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Una storia di IBonamiciFredducci

Ginevra ed Alex

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5 minuti

Storia sponsorizzata

Pubblicato il 05 giugno 2020 in Storie d’amore

Tags: #amore #sentimenti #separazione #romanticismo #lgbt

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E così erano lì.
Erano già lì. Per salutarsi. Per salutarsi definitivamente…
In fin dei conti 600km non sono impossibili da coprire, con i mezzi di comunicazione di cui disponiamo oggi; ma in fondo loro sapevano che, come purtroppo accade spesso in questi casi, quello non sarebbe stato un “arrivederci”...ma un “addio”.
Si inizia col vedersi praticamente ogni fine settimana (con sacrifici anche immensi, e sfacchinate ancora più immense), poi un paio di volte al mese…
Poi una volta al mese…poi praticamente più…
Si parla su messenger o whatsapp di continuo, passandoci giornate; poi pomeriggi, poi un'ora al giorno...
Poi 3 giorni la settimana, poi sempre meno…
Prima o poi, probabilmente, avrebbero smesso di sentirsi e questa ipotesi ad Alex faceva un male terrificante…
La stazione era affollata e il marciapiede dove si trovavano lo era ancora di più.
5 minuti alla partenza del treno. 5 minuti.
Gli ultimi 5 minuti assieme.
Quel bestione di metallo gliela avrebbe portata via per sempre: mancavano soltanto 300 secondi…
299
298
297
296…
Doveva dirglielo. Doveva assolutamente dirglielo.
Questo pensava, assieme ad almeno un paio di migliaia di altre cose, mentre la fissava.
Il caldo infernale rendeva la sua pelle lucida di sudore: era decisamente ancora più difficile del solito distogliere lo sguardo dalla sua scollatura, con i seni resi luccicanti dall’unione di sudore e glitter…
Vicina ad un paio di porte più avanti, una coppietta si scambiava le ultime effusioni…
Aveva sempre pensato che il treno fosse il mezzo più romantico e, allo stesso tempo, il più crudele e triste per le coppiette…
Non avrebbe mai pensato di trovarsi in quella situazione. Non avrebbe mai pensato di trovarsi a sperare di essere nella situazione di quella coppietta...
Eh sì, perché Ginevra non sapeva niente. Ginevra sembrava non sospettare nemmeno niente.
Ginevra, con i seni luccicanti e quella curiosa acconciatura alla Amy Winehouse (per evitare che i lunghi capelli rossi, tenuti sciolti, le facessero sentire ancora più caldo), sembrava non aver neppure mai sospettato niente. Possibile? Mah...
E adesso, a pochi secondi dal loro addio, Alex pensava che avrebbe dovuto dirglielo. Pensava che quello avrebbe dovuto essere un addio come si deve, un addio con i coglioni ed i contro coglioni.
Doveva dirglielo, doveva confessarle ciò che sentiva.
Doveva assolutamente rivelare a Ginevra che, ogni volta che era accanto a lei (o comunque ad una vicinanza inferiore ai 50 metri), sentiva come se il suo sistema nervoso stesse andando in crash.
Doveva confessarglielo.
Doveva? Doveva davvero?
Proprio in quel momento? Proprio nel momento dell’addio?
Spostò per un istante il suo sguardo, che si era fissato sul neo che la ragazza aveva sotto alla narice destra… Quel neo era meraviglioso, sexy…
Il Capotreno passò accanto a loro: era pronto per far partire il convoglio…
Una voce nella testa di Alex disse che, molto probabilmente, a sto punto era meglio lasciar perdere: rivelare a Ginevra i sentimenti che provava per lei l’avrebbero solo confusa. Avrebbero peggiorato la situazione, avrebbero creato problemi, avrebbero fatto stare male la ragazza…
Se ne stava andando via, a 600km da lì: ormai la soluzione ideale era tenersi tutto dentro.
Lasciare che restasse tutto segreto, nascosto.
-Meglio che continui a soffrire soltanto tu, Alex… Non far soffrire anche lei…- disse quella voce, per concludere.
Sospirò, e mormorò un “Ginevra…io…”; ma una signora sulla sessantina interruppe sul nascere quella frase: -Hum...giovani…mi fate passare?- -Certo…ci scusi…-.
La signora salì sul treno, lasciandosi dietro una esagerata nuvola di profumo, talmente stucchevole da dare una nausea immediata a chiunque si trovasse nella sua scia.
-Spero che tu non debba viaggiarle accanto!-
-No, cazzo!!! Morirò!!!!-
-Magari perderai i sensi entro i primi 15 minuti di viaggio e, ubriacata da quel fortissimo profumo, ti farai un bel megatrip lisergico…-.
Ginevra sorrise.
Era ancora più bella, quando sorrideva: le venivano due graziose fossette ai lati della bocca. Comunque la preferiva di più imbronciata, quando la carnosità delle sue labbra si faceva più evidente...
Alex avrebbe voluto baciarla. Baciarla appassionatamente.
Palpeggiarla quasi con violenza, noncurante della bolgia infernale di gente che si trovava in stazione.
Sprofondare in mezzo ai suoi seni…
Prenderla di peso, fuggire via da quella stazione, metterla sulla sua scassata Alfa Mito e correre a casa…
Avrebbe voluto portarla in camera, buttarla sul letto, spogliarla con violenza e leccarla fino a farla esplodere di piacere… Avrebbe voluto regalarle un'orgasmo di quelli che ricordi tutta la vita.
Uno? E perchè solo uno?

Probabilmente, una volta in macchina, sarebbe stata decisamente dura resistere fino a casa…

Il Capotreno passò nuovamente da lì, dicendo che era il momento di salire in carrozza.
Era finita. Era tutto finito.
Alex non gliel’aveva detto.
Ma possibile che Ginevra non se ne fosse mai accorta? Che non avesse mai sospettato niente? Probabilmente era palese… Probabilmente Ginevra lo sapeva benissimo; ma riteneva che non fosse il caso…
Probabilmente non provava le stesse cose. Probabilmente le provava; ma ne era spaventata…
Probabilmente non sapeva che cosa fosse giusto fare…
Probabilmente non era ancora pronta…
Probabilmente c’erano troppi “probabilmente”, e nessuna certezza…
-Beh…ora devo salire…- disse lei, con gli occhi lucidi.
Alex non rispose, limitandosi a tenere basso lo sguardo, nascosto anche dalla frangia.
-Ti chiamo appena arrivo…-
Ancora una volta Alex non rispose: sentiva come se ogni cellula del suo corpo si stesse disfacendo…
-Perché non parli? Non mi saluti nemmeno? Non vuoi dire niente?-
-Io…io non…non ci riesco…-.
La ragazza dalla acconciatura alla Amy Winehouse abbracciò Alex. Alex la strinse forte a sé. La strinse così forte da rischiare di farle male: non avrebbe voluto lasciarla andare…
Le balzò in mente l'idea di farle davvero male: con un paio di costole incrinate non avrebbe potuto affrontare il viaggio!!! Avrebbe dovuto portarla al Pronto soccorso!!!
Tornò rapidamente alla realtà.
Dette lei un bacio sulla fronte, per poi sussurrare: -Mi mancherai da morire, Ginevra…-
-Tu mi mancherai ancora di più, Alessandra…io…io…-
Le mise l’indice sinistro sulla bocca, per zittirla. Sorrise e, tirando su col naso, mormorò: -Devi salire: il Capotreno si incazza…-.


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