbattere contro un palo segnaletico o uno spigolo di muro, e quello potrebbe andarsene in mille pezzi. Meglio evitare, mi dico. Così lascio che mi attenda dentro casa, appoggiato su un mobile, oppure sistemato al sicuro dentro un cassetto. Comunque è il mio gemello, il mio riferimento più forte, capace di aiutarmi ogni volta che ne avverto la necessità.

Proprio per questo la mia voglia di andarmene via viene costantemente frenata: non potrei mai abbandonarlo, e di portarlo con me non se ne parla nemmeno. Lui ha le proprie abitudini, i suoi orari, le sue preferenze anche per quanto riguarda le cose da specchiare. Mi attende nel mio appartamento ogni giorno, ed io so che lo trovo completamente vuoto di immagini al mio ritorno, perché è soltanto in me che vede ciò che desidera; siamo legati, inutile anche dirlo, talmente in simbiosi che quando mi parla riesce sempre a dirmi con esattezza ciò che desidero veramente ascoltare, come se già avesse preparato ogni risposta ad ogni argomento, modulando con precisione i miei pensieri spesso confusi. Non possiamo far altro che questo perciò, anche se io, nei confronti del mio gemello specchiato, sono forse più imprevedibile.


Bruno Magnolfi


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