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Una storia di GioMa46

Questa storia è presente nel magazine TUTT'ALTRE STORIE

FORTE - PIANO - FORTE

Teatro Degli Opposti : azione scenica per Mimo.

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6 minuti

Pubblicato il 19 dicembre 2019 in Fantasy

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TDO / Teatro Degli Opposti

FORTE-PIANO–FORTE azione scenica per Mimo.


Premessa :


Un riferimento artistico? Sì, ce l’ho: "The piano" di Wassily Kandisky. Le musiche? Fate pure da soli, secondo il vostro (imperdonabile) gusto. Io suggerisco musiche di Camille de Saint – Saens con inserimenti di Anton Webern, Emerson Lake & Palmer, Kronos Quartet. Perché, dite voi? Per soddisfare un certo mio appetito musicale, e credetemi, quando mi metto a tavola, divento alquanto ricercato, in fatto di gusto. Gli interpreti sono principalmente due: un Piano a coda, un Mimo in calzamaglia nera con dipinta sul petto la tastiera del piano, e tre sporadici Visitatori di una mostra, come contorno. In quanto al vino, beh! anch’io ho le mie preferenze, facciamo un Carpené prosecco di Conegliano Veneto.


Riguardo l’attrezzatura scenica, uno sgabello, alcuni strumenti dell'orchestra: violino, violoncello, clarino, triangolo, piatti, e altri, una rosa rossa, per il piacere che la musica dona al cuore, che la musica tutta comanda. Perché? Rainer Maria Rilke suggerisce una risposta alla nostra domanda: "Perché l’esistenza per noi è ancora incantata". Come ha scritto nei “Sonetti a Orfeo”: “Volate parole / verso ciò che non potete dire! / E la musica, / che persino dai sassi si rinnova, / nell’inutile spazio prepara la sua divina alcova”. Per dire che i suoni, non appartengono agli oggetti (strumenti) che li emettono, come i colori, le forme e le misure, ma semplicemente, accadono, non riempiono lo spazio fisico come fanno le cose, e non hanno neanche confini.


I suoni – scrive Roger Scruton – capitano solo se in qualche modo sono prodotti, e cessano quando cessa ciò che li produce. In breve non sono cose o proprietà, ma eventi, in relazione di causa ed effetto con altri eventi. [...] Capiamo l’evento, capendo il cambiamento, senza tuttavia che non cambi niente. [...] E’ un evento in cui non c’è cosa che partecipi – è in sé un “evento puro”. Tuttavia non tutti i suoni sono musica. Ci sono rumori, grida, parole e mormorii che, se anche si ritrovano nella musica, non sono musica in se stessi. Dunque quand’è che il suono diventa musica? Anche a questa domanda il noto prof di estetica risponde che: “Il miglior approccio alla domanda è farne un altra. Cosa significa sentire un suono come musica?”. Inutile dire che mi provo a rispondere, e che modestamente lo faccio a modo mio.



Scena / azione :


Un pianoforte a coda chiuso con la tastiera esposta, sgabello da piano

s'ode il brusio strumentale d' una prova d'orchestra, dapprima in sottofondo poi sempre più dominante, l' a-solo del piano prevale sugli altri strumenti il cui suono si affievolisce fino a dissolversi.


Mimo : (con la gestualità che contraddistingue la sua arte) è chiuso dentro al piano, solleva appena il coperchio, tira fuori le dita di una mano poi dell'altra, quindi sporge la testa mostrando gli occhi incuriosito, si guarda intorno con circospezione, tira fuori una gamba, poi l'altra, esce pian piano dallo strumento incredulo dell'esserci riuscito.


(Mimo è il giovane piano, che la spensieratezza dell'età lascia libero di esprimersi, di fare del suo desiderio l’essere della sua volontà oggettiva)


Si guarda attorno meravigliato e scopre di aver portato via la tastiera del piano, che si ritrova dipinta sulla calzamaglia.

-

(quindi, avvoltolandosi su se stesso fa un approccio conoscitivo del proprio corpo (il piano), pigiando alcuni tasti a caso, e ascoltandone stupito il suono)

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(due visitatori gli passano davanti lanciandogli appena uno sguardo disinteressato)

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L'occasione di far parte di un'esposizione e quindi di essere ammirato lo turba, e quando una bella visitatrice lo accarezza lascivamente lo lascia languido e sconsolato.


Deliziato da quell'incontro, Mimo si vede proiettato in un sogno in cui incontra altri strumenti, e dove ogni cosa può sempre accadere, purché accada!


- danza del violino: (piano + violino) -

(entra il violino “strumento animato” e da inizio a un balletto dove, fra le evoluzioni possibili, approccia una sensualità amorosa con il mimo/piano, lasciva ma non volgare, insieme danzano "l'amore")


È così che il piacevole coinvolgimento gli fa scoprire la sua natura di strumento, cioè di far parte integrante dell'universo della musica alla cui "maturità" bisogna aspirare cercando la propria completezza nei altri suoni dell'orchestra.


Improvvisamente esplode tutta la sua felicità di strumento. L'orchestra animata si rivela a lui in un connubio di molteplici altri strumenti (i sensi): flauto, clarinetto, viola, violino, piccole percussioni (mix di strumenti e di suoni che vagano dentro lo spazio scenico) che s'intrattengono con lui nel sottile gioco di emozioni ritrovate.

-

Con la raggiunta maturità, arriva immancabilmente l’illusione di potersi sganciare dal proprio destino di strumento, ma quando cerca il distacco dal corpo fisico del piano la musica lo trattiene a sé e si abbandona alla sorte deliziato del felice connubio fra corpo (il piano) e anima (la musica.)

-

A un cero momento, il rumore causato dal coperchio della tastiera che si chiude improvviso, lo scuote e lo riporta in sé, mettendo fine alla spensieratezza della sua melanconia.


- danza del violoncello: (piano + violoncello) -

(entra il violoncello “strumento animato” simbolo dell'età matura il cui suono sostiene il mimo/piano nel tempo dell'esperienza, e con il quale egli si abbandona in una coinvolgente effusione di sentimenti)

-

(indossato il sopra di un frac, con la faccia e i capelli incipriati di vecchio si siede al piano, solleva il coperchio della tastiera e da inizio al concerto della sua vita.

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(dapprima il suono è pacato, assorto, per farsi poi più "forte" a sottolineare il peso dell'esperienza, (l'età avanzata), appagato in cuor suo d'aver detto (in musica) tutto quello che aveva da dire,di aver sognato e fatto sognare, di aver vissuto la sua vita di pianoforte.

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(ora egli è la musica, connubio di suoni e assonanze, di note e umori, di sensazioni e sentimenti che si svolgono sul pentagramma dell'universo)


Quand’ècco, una voce fuori scena enuncia:

-

"La nota è alta e poi cade giù nel profondo, la nota è forte e poi muore nel pianissimo,

i suoni si susseguono in un tempo largo per poi passare alla corsa sfrenata,

la melodia si gonfia per poi spegnersi.”


(da "Lo scrutatore d'anime" di G. Groddeck)


-

Al termine del suo concerto Mimo abbassa il copri-tastiera, rientra nella cassa armonica dello strumento chiudendone il coperchio e non uscirne più.

Invano i Visitatori della mostra cercano di recuperare il suo spirito, l’anima si è involata, la musica è quanto rimane.


-

Una visitatrice romantica, innamorata della sua musica, si sofferma in ammirazione davanti al piano, deponendo sopra il coperchio chiuso, una splendida rosa rossa.


(buio)


L’inedito evento teatrale, ripescato nel cassetto della memoria, non esiste oltre e al di sopra dei cambiamenti nelle cose, i soli elementi che bisogna identificare, per fare riferimento agli eventi, sono le cose in cui accadono. Scrive ancora Roger Scruton: “Quando un violino e un flauto suonano all’unisono, è arbitrario dire se ci sia un suono o se ce ne siano due. [...] prime per teorie, ma in atti di riconoscimento”.

Per quanto possa essere difficile descrivere ciò che sentiamo nella musica, non c’è dubbio che la sentiamo, che per noi è completamente immediata, intelligibile e di largo interesse. Inutile dire che più si cerca qualcosa e più è difficile trovarla, ciò vale per la musica, che in se stessa non si muove, trattandosi di una sequenza di note, ognuna delle quali è fissata per sempre al “luogo” in cui viene ascoltata. Pertanto, anche l’“inutile spazio” dei versi di Rilke è davvero inutile, perché non è affatto uno spazio, ma solo l’apparenza di uno spazio. Nell’inutile spazio della musica, in verità sentiamo quelle unità musicali virtuali in cui vaghiamo liberamente, liberi, appunto, di percepire eventi che creano delle valenze, con strutture di forza e di tensione, che formano l’oggetto intenzionale della percezione musicale: “ciò che sentiamo nei suoni quando li riconosciamo come musica”.






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