scrivi

Una storia di GeorgeDebilatis

CAPPUCCETTO ROSSO E I DODICI BRIGANTI

COME RENDERSI LIBERI ATTRAVERSO IL CONFRONTO

219 visualizzazioni

3 minuti

Pubblicato il 28 dicembre 2019 in Fantascienza

Tags: #cos #cosi #ho #lasciato #trovato

0

Uscì dal bagno, dopo essermi fatto una sega.
Tatlin era ancora collegato ai suoi terminali

che lo sbalzavano a destra e sinistra.
Stringeva i pugni e pigiava la consolle come
un ossesso, strepitava ad alta voce.
Mi allungai per vedere a che gioco stava

giocando. Era ON S.T.R.I.K.E. una

realtà virtuale dove gli scioperanti forzavano
il blocco dei crumiri e delle divise, a colpi
di bastoni chiodati e mattoni.
COOL! Pensai.
Ma nulla in confronto di quello che ci attendeva

lungo il corso 22 maggio, e nei dintorni delle

fabbriche occupate.


Si trattava di stabilire un contatto tra gli squatter
e le forze illegali, squartando i cordoni di Omon,
che pullulavano sui margini.
Mi sedetti con un vago tremito.
Tatlin stava ancora pulsando sotto l'effetto
dell'adrenalina, Io presi a piazzarmi in fretta e furia
una fiala di popper sotto il naso.

Inalavo. sentendo il terremoto nelle arterie e il

semtex dentro il muscolo cardiaco.
In pochi secondi risiedevo sulla punta di uno spillo,

equipaggiato, forte e determinato, come un ascia

da berserker.
Pronto, sicuramente, a tutto.


Il monolocale lurido s'era accartocciato in un fiato di istante

e mi ritrovavo a bestemmiare a Tatlin di darsi una mossa,
e di scuotere tutti i cavi e terminali dalle sue braccia e
dalla fronte.

"Perso!" Sospirò a un certo punto e sciolse i collegamenti.

"Che vuoi dire?" Lo misi nel mirino con occhi spiritati.

"Perso. I poliziotti ci hanno legnato."

Cattivo auspicio.

Brujeria.

Mi venne da pensare.
Lui prese una fiala, "di non so cosa", e se la sfasciò sotto
le narici. Divenne rosso e poi giallo.
Sapevo che non avrebbe dovuto con i suoi problemi

alle arterie, la sua pressione alle stelle.
Ma come fare a dirglielo adesso quando era sul

punto di farsi frantumare il cranio da qualche paramilitare?


Dopo un minuto e mezzo cominciò a ritornare sulla terra.

"Dobbiamo andare?" Abbozzò lui, passando dall'ambrato

al rosa spento.

"è meglio di sì. Povlsen e Dralic ci aspettano vicino

alle grotte".
Le grotte... Erano una gruviera di passaggi angusti

che conducevano sotto alla zona FLIP-OUT, e sbucavano
giusto fianco a fianco alle divise, schierate in ordine

di marcia e assetti da combattimenti.

SORPRESA!

Saremo sbucati nei pressi dei cancelli della Fabbrica F

per riunirci a Crass, Lot e una dozzina d'altri.
Poi, via via, modello cubo di Rubik insieme agli altri
insorti.


Uscimmo di base e ci mettemmo di buon passo,
con le dita nella cintura e le mani nelle tasche larghe.
L'aria era fresca e le fronde di betulla si piegavano,
senza sforzo, sotto la carezza del vento.

Stava splendendo il sole e le case dirute apparivano
senza possidenti, e inchiodate al terreno malgrado la
precarietà della loro stessa natura.
Avevamo vissuto dentro gli stessi feti abortiti di residenza
per secoli, e ora, forse, andavamo incontro a quello che puoi

tranquillamente descrivere come RESA DEI CONTI.
Si fischiettava, si parlava ad alta voce.


Arrivati alle grotte prendemmo la dodicesima Bowie,
e cominciammo a contorcerci dentro. Passava a malapena

un grullo alla volta, e per tre quarti d'ora procedemmo per

poter sbucare in un luogo dove le divise erano lontanissime

dall'immaginare di vederci reincarnare.
Avevano tagliato le vie di accesso per due chilometri intorno

alle fabbriche, non potevano certo sospettarci al limitare dei
cancelli.

Ma loro erano sprovveduti e assolutamente non pratici dei posti,
non conoscevano le gallerie come le conoscevamo noi, ed erano
tosti ma ignoranti.


"Ben arrivati".
La voce di Crass mi tirò su insieme alle sue braccia,

poi affiorò anche Tatlin.
"Abbiamo tondini di ferro, pietre, esplosivi, bulloni e zaini con

fertilizzante esplosivo farcito di lamette di otto centimetri,
non ci occorre altro." Berciò Spawn.
Datemi tutto quello che riesco a portare." lo interruppi.
Poi tirai su con il naso.

Mi riempirono di roba senza cercare di perdere in agilità,

e, agitando un manganello "bottino di guerra" con l'anima
in ferro e uno stendardo sbrecciato in vetta, ci ponemmo tutti
in marcia, occupando la strada, in tutta a sua ampiezza.
Alcuni avevano srotolato uno striscione che recitava:
"Senza i botti non esiste festa."


Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×