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Una storia di Marcomessina91

L' INCUBO DI MEREDITH

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13 minuti

Pubblicato il 29 aprile 2019 in Horror

Tags: #CASA #GLENCOE #HORROR #INCUBO #MEREDITH

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L'inverno gelava il cuore, col freddo tagliente che regnava a Glencoe. In mezzo ad alte e maestose colline, c'era una casa, presa in affitto dalla famiglia Watson nel lontano 2009. Il signor Watson, desiderava una dimora più voluminosa per la sua famiglia composta da cinque persone. Lui e sua moglie Maggie, due fratelli di cinque e sette anni, e la sorella maggiore, Meredith. Nell'androne d'ingresso si presentava un'enorme scalone che portava a un lungo corridoio pieno di stanze. C'era spazio a volontà per tutti in quella casa a due piani. Il salotto stralussuoso, con due poltrone in pelle, un tavolino in vetro con sopra dei bicchieri e due bottiglie di whisky e vodka, un grande camino in stile rustico e un'enorme libreria che copriva le mura della stanza, si trovava al piano di sotto a pochi passi dall'ingresso. Era il posto tra l'altro dove amava passare le sere il signor Watson, da solo, a leggere un romanzo di King o ad ascoltare musica su un vecchio giradischi, sorseggiando un bicchiere di whisky.

Quasi una settimana era passata da quando vivevano lì e Tom ci aveva preso gusto a bere ogni sera. Per questo era spesso nervoso, l'alcool gli mandava in fiamme il cervello. Una delle tante sere, mentre era seduto su una poltrona di pelle nel salotto e stava per buttare giù l'ultimo sorso di whisky, cominciò a sentire dei rumori strani. Il bicchiere gli tremava, o forse era la sua mano, non riusciva a capirlo. Ebbe la sensazione che l'enorme libreria che aveva davanti stesse per crollargli addosso e che tutto ciò che lo circondava si muovesse da solo, come se ci fosse un terremoto in corso. Meredith guardava suo padre bere dall'ingresso della stanza. Quella sera, aveva lasciato la porta chiusa solo a metà. Vide suo padre d'improvviso gettarsi involontariamente il whisky addosso ai vestiti e poi urlare come un pazzo, bestemmiando e buttando il bicchiere a terra. Dopo qualche secondo si alzò di colpo seccato per andare in bagno a lavarsi le mani e Meredith corse di sopra senza farsi notare. La scena che lei aveva visto l'aveva disgustata e addirittura quasi inquietata. Che uomo era suo padre? Perché non era il classico buon padre di famiglia ma solo uno sporco ubriacone? Meredith non se ne capacitava, nemmeno per un istante. Dopo qualche giorno anche la madre, cominciò a notare qualcosa che non andava in quella casa. Si accorse di strani movimenti e trovò spesso i mobili fuori posto, chiedendo a suo marito e ai figli se fossero stati loro, invano. Le porte di alcune stanze che lasciava aperte quando si allontanava, le ritrovava puntualmente chiuse. A sera inoltrata lei e il marito sentirono strani rumori che disturbarono il loro sonno profondo.

<< Che diavolo è stato? >> si chiese Tom svegliandosi bruscamente.

Se lo chiedeva ogni maledetta notte che il suo sonno veniva interrotto. Andavano tutte le notti a controllare da dove provenivano quei rumori, quasi sempre svegliando senza volerlo anche i figli, ma non capirono mai quale fosse la fonte di quel disturbo.

<< Adesso mi sto rompendo le scatole di questi dannati rumori. Questa casa è uno schifo, non si può neanche dormire. Ah...dobbiamo cambiare casa, non ne posso più >> affermò infuriato Tom.

Maggie rispose prontamente: << L'hai scelta tu no? Non ti piaceva tanto questa casa? Ora te la tieni così com'è! >>

<< Stai zitta, non parlare, devi stare zitta! >> esclamò dandole un violento schiaffo in faccia.

Poi continuò: << Non ti permettere più di parlarmi così, hai capito? >>

Lei scoppiò a piangere e si rannicchiò in un angolo del corridoio, come una bambina messa in punizione.

Neanche Meredith riuscì a dormire quella notte, sentì le urla di suo padre e il suono fastidioso dello schiaffo subito da sua madre. Le lacrime coprirono il suo viso dolce, lacrime che descrivevano la sua strana vita infelice in quell'orrenda casa. La notte seguente, Maggie sentì di nuovo uno strano rumore, stavolta davvero forte, proveniente dalla cucina, che si trovava a due passi dalla camera da letto. Il marito dopo aver bevuto rimase a letto, prigioniero di un sonno profondo e non si accorse di nulla. Il rumore però la madre di Meredith, lo sentì in modo piuttosto forte e le sembrò che qualcosa si fosse rotto. Curiosa e preoccupata, si diresse in cucina, trovando bicchieri e piatti rotti a terra, oltre lo sportello della lavastoviglie aperto. Chiamò subito suo marito, pensando che fosse entrato qualcuno in casa. Cominciò ad urlare incessantemente e Tom stavolta sentì le urla della moglie, precipitandosi di corsa in cucina.

<< Maggie, che diavolo succede? Perché stai urlando? >> chiese Tom col solito tono sgarbato e teso.

<< Tom, c'è qualcuno in casa, ne sono sicura. È entrato qualcuno, chiama la polizia per favore, chiamala! >> rispose Maggie allarmata.

<< Ehi, ehi, calmati, stai buona. Ne sei proprio sicura? Hai sentito ancora quei rumori del cazzo? o hai visto qualcuno? >>

<< Ho sentito dei rumori strani di qualcosa che si rompeva, che provenivano dalla cucina e sono andata subito a controllare. Guarda là cosa ho trovato! >> disse Maggie, indicando un punto preciso della cucina.

Tom seguì la direzione indicata con il dito da sua moglie e subito dopo la osservò perplesso e rispose, guardandosi intorno: << Io non vedo nulla di strano, non vedo nulla fuori posto. Lo sapevo, era solo un incubo Maggie, solo uno stupido incubo. Torna a dormire. Mannaggia a te! >>

Maggie lo guardò con occhi sbarrati e scioccati. Poi cominciò ad alzare il tono di voce: << Ma come puoi dire che è stato solo un incubo? Non la vedi la lavastoviglie aperta, i piatti e i bicchieri frantumati a terra? Come fai a non accorgerti di nulla Tom? >>

<< Ti ho già detto mille volte di non rivolgerti così a me! Te le devo dare di santa ragione eh? Non farmi arrabbiare Maggie, non più di quanto lo sia già. Non vedo nulla a terra, quindi vuol dire che non c'è nulla. >> urlò Tom aggressivamente.

<< Tom, ti giuro che quello che ho sentito e che ho visto era reale, non era un incubo. Perché non mi credi? Sei bravo solo a trattarmi male, solo questo sai fare!>> esclamò quasi in lacrime.

<< E tu sei brava solo a rompere le scatole. Torno a dormire, non disturbarmi più per le tue stronzate! >>

Maggie abbassò lo sguardo rassegnata, ancora una volta disperata e con le lacrime agli occhi.

I due non si erano accorti che nel frattempo, Meredith origliava dietro la porta.

Sua madre cominciò a pensare di essere diventata matta.

Meredith la guardò per un instante con uno sguardo triste e impietosito, pensando che sua madre stesse perdendo la ragione, non dormendo la notte a causa di quegli strani rumori che la tormentavano, ma era consapevole che la colpa era anche di suo padre che non aveva avuto alcuna pietà di lei.

Riuscì poi correndo ad andarsene in tempo da lì, prima che suo padre potesse accorgersi di lei.

I suoi fratelli, Sam, il più grande e Tobie, il più piccolo, si erano svegliati qualche secondo dopo l'urlo della madre, ma erano rimasti a letto, svegli e spaventati. Prima di dirigersi verso la cucina, Meredith si era recata in fretta nella stanza dei suoi fratellini a rassicurali che fosse tutto apposto e di stare tranquilli.

Il mattino seguente, Maggie non fu più la stessa. Sembrava fosse controllata e ipnotizzata da qualcosa o qualcuno, sembrava avesse perso il controllo della sua mente e non riuscisse più in alcun modo ad essere razionale. Vedeva e percepiva cose strane ovunque, in qualsiasi angolo della casa. Negli angoli dei corridoi e delle stanze vedeva chiazze d'acqua che si espandevano sempre di più. Sentiva le maniglie delle porte muoversi da sole, guardava i quadri tremolanti appesi che dopo un secondo cadevano a terra. Trovava spesso il camino spento dopo averlo acceso qualche minuto prima e la luce spariva spesso all'improvviso, a volte senza voler più tornare.

La madre di Meredith, stava totalmente uscendo fuori di senno e continuava a ripetere nella sua mente: << Non è reale, non è reale, niente è reale, tutto questo non è reale! >>.

Ma i giorni passavano, e la sua povera mente era sempre più logorata da quel tormento che la teneva prigioniera del suo malessere. Era cambiata. Qualcosa in lei era cambiato, sembrava avesse il veleno negli occhi e uno strano sguardo tetro e misterioso.

Cosa le stava succedendo? Forse il male voleva possederla e imprigionarla per sempre nel suo limbo malvagio, da cui non si sarebbe mai più salvata.

Il padre era sempre più nervoso e violento, soprattutto a causa dell'alcool. Sembrava quasi odiasse la sua famiglia, picchiava e umiliava sua moglie, spesso rompeva o gettava in aria la prima cosa che gli capitava davanti, compresi vari oggetti casalinghi, come fossero coriandoli, per lo stress e la costante rabbia che teneva dentro. Lui si sfogava così. Il lavoro lo annoiava, faceva il falegname e per lui non vi era mestiere più noioso, che gli fu tra l'altro imposto dal padre. Per ciò si sentiva sempre più frustato, anche per i problemi della casa e con sua moglie che lo stava facendo impazzire. Tutto questo, di certo non lo aiutava. Maggie faceva la casalinga, perché Tom non voleva che lei lavorasse, era troppo geloso e l'avrebbe massacrata di botte se solo avesse provato a cercarsi un lavoro.

In passato aveva sofferto di depressione, più di una volta. Ma era sempre riuscita fin ora a riprendersi, almeno un minimo.

I fratellini di Meredith, erano delle povere vittime di quegli strani eventi e dei litigi dei genitori, che li preoccupava e terrorizzava sempre di più. Loro non potevano ancora capire bene quella strana situazione che si era creata, avevano paura del padre che ogni tanto li schiaffeggiava e picchiava la madre, sgridando spesso anche Meredith, che però non osava mai ribellarsi. Non si fidavano più della loro madre da quando mise piede in quella casa, poiché negli ultimi giorni aveva assunto atteggiamenti strani e ambigui anche nei loro confronti. In più dovettero assistere alle sue insopportabili scenate isteriche, davvero traumatiche per la loro tenera età.

La notte ormai non riuscivano più a dormire e aspettavano sempre che Meredith, l'unica che sembrava tenesse davvero ai piccoli, andasse a proteggerli e rassicurarli.

Ma neanche Meredith purtroppo poteva salvarli dai loro pessimi genitori e da quell'oscura struttura che sembrava la casa del diavolo, nel cuore delle colline di Glencoe.

Tra le mura di quella maledetta casa, si celava qualcosa di oscuro e sovrumano. Il buio era calato e la presenza del male si imponeva sempre di più in quella grande, ma allo stesso tempo vuota e spenta dimora. Arrivò la sera. Il padre era uscito con i suoi colleghi di lavoro a bere una birra e forse anche qualcos'altro. Meredith si addormentò presto stavolta, forse perché stanca delle troppe notti insonni. Riposava tranquilla, i suoi occhi sembravano fermamente serrati, le sue palpebre non davano il minimo segno di vita. Le sue mani erano immobili e teneva le gambe distese rigidamente. La stanza in cui dormiva stava sempre in completo disordine, non era un tipo che amava l'ordine e quel macello di roba sparso per la camera, con una finestra piena di crepe nel vetro, causate il giorno precedente da un pugno sferrato per rabbia da suo padre, rendeva tutto più inquietante. Il padre non era ancora tornato a casa. Lei sapeva che quella sera avrebbe fatto tardi, quando beveva perdeva sempre la cognizione del tempo. I suoi fratellini si erano già addormentati alle nove di sera, grazie a una dolce ninna nanna cantata da Meredith prima che andasse a riposare.

E la madre? Dov'era la madre di Meredith? Cosa stava facendo?

Nella casa, un'aria velenosa circolava per le stanze. Il vento di quella sera soffiava forte nel corridoio fin dentro le stanze, facendo sbattere le porte delle finestre. A Meredith sembrò di sentire uno strano suono disturbante, un suono scabrosamente macabro e aprì gli occhi per un attimo, restando per qualche secondo in dormiveglia. Poi pensò che forse stava solo facendo un brutto sogno e si riaddormentò. Ma quello non era un brutto sogno. Quel rumore che sentiva, era la madre che masticava le budella di Sam, dopo aver aperto e divorato il suo stomaco, ingoiato gli occhi e mangiato anche il cuore del piccolo Tobie, anch’esso sventrato senza pietà.

D'un tratto il vento sembrò placarsi, un urlo agghiacciante e stridulo che proveniva dal corridoio, svegliò di colpo Meredith che si alzò di scatto aprendo gli occhi in modo fulmineo.

La crepe del vetro rotto si espansero sempre di più facendolo frantumare in mille pezzi. Lei dormiva proprio accanto a quella finestra e un pezzo di vetro le si conficcò violentemente nel lato destro del collo. Il sangue che colava dal suo collo, sporcava la veste bianca che indossava e le sue mani, che guardò con gli occhi sbarrati, sentendo un dolore atroce. Si mise improvvisamente a urlare e d'un tratto la porta della sua stanza cominciò a sbattere sempre più forte. Le porte di tutta la casa si aprirono e si chiusero indefessamente e in modo brusco. Il letto tremava incessantemente, sembrava ci fosse ancora un altro terremoto, capovolgendosi all'indietro, facendole sbattere la testa a terra, dopo una violenta caduta. Le sanguinava la testa in modo impressionante e il dolore subito dal suo corpo diventava ormai insopportabile. Perdeva troppo sangue, stava per perdere anche i sensi. D’un tratto, vide sua madre entrare nella stanza.

<< Meredith, cosa ti succede? Ci sono io adesso qui con te. Abbracciami figlia mia. Vieni dalla mamma >>

Meredith perdeva ancora sangue, aveva gli occhi rossi e le labbra viola. Guardò la mamma con un’espressione sofferente e uno sguardo che sembrava disperso, disorientato e confuso.

Cercò di rialzarsi per abbracciare sua madre. La madre le tese una mano per aiutarla, poiché era ormai estremamente debole.

Tirò poi il braccio della figlia verso di se e la sua faccia in un instante si trasformò in quella di un mostro, con una bocca enorme, raccapricciante e a dir poco sovrumana. All'interno i suoi denti allungati con la punta tagliente quanto quelli di una tigre, sembravano gli artigli velenosi di un cobra. Afferrò poi l'altro braccio di Meredith , per avvicinarsi di più a lei.

Aprì maggiormente la bocca mangiando la sua testa e masticando il cervello, facendo un fastidioso rumore. Le staccò poi le braccia succhiando tutto il sangue rimasto. Il resto del corpo si accasciò a terra. Il sangue di Meredith, colava ancora dalla bocca della madre.

Il padre era appena tornato a casa e sentì degli strani rumori provenienti dalla camera di Meredith. Salì di corsa lo scalone e percorse il corridoio che portava alla stanza della figlia.

Aprì la porta e vide sua moglie, con lo sguardo ancora rivolto verso il corpo della figlia, notando i resti del corpo di Meredith a terra.

<< Maggie…Ma che diavolo?...Che è successo a Meredith? >> disse Tom, confuso e spaventato.

Lei si voltò improvvisamente, appena sentì la sua voce, sbarrando gli occhi e facendo poi un ghigno con un orribile sguardo.

<< Tranquillo Tom, è solo un incubo! >>

Maggie, dopo aver pronunciato queste parole, ricominciò a urlare!

Piccole parti del cervello di Tom erano sparse a terra creando un piccolo lago di sangue. I suoi occhi erano finiti nell'esofago di Maggie, le mani ancora tra i suoi denti, la lingua stava per oltrepassare la sua gola e l'anima di Tom era stata divorata e cancellata per sempre.





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