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Una storia di mikiefromwine

Questa storia è presente nel magazine Storie di un fisioclown

Le vie en rose

-la versione di Maria-

163 visualizzazioni

2 minuti

Pubblicato il 09 febbraio 2020 in Storie d’amore

Tags: #anziani #fisioterapia #rosev #vita

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Maria mi aveva parlato nelle precedenti visite delle origini parigine dei suoi due nonni ai quali era molto legata. L’aveva raccontato in maniera confusa, senza ricordare nomi e probabilmente nemmeno volti, ma sapeva che da qualche parte in quell’enorme scatola di ricordi ormai colpita da demenza vascolare c’era ancora qualcosa che le illuminava gli occhi e non era stato deltutto cancellato dal male. Avere 87 anni e non ricordare più la proprio esistenza è qualcosa di struggente, che ti divora pezzo dopo pezzo, ed è l’unica sensazione che riesci a provare perché tutto il resto non lo ricordi più. Non ricordi l’odore del caffè al mattino, non ricordi il rumore delle campane la domenica, non ricordi più il volto dei figli usciti dal tuo grembo per ben tre volte tanto che alla loro visita Maria confusa e forse un po’ impaurita sistematicamente mi ferma e chiede “chi è questo?”. Ad ognuno di loro, come a chiunque le si avvicini Maria le assegna un aggettivo e non più un nome “questo”.

Eppure Maria un giorno ha ricordato di nuovo, è andata a pesca di ricordi nella testa utilizzando come esca una canzone “La vie en rose”, ha iniziato a cantarla mentre le muovevo la sua gamba scheletrica, guardando nel vuoto con occhi lucidi. Ogni parola di quel testo sembrava scandita nel tempo, sembrava associata a qualcosa, ad un’emozione, una risata, un pianto, c’era del vivo. Mi sono fermato posandole la gamba su un cuscino, oltre alla pronuncia impeccabile Maria dava espressione ad un testo cantato completamente a cappella con poca forza ma con tanta intensità. La luce gialla dietro di lei e il volto segnato dai solchi delle rughe mi ricordavano una scena alla Sorrentino, quella stanza, quell’arredamento prendeva tutto vita grazie a Maria e alla sua canzone. Finisce, mi fissa con lacrime agli occhi mi dice che quel testo le ricorda il nonno e aggiunge:

<<Quand il me prend dans ses bras
Il me parle tout bas,
Je vois la vie en rose>>.

Le sorrido, le dico che è stata bravissima e che deve cantarla ogni volta che andrò lì perché è la versione più bella che abbia mai sentito, altro che Piàf. Mi ringrazia e ritorna nella sua stanza vuota di ricordi.


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