scrivi

Una storia di GioMa46

Questa storia è presente in 2 magazine

Guarda tutti

Leggere / Ascoltare

Idee e Suggerimenti per le Strenne di Natale.

133 visualizzazioni

18 minuti

Pubblicato il 16 dicembre 2020 in Giornalismo

Tags: #Bollani #Giachino #Libri #Musica #Narrativa

0

L'arrivo dei Re Magi: quest'anno portano tanti libri da leggere e CD da ascoltare.
L'arrivo dei Re Magi: quest'anno portano tanti libri da leggere e CD da ascoltare.


Leggere / Ascoltare.

Idee e Suggerimenti per le Strenne di Natale.


«Non so tu George,

per me scrivere non è semplicemente redigere un testo a partire da una trama già cristallizzata. Al contrario, per me il momento della scrittura non è successivo a quello in cui le riflessioni si formano e si trasformano nell’economia del testo, bensì avviene prima di scriverlo, pur facendo tesoro delle esperienze e dei punti di vista degli amici che, con le loro osservazioni e le loro critiche, mi mostrano spazi di approfondimento inusitati.»

«Indubbiamente un modo di lavorare difficile ma appassionante che in qualche modo trasforma di continuo il pensiero iniziale, che non è mai immobile né definitivo, non credi?»

«Se per esempio mi accade che voglio comprendere appieno la personalità di un personaggio, non posso ridurla a pochi tratti schematici. Devo necessariamente tenere conto delle sue molte sfumature, spesso contraddittorie tra loro. Lo stesso vale per la situazione che intendo esporre in generale all’interno della trama.»

«Ann non credo basti semplicemente giustapporre frammenti di esperienze diverse, occorre trovare il modo di farle interagire all’interno di una prospettiva evocativa, sollecitata in ragione del fatto che le idee possano essere modificate continuamente.»

«Tu pensi George?»

«Per quello che ne so io, credo che differenti idee portino inevitabilmente a delle contraddizioni di fondo dalle quali può risultare difficile risalire e dare conformità allo scrivere di un soggetto...»

«Perché Ann, stai forse scrivendo un romanzo, di che si tratta?»

«Ancora non saprei. O forse sì, su di noi!»

«Su di noi! Credo sia meglio tornare a leggere i libri scritti dagli altrti (?)»

«Disfattista come al solito, vero George?»

«No, realista.»

Troppi libri inutili ti confondono la mente (?) fai altre scelte.
Troppi libri inutili ti confondono la mente (?) fai altre scelte.

Nel frattempo che i due decidono sul da farsi, approfittiamo per scandagliare cosa offre la produzione libraria di allettante che esuli dal solito circuito della grande distribuzione da supermercato, andando alla ricerca non tanto dell'insolito quanto del singolare, e perché no dello 'straordinario', di quanto c'è di commestibile che accentui la curiosità del lettore e non solo, quanto dell'ascoltatore appassionato di musica, dei suoni, dei rumori e delle voci del nostro tempo, spaziando dal Gregoriano al Folk, dal Jazz all'Elettronica, strizzando l'occhio alla New World Music Generation.

Cofanetto 3DVD ripresa della trasmissione TV.
Cofanetto 3DVD ripresa della trasmissione TV.

A proposito di musica io sono uno di quelli che "Sostiene Bollani" (*) (in copertina), per la capacità straordinaria che ha di spaziare, cosa rara, da un genere musicale all'altro con un semplice touch in successione sul finire di una nota all'inizio di un'altra. E lo fa col sorriso mentre balla sul seggiolino del piano, e salta anche, canta, recita, sgomita, scalcia, cabarettizza da piano bar, jazzizza con Barzizza, sbuccia i bruscolini con Angelini, gioca a scopone con Carosone, rifà Conte come neppure Conte fa. Uno che si arrampica sulle note come neppure un equilibrista potrebbe fare appeso ad una corda ... mentre in veste di presentatore applaude e si applaude, presenta altri artisti, suoi colleghi tutti sempre straordinari. Acciò mentre note fuoriescono dal piano e si rincorrono nell'aria...


«Comprendi il nesso, Ann?»

«Come hai detto che si chiama George?»
«Stefano Bollani.»
«Allora è Stefano Balla-ni, sì mi sembra di aver sentito questo nome.»
«Ma no, quello è Balla, e si chiamava Lorenzo, scriveva musica sui quadri.»
«In che senso?»
«Beh, nel senso che dal violino con l’archetto alla pittura col pennello, in fondo il passo è breve.»

«Ne sei certo?»
«Certo che sì, il Bollani di cui parlo rincorre le note come un acchiappafarfalle che si volatilizzano davanti ai suoi occhi grandi da rabdomante, e spesso gli riesce pure di afferrarle, ma poi le lascia libere di andare, perché fondamentalmente è un generoso e allora, sai come capita quando uno è generoso, quello.»
«Non saprei, vallo a cercare uno così?»

«Che fai Ann, alludi..?»


Il suo distinguibile modo di suonare il piano si rivela fin da subito nel passaggio da un 'Tango' di Piazzolla al 'Tango' (piano version) di Stravinsky; dal 'Tango Ballad' di Kurt Weill, al 'Tango pour Claude' di Galliano. Dal valicare frontiere inusitate attraverso gli oceani: dall'Europa classica di Poulenc e di Ravel, all'americano jazz-blues di Gershwin, ai ritmi del Brasile con Jobim e delle sue stesse composizioni, come abbiamo ascoltato in 'Carioca', ricordi? No, non ricordo! E' inoltre è grande estimatore della canzone napoletana. Insomma un'artista che usa il piano a tutto tondo e viceversa, capace di regalare un miliardo di note su cui volare e che spesso gli sfuggono di mano, e le vedi che gli girano intorno alla testa e al piano, proprio come spesso vediamo fare ad un clown ...

CD DECCA
CD DECCA
CD DECCA
CD DECCA

«Dici sul serio George, come ad un clown, uno di quelli col naso rosso e la coccia pelata? Mai visto che a un clown gli girino le note sulla testa.»
«Beh, dicevo nel senso figurativo, ma penso che se mettesse un naso rosso mentre suona, lo si potrebbe scambiare per quello
»

«Per caso questo Bollani è anche scrittore?»
«Certo che sì, ha scritto una favola "La sindrome di Brontolo"
(*) che ha letto mentre la scriveva, dimenticandosi però degli altri sei nani che ancora lo stanno aspettando alla miniera, che se lo beccano …»
«Mai sentito, ma non ha scritto altro?»
«Si, ha scritto anche un pamphlet divertente
Il monello, il guru, l'alchimista” (*), con intelligente ironia, ed anche libri più seri, come "Parliamo di Musica" nel quale traccia un personale catalogo dei grandi della musica, che però non affronta come «monumenti» intoccabili, ma li racconta da vicino. Ne viene fuori una ricca e umanissima galleria di personaggi cui molti si rifanno ma che indubbiamente nessuno ammette di aver letto.»

«Hai usato divertente, perché, è forse comico?»
«In un certo senso sì, perché vedi, quando lui racconta o si racconta, ride.»
«Come la iena ridens ?»
«Giammai, semmai sorride.»
«Ci sono, come "L’uomo che ride" di Hugo?»
«Domando, perché uno non può ridere come si ride, per la contentezza di aver fatto qualcosa che lo entusiasma, o più semplicemente per il piacere di aver letto qualcosa di buffo … non capisco.»
«Contento lui!»

Copertina del libro.
Copertina del libro.

«Ma non hai detto essere uno che balla?»
«Certo che sì, anzi no, suona Ravel e poi tutti quegli altri …»
«Quegli altri chi?»
«Beh, ad esempio Telonious Monk, Stevie Wonder, Liberace, Duke Ellington, Riccardo Chailly, George Gershwin, Sergej Prokofiev, e pure quegli altri ... aspetta com'è che si chiamano ... quello muto … John Cage, e quell'altro, sordo … Rava no, forse Tavolazzi, neppure Fresu, tanto meno Corea, forse Berio, no Beethoven! Ecco chi è, sai, proprio non mi veniva in mente.»
«Non credo di conoscerne neppure uno, scusa che musica suonano?»
«Certo che no, non puoi conoscerli, sono tutti ‘jazzisti’ di rilievo. Tu ascolti solo Verdi, Jovanotti, Mascagni, Renga, Puccini, Pausini, Vasco … vuoi mettere la musica Contemporanea, la New-age …»
«E già, mentre tu, per caso non è che ti sei messo in testa di avere ancora 20 anni?»
«Certo che sì, Bollani suona almeno da 20 anni, e se non lo conosci è un tuo problema.»
«Ah, ma allora è uno giovane, me lo hai presentato come fosse Matusalemme.»
«Certo che no, anzi sì, è giovanissimo e ha ancora molte cose da dire … scusa, da suonare.»
«Mentre balla?»

Copertina del libro LONGANESI
Copertina del libro LONGANESI

È il caso di dire che ormai tutti fanno musica, quando non fanno sport, così come tutti scrivono, ma in quanto a leggere (?), l'interrogativo rimane sospeso in aria. "In libreria un buon libro che vi aspetta c'è sempre; è qui che potrete trovarne che vi aiutano a evadere in un'altra vita suscitandovi paura o regalandovi momenti di leggerezza; che spiegano cosa è successo, cosa sta succedendo, cosa succederà e cosa sarebbe bello che accadesse; (come anche) ad approfittare di questa fase della vita per vivere meglio la vostra interiorità, o semplicemente per farvi (e darvi) piacere (nella lettura)."

È quanto scrive Stefano Mauri editorialista della Rivista (cartacea e on-line) "Il Libraio" (*), nel suo L'editoriale Dicembre 2020 aggiungendo: "L'universo dei libri pubblicati, o la stessa editoria, è uno specchio del mondo e questo lo rende capace di adeguarsi a tutto, e a tutti di aggiornarsi a qualsiasi novità. [...] Siamo la generazione che deve sviluppare gli anticorpi di una globalizzazione ancora fragile, come ci ricorda Federico Fubini in "Sul vulcano" (*), e il libro è senz'altro uno di questi. Quando si parla di 'distance learning' si parla sempre di digitale, dimenticando che da migliaia di anni sono innanzitutto i libri (cartacei) a insegnare a distanza."

Inutile dire che nella citata rivista "Il Libraio" troviamo almeno cento suggerimenti di libri 'possibili' da leggere che affollano gli scaffali delle Librerie seppure dei soli Editori di un certo tipo che, con la loro superproduzione cartacea 'qualunquista' hanno ormai il dominio assoluto nei supermercati. Ciò non toglie che qua e là, sfogliandone le pagine, non sia possibile trovare alcuni titoli di peculiare interesse, magari di saggistica, come dire, impegnati o anche no, nella ricerca culturale. Come nel caso di "Culture dimenticate" (*) di Harald Haarmann, il suo primo libro pubblicato in Italia, in cui lo studioso scandaglia fra le culture del passato attraverso 25 itinerari smarriti dell'umanità, insediamenti preistorici e archeologici per svelarne i loro misteri: "Un'esplorazione particolarmente preziosa in un'epoca come la nostra piena di contraddizioni, perché solo conoscendo le diversità culturali si dischiudono a noi le enormi potenzialità dell'essere umano",

Copertina del libro - Bollati Boringhieri
Copertina del libro - Bollati Boringhieri
Copertina del libro Bollati-Borinhieri.
Copertina del libro Bollati-Borinhieri.

E non è l'unico di qualche interesse, con "Le vie che orientano" (*) l'autrice afroamericana Deidre Mask si pone alcune domande per una esplorazione rivelatrice delle memorie urbane di alcune impoprtanti città: "..da Roma a Londra, da New York a Calcutta, da Berlino a Soweto", le cui denominazioni delle strade, di per sé "ritualizzano il passato riconosciuto come fondante di ogni singola collettività. Un intreccio di storie nascoste, basate su documenti sorprendenti, interviste e incontri bizzarri, in uno stile narrativo appassionante". Trova un angolo di pagina anche il racconto di un ex magistrato amato come Gherardo Colombo con un libro animato che prende spunto "..da un'idea di cultura che è esperienza diretta", il cui titolo recita: "Anche per giocare servono le regole" (*), sulla grande avventura della Costituzione e protagonista della stagione di Mani pulite, che da anni ormai si dedica alla formazione dei ragazzi nelle scuole.


«Ann ammetti di non avervi mai pensato prima?»

«Ragionevolmente sì, se lo dici tu per cui le regole lasciano il tempo che trovano, ti faccio contento?»

Copertina del libro FELTRINELLI
Copertina del libro FELTRINELLI
Copertina del libro ChiareLettere.
Copertina del libro ChiareLettere.

«Grazie Ann, contento di sentirlo suonare, e comunque udirlo cantare, vederlo ballare, scalciare, sollevarsi e ricadere, recitare, sorridere è un piacere »
«Perché, recita pure?»
«Certo che sì, nel modo di un teatrante ambulante, senza carretta però, recita con le mani, coi piedi, cogli occhi, insomma è uno che fa le facce »
«Uno che fa le facce, Gherardo Colombo…?»
«Beh, uno che piange con Chopin, che ride con Mozart, che s’abbatte con Gershwin, che improvvisa Poulenc che improvvisa su di sé, che s’incavola con Weill, e balla il Tango con Stravinskij, se non fa le facce come fa?»

«Stravinskij che balla il tango con Bollani?, questa poi non l'avevo ancora sentita.»

«Che so, ad esempio un vecchio che balla e fa le facce a tempo di letteratura?»

«Fraintendi Ann, quello è Luis Sepulveda, lo scomparso autore di ... mannaggia non mi sovviene il titolo» ...


Copertina del libro Guanda.
Copertina del libro Guanda.

Ecco un autore degno di repêchage e un libro "Il vecchio che leggeva romanzi d'amore" (*), un lungo racconto sulla bellezza della natura e sul sublime della vita che vorremmo non smettere mai di leggere. È così che Antonio Josè Bolivar, un tranquillo sessantenne che ha imparato dagli indios a conoscere la foresta e le sue leggi, nel rispetto della natura che lo circonda, si trova a condividere con una bellissima ragazza del luogo, Josefina, il nascere di un appassionato amore, che impara ad amare grazie ai romanzi d'amore che legge nottetempo. L'uomo, abile nel dare la caccia al giaguaro meglio di qualunque altro, si distingue dall'arroganza dei cacciatori bianchi che pensano di dominare la foresta equatoriale andando in giro armati fino ai denti a fare scempio degli animali che la abitano. Ma un giorno il suo vivere tranquillo è messo a repentaglio proprio da quei bianchi arroganti che l'obbligano a prendere parte alla battuta di caccia contro una femmina di giaguaro diventata aggressiva perché le hanno ucciso i suoi cuccioli. È quindi durante quell'affannosa caccia che Antonio si ritrova a ripercorre la sua vita e riconciliarsi con il proprio passato, mettendo in atto il frutto dell'insegnamento ricevuto, in cui il confronto tra l'uomo e l'animale trova infine una stessa ragione di sopravvivenza nell'amore: "..sono i romanzi d'amore che raccontano l'amore più vero, quell'amore che fa anche soffrire."


«Lasciami dire che mi confondi George, dicevi sul serio quando poco fa hai detto ... oppure dicevi così tanto per dire?»
«Certo che no, che però lo si è visto ballare come un ‘carioca’ a Copacabana, quello si.»
«Ballare a Copacabana, Luis Sepulveda?»
«Beh, non ricordo esattamente quando, perché, se tu non lo sai a Rio è sempre carnevale, così capita anche a me di fare un po’ di confusione con le date. Era forse l’anno in cui Jacob do Bandolin accompagnava la grande Elizeth Cardoso, o che forse suonava con ... ma aspetta, quello era Pixinguinha … ma non ne sono sicuro.»
«Ma sono tutti artisti del passato, mentre tu mi parli di un ballerino dei nostri giorni, è così? »
«In un certo senso …»

Copertina CD
Copertina CD

«Ma scusa, questo Balla-ni quanti anni ha?»
«Bollani, Ann, avrà più o meno cento, duecento, trecento, settecento, non vorrei sbagliarmi ma c’era già al tempo di Guido d’Arezzo.»

Guido Monaco originario di Arezzo.
Guido Monaco originario di Arezzo.

Immaginiamo di tornare indietro nel tempo, intorno all'anno mille, allorché Guido d’Arezzo, un monaco benedettino e insegnante di musica, arriva dall'osservazione quotidiana di una difficoltà esecutiva, di quando la musica era basata quasi esclusivamente sull'oralità, alla norma che può ben essere definita “l’invenzione del millennio”. Solo allora riusciamo a comprendere lo sforzo creativo di una mente fervida come la sua, di pensare un sistema mnemonico di notazione onde ricordare le note e fissarle su di un pentagramma, senza il quale la musica che ascoltiamo nemmeno esisterebbe. Nello specifico, se bisogna indicare un momento in cui si può dire che la musica è diventata davvero per tutti, è stato quando Guido d'Arezzo, stabilì che chiunque potesse impararla e usarla dove e quando voleva.


«Immagino che Balla-ni non c'era?»

«Certo che no, ma che domande fai?»


Per quanto si possa essere digiuni di studi specifici, tutti quanti ormai sappiamo cos'è un pentagramma e cosa indicano forma e posizione delle note. È questa una delle cose che diamo per scontate, così come ci sembra naturale il fatto di poter leggere una musica e capire come dovrà suonare senza averla mai ascoltata prima. Si è quindi passati così dalla musica per il culto proprio della chiesa latina, delle ‘lectio’ e delle ‘antiphonale monasticum’ a un linguaggio più perspicuo della liturgia inclusiva del “Graduale Romanum” (*), e solo successivamente alla nascita della polifonia, utilizzata anche per la ‘danza liturgica’ e la ‘cantata profana’ che si concludevano con un ritornello. Quest’ultima è testimoniata dalla pratica del ‘canto-fratto’ che presenta “..una grande varietà ritmica e la presenza di alterazioni inusitate e ardite fioriture solistiche.” Da non trascurare che la prassi esecutiva alternata (a responsorio), prevedeva varie combinazioni del ‘gregoriano con la polifonia’, del ‘gregoriano e organo’, e, appunto, del ‘canto-fratto’, “..dapprima esigito dalla sua funzione specifica d’essere cantato più volte da tutta l’assemblea riunita”.

Graduale Romanum stampato in Venezia nel 1729.
Graduale Romanum stampato in Venezia nel 1729.

Al “Gregoriano: mille anni di musica” (*) è dedicata la compilation curata da Giacomo Bonifacio Baroffio, pubblicata dalla rivista Amadeus, accompagnata dal libretto con afferente guida all’ascolto del linguaggio ecclesiatico, ricche annotazioni e traduzioni dei testi latini, il cui ascolto, oltre a ricreare l’atmosfera empirica del Gregoriano, si avvale delle chiare voci dei Kantores 96, per un invito corale alla preghiera. Preghiera che si fa implorazione e supplica al Signore, affinché interceda per noi contro i mali che affliggono il mondo, soprattutto quello causato dalla pandemia virale che ci sta uccidendo tutti.

Copertina della rivista AMADEUS.
Copertina della rivista AMADEUS.

Di ritorno alla letteratura troviamo almeno tre libri (in edizione economica) dello psichiatra e studioso del comportamento umano di fama internazionale Vittorino Andreoli: “L’uomo di superficie: alla ricerca dell’interiorità perduta” (*) ; “L’uomo di vetro: la forza della fragilità” (*); “La gioia di vivere: a piccoli passi verso la saggezza” (*), ma non lasciatevi intimorire dagli enunciati, quanto è espresso all’interno riguarda tutti noi molto da vicino. Direi anzi dal di dentro della nostra interiorità, quella parte dell’inconscio che talvolta rimane inconoscibile a noi stessi, e lo fa attraverso centinaia di domande che pure nei suoi libri trovano risposte adeguate.

Vittorino Andreoli
Vittorino Andreoli

Quali ad esempio: “Dove è finito l’umanesimo, il rispetto dell’altro, l’amore dei figli, la devozione agli dèi?”, “La fragilità arricchisce l’uomo, mentre la potenza lo distrugge, lo riduce a frammenti che si trasformano in polvere (?)”, “La gioia la si fa (?), La si costruisce su misura di ciascun uomo e di ciascuna esistenza (?)”, sono solo alcune di queste che, attraverso esempi chiari ‘di esperienze vissute’, sorprendono per la loro essenzialità pedestre, lineare che non lasciano dubbi riguardo alla scrupolosa ricerca scientifica, pur delineandosi nella sua finalità concreta. Pagine nitide dove sono raccolti accostamenti e manifestazioni della cultura contemporanea a noi come ad esempio: nel rapporto con l’arte plastica come la scultura, la pittura e l’architettura urbanistica delle città; visiva come il cinema e la TV, di quella effimera come la moda e la musica. Una lettura che non deluderà il lettore attento, per il linguaggio accurato, fortemente adottivo.

Copertina libro BUR
Copertina libro BUR

«A proposito Ann, riguardo alla musica voglio darti un consiglio, ricordi il pianista che abbiamo ascoltato qualche tempo fa in quegli assolo di piano durante il concerto tenuto a Villa Torlonia e che ci aveva tanto entusiasmato? Beh, ha inciso un nuovo disco con un trio formidabile dal titolo “At the edges of the horizon” (*) che ho appena ascoltato su YouTube


Copertina del CD
Copertina del CD

Pianista e compositore ancora prima del suo divenire un acclamato Jazzman richiesto sulla scena internazionale, Fabio Giachino non smette di sorprendere per la ‘spazialità’ della sua musica. Una dimensione questa che lo vede esporsi abilmente oltre i ‘margini’ del contesto musicale ordinario, se mai possa attribuirsi al jazz un simile scorretto aggettivo. Per quanto, mi si lasci passare il termine, se non nell’accezione di ‘estremità’ avanzata di sonorità raggiungibili, che la costante sperimentazione di questi ultimi anni, in cui si è confrontato con altri musicisti emergenti ‘in-ensamble’, lo ha portato a concepire, distogliendolo da quel sentimentalismo che un compositore segretamente prova in 'a-solo'.

Copertina del CD
Copertina del CD

Ma veniamo al brano d'apertura: “At the edges of the horizon” che da il titolo all’album, di per sè un pezzo che rende la dimensione avanzata d'insieme. A seguire troviamo ‘Cold Coffee’, ‘Grimilde’s Mirror’ e ‘Nibiru’s Edges’ in cui più si avvertono i suoni di chiaro intento ‘emotional’, o come è in uso dire più ‘emoticons’ dei singoli strumentisti, in un susseguirsi per l’appunto di ‘emozioni musicali’ improvvisate e tuttavia autentiche, strappate alla propria intimità per regalarle all’ascoltatore. Sorprendente il brano ‘Don’t try this at home’ quasi da sembrare un ‘gioco’ in cui si fa ‘rumore’ ma che ha una sua valenza jazzistica, al pari di una ‘intro’ d’orchestra, per così dire, prima di andare in scena. Così come il divertente ‘Kcihc Aeroc’ = Chick Corea - per un'ispirazione sopraggiunta in corso di registrazione, in cui l'ensamble rivela una vena indubbiamente attuale, di riferimento delle più affermate tendenze jazzistiche contemporanee a voler confermare l’avvenuta maturità artistica verso sonorità finora inusitate, in cui esplicita ‘in astratto’ le sue attuali priorità, per andare incontro alla parte più nascosta della musica: “…immensa e difficile da raggiungere, allo stesso tempo ancor più incontenibile”, precedentemente scandagliata nell’album per piano-solo dal titolo programmatico: “Balancing dreams”. (*)

«Aspetta George, ora ricordo, a proposito di quel Balla-ni, non è lui che ha scritto "Sostiene Balla-ni"?»

«Bollani Ann, Bollani. Scusami Ann, ma penso proprio tu non ci stia più con la testa, forse ti confondi per averlo visto in TV, con quello che era il titolo della sua trasmissione serale.»

Stefano Bollani incredulo
Stefano Bollani incredulo


«Scusa se insisto, forse lo confondi con “Sostiene Pereira” (*) di Fernando Pessoa.»

«Certo che no, casomai di Marcello Mastroianni. Non vorrei insistere ma ho l’impressione che fai un po’ di confusione George, semmai di Antonio Tabucchi.»

Copertina del libro Feltrinelli - Marcello Mastroianni è Pereira nel film omonimo.
Copertina del libro Feltrinelli - Marcello Mastroianni è Pereira nel film omonimo.


«Chi sia questo Pereira proprio non lo so, però adesso che lo ascolto questo Bollani al piano, spacca!»

«Dovresti sentirlo quando suona Ravel e tutti quegli altri …»
«Quegli altri chi?»
«Beh, Telonious Monk, Stevie Wonder, Liberace, Duke Ellington, Riccardo Chailly, George Gershwin, Sergej Prokofiev, e tanti altri. Sì, aspetta com’è che si chiama quello muto … John Cage mi pare; e quell’altro, sordo … Rava no, forse Tavolazzi, neppure Fresu, tantomeno Corea. Berio, no Beethoven! Ecco chi è, oh ma sai, proprio non mi veniva in mente.»
«Non credo di conoscerli tutti, scusa che musica suonano?»
«Certo che no, sono tutti ‘jazzisti’ di rilievo, non puoi conoscerli. Tu ascolti solo Verdi, Jovanotti, Mascagni, Renga, Puccini, Pausini, Vasco … vuoi mettere la musica Contemporanea, la New-age …»
«Da quando in qua Beethoven, Verdi, Mascagni, Berio hanno fatto Jazz?»


«Beh direi da sempre!»

Continua ...


Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×