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Una storia di AlessandroCiviero

Questa storia è presente nel magazine #comecisiamoincontrati

La storia di Gianni

#comecisiamoincontrati

108 visualizzazioni

3 minuti

Pubblicato il 14 agosto 2020 in Storie d’amore

Tags: #conoscenze #incontri #normali #persone

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Stavo camminando per le strade del luogo meno romantico che si possa immaginare. Un centro urbano cresciuto all’ombra della periferia di una grande città turistica, fatto di palazzi grigi, alti e tutti uguali, vie perennemente intasate dal traffico; negozi, supermercati, centri commerciali, fast-food, uffici, banche e poche abitazioni degne di nota. Insomma, un posto triste; e cos’altro di peggio può accadere? “Potrebbe piovere”, direbbero nel famoso film. Infatti, si mise a piovere di brutto.

Mi rifugiai nel primo locale nelle vicinanze, per ripararmi, perché non avevo portato con me l’ombrello. Era un posto che si chiamava Osteria alla Busa. Un nome azzeccato, visto che si trattava effettivamente di un buco ricavato nel seminterrato di un vecchio palazzo.

Il locale era poco illuminato, aveva alcuni tavoli, vuoti, un bancone bar vecchio stile e sul fondo di quella specie di cantina, si apriva una saletta un po’ più spaziosa, ma quasi interamente occupata da un bigliardo illuminato dalle classiche luci che pendevano dal soffitto, sedie e pochi altri tavolini. C’erano due tizi intenti a giocare, facendo schioccare le biglie con doviziosa meticolosità e altra gente che li stava a guardare, assorta, con i bicchierini di vino in mano.

La prima impressione negativa del posto, fu subito cancellata dalla sua entrata in scena. Mi viene da dire così, adesso, mentre ricordo la prima volta che la vidi. Notai che era troppo bella e troppo fuori luogo. Una ragazza bassa di statura, ma perfettamente proporzionata, nella sua figura minuta, con membra eleganti, sottili, una testolina piena di capelli scurissimi, lunghi e lisci. Indossava una semplice maglietta bianca, che risaltava la sua pelle dorata, un paio di leggings neri e sneakers nelle quali calzavano due piedini deliziosi.

La osservai riportare il vassoio con i vuoti dietro il banco del bar, al quale infine mi sedetti e ordinai qualcosa. Ci guadammo, mentre scarabocchiava sul blocchetto. Aveva occhi scurissimi, profondi e un viso dolce, atteggiato in un sorriso che non era di pura cortesia.

Dopo venti minuti che stavo seduto lì, finita da un pezzo la consumazione, continuavo a fissare questa brunetta che sembrava uscita da un sogno profumato di altre terre, di altri luoghi e diverse esperienze. Lei si avvicinò, chiedendomi se volessi qualcos’altro. Io dissi di no. Lei si allontanò per servire altri clienti.

Allora, posato lo sguardo sul ripiano del bar, vidi che aveva lasciato a portata di mano il blocchetto delle comande, e la penna. Allungai la mano, strappai una pagina e scrissi il mio numero di telefono. Quando lei tornò, la richiamai con lo sguardo, tesi il braccio e le diedi l’appunto: “Sei veramente carina.” La voce uscì da sé, sorprendendomi: “Se non hai il ragazzo, mi piacerebbe molto avere un appuntamento con te.”

Lei prese il foglietto, lo mise nella tasca del corto grembiule che indossava e non disse niente, allontanandosi di nuovo. A quel punto, un po’ deluso, lasciai i soldi della consumazione e uscii dall’Osteria alla Busa.

Lei mi mandò un messaggio quella sera stessa, molto tardi. Forse, pensai, aveva appena finito di lavorare. Infatti era così, ma nel messaggio diceva che il giorno dopo sarebbe stata libera. Quindi ci vedemmo. Cominciammo a frequentarci. Ho scoperto che è una ragazza di origine peruviana. Si chiama Luz, che in spagnolo vuol dire luce. Ed effettivamente, quel giorno lei era stata un raggio di luce, che aveva illuminato una giornata triste e un posto buio.


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