scrivi

Una storia di utente_cancellato

logo sfide intertwine

Questa storia partecipa al contest
Write Here, Write Now.

SALVEZZA

Le ragioni del cuore

401 visualizzazioni

4 minuti

Pubblicato il 21 settembre 2018 in Spiritualità

0

La mia giornata trascorreva come al solito densa di impegni, l'energia che impiegavo nell'assolvere i miei compiti lavorativi pareva svuotarmi di qualsiasi piccola iniziativa che non riguardasse i miei doveri che sentivo avere nei confronti di mia moglie e dei miei figli.

Eppure gli elogi costanti e spontanei cui la gente che incontravo mi investiva non mi inorgoglivano e non parevano colmare il vuoto costante nell'anima, ed anche il sudore del mio corpo pareva come un velo sottile che non poteva più contenerlo.

I miei pensieri rincorrevano sempre i ricordi andati della mia giovinezza, quello che più mi mancava erano i miei amici, pochi e leali, con cui avevo condiviso tante gioie ma a cui anche avevo affidato in custodia e svelato tanti sogni molti dei quali irrealizzati assieme, in particolare, mi mancavano le parole di conforto del più caro dei miei amici d'infanzia che nel frattempo s'era fatto francescano e addirittura aveva battezzato il mio secondogenito. Erano passati mesi, in cui nessuno dei due dava ormai più notizie all'altro, in fondo non era troppa la distanza che ci separava, si trattava di percorrere un tratto di strada di appena due ore di auto.

Erano quasi le sedici, normalmente, come era mia abitudine, tornato a casa avrei trascorso il resto del pomeriggio a giocare con i miei figli che mi aspettavano sempre con una certa trepidazione, quel giorno decisi invece su due piedi di andare a trovarlo e non volli avvisarlo per fargli una sorpresa.

Arrivai al convento che il sole era ormai tramontato, feci un po fatica a trovare un parcheggio perchè c'era tanta gente che si era recata a messa. Mi feci coraggio ed entrai, in quel contesto mi sentii un po spaesato perchè erano passati diversi anni dall'ultima volta che avevo messo piede in una chiesa, rimasi così più indietro possibile, rifugiandomi in un angolo poco illuminato e lontano dalla curiosità della gente.

Aldilà del pulpito c'era il mio amico, prima di distribuire ai suoi parrocchiani la comunione soleva tenere una predica che preparava con cura ogni volta prima di celebrare, questa in particolare colpì l'interesse di tutti ed anche il mio perchè parlava dell'importanza della famiglia ed in particolare del ruolo del capofamiglia che deve tenere unito il nucleo con coraggio e spirito di sacrificio quotidiano senza dimenticare che il padre a sua volta è il figlio che Dio ama e custodisce. Mi commossi e quando arrivò il momento in cui cominciò a dispensare le ostie benedette, mi sentii attratto da quel richiamo irresistibile di misericordia che dalle mani del mio amico sembrava avere un potere quasi salvifico per la mia solitudine, mi misi in fila e appena arrivò il mio turno, fu grande il suo stupore ma al tempo stesso anche la gioia di vedermi, offrendomi il corpo di Cristo, come in estasi mi disse di correre subito a casa e di salutargli Francesco.

Non esitai, salii in macchina e mi misi subito in viaggio, pensando di poter arrivare in tempo per l'ora di cena. All'arrivo, suonai al campanello della porta e come al solito venne ad aprire mio figlio più grande che fu felicissimo di vedermi e cominciò a chiedermi dove ero stato e come mai fossi rientrato più tardi, mentre eravamo lì che l'abbracciavo, sentii dall'altra stanza mia moglie gridare e chiedere aiuto, mi precipitai immediatamente e vidi una scena a cui nessun padre vorrebbe assistere: vidi il più piccolo in preda a delle convulsioni, rantolava ed era pallido come se non riuscisse più a respirare; allo spavento iniziale che avevo provato si fece subito largo come un fiume in piena una forza e una volontà superiore che sembrò impossessarsi di me e prendere il controllo delle mie azioni, strappai letteralmante il bambino dalle braccia di mia moglie e mi sedetti con il bambino messo a testa in giù a cavalcioni sulla mia gamba e cominciai così a percuotergli il torace ritmicamente e con una certa forza, mia moglie nel frattempo era al telefono con una operatrice del pronto soccorso che ripeteva in maniera distaccata di restare calmi mentre cercava di valutare l'urgenza della situazione. Una parte di me che era cosciente capiva che in quegli istanti sarebbe potuto cambiare tutto, ma non feci in tempo a diventare preda dello sconforto e dell'ansia che di colpo sentii il bambino prima vomitare e poi distinsi chiaramente il suono metallico della monetina che cadde per terra e che lui aveva raccolto chissà dove ed ingoiato per gioco.

Poi ci fu il pianto liberatorio, il lungo abbraccio che ci unì tutti e quattro, la consapevolezza dentro di me di essere stato benedetto ed aiutato dalla provvidenza. Non mi sentivo più solo.



Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×