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Una storia di GioMa46

Questa storia è presente nel magazine TUTT'ALTRE STORIE

PAGA PANTALONE / IL MUSICAL

TDO :  SECONDA PARTE

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16 minuti

Pubblicato il 04 luglio 2020 in Fantasy

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ATTO II

_____________________________________________________________________


Scena I


La scena si apre sulla piazzetta di un caffè con i tavoli all’aperto. Qui giunge la Compagnia come se stesse continuando il proprio giro di questua. Approfittando infatti di un maggiore spazio il gruppo esegue un numero coreografico, sul proseguimento del brano di chiusura del primo atto: ripresa della serenata.

“Passa la serenata”



(coro)

Eh! Oh!

Ci basta una canzone

un semplice ritornello

chi vuol cantar lo canti

il fine è sempre quello.

(coro)

Eh! Oh!

Ci basta una canzone

un semplice canovaccio

la maschera sotto al braccio

e un po’ di fantasia.

Eh! Oh!


Coro dei ragazzi:

Ragazze passa la serenata.

Coro delle ragazze:

Un bacio per un occhiata.

Tutti: Ci basta una canzone

un po’ d’amore e un po’ di fantasia.


Al termine qualcuno prende posto a sedere per un ristoro, altri si siedono d’intorno, alcuni camerieri prendono le ordinazioni ...


Brighella, ormai ripresosi dalla sbornia, avanza verso il proscenio a parlare con il pubblico. Qualcuno della Compagnia lo chiama.


Un attore : Ehi!, Brighella, ma dove vai?


Un altro : Vieni a bere un goccetto con noi.


Brighella : Alla vita dell’attore preferisco quella dell’ubriaco.

Un ubriaco trova sempre qualcuno disposto ad offrirgli un bicchiere.

Ma a un attore?

E da ubriaco, credetemi, il mondo appare assai diverso, migliore.

Ogni cosa diventa plausibile, possibile.

E’ come vedere un mondo alla rovescia.

Così, anch’io, da semplice attore spiantato e senza copione, mi scopro autore di me stesso, in una Commedia brillante, tutta da inventare.


Impresario : Ragazzi credetemi. Non so cosa fare.


Un attore : (alzandosi dal tavolo del caffè)

Ogni cosa è qui ordinata in nome di un autore. E dire, ch’era nelle nostre

intenzioni, nel paese del maestro dei guitti, Messer Goldoni, dedicare al teatro il meglio di noi stessi: i nostri migliori anni di studio e di lavoro.

Se almeno il tanto riverito Goldoni si degnasse. . . (fa un inchino)


Un altro : Puoi sempre invitarlo a bere un bicchiere con noi.


Tutti : Ah, ah, ah (ridono).

Maschera - Brighella
Maschera - Brighella

Brighella, rivolto al pubblico, si pone l’indice sulla fronte ad indicare di avere una brillante idea. Indossata una parrucca in modo da somigliare a Goldoni, con fare distinto, si appropria della parte.


Brighella/ : M’avete chiamato?

Goldoni Quando si è invitati per una bevuta non ci si tira indietro.


S’avvia verso il tavolo del caffè. la compagnia sta al gioco e lo festeggia calorosamente.


Tutti : Evviva! Evviva! Goldoni è con noi!

Carlo Goldoni
Carlo Goldoni

Brighella/Goldoni beve un bicchiere di vino e si accinge a parlare ...


Goldoni : “Eccomi dunque a mio agio; posso lasciare libero sfogo alla mia

immaginazione, ho lavorato abbastanza su vecchi soggetti: bisogna creare,

bisogna inventare; ho degli attori che promettono molto; ma, per impiegarli

con profitto, bisogna cominciare con lo studiarli.


Vediamo un po’ di dare a ciascuno un suo carattere. Quello che più gli si confà. Come dire, che gli sia congeniale.

Se l’autore gliene dà uno analogo sulla scena, la riuscita è quasi sicura. (..) Ecco, giunto è forse il momento di far la prova”(*)


La scena si riduce con un effetto di luce ad un semplice palcoscenico dove la Compagnia al completo tiene la prova. Brighella/Goldoni dispone gli attori per la rappresentazione.


Goldoni : Voi con quegli strumenti, sì proprio voi, lasciate libera la scena e intervenite a misura.

Tutti gli altri stiano bene a sentire. (ognuno si fa più attento)

Riprendiamo dunque da dove avevamo lasciato: or noi, dicevamo che Lelio è

affetto da mal d’amore per Rosaura.


Lelio si fa avanti con la testa fasciata e Rosaura viene a mettersi al suo fianco. Lelio con fare impacciato tenta di prenderle la mano, ma Rosaura lo scansa. Lelio si fa da parte imbronciato.


Goldoni : Suvvia signorina Rosaura, stando alla Commedia che si vuole rappresentare, Lelio recita la parte dell’Innamorato timido, spetta a lei incoraggiarlo.


Lelio : Se non mi si concede altro?

Rosaura : Il signor mio padre, Messer Pantalone de’ Bisognosi, dice di tenermi lontana dagli attori, perché son facili agli amori.

Lelio : perché non hanno bezzi (soldi) (fa il gesto con la mano)

Rosaura : (sospirando)

Ahimè! Certo una discreta fortuna sarebbe la giusta chiave per aprire il cuore di Messer Pantalone, mio padre.

Se Lelio veramente mi amasse, avrebbe almeno il coraggio di chiedere la mia mano. Sarebbe per me la prova inconfutabile del suo amore.

(rivolta al pubblico)

Eppure in cuor mio sento ch’è sincero.


Lelio si avvicina a Rosaura e le prende le mani guardandola teneramente negli occhi. Ma l’entrata improvvisa di Pantalone, interrompe l’idillio fra i due che si ritraggono nell’ombra frettolosamente.


Lelio e Rosaura
Lelio e Rosaura

Pantalone attraversa in qua e in là la scena lisciandosi la barbetta, di tanto in tanto tossisce e borbotta fra se.


Pantalone : Ho promesso la mano di Rosaura al Signor Florindo, un partito onorevole. Lei dice che non lo sposerà mai . . . bah! comandare a un’orba è voler cadere dentro un fuoco di disgrazie: per non restare all’oscuro, bisogna avere il moccolo del giudizio . . .

E lei ‘zo a darle di mano con quel Clelio, Velio, Lelio . . .

Senza pensare poi a quelle intriganti di Colombina e Smeraldina . . . che per di più si sono messe in testa di prendere parte alla festa . . .(raschia la voce), per andare in gondola con quei due scapestrati di Arlecchino e Truffaldino . . .

che chissà quale bricconeria stanno, orsù, tramando alle mie spalle.

(si ritrae)


Goldoni : Smeraldina e Colombina ora tocca a voi. Avete libero spazio per continuare.


Smeraldina : Inizio al mattino a sbatter tappeti, poi a far la spesa e ‘zo a lavar vetri. La me ciama ogni momento: Smeraldina di qua, Smeraldina di là, so e ‘zo

per le scale a prendere il sale . . . (rivolta al pubblico) i sali . . . che alleviano il pene . . . oh! (risolino) le pene della signorina Rosaura che ogni tanto la sviene.


Colombina : Io son Colombina tutto il giorno in cucina che lavo, che stiro . . . mo vien Carnovale, mannaggia, che fare?

Quel brontolone di Messer Pantalone un bezzo non vuol tirar fuori, la tira, la biga, la ciga, quel tanto che alla festa nol ci manderà mica.

(rivolgendosi al pubblico)

Non v’è nulla da fare, per far Carnovale qualcosa si deve inventare, un rimedio che vale.


Smeraldina : Eccoli di ritorno.


Si fanno avanti Arlecchino e Truffaldino.


Colombina : Quali nuove sul Carnovale?

Arlecchino : Si prepara festa grande.

Truffaldino : Grandissima.

Arlecchino : (ammiccando a Colombina) Finalmente la ti porterò in gondola.

Truffaldino : (tocca il deredano di Smeraldina) dentro la gondola insieme.

Smeraldina : (lancia un’occhiata d’intesa a Colombina)

Arlecchino : Tutte le maschere sono invitate.

Truffaldino : E noi di certo non possiam mancar mica.

Arlecchino : Mica?

Truffaldino : (annuisce)

Tutti : (rivolti al pubblico) Qui bisogna inventarsi qualcosa.

Truffaldino : Che cosa?


I quattro si raccolgono in cerchio e confabulano fra loro. Di tanto in tanto, ora l’uno ora l’altro, si voltano verso il pubblico con risatine maliziose.


Smeraldina : E dire che mi gire la testa.

Colombina : Bisogna far festa.

Tutti : E festa sarà.


Il resto della Compagnia si affianca a loro in coro ...


“Sarà una festa”

Sarà una festa

una festa

una festa sarà.

Nell’aria già pare

esser già Carnevale

unitevi a noi in coro

e festa grande sarà.

Sarà una festa

una festa

una grande festa sarà.

Maschere della Commedia dell'Arte
Maschere della Commedia dell'Arte
Maschere della Commedia dell'Arte
Maschere della Commedia dell'Arte

Al termine, Arlecchino, Truffaldino, Colombina e Smeraldina fanno cenno al pubblico con il dito sulle labbra di non rivelare il complotto. Dunque si ritraggono dalla scena.


Goldoni : Colombina e Smeraldina fingono di fare le faccende di casa, quando bussano alla porta.

Colombina : (torna in scena) Smeraldina! Smeraldina! ma non senti, bussano alla porta.

Goldoni : Smeraldina fa entrare due gentiluomini intabarrati, nei panni dei quali si celano Arlecchino e Truffaldino.

Smeraldina : Buonzorno a lor siori, desiderate?

Primo gent. : Parlar vorremmo al Magnifico rettore di questa casa.

Smeraldina : Al mi’ paron Messer Pantalone?

Primo gent. : (alzando la voce) Mercanti noi siamo in Venezia di stoffe e d’ogni tipo di spezia.

Smeraldina : Prego, volesse accomodarse, vado subito a chiamarlo.

Goldoni : Entra Pantalone con burbero cipiglio, raschiando la voce. mentre i due gentiluomini restano in disparte ammiccando.

Pantalone : Messer Pantalone son io, cittadino serenissimo della illustre Venezia . . .

che dico? Cittadino illustre della serenissima Venezia.

Secondo gent.: Illustrissimo Messer de’ Bisognosi, noi giunti qui siamo dall’Oriente

a proporvi un vantaggioso affare.

Primo gent. : Un affare vantaggiosissimo.

Pantalone : Affare fatto! Purché io non debba tirar fuori il becco d’un quattrino.

Smeraldina : (rivolta al pubblico) Ha le tasche cucite. Coi suoi modi oziosi non la mangia, non la beve, non la . . .(si porta la mano davanti alla bocca), per non spendere neppure un bezzo.

Colombina : Mai s’era vista tanta spilorceria.

Primo gent. : Ecco! Vedete, trattasi di un Galeone colmo di stoffe pregiate.

Secondo gent. : Pezze di zibellino nero! Barili di broccato! Coperte di semolino!

Primo gent. : (lo fa tacere rifilandogli una visibile gomitata)

Può essere tutto Vostro messere per pochi zecchini d’oro che Vi chiediamo in prestito per le pratiche necessarie allo scarico della mercanzia.

Secondo gent.: E’ questione di giorni.

Primo gent. : (gli sferra una gomitata nello stomaco)

Di ore, messere, di ore.

Secondo gent.: Anzi, (tremante) prima facciamo e meglio è . . .

Pantalone : Quando e come riavrò il mio denaro?

Primo gent. : Abbiamo qui una carta che conta.

Secondo gent. : Che testa di quanto chiediamo.

i due : Che canta (sbattono entrambi le mani sul foglio)

Pantalone : (raschiandosi la gola)

Mai! Mi volete mandare a ramengo?

(si agita, minaccia, sventolando la barbetta a destra e a manca)

Non vi darò il becco d’un quattrino.

Primo gent. : Ma, Messere, neppure se si tratta di salvare la Serenissima?

Secondo gent. : Salvare il salvabile, serenamente con serena tranquillità, serenissimamente.

Primo gent. : (gli sferra un calcio)


Pantalone : (preoccupato e nervoso)

Beh, vediamo.

(molto pensieroso)

Bene, non vi darò più di cinquanta zecchini.

(rivolto al pubblico)

L’uomo senza prudenza tanto vale quanto val la minestra senza sale.

I due : Quanto ci basta.


Il grande attore italiano Mario Scaccia (al centro) durante una rappresentazione.
Il grande attore italiano Mario Scaccia (al centro) durante una rappresentazione.

Goldoni : (gli attori eseguono in tempo reale quanto suggerito loro da Goldoni)

Pantalone cerca nella tasca del pastrano la chiave del cassetto dove tiene i denari, la estrae e quindi esce di scena.

Colombina e Smeraldina saltano per la gioia e lo seguono. Mentre i due gentiluomini, ovvero Arlecchino e Truffaldino, fattisi riconoscere dal pubblico, si stropicciano le mani in attesa di ricevere il sospirato denaro.

I due rimangono da soli in scena, eseguono in sequenza rapida il seguente scioglilingua:

“Quanto e come”.


Arlecchino : Accipicchia, più faccio attenzione

ogni volta scommetto che metto

la testa nel giusto cassetto

che porto la chiave che vale

la somma non equivale.

Truffaldino : Non dico che infine equivale

cercare la chiave che vale

se è chiusa di dentro il cassetto

quel che tolgo non è quanto metto,

allora che vale di fare attenzione.


(si guardano compiaciuti e si scambiano le battute con fare velocissimo)


Arlecchino : Ogni volta scommetto che metto.

Truffaldino : La testa nel giusto cassetto.

Arlecchino : Quel che levo non è quanto metto.

Truffaldino : Allora di fare che vale.

Arlecchino : La somma non equivale.

Truffaldino : Cercare la chiave non vale.

Arlecchino : Se è chiusa di dentro al cassetto.

Truffaldino : Quel che levo non è quanto metto.

Arlecchino : Insomma, per quanto si faccia

di far cifra tonda

il conto non torna.

Truffaldino : Non torna!

I due : E in capo alla sera. beato chi c’era.



Escono di scena tra gli applausi degli altri attori. Tutta la Compagnia avanza fino al proscenio (come per raccogliere applausi) mentre la scena ruota/cambia alle loro spalle:


Goldoni : (rivolto al pubblico)

Nella commedia dell’Arte, bisogna trattare soggetti di carattere. E’ questa la fonte della buona Commedia . . . e una buona Commedia è quanto i nostri giovani attori vogliono infine a Voi dedicare.

Ora, non ci rimane che di trovare un finale, e che questo sia lieto, come in Commedia ognor si conviene.

(fa una riverenza ed esce di scena)


Rosaura, Arlecchino, Pantalone, Colombina
Rosaura, Arlecchino, Pantalone, Colombina

Scena II

________________________________________________________________________________


E’ sera, nel campiello desolato Rosaura è sola e s’aggira inquieta sul praticabile. Canta:


“Sogni senza uguali”.


Rosaura : I pensieri persi verso il cielo

s’alza con loro un volo di gabbiani

rincorrerli non posso

non ho ali.

Salir vorrei lassù in cerca del domani.

Cerco qualcuno che mi chiami amore

che mi regali sogni senza uguali

una stagione, un’altra

senza fine.

Come d’un fiume che non trova il mare.

I sogni miei rincorro per il cielo

già dicono alla luna il mio segreto

poi come nuvole si perdono lontani

un altro giorno accende il mio domani.

Cerco qualcuno che mi chiami amore

che mi regali sogni senza uguali

una stagione, un’altra

senza fine.

Come d’un fiume che non trova il mare.



Lelio entra silenzioso e triste, si siede sui gradini del praticabile e Rosaura va a sedersi accanto a lui.


Lelio : Sarebbe stato bello poter realizzare il nostro sogno . . . l’unica possibilità che avevamo era legata al successo dello spettacolo, che forse mi avrebbe reso stimabile agli occhi di tuo padre.

Rosaura : Per un momento ho creduto che . . .

Lelio : Non dire niente . . . restiamo legati a quel sogno.




Entra Brighella un po’ stracco, tiene la parrucca di Goldoni fra le mani.


Brighella : Suvvia ragazzi, di fronte all’amore non c’è cosa che tenga . . . un sogno può sempre avverarsi.

La vostra è comunque la parte più bella.


Entrano i due gentiluomini, con fare rumoroso, tengono il sacchetto delle monete in mano.


Primo gent. : Come mai Venezia non ha ancora messo l’abito della festa?


La Compagnia al completo converge incuriosita verso di loro.


Un attore : Lorsignori forse non sanno che non siamo in cartellone?

Primo gent. : Suvvia, a Venezia è di rito la festa.

Secondo gent. : Non c’è alcuna ragione che vale, domani è già Carnevale.

Un attore : Una ragione c’è, non abbiamo ottenuta la sovvenzione.

Primo gent. : (fa suonare il sacchetto con gli zecchini)

Questo non è un problema. Abbiamo qui, quanto ci occorre per la

rappresentazione.


Tutti : Evviva!

Lelio e Rosaura - Scena da "Gli Innamorati"
Lelio e Rosaura - Scena da "Gli Innamorati"

La scena si anima improvvisamente, tutti esultano di gioia, ci si prepara per un numero coreografico sul tema della vestizione. Rosaura, Colombina e Smeraldina giungono con due grandi ceste di abiti e maschere da indossare sulla scena. Tutti si vestono all’occorrenza. Si mettono dei drappi sulla scena e qualcuno tira dei coriandoli. Infine sopraggiunge una elegante portantina dalla quale scende Messer Pantalone.


Pantalone : (sbalordito)

Rosaura tu qui? . . . e . . . (indica Lelio) non è forse quel Clelio, Velio, Lelio?

E tutta questa gente pazza?


Tutti : Prego, noi siamo, chi siamo.

L’Allegra Compagnia della Staffa.


Pantalone : (si guarda attorno)

. . . luci . . . festoni . . . maschere . . . costumi . . ha tutta l’aria d’una

rappresentazione? Deve costare almeno cinquanta zecchini d’oro.

Che Venezia abbia persa la ragione?

E chi pagherà cotanta profusione?


Gentiluomini : Come il buon detto antico dice: non disperar, il denaro è solo un’illusione, se oggi pagar non puoi, domani si sa:

paga Pantalone!


I due si tolgono il tabarro rivelando la loro identità a Messer Pantalone.


Pantalone : Ah! furfanti, ladri, bricconi, malandrini . . .

(l’insegue per acciuffarli, ma inciampa sul tavolato, fa due capriole, poi

stramazza al suolo)


Brighella : Qui ci vuole un Dottore.


Entra il Dottor Balanzone con passo cadenzato e si esibisce in un guazzabuglio canoro.


Balanzone : Io son balanzone dottore in Bologna

il più bravo, il più svelto che meglio non c’è.

Non son qui per vendere ne per comprare

io sono speziale

laureato in parafrasi

io son uomo d’onore, chi lo è più di me?

Uomo dottissimo in ogni duttilità.

(si esprime con il seguente scioglilingua)

“Magnum magnorum”

Che parli latino, italiano, oppur bolognese

discopro immediato di ciò cui soffrite . . .

(gli sorge un dubbio)

soffritte . . soffriggite?

(si china ad oscultare messer Pantalone, quindi sentenzia)

Il male non è che la fame d’attore.

Ti sveglia al mattino e ti balla la vista

ed il pomeriggio si fa tutto grigio

e quando la sera si apre la scena

t’accorgi ch’ormai è saltata la cena.

Un giorno chissà come mai

t’accorgi di essere affetto di cosa non sai.

La colpa è dell’arte, il ruolo, la parte.

E dire che c’ero cascato:

Moliér o il finto malato,

l’Amleto di Shakespeare, l’Idiota,

Le confessioni di un Clown,

Ubu o L’impresario della Smirne,

Il cappotto di Gogol, o Flower di Genet

e mentre aspetti Godot, tutt’intorno passeggiano

vacui e Indifferenti i personaggi di Moravia.

Mi dicono saggio ma non ho il coraggio

di metter d’un canto

il ruolo, la parte

e come una marionetta, che parte non ha

ho fatto dell’arte una questione di parte:

la gamba o il torace?

Il ginocchio sinistro o la scapola destra?

Volete che scriva, che parli, che canti

oppure che danzi, che faccia sberleffi?

Di tutto ciò che volete,

purché infine qualcuno si degni

di starmi a sentire.


Questo è adunque il paziente? L’ammalato?

L’uomo cagionevole di salute?

Tutti : E’ lui, proprio lui, Messer Pantalone.


Balanzone : Qui non serve l’arte di fare la parte, ma all’orecchio suonare un sacchetto

di monete, tinnante.


(fa suonare la borsa delle monete che Pantalone aveva indosso e il malato rinviene all’istante).


Maschera di Balanzone
Maschera di Balanzone
Maschere della Commedia dell'Arte in un celebre dipinto d'epoca.
Maschere della Commedia dell'Arte in un celebre dipinto d'epoca.

Ha inizio un numero coreografico attorno a Pantalone beffato che seduto sul tavolato in mezzo alla scena, sulla canzone ...


“Messer Pantalone”.


Tutti : Ragazzi che squasso, che spatapatrasso

mai s’era vista cotanta avarizia in un sol uomo,

di certo sapete il suo nome

(tutti puntano l’indice verso di lui)

E’ lui, Messer Pantalone.


(gli attori distintamente declamano e mimano le parti)

Su, presto, accorrete, gran cose egli dice.

Inventa leccornie, farfuglia ciarpame.

Lo dicon Maestro, Gran benemerito.

Ma ognuno lo sa, lo dicon tirchione.

Tutti : E lui, solo lui, Messer Pantalone.

Far soldi è il suo debole lato.

E quante ne inventa per non trar fuori gli sghei.

E’ inutile chiamarlo taccagno!

La cosa che ama più fare è di brontolare.

Eppure a Venezia è tenuto in gran conto.

Strette di mano.

Suppliche.

Ringraziamenti.

Ha fama di saggio.

Ad ognuno fa dono di suggerimenti.

Ma se vi capita d’incontrarlo a passeggio.

Dir male del prossimo o di se stesso.

Non fateci caso.

In animo suo del mondo si duole.


(tutti in coro) Chi è, chi non è?

Ma è lui: Messer Pantalone.



Pantalone si alza all’impiedi, la Compagnia gli si fa attorno, poi si rivolge a Rosaura.


Pantalone : E dire che ambivo di darti a un buon partito, ma un padre, per burbero che sia, all’amore di due bravi giovani quali voi siete, giammai comanda.

(rivolto a Lelio)

E tu, non pensare di prendere moglie senza la dote. E non sperar di menar vita licenziosa. Che mantenere infin dovrai, padre e sposa.

(rivolto al pubblico)

Già vedo la casa mia cadere in malora.

(rivolto alla Compagnia)

Alfin della Commedia da sempre son gabbato, e a causa di ciò non mi resta più un becco d’un quattrino.

Cosa credete Voi, che forse i tesori d’un re Mida non abbiano a finire?

Ma questa volta, come ogni volta, ognuno è perdonato.

(rivolto al pubblico)

Non tutto orsù è perduto. In cambio della mia prestazione stasera raccolgo gl’incassi

della rappresentazione.

(strizza l’occhio)

Truffaldino e Brighella
Truffaldino e Brighella

Sulle note del “Carnevale di Venezia “ scoppia la festa. le maschere della Commedia s’intrecciano nella danza, quando improvvisamente tutto si ferma. Nel mezzo della scena Lelio bacia Rosaura. Segue una prima, breve chiusura del sipario che si riapre immediato.

La Compagnia al completo (attori e tecnici, regista, truccatori ecc.) torna in scena cantando ...


“Sarà una festa”


Sarà una festa

una festa

una festa sarà.

Venite cantiamo

la nostra canzone

nell’aria è già Carnevale.

Sarà una festa

una festa

una festa sarà.


(gli attori tutti invitano il pubblico a battere le mani ed a cantare insieme)


Sarà una festa

una festa

una festa sarà.



F I N E


Arlecchino e Brighella
Arlecchino e Brighella

Nota (*) La citazione nel testo è tratta da: Carlo Goldoni - “Memorie” - Einaudi- Torino 1967

Venezia - Monumento a Carlo Goldoni
Venezia - Monumento a Carlo Goldoni

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