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Una storia di BrunoMagnolfi

Questa storia è presente nel magazine Non da solo.

Doppio.

Mi sveglio di soprassalto

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3 minuti

Pubblicato il 15 novembre 2020 in Altro

Tags: #nondasolo

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Mi sveglio di soprassalto, certe notti, e poi mi alzo dal letto in preda ad una notevole agitazione. Giro per casa, controllo che le cose siano tutte al loro posto, mentre sembra proprio che il mio sonno sia stato interrotto forse da un rumore insolito che ancora mi sembra di avvertire nelle orecchie, oppure da un richiamo lontano, come di una nave in rada, non saprei dire. Dietro un angolo del muro dentro al mio appartamento intravedo subito il mio gemello, ma non lo guardo in modo diretto, per non dargli l'impressione che la mia volontà sia quella di rimproverarlo di qualcosa. Mi verso piuttosto dell'acqua in un bicchiere, controllo sul tavolo ciò che ho preparato già per il giorno seguente, infine torno in camera e mi corico, cercando la posizione più comoda in mezzo alle lenzuola. Abitare da soli non è facile penso, ci sono dei momenti in cui il normale equilibrio viene meno. Poi mi riaddormento.

Generalmente prima di andare a letto mi prendo una pastiglia di tranquillante, oppure mi bevo una tazza di camomilla, proprio per essere sicuro di non trascorrere delle ore senza riuscire a chiudere gli occhi, ma negli ultimi tempi pare proprio che questi accorgimenti non siano più del tutto sufficienti. Provo la sensazione che qualcosa manchi intorno a me, che abbia dimenticato qualche cosa durante la giornata appena trascorsa; per questo vado volentieri ad incrociare lo sguardo del mio gemello, perché già semplicemente questo gesto spesso assume il senso di una rassicurazione, ed è allora che il mio agitarsi pare si stempri, anche se non per molto.

In fondo il riposo è estremamente importante per una persona, è per questo che al mattino ci si deve rialzare dal letto con la sensazione di essere assolutamente a posto, rinfrancati nel corpo e nello spirito, in maniera da poter dare il meglio di noi stessi durante la giornata che ci attende. Con la mente però, mentre me ne sto tranquillo sotto alle coperte, seguo i percorsi che potrebbe affrontare il mio gemello mentre non mi interesso affatto di lui, e sono tentato di andare a vedere che cosa effettivamente stia facendo in questo attimo preciso. Cerco come sempre di allontanare la mia mente da queste riflessioni, ma poi è sufficiente un lieve rumore, uno scricchiolio da qualche parte, il frusciare di una tenda, una bolla d’aria dentro un tubo idraulico, ed allora so che anche lui sta per avvicinarsi, perché non riesce ad essere del tutto autonomo da me, e quindi mi cerca, vuole sapere cosa stia facendo.

Certe volte lo rimprovero, mi rivolgo a lui direttamente e con voce decisa gli spiego come non sia il caso di infastidirmi perennemente con la sua presenza, come invece fa. Ci sono tanti luoghi verso dove dirigersi, potrebbe magari farsi un giro e lasciarmi in pace almeno per un po' di tempo, ma subito dopo mi dispiaccio delle mie parole, e così torno a cercarlo, perché in fondo non so stare affatto senza di lui, ed anche se ho quasi dispiacere a dirlo, ho bisogno della sua presenza. Poi torno a dormire, ed immagino che lui sia ancora lì, in un angolo della mia stanza, ad osservare il momento esatto quando il mio sonno avrà il sopravvento sulla stanchezza che mi porto dentro. Domani mi riconcilierò del tutto con il mio gemello penso, perché se devo essere sincero fino in fondo, ho bisogno davvero di lui, è inutile negarlo.


Bruno Magnolfi


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