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Una storia di GioMa46

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Ferzan Ozpetek • Regista

“Non si è genitori dalla cintura in giù, bensì sopra, dove ci sono il cuore e il cervello.”

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9 minuti

Pubblicato il 24 giugno 2020 in Recensioni

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Ferzan Ozpetek
Ferzan Ozpetek

Ferzan Ozpetek • Regista di "La Dea Fortuna" in collaborazione con CINEUROPA NEWS

Locandina del film.
Locandina del film.


Cineuropa: Vittoria Scarpa

22/06/2020 - Abbiamo parlato con Ferzan Ozpetek del successo del suo film La Dea Fortuna, pronto ora a sbarcare all’edizione online del Marché du Film di Cannes nel listino di True Colours.

Forte del grande successo di pubblico e di critica ottenuto in Italia, La Dea Fortuna di Ferzan Ozpetek si prepara a sbarcare sul mercato internazionale. Distribuito nelle sale italiane a dicembre 2019, per un incasso totale di 8,2 milioni di euro, l’ultimo emozionante film del regista nato a Istanbul e naturalizzato italiano spicca nella line-up della società di vendita True Colours al Marché du Film di Cannes online (22-26 giugno). E mentre anche il suo ultimo romanzo, ‘Come un respiro’, è al vertice delle classifiche con oltre cento mila copie vendute (ma, come ci confida il regista, per trarne un film preferisce aspettare un po’), parliamo con Ozpetek dei punti forti di La Dea Fortuna.


Cineuropa: Un ottimo passaggio in sala, due David di Donatello vinti, otto candidature ai prossimi Nastri d’Argento, e il plauso generale della critica. Che cosa ha contribuito, secondo lei, al grande successo di La Dea Fortuna?
Ferzan Ozpetek:

Ho cominciato a capire che questo film aveva qualcosa di speciale dopo la prima proiezione alla Warner. Il film doveva uscire i primi di novembre, e invece il distributore ha detto “ma no, facciamolo uscire a Natale”.

Io pensavo che la storia di due uomini con due bambini non fosse così natalizia, e invece avevano ragione loro: il film ha avuto un grande effetto e un bellissimo passaparola, chiunque l’ha visto ha detto di essersi commosso ed emozionato.

Ha avuto un impatto molto forte per il pubblico gay, sì, ma anche per le famiglie.

Tanti dicevano che hanno fatto vedere il film ai loro bambini, per far capire che mondo è e come sono cambiate le cose, e quanto sia importante il sentimento. Il messaggio (involontario) del film è che non si è genitori dalla cintura in giù, bensì sopra, dove ci sono il cuore e il cervello.


La Dea Fortuna è un film molto toccante, ma con un forte contrappunto umoristico: la fine di un amore, d’altronde, ha anche i suoi lati tragicomici. Come ha bilanciato questi due aspetti?

Per la prima volta, in questo film si affronta il problema di due persone dello stesso sesso che si stanno separando. Di solito, delle coppie omosessuali si racconta sempre il primo incontro, la nascita dell’amore, mai che i due si sono stancati e si stanno per lasciare. Riguardo al tono, è la vita che è tragica e comica insieme, e rispecchia il mio modo di fare: rido anche in momenti molto drammatici. Il dramma deve essere sempre accompagnato da un po’ di leggerezza.

Immagine dalla locandina del Film.
Immagine dalla locandina del Film.
Jasmine Trinca
Jasmine Trinca

Per il suo ruolo in La Dea Fortuna, Jasmine Trinca è stata eletta miglior attrice ai David di Donatello. Tra le otto nomination del film ai Nastri d’Argento, che saranno consegnati il 6 luglio, c’è quella per il miglior attore, che vede candidati Stefano Accorsi ed Edoardo Leo, insieme. Come riesce a tirar fuori il meglio dai suoi attori?

Jasmine non voleva nemmeno essere candidata come protagonista, perché – diceva – il suo personaggio non era in tutto il film. Ma il suo ruolo è centrale: entra nella vita della coppia protagonista e cambia le cose. Jasmine il ruolo se lo è messo addosso, lei e il suo personaggio si sono mischiate a un certo punto. Anche Stefano ed Edoardo hanno dato tutto, sembravano veramente innamorati. Non ci sono scene di sesso fra loro, c’è solo una carezza su una mano, eppure si sente forte questo grande amore. Io sto molto dietro agli attori, più loro mi danno e più io godo, loro vedono la mia enorme soddisfazione e danno ancora di più. Si crea una grande intesa, è come fare un ballo insieme quasi senza sentire la musica.


La Dea Fortuna è un film che parte da uno spunto molto personale, ma che parla potenzialmente a tutti.
Tante coppie gay vogliono avere figli. Io non ho mai avuto questo desiderio, ma quando mio fratello con due figli si ammalò, mia cognata mi disse “se succede qualcosa anche a me, promettimi che i bambini li terrete tu e Simone”. Dissi ovviamente di sì, ma poi l’idea di una responsabilità del genere mi ha spaventato. Da lì è nata l’idea del film. A questo ho aggiunto la rinascita dell’amore grazie a questi bambini: tu vedi il tuo amato, che un po’ ti sei stancato di amare perché sono passati 16 anni insieme, e scopri come quella persona si comporta con un bambino, quindi sotto un’altra luce.

La forza del film sta anche in questo amore pronto a ricominciare. E chiunque può identificarsi. Il film, per esempio, lo volevano comprare i turchi; il capo di questa compagnia era un uomo molto macho, l’argomento omosessualità per lui era difficile da affrontare. Ebbene, dopo averlo visto, mi ha chiamato emozionato, dicendomi che dopo dieci minuti del film già non faceva più caso al fatto che erano due uomini. Penso che la formula vincente sia questa: l’emozione.

Una scena del film.
Una scena del film.

“LA DEA FORTUNA” , un film di Ferzan Ozpetek.

(Recensione di Giorgio Mancinelli)


Il nuovo atteso film di Ozpetek arriva dopo anni di vagabondaggio cinematografico del regista quando tutti (in verità nessuno) ha quasi dimenticato il fortunatissimo “Le fate ignoranti” come di un 'sequel’ dovuto di quello che a suo tempo abbiamo apprezzato e amato. In realtà oltre agli anni, non passati invano, nulla sembra cambiato: la stessa atmosfera, le stesse facce, finanche la terrazza sembra la stessa, nonché i colori e le luci della tavolozza pittorica del regista, come a voler descrivere una medesima umanità che si muove ‘dietro la benda che acceca la Dea Fortuna’ a sua volta accecata dai sentimenti e dalle emozioni di cui l’animo umano si nutre.

E se talvolta quest'ultime prendono il sopravvento e non si riesce a gestirle ciò che ne consegue è paragonabile a un momento di sospensione (molti nella chiave registica di Ozpetek), in cui il fiato si fa corto (tale che i suoi personaggi sembrano non respirare), la saliva amara (ancor più quella degli spettatori). È allora che ci si accorge d’essere nel film, protagonisti della ‘cieca magia’ che emana dalla Dea Fortuna, al tempo stesso succubi del segreto leggendario che dà senso all'intera storia:


Come fare a tenere per sempre con te qualcuno a cui vuoi molto bene? Devi guardarlo fisso, catturi la sua immagine, poi chiudi di scatto gli occhi, li tieni ben chiusi. E lui ti scende fino al cuore e da quel momento quella persona sarà per sempre con te.


Ma condannare oltremodo ciò che dalla ‘fortuna’ proviene del bene o del male sarebbe l’errore più grave, un errore saddirittura fatale, in quanto impedirebbe di comprendere la ragione della sopravvivenza di quell’umanità feconda (che tutti noi rappresentiamo) e che Ozpetek, con ostinata capacità immaginativa, trasferisce nel quotidiano filmico. Una quotidianità epidermica, quasi tattile, di una sensualità vigorosa eppure pacata, afferente agli sguardi e ai silenzi, che è in sé poetica e musicale, anche quando s’irrora di risentimento, di quella malinconia contenuta in procinto di trasformarsi in meschina angustia di rivalsa.

Come accade sul finire del film allorché il rapporto fra i protagonisti si deteriora a tal punto da pervenire a una situazione irrimediabile, giocata egregiamente dal regista sul filo sottile della riflessione occulta che la leggenda riferita alla Dea Fortuna emana: in cui i protagonisti e gli spettatori, una volta entrati nel suo 'cerchio magico’, si trovano a raggiungere altezze e/o bassezze (in questo caso altezze) di autocoscienza, a volte semplicistiche, a volte più elaborate, che impediscono la consapevolezza della propria finitudine.


La soluzione sarà un gesto folle. Si legge nelle note di produzione: "Ma d’altronde l’amore è uno stato di piacevole follia",

Ferzan Ozpetek
Ferzan Ozpetek

Ancora, dalla ‘recensione’ di Vittoria Scarpa – Cineuropa News 19/12/2019 -

La Dea Fortuna”, segna il ritorno del regista italiano di origine turca a Roma, dopo aver girato a Napoli e a Istanbul le sue ultime pellicole, alle famiglie allargate, all’amore in tutte le sue forme e alle emozioni pure. È fra le braccia di un’umanità variegata, autentica e gioiosa, un vero trionfo della diversità, che veniamo introdotti all’inizio del film, dopo un inquietante prologo tra i corridoi di una sontuosa dimora aristocratica, che rivedremo solo più tardi.


Siamo su una bella terrazza romana dove si sta festeggiando un matrimonio gay, e tutti i personaggi principali sono lì, primi fra tutti i padroni di casa, Arturo e Alessandro (Stefano Accorsi, già in “Le fate ignoranti” e “Saturno contro”, e Edoardo Leo), una coppia di quasi cinquantenni visibilmente in crisi. All’improvviso irrompe Annamaria (Jasmine Trinca), amica del cuore ed ex fidanzata di Alessandro, con valigie e due bambini al seguito. Lei non si tratterrà molto (la aspetta un ricovero in ospedale per accertamenti su sospetti mal di testa), invece i suoi figli Martina (Sara Ciocca) e Alessandro (Edoardo Brandi) sono lì per restare, che i due uomini lo vogliano o no.


Seguiamo così il quotidiano di Arturo e Alessandro, catapultati nella dimensione di 'genitori' nel momento peggiore della loro relazione quindicennale. Accorsi e Leo sono perfettamente intonati, il primo nei panni di un intellettuale e professore mancato, il secondo in quelli di un più concreto e risolto idraulico (che parla con i rubinetti), risucchiati nel vortice di recriminazioni e tradimenti.

Ozpetek racconta con sincerità e una buona dose di battute fulminanti (il regista firma la sceneggiatura con il produttore Gianni Romoli e Silvia Ranfagni) l’agonia di un amore profondo, pronto a riaccendersi con uno sguardo, una risata, con la complicità di due persone che condividono la vita da anni e ora confrontate con responsabilità più grandi di loro.


Jasmine Trinca irradia amore e coraggio nelle vesti di Annamaria, una giovane donna libera e ribelle, di origini nobili e in rotta con la sua arcigna madre (incarnata con sorprendente incisività dalla scrittrice Barbara Alberti), che arriva come un terremoto a sconquassare l’equilibrio sclerotizzato della coppia protagonista. Nel cast anche l’immancabile e pur sempre brava Serra Yilmaz, la transgender Cristina Bugatty, Filippo Nigro e Pia Lanciotti, gli ultimi due nei panni di una coppia che invece si rinnamora ogni giorno, poiché lui, malato di Alzheimer, rivede ogni giorno la sua compagna come se fosse la prima volta.

CineCuriosità:

Serra Yilmaz
Serra Yilmaz

CineCuriosità:

Il film è girato in gran parte a Roma ma anche in Sicilia e in particolare a Bagheria.

Il titolo, ‘La dea Fortuna’, fa riferimento al Santuario della Fortuna Primigenia che si trova a Roma.

Gradevolissima la scena in cui tutti ballano sotto la pioggia sul tema di una canzone tradizionale turca, unica concessione che Ferzan Ozpetek fa alla sua terra.


La colonna sonora si avvale delle musiche originali di Pasquale Catalano (già collaboratore di Ozpetek in vari film, e di Sorrentino) e dell’inserimento di ben due cammei eseguiti dalla voce inconfondibile di Mina firmati con Ivano Fossati: “Luna diamante” e “Meraviglioso è tutto, qui” che chiude i titoli di coda. Discutibile l’inserimento (seppure comprensibile nel messaggio) della pur bella canzone ‘Veinte Anos’ portata al successo dalla cantante cubana di son e habanera Omara Portuondo nel film “Buena Vista Social Club” di Wim Wenders, e qui cantata da due bambini in lingua spagnola.


Bravi tutti gli interpreti e nel loro genere le seconde figure, un film assolutamente da non perdere.








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