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Una storia di DomenicoDeFerraro

FRANCESCA ED IL LUPO

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7 minuti

Pubblicato il 01 maggio 2019 in Storie d’amore

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FRANCESCA ED IL LUPO


Il mattino del dolce soffrire ,perduto in un canto di periferia giunse con l’ali nel vento d’aprile. Giunse vestita di tanti versi lei con non aveva cuore ne sapeva cantare che non era amore, neppure odio ma aveva un nome Francesca . Seduta nel cuore del mondo con il suo destino rappreso, lavorava indefessa senza mai stancarsi tra l’amianto fatto di marmo che fa innamorare nella piccola fabbrica di un lupo barbuto che borbottava sempre contro chi non voleva piegarsi alle sue regole. La metafora di una verità che si magia il fegato Francesca l’afferrò per mano sulla scala che conduce a ponente , verso la potenza di un atto , nel fatto , la rese subito santa. La portò lontano in un idioma asincrono , assalita dal dubbio del caso , composto di forze smorzate di fiori ammosciati in vasi grechi . E pregare fu vano spavaldo , spassoso, purulente e miscredente . Le litanie s’alzano in volo e si misero in posa come fossero alfieri o fisime fuggenti di orchi canterini e perciò furono truccate di brutto le moto rombanti che si destano all’alba nel limbo segreto , su spiagge infinita , battute dal vento e dal canto di Achille. .
Or dunque prendete la morte come fosse un gelato un biscotto da intingere nel latte o nel caffè . Sentite il suo profumo, continuare a lavorare , sentite il mondo andare avanti , sentite voi stessi accanto all’amore , ornato di coccole aulenti , dipinto di rosa , di forge, di furche ecchimosi levitiche. Lavorare lava l’animo ed innalza lo spirito lo conduce cilestre in mille suicidi afflizioni ed azioni che saranno piedistalli per eroi senza patria . Gli operai saranno desti nelle veglie delle vergini madri , mielose , vezzose , pendule lassù alla forca più grande , fugace delitto ripreso in diretta.


La storia ci ha preso per mano e ci condotti in porti culturali al caldo dell’animo vagabondo che esule in pietà sepolte deride l’ossesso e se stesso, nella forma che prende vita dal caso e dalla sorte avversa che ci conduce per strade oscure. Sepolcri di poesie , silenti ai margini di un bosco che traluce nel cammino e nel vanto imperituro ,dorme beato chi lavorò sopra un monte di parole dorate , fatto di aghi di pino tra fiori deformi di memorie partorite nella notte al caldo tra cuscini rosati , voci squillanti nell’eco delle trombe di Euripide. Francesca tenace d’aspetto virgulto di primavera , lungimiranti e benevola dal volto ovale come la luna tra patimenti occlusi in sorde risonanze non abbassò mai la testa lavorò fino alla fine . Ebeti discernimenti , occhi senza testa, ombre fallaci che ci spingono oltre questo precipizio. Francesca cercava la pace , reclamava una dignità fatta di grasso che cola , di medaglie appese al muro . Ed il bosco attorno casa era sinistro e nascondeva un lupo cattivo che sapeva volare. Parlava al lupo ,Francesca nei timidi attimi della sua vita disperata nella gioia che a discapito dell’essere si dissolve come il velo di Maya. Ed era felice di essere divorata da lui mangiata da quel cancro che aveva l’aspetto di un lupo. Sinistro , silenzioso, l’ attendeva nella notte, l’ attendeva nel vago suo universo, fatte di stelle di coccole aulenti , di giorni che pigri , sciamano in chimiche castrazioni , azione cervellute cinte di ombre bevute in purezza . La sua storia era il prato fiorito è quell’albero in fiore , era lei sempre più snella , seduta nell’aria di aprile.


La sua malattia era un mattone di pietra , nera, calcagna e maligna fatta di pelle ed ossa maciullate , chine di vizi e virtù. La sua ferita era una necrosi che s’apriva ai secoli avvenire alla catarsi del secolo che immemore s’allargava nel canto del corpo denutrito. La sua discesa nell’averno , fu come una giornata di sole , con una pioggia che bagna ed ingravida che lungi ti porta ramingo, lungo quella linea retta che conduce in paradiso. L’ essersi persa tra i campi elisi fu il momento cruciale della sua esistenza, la sintesi della sua sofferenza ed il lupo ululava nella sua carne , come un figlio appena nato. Ululava alla morte , alla sorte crudele ai passi simmetrici allineati e confusi che forse giunti veloci, fioriscono di botto come primule tra sevizie in giorni sofferti in silenzio senza dire una buona parola o ciao come stai . Un anima in pena attaccata alla pelle il male prendeva aspetto di un cuore di donna , di un ricordo che come un orda di barbari belli e dannati dominava un tempo la patria . Tanti infermieri di indubbia fattura di umbre discendenze di fisime estrose di fasci di luce che invadono ed irraggiano i margini in memorie antiche, provarono a catturare il lupo con l’aiuto della povera pecora.


Francesca ed i suoi anni , come tanti anni addietro, tradita dall’amore dal suo corpo , miserando in nome padri et spiritu santi. La sorte vestita da santa, vetusta, fatta di stoffa di chimiche unione di politica altera di come il mondo gira intorno al sole , che a vederlo raggiante ti mette di buon umore. Ed era bella Francesca da giovine era più bella di Brigitte Bardot , di Sofia Loren , di Marilena Moore la sua storia , era la sua bellezza e di come aveva cercato ad ogni costo di possederla senza mai guardare negli occhi il lupo cattivo . La vita l’aveva condotto in un punto ,origine di ogni giudizio , aveva smorzato il suo ardore , tagliato le ali e come un fremito fosco , fatto di sesso s’era calato nella parte della vittima simile ad un eroe caduto nell’oblio dei sensi . In quel blù dipinto di blù fatto di ombre grasse, spassose supplicanti , sconvolte di voci migranti neri , come la gramigna, neri come la notte il terribile lupo mannaro fu sempre pronto a saltarle addosso al minimo accenno. La morte di se stessi e la rovina di un canto, perduto la sintesi della nostra misera storia , di uomini e donne , di giovani e vecchi , di tanti e di molti che hanno bevuto volenti e nolenti dal sacro calice della vita il sangue di cristo. La morte di un amore fallace ci è innanzi, denigrato , schiacciato lugubre buio come un buco nero che si dipana, s’allarga ad immagine di una vergine equestre , un immagine desta che ci rende incapace di girarsi , di essere se stessi . Nella prima infanzia Francesca fu lesta ed era carina con il vicino di casa poi venne la madre e la sorella poi un lupo vestito da barbiere. Poi un altro lupo vestito da muratore , chi lungo, chi brutto ed in molti pagarono per conquistarla . Francesca nel letto , crebbe svelta di mano, svelta di bocca. Come quando giocava con la sua bambola preferita, come quando andò nel giardino a cogliere il frutto proibito ed il lupo divenne un serpente , divenne quel peccato agognato che gli entrò nella carne.


Francesca ora è sepolta sotto un albero di magnolie che lei amava vedere fiorire in primavera , frondoso e favoloso , come le fiabe narrate vicino al foco . Un immagine stillante di scriba fattura nell’intrigo di menti latine , urbe et assimili succube, menti giace Francesca , assopita dal sapore del morso del lupo tra rovi di spine , tra rose macchiate di colori veraci . La sua storia è il dramma di una umanità dimenticata ,calpestata dal lavoro tribale , dall’invidia, dalla gelosia una storia dimenticata da molti di chi come lei non seppe mai chi fosse il lupo ed il suo padrone . Francesca era la storia di molti ora un ricordo che come un vento d’aprile entra nell’animo , come questo primo maggio che arriva meraviglioso , leggenda dipinta di anni di moine di giorni raggianti . Ed il sole entra in casa e Francesca non c’è più in quel raggio di sole, non c’è più chi continua a lavorare a cucire . Quello era il suo letto, quello la sua dimora , quello il suo ricordo , tormentato tradito dal destino che gli spezzò la colonna vertebrale , gli spezzò il cuore e la mente . Francesca ed il suo destino , piena di ricordi che belli , suadenti si radunano in seno , come una povera gioia in un povero corpo , che trascende la verità nel guardare il signore e la sua croce. Ma la sofferenza continua ad essere un mistero, la sua storia è la storia di Francesca e del lupo che l’ebbe in sposa.

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