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Una storia di GioMa46

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THAT’S ENTERTAINMENT

IL MUSICAL DEI NOSTRI TEMPI : LA SCATOLA DEI SOGNI / 3

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Pubblicato il 17 dicembre 2019 in Giornalismo

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Locandina del film.
Locandina del film.


THAT’S ENTERTAINMENT

IL MUSICAL DEI NOSTRI TEMPI : LA SCATOLA DEI SOGNI / 3


Ripresa.


Hair” (1968) di Rado, Ragni, MacDermot. La data è quella della contestazione giovanile che subitanea trova sbocco nel mondo contemporaneo con la forza rivoluzionaria e tuttavia innovatrice della protesta giovanile. Ma “Hair” non è semplicemente un Musical di successo che porta in scena gli enzimi rivoltosi di una gestione dell’opinione pubblica che rimette in discussione le scelte politiche della democrazia nel mondo, “Hair” scuote la gioventù di allora fino alle fondamenta verso nuove e inusitate esperienze, fino a diventare, successivamente, il manifesto della ‘new-generation’ nel riscatto della propria libertà d’espressione.
Il brano “Ain’t got no” segna la rivolta di quanti verranno in seguito appellati come ‘figli dei fiori’ per il loro estroverso e popolare modo di vestire che interrompeva la grigia austerità delle classi sociali ‘superiori’ e della elite economica ai governi dell’epoca. Eppure “Hair”, per quanti hanno avuto modo di vederlo a teatro, (ricordo che esiste una versione cinematografica di grande impatto emozionale), conteneva ed affermava un messaggio di pace e di fraternità universali. Sicuramente in negazione di quella guerra ‘non necessaria’ che il popolo americano era chiamato (non si sa bene da chi) a combattere per risolvere la problematica stabilità della democrazia nel mondo e ristabilire la necessaria pace.

Hair - Una scena ddel film.
Hair - Una scena ddel film.

Non spetta a me polemizzare sulla validità di certi stereotipi o di riscrivere la storia, tuttavia “Hair” confermò la sua controtendenza allo ‘status quo’ con almeno due brani di forte impatto musicale: “Acquarius” e “Let’s the sunshine” divenute in breve l’inno dei giovani di tutto il mondo che decretarono negli anni a venire e con successo un’autentica svolta sociale.

Il successivo “Godspell” (1971) di Stephen Schwartz e John L. Tabelak, con la suggestiva “Day by day”, non può che confermare l’esito della nuova stagione del Musical, ormai avviato alla ricerca di altri territori incontaminati di esplorazione. Non è un caso che vengano approfonditi aspetti insoliti della religiosità in crisi al momento e la Bibbia e i Vangeli ne fanno in parte le spese in chiave critica, filtrati attraverso le esigenze della musica e le contraddizioni del rock.

Uno stratosferico successo arrise a “Jesus Christ Superstar” (1971) l’opera rock di Andrew Lloyd Webber e Tim Rice che affronta l'ultima settimana della vita di Cristo mescolando diversi episodi ripresi dal Nuovo Testamento prima di morire crocifisso. Gesù vi è rappresentato come una figura che ha molto di umano e poco o nulla di divino e manifesta di fronte alla morte i dubbi e la paura tipicamente umani, mentre Giuda Iscariota, figura cardine della narrazione, diventa il vero protagonista del film, razionale e coerente, non traditore, ma vittima suo malgrado, come il suo maestro, di un disegno del destino più grande di lui. Dal Musical sarà presto tratto un film (1973) con lo stesso titolo che si sposta ‘in esterni’ utilizzando mezzi e tecnologie di ultima generazione e di sorprendenti effetti di ripresa.


Locandina del film.
Locandina del film.
Jesus Christ Superstar  - una scena del film.
Jesus Christ Superstar  - una scena del film.

Oltre alla memorabile “Ouverture” orchestrata da André Previn, e l’accattivante “Superstar” che fa da leit-motiv all’intera opera, vanno ricordate almeno altre due canzoni di sicuro impatto emozionale: “Strange Thing Mystifying” (Qualcosa che non mi convince), e “Everything's Alright” (Va tutto bene), “Hosanna” e l’accorata “I Don't Know How To Love Him” (Non so come amarlo), nonché la strepitosa ‘J. C. Superstar’.


Con “A chorus line” (1975) di Michael Bennet e Edward Kleban su musiche di Marvin Hamlisch, il mondo ‘dietro le quinte’ del Musical vince la sua battaglia sul cinema. Il brano “One” che fa da accompagnamento all’intero spettacolo fornisce qui l’occasione per salutare il folto pubblico del film-musicale senza rancore di sorta, accreditandosi un ulteriore Premio Pulitzer per il ‘dramma’. Altri ne erano stati già assegnati al Musical: “Off the I sing”, (1931), “South Pacific” (1949), “Fiorello” (1959), e ancora all’esilarante “How to succed in business without really trying” (1961). Indirizzato alle giovani schiere di quanti tra ballerini e cantanti si presentano al ‘casting’ di un teatro ogni qual volta viene annunciato un nuovo spettacolo o la ripresa di uno già consolidato nel tempo. “Lascia ch’io balli per te …”, è infatti la canzone chiave che i ragazzi del ‘coro’ cantano al loro debutto sul palcoscenico di “A chorus line”.
Per quanto il suo copione affronti temi ripresi dalla realtà, lo spettacolo entra di forza nelle aspettative e nei desideri di quelle giovani generazioni che hanno formalizzato il cambiamento sociale e culturale della scena teatrale e musicale degli anni a venire. Numerose sono anche le novità in sede scenografica che risulta svuotata per lasciare spazio alle persone fisiche assurte al ruolo soggettivo/oggettivo dei personaggi dello spettacolo che stanno realizzando. Diverso risulta infatti l’approccio psicologico improntato sulla messa in scena del loro dialogare sulle rispettive esigenze e proprie aspirazioni a confronto con le disillusioni che lo show-business non risparmia loro e che, spesso, sfociano in amarezza e abbandono.

Locandina del film.
Locandina del film.

Ma cos’è “A Chorus Line”? È la cosiddetta “linea del coro” invisibile all’occhio dello spettatore in cui si pone frontalmente sulla scena la schiera dei ballerini. Entrarvi a far parte è il primo passo verso la carriera, il raggiungimento agognato dai molti del ‘successo’, che potrebbe segnare per ognuno una svolta nel lavoro e nella vita. Come ha scritto E. Kleban autore delle canzoni – “In ‘A Chorus Line’ ho voluto dare alle parole uno spazio misurato all’interno del testo e della costruzione musicale senza badare al fine ultimo dell’intrattenimento. Tale che a volte è difficile stabilire dove un motivo ha inizio o termina l’altro, da “I hope I get it”, “At the Ballet”, “Nothing”, e la bellissima “What I did for love”, nonché la ‘parade’ di “One” e “Let me dance for you”, appunto “Lascia ch’io balli per te..”.
Fin dall’inizio di questa produzione – ha detto M. Hamlish in occasione di una intervista – ho capito che la musica doveva essere in parte caratterizzata sugli interventi dei singoli attori-ballerini, che avrebbe dovuto sottolineare le loro diverse aspirazioni e, al tempo stesso, catturare il momento ‘clou’ dell’insieme del ballo finale. È quanto ho cercato di fare con la musica usando una tecnica di lavoro diversa da quella che più spesso mi sono trovato ad usare ad esempio per la colonna sonora di un film. C’è molta più musica in uno show che in una pellicola. La musica occupa qui un posto preponderante insieme alla coreografia e in nessun caso si distacca da questa.

Locandina del Musical di Andrew Lloyd Webber
Locandina del Musical di Andrew Lloyd Webber

Il 1978 è l’anno di “Evita” portato in scena ancora una volta dalla coppia Andrew Lloyd Webber e Tim Rice. La storia è un esempio, forse il primo in assoluto, di Musical anticonformista sulla vita reale di un personaggio famoso salito alla ribalta delle cronache mondiali: Evita Duarte Perón, moglie del presidente argentino Juan Domingo Perón. Il successo a teatro fu strepitoso, quell'anno non si parò d'altro, rammento che chi non aveva visto il Musical a Londra, non poteva più parlare di Musical in senso stretto, perché lo spettacolo era elegante, appassionato, bene interpretato, vi erano momenti in cui la scena era invasa di una tale potenza emotiva da fondersi tutt’uno con gli spettatori partecipi della platea.

Locandine del film.
Locandine del film.

Successivamente trasferito in film con l'omonimo titolo “Evita” (1996) diretto da Alan Parker, con Antonio Banderas e Madonna, non verrà accolto con la stessa emozionale infatuazione che molto toglie alla bellezza e alla forza scenica che aveva contraddistinto l’opera teatrale. Molte le canzoni famose Non poi così male anche interpretate da Madonna:“Don't Cry for Me, Argentina” (Non piangere per me, Argentina) cantata da Evita dal balcone della Casa Rosada il giorno della proclamazione dell'elezione a presidente (17 ottobre del 1945) del marito, e rivolta al suo paese e alla sua gente è senza dubbio uno dei brani più acclamati che si ricordino nella storia del Musical. “Oh What a Circus” e “High Flying Adored”, nelle quali il famoso Che racconta con toni caustici la carriera di Eva; “Santa Evita”, “Another Suitcase in Another Hall”, “On This Night Of a Thousand Stars”, allo stesso modo offrono momenti musicali e coreutici di una ‘bellezza’ straordinaria mentre accompagnano l’apparire in scena di Evita in mezzo alla folla dei ‘descamiciados’ e, ancora, quando si affaccia al balcone della Casa Rosada per placare la folla preoccupata per la sua prossima fine.


Ma è giunto il momento di andare oltre, come si è soliti dire, di: essere 'up-to-date', fare cioè un salto di qualità, o se preferite dare seguito alla più recente tendenza della musica e al tempo stesso alla definizione di un nuovo, o forse solo diverso, modo di vedere e interpretare il 'musical' com'eravamo abituati fin qui. Per quanto non si debba pensare che il 'nuovo' sia poi sempre così nuovo, i salti di qualità non avvengono mai da soli o senza il supporto di precedenti esperienze maturate in ambito cinematografico, le quali, affiancante delle innovazioni tecnologiche a partire dal sonoro, agli interventi sulle pellicole, fino alla più recente digitalizzazione, non solo hanno permesso una migliore qualità visivo-sonora ma, anche, di poter raggiungere tali 'effetti speciali' da strabiliare gli occhi.

A questo precipuo scopo si era mosso, fin dagli anni '40, il cinema di Walt Disney con almeno due pellicole che hanno 'incantato' il mondo: "Saludos Amigos" (1942) e "I Tre Caballeros" (1944) dove artisti 'umanissimi' danzano e cantano coi personaggi celebri dei 'cartoon' disneyani in una girandola di avventure al ritmo di Carioca, di Samba, dai suoni e dai colori dell'America Latina. Ovviamente prima del capolavoro assoluto che sarà "Fantasia" (1946) e il più volte citato "Mary Poppins" (1965) . Un arco di tempo questo dove altri registi hanno elaborato, in special mondo nell'ambito dei cartoon numerosi approcci, senza comunque mai raggiungere la genialità del maestro.

Gene Kelly danza con Jerry Mouse.
Gene Kelly danza con Jerry Mouse.

Su tutti va ricordato un film con Gene Kelly che alterna passi di danza con Jerry Mouse in "Due marinai e una ragazza" (1946) in inglese "Anchors Aweigh" diretto da George Sidney, con protagonisti Frank Sinatra, Kathryn Grayson e Gene Kelly, prodotto e distribuito dalla Metro-Goldwyn-Mayer.


Ma se finora ho volutamente trascurato il rapporto che da sempre lega il musical-show con il film musicale cinematografico e viceversa, e sebbene l’interesse e il successo che il pubblico riserva a entrambe le espressioni siano fonti inesauribili di grande portata culturale che economica, va qui detto che il Musical ha acquisito nel tempo una propria identità strutturale che va riconosciuta di altissimo livello. Vuoi linguistica che musicale, vuoi coreutica che scenografica spettacolari, che oggi non possiamo fare a meno di denominare come ‘autentica forma artistica’ a sé stante, in quanto arte di ‘vero e proprio’ intrattenimento a tutto tondo, che non trascura nessun aspetto produttivo e che per questo straordinariamente impegnativa per chiunque voglia trovarvi accesso,

Tornando al Musical toot-court innumerevoli altri oltre a quelli citati sono ancora in scena sia nei teatri di West End che di Broadway fin dalla loro ‘prima’ apparizione appena con qualche saltuaria interruzione: “Joseph and the amazing Technicolor dreamcoat” (1968) – “Rocky Horror Show” (1973) – “Lenny” (1974) – “Chicago” (1975) – “All that Jazz” (film 1979) – “Cats” (1981) – “Little Shop of Horrors” (1982) – “Starlight Express” (1984) – “Les Miserables” (1985) – “The Phantom of the Opera” (1986), spesso ripresi da una parte all’altra dell’Oceano che divide i due centri di produzione artistica del Musical.

Locandina del film.
Locandina del film.

Tra i più recenti degni di nota abbiamo oltre ai già citati “Tommy” (1975) del visionario Ken Russell interpretato da The Who; “The Rocky Horror Pictures Show” (1975) con lo straordinario Richard O’Brien.

The Blues Brothers” (1978), la commedia musicale diretta da John Landis diventata negli anni un cult imprescindibile della storia del cinema. L'opera, che vede protagonisti i fratelli del titolo, interpretati da John Belushi e Dan Aykroyd, è riuscita a imporsi come poche altre nell'immaginario collettivo, grazie a tutta una serie di trovate - tra cui l'iconico look dei due personaggi principali - capaci di regalare al film un'aura a tratti leggendaria.
A consolidare l'aspetto maggiormente iconico del film ci hanno pensato anche i numerosi musicisti di fama internazionale comparsi in varie scene, in grado di coinvolgere in maniera viscerale lo spettatore in tutte le sequenze di ballo e canto: da Ray Charles a Cab Calloway, da Aretha Franklin a James Brown (senza contare tutti gli altri camei illustri), il film riserva davvero una sorpresa dopo l'altra sia a livello musicale che non.

Locandina del film
Locandina del film

La febbre del sabato sera” (1978) e “Grease” (1978) ,“Stayng Alive” (1983) che portarono un sussulto giovanile e imposero John Travolta alla ribalta mondiale e le musiche dei Bee Gees.

Una scena del film. The Phantom of The Opera
Una scena del film. The Phantom of The Opera

Il già citato “Cats” seguito dall'operistico “Il fantasma dell’Opera” (1986) sempre di A.L.Webber ancora in scena a Londra. Il sensazionale musical di lunga data "The Phantom of the Opera" continua a funzionare nella sua forma originale al Her Majesty's Theatre del West End. Sin dalla sua apertura nel 1986, dove ha vinto l'Olivier Award come miglior musical, lo spettacolo presenta alcune delle musiche più memorabili di Lloyd Webber insieme allo scenografico set originale, costumi ed effetti speciali.


Il soggetto, tratto dall'omonimo romanzo di Gaston Leroux "Le Fantome de l'Opera'" (1910), narra la storia del conte di Chagnie scopre per caso in un mercato le doti canore di Christine e decide di mandarla dal direttore dell'Opera di Parigi, Carrière, che è un suo caro amico. Ma quando Christine arriva al teatro scopre che Carrière si è dimesso e il nuovo direttore non permetterà mai ad una ragazza di umili origini di cantare. Le offre così un impiego come costumista per sua moglie Charlotte, prima cantante all'Opera. Il nuovo direttore deve anche fare i conti con il fantasma che abita nelle catacombe del teatro, il quale, innamoratosi di Christine, cerca di aiutarla in ogni modo per fare di lei una cantante di successo.

Straordinarie le canzoni contenute nel libretto insieme ovviamente alle musiche sono state interpretate dalla cantanti anche operistiche famose nel mondo come La Monserrat Caballé che ci ha lasciata una stupenda interpretazione di "Wishing you were somehow here again" nel suo album "Eternal" del 1991.

Copertina dell'Album vinile.
Copertina dell'Album vinile.

The Wall” (1982) un originale fantasmagorico cartoon realizzato da Pink Floyd.

Locandina del fil.
Locandina del fil.

Flash Dance” (1983), “Dirty Dancing” (1987) e “GMT Giovani Musicisti di Talento” (1999); ancora sul rapporto giovanile con la danza e in particolare il mondo del Musical.

Locandina del film
Locandina del film

Nonché il grandioso manifesto rivoluzionario “Les Miserables” (1985), in qualche modo riconosciuto il miglior musical in assoluto sulla scena degli ultimi dieci anni.

Loandina del
Loandina del
Locandina del Musical
Locandina del Musical

Chess” (1986) andato in scena a Londra è un musical di Benny Andersson e Björn Ulvaeus, già componenti del noto gruppo musicale svedese ABBA, su testi di Tim Rice, co-autore tra l'altro di Jesus Christ Superstar. La trama si basa su un incontro di scacchi per il titolo mondiale tra un campione statunitense e uno sovietico nel periodo della guerra fredda (sulla falsariga di quanto realmente avveniva in quegli anni), durante il quale si dipana anche una storia d'amore che coinvolge i due campioni e una componente della delegazione americana. Lo spettacolo venne preceduto da un concept album lanciato nel 1984. Tra le canzoni del musical sono celebri ‘One Night in Bangkok e ‘I Know Him So Well." (Wikipedia)


Sister Act” (1992) che ha portato la ‘folle’ Woopy Goldeberg alle stelle della scena; l'originalissimo e divertente “Priscilla” (1994) e a seguire, il 'barocco' “Moulin Rouge” (2001);

Rent” (2005) un “libero adattamento cinematografico dell'omonimo musical di Broadway di Jonathan Larson vincitore del Premio Pulitzer e di diversi Tony Award. Il film racconta la vita di alcuni artisti bohémien e della loro sessualità, uso di droghe, della loro vita all'ombra dell'AIDS”. (Wikipedia)

Locandina del Musical
Locandina del Musical
Una scena del Musical
Una scena del Musical

Mamma Mia” (2008), un successo mondiale interminabile sulla scia delle canzoni degli Abba.

Locandina del film
Locandina del film

Nonché il molto celebrato “Nine” (2009), un film diretto da Rob Marshall andato in scena dapprima in teatro e quindi un musical che ha l'ambizione di superare i confini geografici, contravvenendo la capacità immaginativa di Fellini che aveva fissato nel celebre "8 1/2". Una storia contemporanea sulla interiorità dei personaggi. Un cast eccellente: Marion Cotillard, Penélope Cruz, Judi Dench, Kate Hudson, Nicole Kidman e Sophia Loren si applicano con tenacia per salvaguardare la resa spettacolare e generare un'emozione autentica nello spettatore e una nuova creatività vitale nel protagonista maschile Daniel Day-Lewis. Canzoni accattivanti e numerosi numeri di ballo straordinari ne compongono la coreografia nella cornice strabiliante di una prova di teatro.

Locandina del film.
Locandina del film.

Da una recensione di Marzia Gandolfi apparsa in MYmovies.it

"Sotto le superfici della banalità glamorous e dietro il pigro snodarsi delle evoluzioni coreografiche, Nine non riesce a rappresentare il sogno di un sogno, com'è nelle prerogative del musical, mancando di quella coerenza interna che fa delle sequenze di danza e canto la naturale proiezione dello stato d'animo dei protagonisti. La trionfante esplosione divistica è "tiranneggiata" da Daniel Day-Lewis, che abita i panni e la crisi di un regista nel solito modo prodigioso ma prigioniero della propria esasperata diligenza. Intorno a lui fanno corona consorti, amanti, dive, madri e muse che chiedono forma e identità artistica per accedere al suo palco e al suo cuore."


Nota d’autore:

Altri Film musicali e autentici Musical comunque importanti e qui trascurati per ragioni di spazio saranno trattati direttamente con articoli singoli appropriati nei mesi successivi.






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