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Una storia di BrunoMagnolfi

Separatamente.

Carlo è un ragazzo scostante

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3 minuti

Pubblicato il 18 luglio 2021 in Altro

Tags: #raccontobreve #solitudini

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Carlo è un ragazzo scostante. Non gli piace parlare, ma neppure ascoltare quello che gli altri hanno da dirgli. È bravissimo quando si tratta di fare qualcosa da solo, direttamente con le proprie mani, perciò si perde spesso nello scalfire e nel levigare con un piccolo temperino qualche rametto di legno ad esempio, fino a quando quello non assume una forma, un profilo, una sembianza, esattamente quelle fattezze che ha in mente lui. La psicologa della scuola dice che Carlo tende a costringere se stesso nel proprio rimanere lontano da tutti, indubbiamente legando i propri comportamenti ad un disagio nascosto che forse non confesserà mai a nessuno. <<In ogni caso>>, prosegue, <<ha delle capacità insospettate, come quella ogni tanto di inseguire con una notevole perseveranza, magari in un oggetto qualsiasi, un’idea che sembra coltivare a lungo dentro di sé, e che gli si imprime volta per volta dentro la mente, tanto da spingerlo a proiettare in seguito quel proprio pensiero dentro una forma>>. Difficile aiutarlo; cercare di comunicare con Carlo qualche volta sembra quasi impossibile, però lui non è del tutto asociale, e spesso si dimostra capace anche di stare con gli altri, persino di leggere un libro se ne ha voglia, e di riuscire a comprendere appieno praticamente qualsiasi scrittura che si ritrova sotto gli occhi.

A metà mattinata, se il tempo è bello come si mostra stamani, i ragazzi escono nel giardino della loro scuola per correre attorno a quella decina di alberi cresciuti a stento sullo spiazzo quasi tutto a ghiaia, e lui senza fare alcuna difficoltà va sempre insieme con gli altri, anche se ovviamente non lega mai con nessuno dei suoi compagni, rimanendo quasi sempre da una parte per conto proprio, e in genere con lo sguardo svagato. Poi l’insegnante di sostegno si distrae per qualche momento, in fondo il ragazzo che segue da tempo non ha necessità di uno stretto controllo, ma in un attimo Carlo non è più insieme agli altri sopra lo spiazzo. Lei lo cerca, gira in fretta da ogni parte lungo la recinzione, poi torna in classe e perlustra tra i banchi e lungo i corridoi dell’edificio, ma di lui non c’è più alcuna traccia. Gli altri insegnanti allora fanno rientrare tutti quanti, si controlla subito ogni angolo dove può essersi andato ad infilare, ma Carlo sembra sia praticamente evaporato, come se oggi non fosse neppure arrivato fino a scuola. Si chiama il dirigente, tutti ovviamente si danno da fare, anche i ragazzi della sua classe, e ognuno nella confusione generale cerca di dare una propria opinione, mentre l’insegnante di sostegno ha già le lacrime agli occhi e appare disperata.

Alla fine, per indubbio dovere, si avvertono anche i genitori, e vengono allertate persino le forze dell’ordine, immaginando che Carlo possa essere uscito dal perimetro scolastico, e tutti trattengono il respiro per la paura che possa accadergli qualcosa di grave. Non passa molto, poi giungono due carabinieri, e poco dopo anche il padre di Carlo, trafelato, incredulo, preoccupatissimo, ma nessuno sa spiegargli come sia possibile che il ragazzo possa essere uscito dalla recinzione della scuola, considerato che il cancello davanti all’ingresso è sempre rigidamente controllato da tutti gli insegnanti e dai custodi. Passa così un sacco di tempo, considerata la situazione, ed alla fine viene suonata la campanella per la fine delle lezioni. Ed allora ecco che Carlo, come giungesse da un altro pianeta, scende da un albero frondoso dov'era andato a rannicchiarsi, sistemandosi probabilmente su un ramo nascosto agli sguardi di tutti. Forse non gli andava neppure di essere disturbato, magari ora si sente persino meravigliato di quello scalpore attorno alla sua ricomparsa; però adesso tiene un bastoncino tra le sue mani, un legnetto scorticato e modellato con il suo temperino, un oggetto finito difficile da interpretare, però qualcosa che probabilmente meritava tutto il suo impegno per riuscire a mostrare esattamente a tutti quell’idea che lui fin dall’inizio aveva dentro la testa.


Bruno Magnolfi



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