scrivi

Una storia di ClaudiaNeri

Orgoglio e pregiudizio - Essere donne indipendenti nel 1700

La mia non-recensione a Jane Austen

60 visualizzazioni

5 minuti

Pubblicato il 04 aprile 2020 in Recensioni

Tags: #austen #donne #inghilterra #orgoglio #pregiudizio

0

Sono l’unica lettrice – e forse unica persona – al mondo che, quando ha deciso di leggere Orgoglio e pregiudizio non aveva nessuna idea né della trama né del finale, né di niente. Mi ci sono avvicinata quindi per quella sorta di dovere letterario nei confronti dell’autrice e del titolo autorevole.

La sorpresa è arrivata già dalle prime pagine, a cominciare dall’incipit, che quei famosi tutti tranne me conoscono già:

È verità universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di un solido patrimonio debba essere in cerca di moglie.

La sincerità e l’ironia della narrazione vengono subito messi in chiaro dall’autrice che effettivamente dipingerà con molti fronzoli ma senza mai allontanarsi dalla verità la società inglese del ‘700, con un colorita vivacità che è poi una delle ragioni per cui il romanzo è ancora così letto e apprezzato duecento anni dopo la sua pubblicazione.


La società borghese dell’epoca era costituita da famiglie per le quali il denaro e il prestigio pubblico erano tutto ciò a cui si poteva aspirare nella vita, in quanto sinonimo di rispettabilità e invidia di tutti quelli che erano su un gradino più basso. È per questo che lo scopo della madre della protagonista, Miss Bennet, è quello di maritare le cinque figlie più presto possibile con uomini di rango più alto possibile e preferibilmente con un ottimo patrimonio

Le donne di casa Bennet nel film Orgoglio e pregiudizio del 2005
Le donne di casa Bennet nel film Orgoglio e pregiudizio del 2005

La sua frivolezza si evince dalla sua ipocrisia sfacciata e assoluta incapacità mantenere una posizione di qualsiasi tipo. Nel complesso, il nervosismo che ispira il suo personaggio si placa quando si confronta con il carattere opposto del marito, uomo di cultura, fermo, molto intelligente ed educato, a tratti cinico. Costui è ben consapevole dei limiti della moglie e spesso la prende in giro, senza cattiveria ma con divertimento. È un uomo buono, che ama molto le sue figlie, soprattutto quelle che somigliano meno alla madre, ovvero Jane (la primogenita), Elizabeth (la protagonista) e Mary (la studiosa un po’ asociale).

Sono poche le persone che io amo veramente, e ancora meno quelle che stimo. Più conosco il mondo, più ne sono delusa, ed ogni giorno di più viene confermata la mia opinione sulla incoerenza del carattere umano, e sul poco affidamento che si può fare sulle apparenze, siano esse di merito o di intelligenza.

Alter ego della scrittrice stessa, Elizabeth non solo è la più intelligente che non accetta l’idea convenzionale di sposarsi giusto per non restare zitella, ma è anche buona e orgogliosa, tanto è che la storia ruota intorno al suo travaglio interiore per i sentimenti che prova (e viceversa) per il signor Darcy, un nobiluomo ricchissimo con un carattere schivo e riservato che lo fa sembrare arrogante e antipatico (il primo titolo del romanzo era Prime impressioni).

Vanità e orgoglio sono due concetti ben diversi. Si può essere orgogliosi senza essere vanitosi. L’orgoglio si collega piuttosto all’opinione che abbiamo di noi stessi, la vanità è ciò che desidereremmo fosse l’altrui opinione.


Elizabeth prima lo odia per il suo atteggiamento, poi andando avanti con le pagine la stima cresce, con essa la dolcezza e con questa l’amore. I gesti che lui le dedica – che si scoprono sempre a fatto compiuto –sono così delicati e teneri che anche il lettore si ricrede con lei durante la narrazione e finisce per stimare quest’uomo di così profondi valori.


È facile in realtà immaginare il personaggio di Mr. Darcy come il precursore di molti gentlemen della letteratura postuma, come dimenticare i moderni Edward Cullen e Christian Grey?

Venni da te sicuro di essere accettato. E tu mi facesti capire quanto fossero povere le mie pretese di piacere a una donna a cui è un onore piacere.

Anne Hathaway intrerpreta Jane Austen

Andiamo alla lingua. Come già detto, Jane Austen arricchisce il linguaggio dei personaggi nei dialoghi – elemento portante della storia – e fa sì che ogni personaggio diventi riconoscibile e originale, tant’è che pur senza leggerlo, saremmo subito in grado di definire chi è a parlare.
La narrazione dei fatti – che copre circa un anno e mezzo – è leggera, con una fine semplicità e una straordinaria essenzialità, pur tingendosi sempre di toni vivaci.

Quella di cui seguiamo più spesso i pensieri è naturalmente Elizabeth, dietro la quale la scrittrice si eclissa, attraverso l’uso del discorso indiretto libero: ci immergiamo completamente nei pensieri della ragazza, non sentiamo la presenza del narratore e seguiamo i suoi ragionamenti come fossimo noi stessi a farli.

In ultimo, parliamo dei temi del romanzo. La Austen aveva apertamente dichiarato di voler raccontare la bellezza, il lieto fine, il piacere e non la distruzione, e di fatti è questo che troviamo anche in “Orgoglio e pregiudizio”.​​​​​​​

L'autrice Jane Austen
L'autrice Jane Austen

Qualcuno ha detto che con Jane Austen «inizia l’epoca in cui nulla conta se non la vita».
I protagonisti diventano uomini e donne comuni, in contesti ordinari raccontati in maniera straordinaria e celebrati per il loro valore intrinseco e la quantità di sentimenti e passioni che questi possono nascondere.

Inizia con lei il realismo ottocentesco, che ha come tema centrale il destino del protagonista, che non deve più compiere grandi imprese eroiche ma affrontare la vita quotidiana con tutte le difficoltà – pratiche ed emotive – che questa può comportare.


Cosa mi ha trasmetto questo romanzo? Consolazione e tranquillità. Leggendo Jane Austen, ho avuto la sensazione opposta a quella che ho quando leggo Lev Tolstoj. Non saprei descriverlo meglio. Non ho la paura e l’angoscia della distruzione, o che il protagonista collasserà psicologicamente e imploderà emotivamente.

È tutto vivace e colorato: se dovessi fare il gioco del “se fosse”, direi che se fosse un colore “Orgoglio e pregiudizio” sarebbe tutte le tinte del verde e del rosa abbinate tra loro.

Keira Knightley e Matthew Macfadyen nell’omonimo film del 2005
Keira Knightley e Matthew Macfadyen nell’omonimo film del 2005

Claudia Neri - per leggere altre recensioni, storie e poesie, visita il mio blog Parole mute


Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×