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Una storia di Mauri

IL KILIMANJARO

LA VETTA DELL'AFRICA

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9 minuti

Pubblicato il 21 marzo 2019 in Didattica

Tags: #Africa #Kilimanjaro #MABUNESCO #SaveTheEarth #Tanzania

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INTRODUZIONE

Il Kilimangiaro è uno stratovulcano situato nella Tanzania nordorientale.

Caratteristica del Kilimangiaro è la grande varietà di ambienti, specie animali e vegetali, distribuite lungo i suoi grandi pendii, che lo rendono un' importante icona dell’Africa e della Tanzania.


IL NOME

Non è noto da dove provenga il nome Kilimanjaro ma esistono varie teorie. Gli esploratori adottarono questo nome dal 1860, affermando che questo fosse il nome della montagna in lingua Swahili, supponendo che Kilimanjaro potesse dividersi in kilima (“collina”, “piccola montagna”) e njaro che, per alcune teorie è un’antica parola in Swahili che significa bianco o splendente, mentre per altre è una parola di origine sconosciuta.


STORIA GEOLOGICA

Il Kilimangiaro con i suoi 5895 m s.l.m. è la montagna più alta dell’Africa.

Il più alto dei suoi tre crateri è il cratere Kibo. Quest’ultimo ha un diametro di circa 5km. Pochi metri più in alto si trova la vetta, ovvero la”cima dell’Africa”: Uhuru Peak a 5895m.

Ad ovest del Kibo vi sono anche il cratere Shira, il più antico dei tre, ad un altezza di 3962 m e ad est il cratere Mwenzi con un’altezza di 3149 m.


Il Kilimangiaro è uno stratovulcano. Uno stratovulcano è caratterizzato dalla presenza di vari strati geologici costituiti da pietra solidificata. Gli strati corrispondono alle varie eruzioni le quali hanno contribuito a dargli l’aspetto e le dimensioni odierne. Purtroppo questi strati geologici non sono ancora stati analizzati dai geologi in quanto rimangono ancora sotto la superficie del vulcano sulla quale sono quasi assenti spaccature che permettono l’osservazione di questi strati.


Il Kilimangiaro si è formato in modo rapido e violento. La sua formazione è probabilmente collegata alla formazione della Rift Valley, avvenuta nello stesso periodo. Il cratere Shira ha iniziato ad eruttare circa 2,5 milioni di anni fa. L’ultima importante attività geologica nella formazione del vulcano, invece, risale a circa 1.9 milioni di anni fa.


DRENAGGIO

La montagna è caratterizzata da una rete di fiumi e torrenti, in particolare sul lato meridionale più umido e pesantemente eroso. Questi ultimi sono presenti soprattutto sopra i 1.200 metri. Al di sotto di tale altitudine, l'aumento dell'evaporazione e l'utilizzo di acqua umana riducono i flussi d'acqua. I fiumi Lumi e Pangani drenano il Kilimanjaro rispettivamente sul lato orientale e meridionale.


IL CLIMA

Il clima del Kilimangiaro è influenzato dall'altezza della montagna, che consente l'influenza simultanea degli Alisei equatoriali e degli anti-Alisei di alta quota, ed anche dalla posizione isolata della montagna. Il Kilimangiaro ha venti notturni diretti verso il basso, un regime più forte a sud rispetto al versante settentrionale della montagna. I fianchi meridiani, più piatti, sono più estesi e influenzano più fortemente l'atmosfera.La temperatura media nella zona sommitale è di circa -7 ° C. Le temperature superficiali notturne sul NIF o Northern Ice Field (il ghiacciaio sommitale) scendono in media a -9 ° C con una temperatura media diurna di -4 ° C . Durante le notti di raffreddamento radiativo estremo, il NIF può raffreddare fino a

-15 ° /-27 ° C.


PRECIPITAZIONI

Il Kilimangiaro ha due stagioni delle piogge distinte: una da marzo a maggio ed un'altra a novembre.

I versanti settentrionali ricevono meno precipitazioni rispetto a quelli meridionali.

Il pendio meridionale inferiore riceve da 800 a 900 millimetri all'anno, salendo da 1.500 a 2.000 millimetri a 1.500 metri di quota e con un picco "in parte" di 3.000 millimetri nella fascia forestale tra i 2.000 e i 2.300 metri. Nella zona alpina, le precipitazioni annuali diminuiscono fino a 200 millimetri.

Le nevicate possono verificarsi in qualsiasi periodo dell'anno, ma sono associate principalmente alle due stagioni piovose della Tanzania settentrionale (novembre-dicembre e marzo-maggio).Precipitazioni nell'area sommitale si verificano principalmente come neve e grandine da 250 a 500 millimetri all'anno e si possono sciogliere in pochi giorni o anni.

Zone climatiche del Kilimanjaro.
Zone climatiche del Kilimanjaro.

LE FASCE CLIMATICHE DEL KILIMANJARO

Il Kilimangiaro è anche la più importante dimostrazione di come il clima cambi con l’altitudine in egual modo alla latitudine. Sul Kilimangiaro infatti troviamo 5 diverse fasce climatiche:

  • Prateria / Versante inferiore (coltivazioni):, 800 m - 1.800 m.

  • Zona della foresta pluviale: 1.800 m - 2.800 m.

  • Zona della brughiera: 2.800 m - 4.000 m.

  • Zona del deserto d’alta quota: 4.000 m - 5.000 m.

  • Zona artica: 5.000 m - 5.855 m.

Immagine della foresta pluviale, detta anche foresta a tunnel per la sua forma avvolgente equasi soffocante.
Immagine della foresta pluviale, detta anche foresta a tunnel per la sua forma avvolgente equasi soffocante.

ZONA DELLA FORESTA PLUVIALE

Tra le specie erbacee si incontrano specie caratteristiche quali le orchidee del genere Polystachya, alcune specie di Impatiens: la Impatiens pseudoviola di colore rosa e la Impatiens kilimanjari dai fiori rosso scarlatto, e la Mimulopsis kilimandscharica, una pianta erbacea con fiori rosa.

Nel versante nord e ovest la foresta riceve meno piogge e qui si incontrano specie differenti: alti esemplari di ginepro (Juniperus procera), e due specie di olivo, l'Olea africana, alto fino a 10 metri, e l'Olea kilimandscharica, alto fino a 30 metri.

Alle quote più elevate gli alberi si diradano. Si osservano esemplari isolati di varie specie di Podocarpus, di Ilex minutus e dei grandi alberi della canfora africana Ocotea usambarensis, che possono raggiungere i 40 metri d'altezza. Nelle zone più umide e riparate l'Hagenia abyssinica, rosacea con grandi foglie pennate, si ricopre con eleganti fiori rosso scuro.

Immagine della Brughiera caratterizzante l'omonima zona climatica del Kilimanjaro.
Immagine della Brughiera caratterizzante l'omonima zona climatica del Kilimanjaro.
I seneci giganti caratterizzanti la brughiera.
I seneci giganti caratterizzanti la brughiera.

ZONA DELLA BRUGHIERA

Da 2.800 m a 4.000 m

Al di sopra della linea degli alberi scompaiono le piante ad alto fusto ma sono tuttavia presenti numerose specie vegetali. La zona più bassa della brughiera è popolata da fitti cuscini di Erica arborea che creano suggestivi effetti cromatici. Le piante più singolari di questa zona sono comunque i seneci giganti (Dendrosenecio kilimanjari e Dendrosenecio johnstonii), caratteristica pianta dal lungo tronco che regge una ampia e carnosa rosetta fogliare, e la Lobelia deckenii, una specie della famiglia delle Campanulacee che cresce fino a 3 metri di altezza, con grandi spighe verticali claviformi.

Completano il paesaggio numerose altre specie meno appariscenti ma che offrono una varietà di sfumature cromatiche: gli arbusti di Hypericum revolutum con piccoli fiori gialli, l'Helichrysum kilimanjari con fiori giallo intenso, la liliacea Kniphofia thomsonii, il Gladiolus watsonioides con fiore rosa salmone, l'orchidea Disa stairsii, con bella spiga rosa intenso, l'Anemone thomsonii, il giallo Ranunculus oreophylus, la Scabiosa columbaria dai fiori rosati, l'Anthospermum usambarensis, cespuglio somigliante al cipresso con fioriture bianche, e la Stoebe kilimandscharica con minuscole foglie grigio-argentate

Immagine del deserto d'alta quota.
Immagine del deserto d'alta quota.

ZONA DEL DESERTO D'ALTA QUOTA

Da 4.000 m a 5.000 m

La vita vegetale in questa zona è limitata ad alcune specie erbacee dalla sviluppata capacità di adattamento a condizioni ambientali poco favorevoli. Oltre che muschi e licheni lapidicoli è possibile vedere esemplari di Carduus chamaecephalus, di forma appiattita e con foglie pelose e spinose, ciuffi isolati di Pentaschistis Minor, detta "erba del deserto" e differenti specie di Helichrysum (H.kilimanjari, H.newii, H.cymosum, H.argyranthum, H.meyeri-johannis).

L'Haplocarpha rueppellii e l'Haplosciadium abyssinicum sono altre due specie che, grazie a foglie crassulente e ad un rivestimento di fitti peli argentati, che riflettono le radiazioni solari e riducono le perdite d'acqua e di calore, riescono a sopravvivere a queste altitudini.

Immagine della vetta più alta(cratere Kibo)
Immagine della vetta più alta(cratere Kibo)

ZONA SOMMITALE O ARTICA

Da 5.000 m a 5.895 m

A causa delle condizioni climatiche estreme di questa zona (basse temperature, radiazioni solari molto intense, ossigeno rarefatto) sono poche le specie vegetali che riescono a sopravvivere.

Tra di esse si possono annoverare l'erbacea Helichrysum newii e i licheni della specie Xanthoria elegans.

IL KILIMANJARO E L'EFFETTO SERRA

Il Kilimangiaro era originalmente coperto da oltre 400 km2 di ghiacciai che scendevano fino ad un’altezza di 3200 metri .

Il fenomeno dell’ effetto serra sta trasformando uno dei più caratteristici territori africani. Studi recenti hanno ipotizzato che dal 1912 oltre l’80% della neve e del ghiaccio sommitali si siano sciolti e che entro il 2020 il processo sarà completato. Aldilà delle considerazioni ecologiche e morfologiche, le conseguenze per le popolazioni locali, per le quali l’acqua di disgelo rappresenta la sopravvivenza, potrebbero risultare molto gravi.

Immagine del ghiacciaio presente sulla vetta del cratere Kibochiamato col nome Furtwangler Glacier, cognome dell'omonimo scalatore.
Immagine del ghiacciaio presente sulla vetta del cratere Kibochiamato col nome Furtwangler Glacier, cognome dell'omonimo scalatore.
"Kilimanjaro national park": il cartello con le distanze ed i tempi di percorrenza per raggiungere le varie postazioni lungo il percorso.
"Kilimanjaro national park": il cartello con le distanze ed i tempi di percorrenza per raggiungere le varie postazioni lungo il percorso.

TURISMO ED ECONOMIA

Il Kilimanjaro oltre a ospitare numerosissime specie animali e vegetali è anche meta di moltissimi turisti che ogni anno vengono da tutto il mondo per vivere una vera e propria avventura a fianco della flora e della fauna circostante.

L’enorme crescita del flusso turistico in quest’area è dovuta principalmente alla nascita del parco nazionale del Kilimanjaro, avvenuta nel 1973 e che comprende circa 75.575 ettari di terreno.


Il turismo ha reso possibile lo sviluppo della zona circostante al Kilimanjaro,rendendola non più una comune zona coltivata per la sua fertilità ma un vero e proprio centro economico-culturale, dove persone di tutto il mondo si radunano per vivere una delle esperienze più estreme in uno dei luoghi più affascinanti del mondo. Questo comporta la costruzione di nuove infrastrutture, servizi e sistemi di comunicazione e trasporto per far sì che tutto ciò possa avvenire in modo efficiente e sicuro.

Il tutto garantisce lavoro ad un grande numero di persone e rende la zona un luogo di interesse più importante ed avanzato con un beneficio per la totalità della sua popolazione.


Il turismo rappresenta però anche una minaccia significativa per quest’area che richiede un'attenta pianificazione e controllo degli accessi al parco nazionale. L'impatto dell'uomo sul parco deve essere controllato costantemente poichè l’incuranza di alcuni visitatori ne può compromettere l'integrità. Ad esempio il ​​raccolto illecito di alcune sue risorse, l'invasione dei confini e il blocco delle rotte migratorie e delle aree di dispersione della fauna sono altamente dannosi per il mantenimento del fragile equilibrio che caratterizza il Kilimanjaro. Proprio per questi motivi i programmi educativi e la gestione del parco sono essenziali.


Vista del Kilimanjaro dalla piana sottostante
Vista del Kilimanjaro dalla piana sottostante

I PERICOLI

Uno studio del 2005 su persone che hanno tentato di raggiungere la vetta del Kilimanjaro ha rilevato che il 61 percento ha avuto successo e il 77 percento ha sofferto di mal di montagna acuto (AMS o Acute Mountain Sickness) il quale porta sintomi come cefalea, nausea, diarrea, vomito o perdita di appetito.

La vetta del Kilimangiaro è ben al di sopra dell'altitudine alla quale possono verificarsi edema polmonare d'alta quota (HAPE) o edema cerebrale d'alta quota (HACE) potenzialmente letale, le forme più gravi di AMS. Questi rischi per la salute sono aumentati in modo esponenziale negli ultimi anni per colpa di programmi di arrampicata eccessivamente rapidi, motivati ​​da tariffe giornaliere elevate, viaggio in orari con condizioni sfavorevoli e mancanza di ripari permanenti sulla maggior parte delle rotte turistiche.

Su ripide porzioni della montagna gli scivoli di roccia hanno causato la morte di alcuni escursionisti. Per questo motivo, il percorso attraverso l'Arrow Glacier è stato chiuso per diversi anni, riaprendo nel dicembre 2007. Arrow Glacier Camp fa parte della Western-Breach Route, fondata da Scott Fischer di Mountain Madness(un gruppo di scalatori). Gli scalatori che desiderano superare il Kilimangiaro attraverso la rotta della breccia occidentale devono scegliere un tour operator esperto nel percorso.

CURIOSITÀ


LA VETTA PER TUTTI

Aaron Phipps, a 15 anni, ha perso le gambe a causa della meningite, ma nonostante tutto, ha voluto sfidare la vetta più alta dell’Africa, a sostegno di Meningitis Research Foundation e Shaw Trust, due associazioni benefiche. Dopo 5 giorni di dura scalata con una carrozzina all terrain soprannominata"Mountain Trike" raggiunge finalmente la vetta, più sollevato che felice, e allo stremo delle forze.

UN DOLLARO AL PIEDE

È diventata famosa la storia di due avventurieri, Rebecca Rusch e Patrick Sweeney, e della loro impresa, quella di arrivare fino in cima al Kilimanjaro in mountain bike. Hanno impiegato sei giorni per arrivare alla vetta, ma alla fine hanno compiuto l’impresa. La loro sfida era una: “ Raccogliere un dollaro per ogni piede percorso”,infine circa 11000 dollari, ossia 76 biciclette nuove da donare agli studenti in Africa.

GRAZIE!!!


Story by:

Romagnolo Maurizio

Francesco Santangelo

Piemontese Giulia

Dal Pane Jacopo

Anna Mazzolani

2°B s.a. Liceo Scientifico A.Oriani Ravenna

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