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Una storia di OrnellaStocco

Questa storia è presente nel magazine Storie di Donne

L'altra sta dormendo...

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7 minuti

Pubblicato il 24 aprile 2019 in Humor

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Ho voglia di innamorarmi ancora, di sentire parole soffiate sul collo. Nella mia vita ci sono stati uomini affascinanti, colti, anche ricchi che hanno attraversato la mia esistenza come meteore.
Dove sono?
Perché non sono con me?
Queste le domande che mi pongo continuamente ma questa sera no. Non ho voglia di rispondermi. E poi la conosco già la risposta. Sempre quella. Ho un legame talmente forte con la mia libertà, con me stessa, da non concedere niente a nessuno.

Neanche il mio amore.
Né la mia vita.
Ricaccio indietro pensieri che mi portano al passato, non voglio rovinarmi la serata con malinconie e rimpianti. Inspiro profondamente. Perlustro con lo sguardo il grande salone animato da persone allegre. Improvvisamente una sorta di tristezza mi assale. Il ritornare in me stessa mi procura sempre una certa ansia. All'improvviso mi sento inadeguata. Sto per alzarmi quando un tipo si manifesta in tutta la sua media statura.
- Buonasera - La voce fatica a farsi strada nel frastuono della musica ad alto volume.
- Salve… - Rispondo organizzandomi un sorriso - Stavo giusto per andarmene, si è fatto tardi...
- La prego si fermi, è da un po' che la osservo...
Mi porge la mano.
- Michele - Lui
- Patrizia - Io
Lo guardo con la curiosità nascosta da un'apparente indifferenza. In realtà Michele ha subito acceso la mia immaginazione che non ha seguito un naturale declino fisiologico.
Vorrei subito chiedergli se è sposato, fidanzato, accoppiato insomma se è libero poiché in questo caso il mio interesse prenderebbe il volo.
- Allora Patrizia, cosa mi racconti di bello?
Si è messo seduto di fronte a me mentre io sono ancora in piedi. Mi devo decidere.
Rimango?
Mi risiedo.
Ha accavallato le gambe. Si è messo comodo per ascoltare cosa? La mia vita ristretta in pochi minuti? La storia inventata di una donna che non vuole denudare la sua anima?

Preferisco un riservato silenzio.

Intanto lo osservo mentre sorseggia un drink. Cerco, nella confusione adolescenziale che mi prende di fronte a nuove conquiste, di rincorrere una risposta intelligente alla sua domanda di circostanza.
Veste in modo classico come il taglio della giacca così come i pantaloni. Le scarpe sono perfettamente lucide, nere come le calze. Chissà cosa penserà lui del mio tubino dal cui orlo sbircia malizioso il pizzo delle autoreggenti.
Gli sorrido. Abbasso lo sguardo come faccio di solito quando non mi sento a disagio. Lo faccio per vezzo ma in modo spontaneo. Penso sia un accessorio sensuale e femminile. Poiché femminile ancora mi sento. Penso che Michele lo percepisca. Anche lui mi sorride.
Senza abbassare lo sguardo.
- Senti Patrizia, ti va di andare da un'altra parte? Qui c'è troppa confusione, non riusciamo a sentire quello che diciamo...
Mi parla all'orecchio, la sua voce calda mi avvolge. Mi piace.
- Scusami ma davvero si è fatto tardi, sarà per un'altra volta, ti lascio il mio numero di cellulare così mi potrai chiamare, se lo vorrai...
Estrae dal taschino interno della giacca il suo smart-phone. Per evitare di urlare scrivo il numero su un tovagliolo di carta. Si mette in tasca il pezzo di carta.
- Domani ti chiamo. Buonanotte.
Annuisco.
Mi spiace lasciarlo. Vorrei fosse già domani. Ma è già domani essendo quasi le tre del mattino. Sono tentata. Cerco qualche segnale al di fuori del mio perbenismo apparente. Nessun fremito, nessun turbamento. E' giunto il momento della resa. Che cosa mi succede?
Un bacio sulla guancia sembra una timida promessa. Troppo timida.

Fatico a prendere sonno. Ancora stordita da una notte così insolita e diversa da tutte quelle che l'hanno preceduta. Camomilla, libro e massimo alle undici la mia stanza sprofonda nel buio. Io sprofondo in un sonno che non è quasi mai continuativo. Dicono che con l'avanzare degli anni si dorma sempre di meno. Spero sempre che questa sia la fantasia di un geriatra pazzo.
Ho l'abitudine di spegnere il cellulare durante la notte ma sento una specie di smania, di intima inquietudine. Vorrei già risentire la bella voce di Michele. Ma non ho il suo numero di cellulare, ho dato il mio a lui. Ma lui non mi ha dato il suo. Bruttissimo segno.
Ipotesi numero uno: non vuole essere disturbato.
Ipotesi numero due: quando un uomo non da il numero di telefono per non essere disturbato è solo per un motivo. E' sposato. O ha una compagna, che non fa molta differenza.
Con questo poco promettente pensiero mi addormento.

Il segnale di un messaggio in arrivo mi sveglia da un sonno leggero. Prendo il cellulare sul comodino con uno scatto che mi sorprende. Un messaggio alle quattro del mattino mi mette in allarme. In una manciata di secondi faccio un elenco di tutte le possibili disgrazie in agguato.
Mio figlio ha avuto un incidente.
Il messaggio è di Aurora che mi avvisa che Antonio si trova in ospedale.
In rianimazione.
Ma una notizia simile non si comunica con WhatsApp.
Nel caso di mia nuora sì. Lei ha deciso che telefonare non è chic. Invia messaggini per qualsiasi cosa. Quando è morta sua madre me lo ha comunicato con messaggio.
Questa mattina è morta mia madre.
L'ho chiamata io. Mi sembrava che per fare le condoglianze fosse più indicata una telefonata.
Non mi ha neanche risposto. Dopo due minuti mi è arrivato un altro messaggio.
Grazie per condoglianze.
E se invece le avessi telefonato per chiedere come sta mio nipote?
Oddio è successo qualche cosa a Filippo.
Ha fatto un incidente con la moto.
Gli hanno spaccato una gamba mentre giocava a calcio.
Ha lasciato la sua fidanzata.
O la sua fidanzata ha lasciato lui.
Ciao Patrizia, a quest'ora non so se augurarti buona notte o buon giorno mi ha fatto piacere conoscerti spero di rivederti presto. Michele.
Si possono ancora provare antiche emozioni? Sì, si può.
Una scarica di battiti mi mette in allerta. Ho idea che se voglio dormire seriamente mi dovrò prendere una dose doppia di Dormirem.
Ma prima gli devo rispondere. Anzi no. Non voglio passare per quella che non attende altro di ricevere un messaggio rispondendo prima ancora di finire di leggerlo.
Prendo venti gocce, la camomilla, spengo il cellulare e finalmente prendo sonno.

Alle quattro del mattino!
Però ho il suo numero di telefono.
Mi addormento con l'illusione di una ragazzina al suo primo batticuore.


Sono stata svegliata da un lungo suono. Lacerante. Nella confusione di un risveglio fuori dalla norma non riesco a capire che cosa stia suonando. Ho impiegato un insieme imprecisato di attimi per riconnettermi con qualche dato di fatto: l'ora del giorno, il giorno della settimana, la settimana del mese.
Forse ho un tantino esagerato con il Dormirem. Cancello il forse. Non riesco a svegliarmi, sento la testa leggera e le gambe cedevoli. Calma. Alla mia età potrebbe essere fatale. Frugo sopra il comodino alla ricerca dell'oggetto metallico che puntuale mi dirà almeno che ore sono.
Cooosa? Le dieci! Omioddio. Ma chi sta suonando in questo modo?
Il postino. Maledetto, lui suona sempre anche quando non mi deve consegnare niente. Neanche una misera bolletta.
Mi sistemo la vestaglia.
Filippo!
Mi sento confusa. Ho dormito un profondo sonno chimico. Riavvolgo le tappe della mia vita: Filippo è mio nipote diciassette anni figlio di Antonio che da trentasette anni è mio figlio e di Aurora che ci ha messo quasi quarant'anni per essere quella che è. Ora mi è tutto chiaro. Non è il postino. Apro fiduciosa ma perplessa.
Filippo appare di quella bruttezza che ha un adolescente impestato di brufoli. Peccato, ha un bellissimo viso.
Il suo tono non mi piace. E' un ragazzo che sorride poco ma questa volta ha l'espressione di un condannato. A molti anni di scuola.
Con la vestaglia, le ciabatte rosa, senza un filo di trucco e neanche pettinata sembro la bisnonna della Patrizia che poche ore fa si strusciava in mezzo alla pista di una discoteca con un tubino nero.

Questa con la vestaglia sono io. L'altra sta ancora dormendo.



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