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Una storia di Rebedaclan

Gli specchi dei ricordi

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12 minuti

Pubblicato il 22 novembre 2019 in Storie d’amore

Tags: #diavolo #fantasy #memories

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Jason ebbe un sussulto e si svegliò. Era convinto di essere sdraiato sul suo letto, nel bel mezzo delle tenebre, invece no. Non riusciva a percepire niente intorno a sé, oltre all'oscurità più profonda. Si mise a gattoni e si spinse in avanti, tastando con le mani il terreno: c'erano pietre e ciuffi d'erba bagnati dalla rugiada della notte.

All'improvviso si sentì una risata.

Jason si fermò nel punto in cui era e cercò di capire da dove venisse il suono, ma ogni volta che si orientava nella direzione corretta, ecco che la risata si spostava da un'altra parte.

"Chi sei?" chiese l'uomo, a voce alta. Nessuno rispose e tornò il silenzio.

Si rannicchiò a terra, prese una pietra in mano e la tirò davanti a sé per sapere cosa lo circondasse. Si stranì, dal momento che non fu possibile udire dove la pietra fosse caduta, perciò tutto fu inutile.

Passarono minuti, ore, giorni, Jason non avrebbe saputo dirlo, aveva perso completamente il senso del tempo.

D'un tratto il terreno sottostante svanì e lui si ritrovò fluttuante in aria. Subito dopo si accese un fuoco intorno a lui, ma questo non bastò a illuminare l'intero luogo.

In successione comparvero una ventina di fuochi accesi, sembravano piccoli camini.

Jason in un primo momento si coprì gli occhi per la luce improvvisa, ma poi, dopo essersi abituato, si guardò intorno: era in una sala vuota, al cui centro era posto un trono regale fatto di ossa umane; non c'erano porte o finestre.

I fuochi si spensero e lui cadde a terra. Sentì un brivido di paura percorrergli tutta la schiena. Toccò con le mani il pavimento: era ghiacciato. L'intera stanza si stava congelando per l'arrivo di una presenza.

La sala si illuminò nuovamente, questa volta di una luce biancastra. Jason intravide qualcuno seduto sul trono: indossava un lunghissimo mantello nero con il cappuccio e tra le mani stringeva una falce.

"Io sono la Morte, la messaggera del Diavolo!". La sua voce era terrificante.

"Che cosa vuoi da me?" domandò. La Morte rise e per poco non perforò i timpani dell'uomo con il suo stridolio inquietante.

"Io non voglio niente da te. Tuttavia il mio padrone, il Diavolo, vorrebbe fare un patto..."

"Ma dove sono?"

"Sei nella mia dimora! Vieni, te la mostro..." . Jason fu costretto ad alzarsi e a seguirla, passando attraverso il muro. Si sbalordì nell'esserci riuscito. Arrivarono in un lungo corridoio dominato da dieci specchi.

"Cosa sono questi?". La Morte sbuffò all'ennesima domanda dell'uomo.

"Questi sono gli specchi dei ricordi. E' importante che tu li riviva tutti...".

Jason si avvicinò cauto al primo specchio, dopodiché vi guardò attraverso.

Vide se stesso all'età di sette anni, quando il padre, dopo essersi ubriacato e dopo aver picchiato la moglie - come spesso accadeva - era uscito di casa sbattendo la porta. Sua madre piangeva e il piccolo Jason si rattristò molto nel vederla così. Un paio di giorni dopo, due amici di famiglia bussarono alla porta, dicendo di aver trovato Brendon, il padre di Jason, morto. Era stato ucciso a furia di calci e pugni; probabilmente era andato a infastidire le persone sbagliate. In passato era stato violento sia con lui che con la madre, ciò nonostante era suo padre e gli voleva ancora un po' di bene. Tuttavia, al suo funerale, non versò nemmeno una lacrima.

Tornò in sé, nel corridoio, con la presenza inquietante al suo fianco, la Morte. Passò al secondo specchio.

Questa volta era un ricordo di quando aveva nove anni. Stava passeggiando per le stradine del suo villaggio con un amico. Quando tornò a casa sua, trovò la madre in cucina, con un coltello affilato tra le mani, molto probabilmente intenta a tagliarsi le vene. Dal momento in cui Brendon era morto, la madre di Jason era caduta in una profonda depressione; un oblio oscuro che la tormentava continuamente. Il piccolo Jason disarmò la madre e la portò a letto, esortandola a riposare. La donna lo fece sdraiare accanto a sé e lo avvolse in un caloroso abbraccio. Gli accarezzò la guancia e i capelli.

"Ti voglio bene!" gli sussurrò, finché non si addormentò insieme al figlio. Poco dopo lei si svegliò, lo baciò sulla fronte e con le lacrime che le rigavano il viso, lo lasciò da solo. Il risveglio di Jason fu terribile. La cercò in tutta casa, ma non c'era; corse disperato tra le vie e nelle botteghe del villaggio; si spinse addirittura nel bosco, invano. Se n'era andata, l'aveva abbandonato.

Jason si commosse nel rivivere il momento; decise, quindi, di proseguire subito con il terzo specchio.

Aveva quindici anni. Era nella casa dei suoi zii, affacciato alla finestra della sua camera. Notò una ragazza nuova, che non aveva mai visto prima. Era molto bella: aveva una lunga treccia color mogano, gli occhi di un azzurro profondo e un sorriso intrigante. Decise di uscire fuori per vederla meglio. Le si presentò e si propose di accompagnarla a visitare il villaggio. Con il passare dei giorni divennero amici. La fanciulla aveva una voce irresistibilmente dolce e ogni volta che gli sorrideva, il cuore di lui batteva molto velocemente.

Jason sorrise al ricordo, non se lo dimenticherà mai. Si chiese quale fosse l'obiettivo della Morte, mentre procedeva verso il quarto specchio.

Era un giorno molto piovoso. Lui era seduto sul suo letto, intento a leggere un libro, mentre suo zio era dai vicini e sua zia era in cucina a preparare la cena. Qualcuno bussò alla porta e Jason andò ad aprire. Era sua madre. Nonostante fossero passati otto anni dall'ultimo loro incontro, la riconobbe all'istante. Era molto magra e aveva il viso sciupato. Jason non sapeva se farla entrare o meno; alla fine il cuore ebbe il sopravvento. La portò in cucina dalla zia, la quale corse subito ad abbracciare sua sorella. La madre di Jason rivelò di essere tornata per far sapere al figlio che stava per morire. In effetti, qualche giorno dopo così successe.

Questo ricordo suscitò in Jason una serie di emozioni: rabbia, tristezza, amarezza, gioia. Si accasciò a terra, rifiutandosi di continuare la visione del suo passato.

"Jason, forza, alzati e andiamo avanti!". Ubbidì alle parole della Morte e passò al quinto specchio, nella speranza di trovarvi un po' di felicità.

Meredith, quella bellissima ragazzina dai capelli rossi e gli occhi azzurri che aveva incontrato a quindici anni, era diventata sua moglie pochi mesi dopo la scomparsa di sua madre. Lui e lei erano sdraiati vicini, in un campo di grano, di sera. Avevano le dita delle mani intrecciate e guardavano insieme il cielo limpido, trapuntato di stelle, fantasticando sul loro futuro. Ad un certo punto lui la baciò. Le labbra rosee di lei erano così soffici, perciò la baciò ancora e ancora una volta. Meredith iniziò a spogliarsi e lui fece altrettanto. Le accarezzò la pelle vellutata del corpo con una mano, la cosparse di baci. Si guardarono intensamente negli occhi, per poi fare l'amore per la prima volta. Fu meraviglioso, magico, sensazionale. Si amavano così tanto. In quel momento Meredith era ufficialmente sua.

Il cuore gli batteva all'impazzata mentre si trascinava avanti lungo il corridoio insieme alla Morte. Fu il momento del sesto specchio.

Jason camminava nervosamente fuori dalla stanza da cui provenivano urla di dolore. Era molto preoccupato. All'improvviso ci fu silenzio, seguito dal pianto acuto di un neonato. Entrò nella camera e corse ad abbracciare sua moglie, esausta dal parto. Le asciugò la fronte con un panno e la baciò sulle labbra. Una domestica gli passò tra le mani il frutto del loro amore. Stentava a crederci: il loro sogno più grande si era finalmente avverato.

"Lo chiameremo Milo" aveva proposto lui, porgendolo poi alla moglie, cosicché lo allattasse.

Milo...chissà dov'è in questo momento, chissà cosa sta facendo.. La mente di Jason venne assillata da molti pensieri e decise di fare una pausa prima di proseguire con i ricordi.

"Come sono arrivato qui?" chiese, non ricevendo alcuna risposta dalla Morte.

"Cosa mi è successo?" continuò.

"Lo scoprirai presto!"

"Se lo scoprirò attraverso uno specchio, vuol dire che è un ricordo. Significa che io sono morto?!"

"Lo scoprirai da solo... Ora andiamo avanti!".

Jason non riusciva a capire, aveva un vortice in testa. Spiò il settimo specchio.

Suo figlio aveva all'incirca sedici anni, quando decise di voler dedicare la sua vita allo studio della filosofia. In città - parecchio distante dal loro piccolo villaggio - c'era una buona scuola dove si insegnava questa materia. Il giorno dell'addio fu triste per i due genitori, tuttavia, desiderando il meglio per il figlio, lo lasciarono andare senza troppe storie. Piansero tutti nel momento in cui si abbracciarono per salutarsi. Alla fine il giovane prese una valigia con i suoi effetti personali e lasciò casa sua. Quella fu l'ultima volta in cui lo videro.

"Bene Jason, ti mancano solo più tre specchi..." gli disse la Morte. Jason non rispose, forse non l'aveva neanche sentita; era intontito da tutti i ricordi. Aveva cercato di dimenticare molti di quegli avvenimenti e in quell'istante gli si erano ripresentati tutti quanti insieme. Si diresse verso l'ottavo specchio.

Era una mattina nuvolosa di Settembre. Jason e Meredith erano nell'orto ad occuparsi delle loro piante, come la maggior parte degli abitanti del villaggio. Udirono il rumore di molti zoccoli di cavallo. Tutto successe così velocemente. In poco tempo c'era gente che urlava ovunque, bambini che piangevano, decine di corpi morti gettati a terra; le case vennero date in pasto alle fiamme. Jason prese Meredith per mano e cercò un posto riparato in cui portarla. Si diressero verso il bosco, dalla parte opposta da cui erano arrivati gli uomini che avevano assediato il villaggio. Corsero moltissimo, senza trovare un luogo in sicurezza. Decisero, alla fine, di dirigersi verso la città. Si fermarono giusto qualche minuto per bere ad una sorgente e ripresero il cammino. Giunti a destinazione, dopo giorni di cammino, chiesero del figlio, ma nessuno seppe dar loro notizie. Una ragazza si avvicinò ai due, probabilmente coetanea di Milo, dicendo loro che il ragazzo era partito per un pellegrinaggio con dei compagni di scuola. Li accompagnò presso una taverna e offrì loro un pasto caldo.

"Come conosci Milo" aveva domandato Meredith alla fanciulla.

"Sono la sua donna". Con entusiasmo le aveva mostrato l'anello di fidanzamento che portava al dito. Per Meredith e Jason fu un duro colpo. Perché Milo non aveva detto niente a loro? Perché non avevano più ricevuto sue notizie? C'era qualcosa che non andava nel racconto della ragazza, i genitori di Milo se lo sentivano. Eppure non avevano altra scelta, se non attendere il ritorno del figlio in città.

"Credo di sapere cosa gli ultimi due specchi mi mostreranno..." disse Jason alla Morte, per poi sorridere amaro. Voleva davvero rivivere la scena? Non aveva altre alternative.

Guardò il nono specchio.

Una mattina Meredith era uscita presto di casa, per andare in piazza a comprare del cibo. Jason stava dormendo beato nel suo letto, per questo motivo lei aveva preferito non svegliarlo. Per arrivare in piazza bisognava per forza passare in un vicolo disabitato e pericoloso. Meredith era sempre stata una donna forte e coraggiosa, tuttavia, quando si trovò davanti un uomo alto, dal sorriso lascivo e alle spalle un uomo ancora più alto e di corporatura massiccia, le venne una stretta alla gola. Era in trappola. L'uomo dietro di lei le puntò un coltello alla gola, tappandole la bocca, mentre l'altro la derubava e, una volta presa la refurtiva, lasciò il vicolo. L'uomo le lacerò il vestito e, continuando a minacciarla con il coltello, la sbattè con violenza per terra, mettendosi sopra di lei. Meredith urlava e piangeva disperata, ma nessuno riusciva a sentirla. Si dimenava con tutte le forze che aveva, finché l'uomo, in uno scatto d'ira, le piantò il coltello proprio in mezzo alle scapole. Si alzò in fretta, lasciando la donna gravemente ferita sul suolo. Jason nel frattempo si era svegliato e la stava raggiungendo in piazza. Non appena imboccò il vicolo la vide, distesa a terra, sulla via della morte. Corse da lei, sbraitando affinché qualcuno giungesse in loro soccorso.

Questo ricordo fu il peggiore in assoluto per Jason. Mentre lo guardava, arricciava il naso e scalciava contro il pavimento. Non era riuscito a salvarla.

"Avanti Jason...ancora uno specchio!"

L'uomo si diresse verso il decimo specchio e vi guardò attraverso.

Era seduto sulla sedia di casa sua. Aveva gli occhi gonfi e una rabbia accecante gli comprimeva il petto. Si sentiva svuotato, privato di tutto ciò che amava. Nulla aveva più senso senza la sua adorata Meredith. Un'idea soltanto gli balenò in testa: voleva morire. Andò in cucina e prese il coltello più affilato che aveva, facendo il gesto di pugnalarsi da solo. In quell'istante, alle sue spalle, comparve la Morte, che con un gesto indefinito, gli fece perdere i sensi.

"Quindi non sono morto... peccato, almeno avrei rivisto Meredith"

"Non finisce qua, Jason. Il mio padrone vuole fare un patto con te..."

L'uomo, stravolto da tutti i ricordi, si buttò a terra.

"Di che cosa si tratta?" chiese.

"Puoi scegliere di eliminare il ricordo di uno specchio..."

"Il penultimo, il nono! - esclamò, senza pensarci due volte - che cosa comporta questo?"

"Modifichi il destino. Potrai riavere tua moglie, ma dovrai donare la tua anima al Diavolo. La tua anima sarà dannata per l'eternità!"

Jason scoppiò a ridere, isterico, per poi rispondere: "Farei qualsiasi cosa pur di riavere indietro Meredith. Di' al tuo padrone che accetto la proposta!"

Si sentì la risata della Morte e poi venne il buio totale.


Jason si svegliò nel panico. Era sul suo letto e vide che Meredith si stava vestendo per uscire.

"Meredith, dove vai?" domandò. La donna sorrise.

"Ti ho svegliato, scusa! Volevo andare in piazza a comprare le focacce del signor William! Vieni con me?"

L'uomo ebbe un lampo negli occhi, una felicità che mai aveva provato prima d'ora. Gli era stata concessa una possibilità per cambiare il corso degli eventi ed era felice di averla colta. Fece cenno alla moglie di avvicinarsi.

"Io avrei un'idea migliore...". Scoppiarono a ridere e, anziché andare in piazza, preferirono concedersi un po' di coccole d'amore.

Quale fosse il reale piano del Diavolo, Jason non seppe mai dirlo.





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