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Una storia di Gan20

Psicopoesia

teoria sull'utilizzo in campo  letterario

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3 minuti

Pubblicato il 27 novembre 2020 in Didattica

Tags: #innovazione #poesia #psicologia #psicopoesia #studi

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Piscopoesia


E’ indubbio che, fin dalla notte dei tempi, la narrazione e la poesia hanno avuto certamente una naturale potenzialità liberatoria, dando la possibilità alle persone, di qualsiasi estrazione e condizione, di esprimere le emozioni. Infatti, la poesia è considerata da sempre come forma privilegiata per esprimere emozioni forti, sia di ispirazione personale che di istanze sociali, per comunicare messaggi da affidare allo spazio del tempo. E’ uno strumento che attraverso l’espressività della scrittura nei pazienti può monitorare i sentimenti e i pensieri. Poesia, quindi, come liberazione delle emozioni. E’ un tempo in cui è sempre più urgente che ciascuno attui su se stesso una pedagogia dell’immaginazione che gli permetta di controllare la propria visione interiore, che gli restituisca il potere di mettere a fuoco visioni ad occhi chiusi. Sono le immagini stesse che sviluppano le loro potenzialità implicite, il racconto che esse portano dentro di sé. Attorno ad ogni immagine ne nascono altre e si forma un campo di analogie, di simmetrie, di contrapposizioni. Alcuni psichiatri, sostengono che il ritmo di una poesia rappresenta il ritmo biologico della persona, i suoi momenti di vita intrauterina addirittura, e che dal ritmo si può risalire alle costanti del suo comportamento. In realtà la poesia terapeutica e la psicopoesia, si configurano come un processo terapeutico che si usa per una crescita e una consapevolezza emozionale. Questo tipo di terapia si usa sia in gruppo sia individualmente, e consiste nell’aiutare la persona ad iden-tificarsi con la gioia o la pena del poeta in modo da facilitare l’espressione delle emozioni che sono state antecedentemente represse. Il poeta ancora vivente o morto da tempo può essere uno spirito affine che racconta al soggetto che egli non è solo. Esaminando i contenuti e i sentimenti che la poesia esprime, si entra in contatto con diverse realtà che possono aiutare a trovare nuove prospettive. Quando il poeta programmatore porta dei materiali scritti oppure è l'allievo stesso a scrivere su un tema assegnato, la poesia diventa un veicolo per una dinamica di gruppo o per una sessione individuale. La scelta, dei materiali e anche l’incoraggiamento alla massima partecipazione delle persone, attiene appunto al programmatore poeta. Il ritmo, la rima, la metrica sono elementi che aiutano a cercare e trovare le proprie pulsazioni interne e ad acquisire relazioni interpersonali. Quindi le finalità della psicopoesia sono:

1. Quella di sviluppare la sensibilità per capire e sentire se stessi e gli altri;

2. Implementare le attitudini alla comunicazione interpersonale;

3. Sedare le emozioni eccessive rilassando l’attenzione;

4.Trovare nuovi significati per mezzo di nuove idee e intuizioni, promuovendo un continuo scambio per incrementare le abilità di contrasto, della realtà e le funzioni di adattamento.

Del resto la poesia è stata sempre considerata un prodotto intimo ed uno strumento per esprimere i propri bisogni e desideri, i propri disagi, le proprie passioni amorose e/o di libertà.

L’emisfero destro è la sede del pensiero immaginativo che associa per immagini successive, mentre quello sinistro e un pensiero più strategico e consapevole che tende a controllare l’istinto creativo collegato con le emozioni. Attraverso la poesia letta e scritta si riescono a collegare queste due parti, scoprendo le nostre istanze più sconosciute, imparando a confrontarsi con la nostra molteplice identità, autorealizzando una autocon-sapevolezza che ci definisce e ci aiuta a scegliere la qualità dell’esistenza.

In un convegno organizzato dalla Società Italiana di Psicologia molti anni fa, intitolato “Psico poeticamente”, al quale hanno partecipato poeti, psicoterapeuti, psicoanalisti, si è molto dibattuto su questa affinità tra psicologia e poesia, che ha indotto Freud a scrivere “non io ma il poeta ha scoperto l’inconscio”. La psicopoesia in Italia è ancora poco conosciuta ma in fase di sviluppo.


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