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Una storia di IBonamiciFredducci

Il centenario

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4 minuti

Pubblicato il 09 febbraio 2020 in Avventura

Tags: #vita #famiglia #ricordi #treni #boxe

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Ieri era il centenario dalla nascita di mio nonno materno, che è morto 16 anni fa. Vorrei far lui un breve omaggio...
Mio nonno era un artista: diplomato al Liceo Artistico in un’epoca in cui quella non era certo una cosa comune. Nonostante il talento nel disegno, era molto forte anche in matematica e aveva un grande senso logico.
Durante il Fascismo è stato un pugile di discreto successo nella categoria dei pesi leggeri: una trentina di vittorie consecutive e poi, in una importante finale a Parigi, sottovalutò l’avversario. Ricordo ancora quando me lo raccontò: -Arrivai in Finale contro un Egiziano che era la metà di me, tanto che pensai che non potesse appartenere alla mia stessa categoria! Saliti sul quadrato lo guardai e pensai “a questo lo mando al tappeto senza nemmeno sudare”- poi fece una pausa, strabuzzò gli occhi, sorrise e chiuse così: -Iury...ME NE DETTE TANTE. Aiutami a dire “tante”… Me ne dette davvero tantissime!!!-.
La sua carriera come pugile terminò non tanto per quella sconfitta (pur cocente), ma per lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.
Francamente non so se, dove e come abbia combattuto per l’Esercito Italiano perché fu un Partigiano combattente della prima ora e, catturato dai Fascisti a Mentone, vi rimase prigioniero per oltre due anni (prima sotto i Fascisti, poi sotto i Tedeschi) e riuscì a scappare poco prima della Liberazione, giungendo a casa in condizioni disperate. Mi domando come cavolo abbia fatto a tornare da Mentone a Firenze, fortemente denutrito e addirittura pieno di parassiti: rimpiango di non aver mai chiesto a lui e all’altro nonno (che finì in un Campo di Sterminio) maggiori dettagli...

Dopo la guerra entrò nelle Ferrovie con ruoli umili ma riuscì a fare strada fino a diventare disegnatore: si occupò della progettazione dei carrelli dei rotabili italiani fino all’età della pensione (e per qualche anno fece da consulente per le ferrovie francesi, ovvero SNCF).
“(...)Nel novembre 1967 venne effettuato il viaggio di prova del nuovo locomotore elettrico veloce E 444 Tartaruga. Per la prima volta un treno passeggeri composto da cinque vetture e una vettura postale collegava Roma e Napoli in meno di un'ora e mezzo alla velocità di circa 145 chilometri l'ora. Il treno, tra Campoleone e Latina, toccò i 207 chilometri orari, inaugurando la stagione dell'alta velocità ferroviaria italiana” questo si legge sul web e mio nonno era a bordo ma giurò che avevano provato la “quattro quarantaquattro” sulla stessa linea e senza vagoni tenendo i 220 di tachimetro per svariati chilometri e gasandosi come dei matti! Dev’essere stata una cosa fantastica, una sensazione indescrivibile: sarebbe come se ora qualcuno testasse un treno in Italia toccando i 600!!!!

Mi raccontò che aveva iniziato a fumare a 9 anni e, in vita sua, aveva fumato “tutto quello che si poteva fumare...e anche parecchie cose che non si potevano fumare”.
Un pomeriggio mi fece anche un discorso di grande apertura verso tutti gli orientamenti e le identità sessuali: stiamo parlando di almeno una ventina di anni fa e di una persona anziana, quindi non è certo una cosa da poco.
Mio nonno e’ stato il membro più intelligente e di maggior caratura di tutta la famiglia, quello che più ho ammirato e rispettato. Porto il suo cognome con orgoglio (e ci sono voluti anni di burocrazia italica per ottenerlo), anche se so di non fargli onore…

Intendiamoci...di trip assurdi ne aveva diversi pure lui: ricorderò per sempre, mentre stavamo facendo un giro in macchina in campagna, mia cugina che di punto in bianco mi fa, mentre tessevamo le lodi di nostro nonno con degli amici: -Ma lo sai che lui aveva anche un’altra famiglia?- e in quel momento mi parte un flashback di me e lei che stiamo facendo qualche minchiata tipo schizzarci in casa coi superliquidator e siamo mezzi nudi e, arrivati in cucina, veniamo fermati da mia nonna chi ci presenta una bella ragazza bionda dai tratti non italici e vestita benissimo, dicendoci “Questa è un’altra vostra cugina”...ma eravamo davvero troppo impegnati nelle nostre minchiate bambinesche (pur non essendo bambini da un pezzo, almeno io) per prestare attenzione alla situazione o quantomeno porci delle domande…

Mio nonno non ha mai avuto problemi di soldi, ma andava in giro vestito come un poveraccio: la mia filosofia del “mi vesto perché ci si deve coprire, e basta” l’ho decisamente presa da lui…

Era un tipo strano, incomprensibile per la maggior parte dei Sapiens Sapiens. Mio nonno era l’unica persona di tutto l’iper parentado con cui avevo qualcosa in comune e a cui pensavo di somigliare un po’...certamente lui era immensamente superiore, perché non così difettato come me e quindi così limitato.

Ciao, Silvano.


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