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Una storia di GioMa46

Questa storia è presente nel magazine TUTT'ALTRE STORIE

Io, per esempio. . . (one woman show).

TEATRO DEGLI OPPOSTI

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38 minuti

Pubblicato il 28 maggio 2020 in Erotici

Tags: #Memorie #Woman #Sex

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Io, per esempio ...
Io, per esempio ...

Un arredo sobrio, alcuni divani, un mobile bar con bottiglie di liquori vari e bicchieri, piante da interni, alcune lampade accese, un tavolo ampio da salotto con alcune pietre da collezione (una a forma di grosso pene) disposte sul tavolo, alcune riviste e un album di fotografie.

S’ode della musica e una voce di donna che canta sopra un motivo molto conosciuto: “Rose rosse per te”. Entra in scena Lei ( che sognava di fare l’attrice e che in fondo ha fatto l’attrice ) è una donna avanti con gli anni, ha il volto segnato dall’esperienza che accentua con il trucco marcato, porta una parrucca voluminosa, si da arie da “prima donna”. Indossa un elegante abito demodè, s’avvicina al tavolo e si versa un liquore, quindi guarda verso il pubblico con soddisfazione, stringe un momento il bicchiere contro il seno, fa un brindisi:


Io, per esempio..
Io, per esempio..


- Alla vita! (depone il bicchiere sul tavolo)


(si siede su uno dei divani, fa per sfogliare una rivista, poi s’interrompe abbassa il

volume del giradischi e/o della radio, si distende)


- Ho sempre provato un particolare piacere a distendermi su di un divano. Credo sia la mia segreta passione. Per me, l’idea del divano è riposta nel creare un’ambientazione accogliente, che mi consenta di trovare una collocazione consona al mio temperamento, alla mia personalità. Che si sposa, oh! che parola orrenda, con l’idea del tutto personale che ho dello stile e dell’eleganza.

Si denota vero?

Io, per esempio, amo molto ricevere e conversare. E allora cosa c’è di meglio di mettersi a proprio agio e di far sentire a loro agio i propri ospiti?

(con fare sensuale) Io, desidero che stiate comodi!

Più del letto è il divano che delimita il mio spazio.

Ora che devo considerarmi una bestiola da salotto, il divano è per me una necessità primaria, che riempie gli spazi della mia quotidianità: come dire, è il mio habitat naturale.

Come dire che forma un’isola di tutto confort, apre uno spazio discreto ed intimo

alla conversazione.

Conversare è indubbiamente la mia più autentica e veritiera espressione.

Posso dire di essere riuscita a comunicare con tutto, o quasi. Con tutto quello che ho avuto a disposizione, o meglio, (prende in mano il pene di pietra), che gli altri

mi hanno messo a disposizione.

(lo depone istantaneamente e recupera il suo bicchiere, beve)

Strano! come la natura concorra talvolta a creare le misteriose forme della pietra.

(palpa il pene di pietra con le dita)

Lo tengo perché ha in sè un potere esoterico. Il potere occulto della pietra.

Duro però!


(s’ode il suono di un campanello)


- Scusate! Stanno suonando alla porta. Oggi è il giorno di riposo della “donna”, e tocca a me fare ogni cosa, tutto-da-sola.


(sparisce dietro una tenda e riappare poco dopo con alcuni biglietti fra le mani)


- Cari, cari, cari!. Si sono dunque ricordati di me? Cari, (bacia i biglietti).

Temevo che nessuno se ne sarebbe ricordato. Che tesori! dopo tanti anni . . .

Che nessuno si sarebbe preoccupato, che sò. . . bè lasciamo perdere.

Chissà poi perchè? (fa la faccia schifata)

Non che mi lamenti. E' andata così. Anzi, forse, pensandoci su. . .

- Era destino che facessi l'attrice. . .

Quand'ero piccola ero una bambina bellissima.(fa la faccia incredula)

Chissà perchè con l'andare del tempo, ogni cosa, per quanto bella, finisce

per sembrarci inutile. . .anche se certe volte. . .a ripensarci . . .

- Ma vediamo, vediamo chi mi scrive.(solleva la faccia estasiata)

- Oh!, Carlo. Carlo si ch’era bello, accipicchia, uno spettacolo! uno stacco di due metri d'uomo da lasciarti senza fiato. Non che fosse tutto filetto scelto. Però neanche con tutta la buona volontà avresti potuto abbracciarlo tutto, ne sarebbe restato comunque un pezzo fuori. . . e il pezzo, credete a me, era uno schianto.


- Io, per esempio. . .ve lo potete immaginare.

Ci persi la testa!

- Quale? La mia. . . bé quella che ho, ovviamente!

Voleva che facessi l'attrice. Me lo disse una sera che diluviava, sotto al portone di casa. Si questa qua!

All'epoca vi abitavo con i miei. Ma non c’erano. Erano partiti.

Fu così che nel mezzo della conversazione, sua di Lui, disse che avevo un talento,

una voce espressiva (fa la voce grossa), una faccia. . .

- Di’, che faccia ci’ò? Gli avevo chiesto.

Perchè s'era interrotto e non andava oltre. Voi capite. . .

In fondo era timido e più che con le parole s'esprimeva con le mani.

Ricordo che ad un certo punto m'aveva messa con le spalle al muro.

“Che lo possino!”

Aveva due mani grandi come due pale da carbone. All'improvviso mi sono sentita come la fornace d’una locomotiva, e Lui che spalava, spalava.

Non sapevo più se eravamo partiti o se stavamo arrivando!

“Che lo possino!”

Infine non me l'ha mica detto. Non lo credereste.

Ma non sono riuscita a farmi dire che faccia avevo.

Voi lo capite, per una aspirante attrice, la faccia è tutto.


(apre un altro biglietto con trepidazione, si muove avanti e indietro per la stanza)


- Fe-de-ri-go! . . Oh! Federigo. Con la “g” s’intende …

Accipicchia, ormai sarà invecchiato. Lo spero per lui, era già vecchio!

A suo modo era un signore, con la sua cattiveria bonaria. La sua arguzia sottile.

Era capace di uccidere una persona con le sole parole.

Se però tanto tanto gli stavi simpatica era capace di farti ponti d'oro.

Voleva sempre pensare Lui a tutto: come vestire, dove andare, chi vedere, cosa fare, dove dormire, cosa mangiare, quando sco..., quando viaggiare.

- Nulla con Lui si può dire fosse lasciato al caso. Si certo, il caso c’entrava dipendeva dagli impegni. Così, ‘il caso’ veniva spesso messo da parte come una forma di prevenzione mentale quotidiana.

In quanto al vestire, come si dice? Quando la fantasia trama, l’eleganza ordisce.

Così Lui, che preferiva sotto il vestito niente, tralasciava l’intimo-donna.

- Però si viaggiava. Si! perchè si era sempre in partenza o in arrivo da qualche parte. Cinecittà, macchina, Sperlonga, barca, Ponza, Circeo, barca, macchina, cena, night, letto, e se ci scappava il tempo magari qualche volta si scop... pure.

Chi l’avrebbe mai detto, eppure una volta, lo facemmo fino all'ultimo respiro.

Dopodiché scomparve per qualche tempo. Seppi poi ch’era ricoverato in una clinica in Svizzera.


(apre un altro biglietto, si serve un drink, si mette comoda su un divano)


- E’ di Lucio. Lui l'offerta me l'aveva fatta, si, non proprio apertamente, però...

Una sera, al lume di candela, durante una cena in un night m’aveva manifestato l'idea

di voler celebrare la donna in un suo nuovo film. . .

La "donna" - disse - e mi sentii subito favorita per la parte.

Capirai, con il talento che gli riconoscevano tutti, chissà che m'avrebbe fatto fare!

A dir poco, sarei stata paragonata che so’, a Sarah Bernard, o alla Duse.

Non stavo più nei panni. Per il party al quale ero stata invitata indossai un abito rosso stupendo. Ricordo che quando mi vide cacciò un urlo. . . di apprezzamento. . . credo,

perchè disse: “stasera ti sei data fuoco”.

Mi guardavano tutti con una faccia!

Che fosse geloso? Non so?

Mi prese per un braccio e mi trascinò via.

Mi portò in una stanza piena d’abiti e mi disse di cambiarmi.

Non potete immaginare. Ci vollero tre quarti d'ora prima di riuscire a trovare un abito che gli andasse bene.

Uno era di un colore troppo violento, un altro non mi s’addiceva, un altro mi faceva troppo: come dire? “mignotta”.

Mica che fossero regali. Erano abiti di scena fatti su misura per qualche straccetto

di ragazza che doveva fare la parte. . .


- Io, per esempio . . . la parte ce l'avevo già.

Avrei potuto interpretare la donna: “leggiadra”, “fluttuante”, “esile”, “sofisticata” (fa alcune facce espressive) come del resto gli piaceva aggettivarmi.

Guardandoti bene! - disse qualche tempo dopo - sei un po' troppo legnosa, fossi anoressica?

(si alza di scatto e si pone di profilo)

Lui in fondo m'aveva scelta, non lo voleva ammettere, ecco tutto.

Una volta disse che mi avrebbe vista nei panni di Beatrice, la donna di Dante, per

capirci. Un'altra, nei panni di Fiammetta di Messer Boccaccio, un'altra ancora che

sarei stata una perfetta per la parte di Mirandolina del Goldoni, ma che non avevo

affatto la stoffa di una Edda Gabler, la mignotta snob di Ibsen.

Sta di fatto che nei miei panni non mi abbia vista mai!

Per esempio: mai che si ricordasse il mio nome.

No, no! - diceva - sei così lontana dalla mia idea di "donna", tu sei tu e basta!

Lo possino, certe volte ti rigirava le parole e i discorsi sottosopra, pur di

non ammettere che Lui, in fondo, la "donna" che cercava l'aveva trovata.

Pensate che un giorno m'aveva detto: intendo portare in scena una “donna reale”,

con la testa sopra le spalle!

Beh, modestamente, più testa sulle spalle della mia? (si assesta i capelli)

Poi capii. Mi ci volle un po'. Non sarei mai potuta passare per una “donna reale” come diceva lui intendendo una testa coronata, proprio no.

Nelle mie vene certo non scorre sangue blu. Ma, come si dice in questi casi: “noblesse oblige”.

Così lo persi.

Non ci si può umiliare più di tanto, vi pare?


- Io, per esempio . . . ricordo.

- Grandi feretri sono passati da quella porta, grandi come navi . . .

Una manica di egoisti che hanno preso senza lasciarmi niente.

Ma non ho rimpianti. D'altronde è troppo tardi per lasciarmi andare a stupidi sentimentalismi. Lasciamo perdere, per carità!

- Però il piglio di fare l'attrice ce l'ho sempre avuto nel sangue.

Non che sia stata la mia massima aspirazione, però! Come si dice?

Un pensierino, non lo nascondo, ce l’ho fatto. Anche se non ho avuto fortuna.

Ma che dico? Una parola che non avrei proprio voluto pronunciare, per scaramanzia.

Ricordo che un giorno mia madre. . .

Perchè anch'io ho avuta una madre, comprò un biglietto di una riffa a mio nome,

e guardacaso vinsi!

Quella volta vinsi un vaso cinese. Mia madre disse subito che non era autentico.

Dev’essere ancora nel ripostiglio.

"Strano - aggiunse in quell’occasione- che abbia avuto fortuna questa figlia mia, strano - ripetè - molto strano, strano!" e come si vuole, passò l’Angelo e disse amen.

Tanto che alla fine io stessa mi convinsi che non fosse una vincita ma una maledizione.

In tutti questi anni, e non sono pochi, non me ne sono mai ricordata di essere stata così fortunata, almeno una volta nella vita, che quasi, al ricordo, mi commuovo.

- Oh! che mi fosse più capitato da allora di fare una vincita. Neppure alla Tombola.

Ho speso un capitale al lotto, al totocalcio, alle lotterie nazionali, mai niente.

Anzi, quando per caso, non ho potuto giocare, quasi quasi ho vinto la giocata.

Come dire: "se la fortuna è cieca, la sfiga ci vede benissimo!".

Comunque la scaramantica sfiga, non mi ha mai abbandonata del tutto.

La sera quando mi coricavo, guardavo dalla finestra il sopracciglio rosa della luna nuova, e dicevo: "ho fortuna! ho fortuna!". E allora, un esile risolino di bambina. . . perché anch'io sono stata bambina, m'illuminava il viso,(fa una faccia ipocrita),

i denti. . . si, tanti, tutti quanti, e non c'era bisogno della lampada Osram di Piazza dei Cinquecento, come una volta ebbe a dire uno str... di un dentista.

- Ma si, in fondo posso dire di essere fortunata. Me ne sorprendo sempre. Ogni volta.

Da qui la mia soggezione - perchè non si vede? - e la mia riconoscenza quando capitava qualcuno, che so il precettore, l'insegnante di musica o il giardiniere . . . Allora pensavo alla grande, sogni di bambina, ma dovrei dire: il portiere della scala accanto, il fornaio, il postino, il figlio dell'idraulico.


Mamma mia, quanti ricordi.

- Prendi Nando il postino, per esempio, quello si ch'era un “filone”, portava la posta a cavallo, e quanno passava, io giravo lo sguardo con circospezione per non

farmi vedere, che mi si “rintorcinavano” le budella.

Una volta mi portò una lettera che aveva tenuta sul suo petto virile. ” Per non farla bagnare dalla pioggia” -disse-. E quando me la consegnò profumava ancora

del suo profumo, lui disse ch’era odore di sterco di cavallo, per via che gli era caduta. Capite la finezza, per non dire che mi stava consegnando un messaggio personale.

Mi disse: "Signorina buongiorno" ed io mi voltai per vedere se per caso

stesse salutando qualcun'altra. Che dire? Ero una timidona.

Allora il rossore mi riempiva ancora il viso, mi straripava dalle orecchie, mi avvolgeva tutta la testa ed io aggrottavo le sopracciglia. (aggrotta la fronte)

- Non c’è niente da ridere.

Hanno ragione quanti sostengono che quelli che aggrottano le sopracciglia sono i più affabili, i più dolci, e al tempo stesso, i più forti.

Stando almeno alle parole di mia madre. E forse aveva ragione, ma io non ero nè l’una, nè l’altra!

E come fui certa che Nando si stava rivolgendo a me, proprio a me, fui presa dalle palpitazioni, e quasi svenni.

Ricordo, Lui sollevò la mano a sfiorarmi le labbra, delicatamente, come per aiutare una parola a me sconosciuta e fermarla sulle mie labbra, o rinviare un bacio procrastinato. . .(fa la faccia incredula) quando disse: “Cazzo! quanto me piaci”.

Ecco, l’ho detto!

Una volta, mentre passeggiavo Lui mi si avvicinò alle spalle senza farsene accorgere e all'improvviso mi tappò gli occhi con le mani chiedendomi: "chi sono?". "Non so, non so" risposi, affinché me lo chiedesse ancora. . .

Figurariamoci se non lo sapevo, riconoscevo il suo profumo di cavallo a distanza.

Un’altra sera m'invitò a un ballo, e quando fummo faccia a faccia, noi due, con la sua guancia rasata di fresco contro la mia, quel suo sorriso pieno, mi fece sentire

un certo imbarazzo, che avrebbe potuto essere quello del cavallo.

Dire che ci restai di stucco è dir poco. Forse dovrei dire che restai "senza fiato".

Cosa avesse da ridere “quell‘impunito” non saprei, fatto è che durante il ballo

mi ripetè quell’orrenda frase.

Glielo avrei strappato via, magari con un morso.

Il suo sorriso, intendo.

- Ma tutto è sempre così improvviso che spesso non si sa come comportarsi, cosa dire. Così restai sola, con il mio invisibile travaglio, decisamente disarmata.

Qualcuno doveva aver sentito il mio “belato” soffocato (fa una faccia indagativa).

Si, perchè io in quel caso non riuscii ad urlare a mia volta, e belai. Cosa avrei

dovuto fare . . . muggire?

Ognuno ha il diritto di sentirsi l'animale che è. . .


- Io, per esempio. . . sono sicuramente più una pecora che una mucca: allora belo!

Comunque qualcuno l'aveva udito perchè mi si avvicinò e mi disse: "voleva

dire qualcosa?"

Lui, Nando, era come un uccello monottero che stesse li, per spiccare il volo.

Nei suoi grandi occhi brillava un solo desiderio: di fuggire con me nella notte,

di “sentirsi realizzato"-disse-, capite?

Io gli sorrisi con l’aria complice e lui "ma sei impazzita?" mi disse infuriato.

Feci appena in tempo a vedere il salto da cavallo che fece per scavalcare il davanzale d’una finestra aperta: gridai, lo rincorsi, ah come l'amavo. . .

Afferrai un tovagliolo bianco sul tavolo e lo sventolai nel buio della notte. . .

Come aveva fatto Melania quando Ashely era partito per il fronte,

(fa la faccia dubbiosa)

Ma infine m’accorsi che non me ne importava niente di lui. Piuttosto del suo cavallo.

No, non quello dei suoi calzoni!

- Mia madre un giorno nel vedermi amareggiata, o forse no, solo pensierosa,

mi disse: "Non crescerai mai" dopo di che smisi di amareggiarmi, e anche di crescere, ovviamente. Presi la cosa come un sortilegio. Ma poi una segreta gioia mi prese, soprattutto quando, nell’infilarmi un abito o un paio di scarpe dell’anno prima

m’accorgevo che mi andavano ancora bene.

- (guarda verso una finestra) Bella, era bella la sera, non c’è che dire, in special modo quando m’intrattenevo in giardino.

No, non il mio, ma il pezzo di terra condominiale che stava sotto casa, un palazzo di dieci piani con cinquanta appartamenti.

Ma non mi sembra il caso di stare a sottilizzare.

Allora passavo il tempo a guardare gli uccelli (fa la faccia perplessa).

No, non quelli! Parlavo dei passeri caldi che uscivano dai nidi.

No, neppure quelli! Parlo degli uccelli veri.

Si posavano a terra e s’arruffavano proprio come facevamo noi ragazze al

nostro primo appuntamento. Anch'io sapete, quando voglio so’ poetizzare.

Io, per esempio. . .non avrei mai voluto prendermela con quei poveri uccelli. . .

- E, ma avete il chiodo fisso. Loro, nel senso degli uccelli, non hanno nessuna colpa

se presi a poetizzare sul loro conto.

L’Analista, in seguito, mi disse che c’era un nesso con la mia sessofobia.

Sono le cose significanti come questa che a volte stigmatizzano tutta una vita:

non è così? Accipicchia! (fa la faccia perplessa)

E’ così che i timidi ad esempio, non vogliono crescere. Che sia per prudenza?

E si nascondono in profondità, oppure cambiano colore. . .ma certi, proprio non ce la fanno ad arrivare fino in fondo, e allora si tradiscono. . .

Proprio come il Nando! ecco, l'ho detto!


(mentre la musica torna in primo piano Lei accende una candela sulla tavola e si serve un altro bicchiere e spilucca alcune noccioline, poi accenna ad un passo di danza ma finisce per tornare a sedersi in modo scomposto e volgare per una signora)


- Cari, cari, cari! Guarda, c'e anche Filippo, ma come avranno fatto mai a ritrovarsi? Tutti in una sola volta.

Lui è stato l'unico a dirmelo apertamente!

Che avevo la stoffa per fare l'attrice.

"L'occhio - disse - l'occhio in un'attrice dice tutto, è un cristallo luminoso".

"E il viso? - mentre mi guardava fisso negli occhi - Il viso rosato e viola, ambrato, estatico, quasi trasparente entro una luce indefinita".

Non riuscivo a sostenere la segreta felicità che mi davano quelle parole.

Fu così che mi abbandonai a lui sensa esitazione alcuna.

- Quanto accadde poi, lo si può facilmente immaginare, quand’ebbi modo di guardarmi allo specchio nella sua camera da letto. Intuii che la donna dal viso rosato, dall'occhio di cristallo luminoso non potevo che essere io.

Due calamari neri grandi così (fa il gesto con le mani) riempivano l’arcata sopraccigliare. . .

ero paragonabile ad una maschera orrenda e al tempo stesso sublime.

Allora saltai giù a quattro zampe, afferrai gli indumenti e me la svignai!

- Me la “svignai” letteralmente per le scale, uscii dal portone e attraversai la strada, saranno state le due, un freddo!

Dove andare a quell’ora di notte? Se non me lo ero chiesto prima era perfettamente inutile chiedermelo poi. Stavo già in mezzo alla strada e sembravo certo più una profuga che una signora. Chiunque avrebbe avuto il diritto di pensare qualsiasi cosa.

Tanto, come ebbe a dire poi mia madre: “sempre di mignotta si tratta!”, con l'esclamativo.

- Sarebbe stato inutile smentire. Del resto, io al suono di un clakson non ho mai saputo resiste, il richiamo di questo strano strumento del destino rimane per me

tuttora inappellabile.

E’ come la tromba dell’arcangelo Gabriele. Lui suona, ed io corro.

Si, qualcuno ha azzardato pure dire che non è proprio da signora.

Ma non era più d’un camionista.

Mi dice: "nnamo bella che te monto!"

Com'è gentile lei - gli dissi - davvero si presta ad accompagnarmi fino a casa?

Sa, s’è fatto tardi e non riesco a trovare un taxi!

"Nun te preoccupà cocca, certo che dopo te riporto a casa!"

Dopo?

" ‘mbè, mica vorrai annà subito a casa?"

“ Ma, veramente. . .

Eh! Che dire? Mi sono adeguata al suo linguaggio. Non dico per vantarmi, ma ho una certa facilità di lingua.

"Si fai la brava, doppo te porto puro a magnà da Righetto"

Doppo?

Che notte ragazzi, che “botta!”.

Quando mi riaccompagnò, “doppo”, non riuscivo neppure ad infilare la chiave

nella toppa.


- Si devo ammetterlo, anch’io ho conosciuta la vanità. Mi ci sono distesa sopra, come su di un pagliaio. . . possibilmente d'estate.

- Ma guarda cosa mai mi passa per la mente?

Quella volta era Ulderico. Ricordo, era un tardo pomeriggio d’estate

e Lui annusava avidamente il fieno, la fragranza del grano mietuto. .

Nient'affatto. Non nel senso del pane, dell'acqua, dell'utilità.

Piuttosto nel senso di una massa soda quasi energumena che ti si butta addosso.

Per carità! (si scuote tutta) ne sento ancora l'impatto. Brrrrr che orrore!

- Ricordo, i canti dei contadini e i richiami da una collina all'altra dei cani pastori

che abbaiavano alla luna, rimarchevole movimento di un uccello che si agitava

nel sonno.

Io che mordevo un rametto di mirto per non gridare aiuto.

Perché me lo sentivo, come dire, me lo sentivo che qualcosa mi sarebbe accaduta.

Vedevo la mia bocca che si dilatava a sdimisura, i miei denti tutti si allargavano, si separavano come per lasciare uscire un grido. (mostra i denti)

Lo trattenni.

Mi si diluì dentro, poi seguì un lungo silenzio, esasperante.

Egli era il silenzio, ed io il suo respiro. Credo che neppure russasse, io mi sentivo aria al suo cospetto. Io ero l’aria, avrei potuto spiccare il volo.

- Certo non è stato tutto così rosa, ma quando arrivò il cinema e bussò alla mia porta, mi trovò pronta.

Poiché un giorno venne. Potete non crederci, ma arrivò.

Il Sig. Cinema! dritto di filato a casa mia. E bussò alla mia porta.

Allora mi avvicinai allo specchio e provai per la prima volta, a tingermi

le labbra col rossetto misterioso e sacro di mia madre.

Sulla bocca si stese un bel tramonto, un triste bagliore rosso.

Soltanto allora riuscii a piangere, e fui felice di poterlo fare.

- La notte, a mezzanotte passata, si udì sulla strada, proprio sotto la mia finestra, arrestarsi una limousine, il passo svelto di un uomo.

Credo che nessuno abbia mai camminato così prima, come quella notte,

sotto la luna, nemmeno Hunphrey Bogart.

Si, forse una volta, in Casablanca.

E forse nessuno udì mai, come me, un tal passo, quel passo così virile.

Era il primo uomo che fosse venuto al mondo, era l'ultimo che se ne fosse

venuto così.

Mai nessun’altro a mio ricordo era venuto o andato in quel modo.

Percepivo il suo tepore rosso, sano ed intenso, su tutto il corpo.

Era appena giunto e il cinema ce l'avevo dentro, caldo, morbido, scarlatto,

senza nessuno strappo.

Poi si rovesciò agitando nell'aria le lenzuola del letto . . . me lo ricordo bene.

Quanto al resto. . .


- Io per esempio, delle cose degli uomini non ci ‘ò mai capito niente e

anche se adesso me ne sto qui a parlare, a rievocare, a..........beh!

non ci capisco niente lo stesso.

Ma va tutto bene, anche così, non mi occorre niente. . .modestamente, vero?

Ho dalla mia parte la frugalità che sazia.

- Ecco, poso le mani sulle ginocchia, come facevo allora, tocco il vuoto, mi

tengo in bilico nel vuoto, percepisco i cambiamenti del tempo, il freddo,

il caldo, l'umidità, le stelle. . .

Quelli che chiamano mutamenti figurativi.

Un passero di quando in quando - non quello! - ma avete la fissa? Ehhhh!

Dicevo, un passerotto sta li che mi guarda, ci conosciamo (?) no, non è Alfredo,

non è Nicola e neppure Matteo, quindi?

Non abbiamo niente da dirci, anzi, no! vieni su, troveremo pure qualcosa

per incominciare. . .

Cioccolatini e champagne, ti va?

Di! che fa? Ma che c'ha creduto davvero?

Uhhhh! Mamma mia sta salendo le scale.

Si! E mò che je dico?

Cioccolatini e champagne!

- Porca zozza! si e no ci sarà una biretta, due noci avanzate da Natale. . .

e mannaggia, mannaggia, mannaggia!

Però che stupida, dovrei organizzarmi, che so?

Una bottiglia di buon vino, due o tre ciambelline. . .

Ma che dico?

Per un tipo come Lui avrei messo in ghiaccio una bottiglia di vero

Champagne francese, che so?, due coscette di rane.

(si palpa le cosce istintivamente, poi si dirige verso una porta, la si vede da dietro ancheggiare mentre guarda attraverso lo spioncino)

- Eccolo che arriva, lo sento, sta salendo l’ultima rampa di scale, lo vedo dallo spioncino. . . però che bell'uomo, distinto, mannaggia, mannaggia, mannaggia.

Che disordine!

Mamma però me lo diceva sempre, di mantenere una parvenza d'ordine.

"E se poi arriva un signore all'improvviso?"

Santa donna: aveva capito tutto.

Ih! lo possino, ha imboccato il corridoio, viene dritto qua!

Non posso crederci. . .(si agita, si liscia i fianchi)


- Io, per esempio. . .

a certe botte de fortuna, aridanghete! non ciò mai creduto.

E ho fatto bene!

Ecco la, ha tirato dritto proprio quand'era davanti alla mia porta.

Ma dove va?

S'è fermato alla porta di fronte, suona il campanello, si guarda indietro, quant'è bello! entra! la porta si richiude alle sue spalle. Che spalle!

- Guarda guarda, non mi dire che la signora Marta . . . a quest'ora. . .

Suo marito è uscito che non sarà mezz’ora. . .

La possino! (ride sonoramente)

Hai capito! la signora Marta!

Però beata lei! con uno così.

- Ricordo che un pomeriggio, mia madre era rientrata da poco, quando andai

nella sua stanza da letto, m'infilai le sue scarpe ancora calde dei suoi piedi

e tutt'a un tratto mi sentii cresciuta nell’inesplicabile peccato degli adulti.

Fu quella la prima volta che aspettai un castigo o una ricompensa, non so bene perché.

- Oh!, se aspettavo.

Ero sempre la prima a correre quando suonavano alla porta, anche se

non era quasi mai per me. . .

Aspettavo!

Il postino appariva in fondo alla strada con la sua borsa di pelle, come se

avesse un quadrato di luce sulla coscia. . .

Il cavallo, già, ma quella è un'altra storia, e ve l’ ho già raccontata. . .

(breve pausa riflessiva)

Beh, ora vi lascio, vado a farmi un bagno alla gardenia, poi forse mangerò dei

Dolci. E poi. . .

Beh!, poi ci rivediamo! (alza il volume della radio e si nasconde dietro un

paravento)


- Eccomi sono di nuovo qua!

(indossa un abito decisamente moderno, minigonna di plastica musica rap in primo

piano, canta un rap):


“Io per esempio. . .

Non sono contenta di come mi è andata, non che fossi sfigata, ne per quello mi sento angustiata però. . .però Rap.

Ho sempre provato qualcosa verso me stessa che non so definire,

non so se rabbia o deleteria agonia. . . certe volte però. . .però Rap.

Di certo non passo inosservata, non che mi vada l’acqua per l’orto,

però l’invidia non la conosco, e allora dico io. . . allora Rap:


"Io per esempio. . ."

Quasi tutto posso dire d’aver avuto dalla vita, forse non i Cartier, i Tiffany

o i gioelli della corona, però davvero mi sento una vera strafiga. . .una strafiga Rap.

Ho un certo buon senso e non mi faccio notar più di tanto, non esco quando c’è il sole, il più delle volte esco solo di notte. . . perchè la notte è Rap.

Non amo i visoni, non amo più gli uomini dei visoni, ma i leoni quelli si,

perchè in fondo son buoni, e quando poi graffiano. . . che fanno così: Rrrap.

Io per esempio. . .

Non gioco mai a Bridges, non frequento i matinèes, non ho lo chauffeur, in poche parole non medito e non metto mai il dito, più semplicemente non condivido.. .Rap.

Degli uomini però ne so più di voi, per questo io penso d’aver qualche virtù,

e so già che voi, maschiacci impenitenti, vorreste farvi avanti, e invece. . . Rap.

Io non sono mai stanca, non sono prosaica, non divento blasèe, ma rido da matta

quando un‘auto s’inchioda, quando un clackson suona per me. . .un Rap.

Io per esempio. . .

Provo un certo non so che. . . come un Rap che mi suona dentro, quasi come un

Rap-imento se un clackson suona. . .”


- (squilla ripetutamente il citofono- voce fuori scena:)

“ Signora, c'è un mazzo. . . per lei!”


Per me? Un mazzo? Di che?

- (voce:) “De fiori! a signorì, nnamo che nun ci'ò tempo da perde!”

- Venga, venga sù!

- (voce:) “A che piano sta'?”

- Al secondo, prima c'è una rampetta di scale, poi un pianerottolo, poi in fondo

al corridoio si sale al secondo piano.

- (voce:) “vabbè ho capito, sta al terzo piano! arivo!

- Virile! deciso! 'ammazzalo oh!'

Però dire il secondo mi piace di più, fa tanto "piano nobile", e poi per una rampetta in più, non c'è mica bisogno di dire "il terzo".

Volgare, buzzurro, mercataro. . .


- Io per esempio. . .


(suona il campanello della porta, entra un grande cesto di fiori con un biglietto)


- Ammappa di! roba da restà senza fiato, e quello era un fioraio? un pezzo di

marcantonio con due bicipiti da lottatore, una faccia da "fijo de na . . . ."

Se credete alle favole posso anche dire che era il principe di Biancaneve. . .però (?)

Vediamo un po'! (apre il biglietto)

Osvaldo (!?), si è ricordato di me. . . lui, o caro!

Osvaldo? Ma chi è?

Sant'abbacchio, lasciatemi vedere tra le fotografie.(riprende a sfogliare l’ album)

Che mi sia presa il disturbo di attaccare tutte quelle foto dimostra quanto m'apparisse eccezionale e importante poter rivedere gli uomini della mia vita.

Dio mio, quanti! (esterrefatta)

No, non che siano stati tutti amanti, ci sono tanti amici, conoscenti, attori. . .

Attori? Bè, diciamo che avrebbero fatto volentieri del cinema.

- Comunque, eccomi qua a sfogliare l'album delle fotografie senza sapere

chi devo cercare. . . in quelle fotografie in realtà io non ci sono quasi mai.

Ah! Odoardo, no Osvaldo, fammi un po' rileggere: Osvaldo! Osvaldo?

Questo proprio non lo ricordo: (inforca gli occhiali)

Fammi vedere: questo è Michele, questo è Gianni, questo è Luca, questo è Lorenzo, Fabrizio, Guglielmo, Gustavo. . .

Gustavo?

- Guarda come questa vecchia e buffa fotografia rievoca tutti i miei ricordi!

Ancora non mi ero completamente liberata di . . . quando mi arrivò la chiamata per un provino: aaah! Com'ero eccitata!

Mi presentai con una semplice princesse di maglina color ruggine con un disegno fantasia verde giada e una sciarpa "anche" verde giada e ruggine. . .

"Del resto la semplicità è il segno distintivo del buon gusto".

- I miei capelli avevano allora una deliziosa sfumatura color rame.

Oggi sono forse un po' più arrugginita, però. . .(si arruffa i capelli)

No, non c’è niente da ridire!

Perchè, qualcuno ha qualcosa di ridire?

M'ero fatta un trucco che rendeva la faccia molto, molto espressiva . . .

Ho detto espressiva! (fa un versaccio)

Cercavo di essere allegra e vivace, in verità, me la facevo addosso!

Eppure mi sarei battuta come del resto le altre dieci ragazze della mia "età"

ch’erano presenti. . .

Che non avrei fatto pur di ottenere quella parte.

E che non ho fatto.

Erano così inquiete, disilluse e amaraggiate fin troppo dalla vita. . .loro.

Ma quando infine entrai nello studio e vidi Gustavo, Lui, così intellettuale. . .

che solo la sua intelligenza era già una promessa, ma che dico, una "garanzia",

a dir poco svenni.

- Lui era già, come dire, vissuto, ma gli piaceva far finta di passare per un innocuo

cagnolone da salotto. . . e invece era un gattaccio.

Io, non fui da meno però, recitai bene la parte, state a sentire:

"Oh, dove mi trovo, per piacere? Mi sono perduta" che se non sbaglio doveva

essere una famosa battuta di un film altrettanto famoso.

Non domandatemi quale!

Perfetta! - disse lui - e fu la fine!

- Fu una storia breve, ma intensa, finita male.

Ricordo ancora l’amaro che mi rimase in bocca.

Più amaro del caffè nero che avevamo bevuto prima che mi dicesse:

"Se soltanto ti rassegnassi ad avere l'età che hai, potresti essere una donna

simpatica e felice".

Solo che allora avevo ventisette anni (!?), non lesse neppure il mio curriculum.

Non che gliene mancasse la voglia! Lui era fatto così.


- Non sò voi, Io, per esempio. . . in una situazione del genere sapete che feci?

Semplicemente mi rinchiusi in una stanza buia e lasciai fuori il resto del mondo.

Facendo in modo che il mondo intero fossimo noi. Noi due soltanto, io e lui.

E le nostre immagini dentro lo specchio. . .

Sì, perchè davanti al letto, quella volta, c'era un grande specchio e ci chiudemmo

per due giorni interi senza parlare, bevendo solo caffè. . .

- Come sono difficili le parole, in certe occasioni, non vi pare? La parola più giusta

la si indirizza solo a se stessi o, quantomeno, solo noi stessi l'udiremmo nel modo

giusto. Tutto il resto, pretesti grandi o piccoli, non sono che mercanteggiamenti, mascherate. Non trovate?

Che sfinimento. . .!

Però qualche giorno dopo ebbi la parte, da persa, da dimenticata. . .

Tanto che un attore della compagnia volle darmi un consiglio:

"Hai provato con “Chi l’ha visto?” disse, e da allora. . .

- Dicono che soltanto l'amore e la bellezza, resistono al tempo.

Io, per esempio, adoro gli amori impossibili.

Mi basta poco, mi capita che sò? (recita) Un sorriso che fluttua nell'aria. . .

ceneri sparse di un segreto incendio, tracce di un tenero rimorso come prima

del peccato. . .

e subito l’amore sboccia improvviso.

- Una sera, in giardino, m'è sempre piaciuto pensare di avere un giardino,

mentre ero china sul mio ricamo, figuriamoci non sono capace di mettere un punto,

andavo considerando la vanità delle cose, quando un bagliore improvviso mi riempì

gli occhi: due grandi piedi scalzi, giovani, virili, dalle unghie perfette che mi

passarono davanti.

Erano i piedi del nostro giovane giardiniere che spazzava le foglie.

Figuratevi, non riuscii più a sollevare gli occhi.

L'immagine scultorea di quei piedi di marmo, nudi e della scopa mi lasciò interdetta.

Come scopava! (si mette una mano davanti alla bocca)

E’ strano come ogni giorno ci lascia qualcosa per la notte. . .


- Io, per esempio. . .

Per quanto mi spiacciano le innovazioni, mi permetto di cogliere attraverso

i mutamenti ciò che chiamiamo immutabile. . .

Uhhhhh! come mi piace! Aspettate me lo scrivo.(scrive su un taccuino)

Mi divertono molto i progressi nei capelli, negli abiti, negli ombrelli, nelle automobili, nei violoncelli, nella cucina, nelle prigioni, nelle prigioni?

L'autore ha scritto così. . . negli aeroplani. . .devo aver sbagliato foglio.

L'immutabile è bello e inesorabile. “E mme cojioni!”

- Mi capita talvolta di non saper decidere, ma non è colpa mia!

Spesso la notte, dopo aver spento la lampada, lascio che la mia stanza si rischiari

dell'illunminazione che illumina la città, nel senso che non è che abito proprio

in centro, no.

Azzurra, gialla, violetta, quando rosa o albicocca, diviene una stanza diversa, quasi

estranea, con luci estranee, Io stessa mi sento quasi un’estranea con la sola

cognizione del lontano e dell'irraggiungibile.

Già, che ormai più niente mi tocca, nè di conseguenza mi offende,

posso dire che la mia stanza è una nave violetta e d'oro che viaggia nella notte

e io da sola nella nave senza nemmeno un'ombra di tristezza,

senza remi nè timone. . .


- Io, per esempio, che non prenderei una barca nemmeno per finta,

mi lascio portare alla deriva. . .

Quella notte, la mia stanza era immersa nel buio.

E non perchè non avevo pagato la bolletta della luce, perchè. . .

Beh! fatto era che a me sembrava buio!

Quanno arrivarono i tarli.

Rodevano di tutto, ed io non riuscivo a salvare niente. . .

Ma non m'importava niente. E così finii per concedergli tutto. . .

V’erano momenti in cui credevo che qualcuno camminasse al mio fianco. . .

I desideri? Ma che domande?

Ed io stavo là, più in alto, oltre i gesti e le parole inutili, oltre il timore della morte. . .

- Col tempo, tutto si è ritratto, come le onde. . .

Mi è rimasto solo il sapore del sale, l'odore di una estate durata poco, troppo poco,

che si è consumata con me.

Ma chissene importa! il sale stava nell'acqua, nell'aria quel che si dice libertà, senza

mai sapere cosa veramente fosse o cosa sia.

Così sono trascorsi gli anni.

Come sono passati! non me ne sono accorta.

E io, sempre al margine degli eventi, sono veramente io che ho vissuto, senza vivere,

tante e tante vite, compresa la mia. . .

Bello questo : da Viale del Tramonto. Quasi quasi me lo scrivo.

- Dunque, dicevo Osvaldo?

Oh, io non me lo ricordo! (sfoglia l'album) non lo ritrovo!

Possibile che. . .(?)


Io, per esempio. . . sono sempre stata molto contenta di occuparmi di qualcuno,

di pensare che qualcuno avesse bisogno di me.

Mi piacciono i preparativi, il segreto, il rischio, e in un certo senso

ho chiaro in me il rapporto che c'è tra le cose, tra me stessa e gli altri,

e provo una gioia particolare a essere punita. . .

No, non che sia masochista, o almeno, non mi piace di essere picchiata. . .

Ma esere punita si, votata all'autopunizione, e godo nel meritare un castigo

per un'azione, per un peccato. . .

Credo che soltanto i puniti abbiano tempo e modo di riflettere.

Soltanto chi è punito cresce bene, anche se non sembra, conservando fino alla

fine tutti gli stadi del proprio sviluppo (mostra i denti).

- Però, va detto che il sentimentalismo è bello, per noi donne poi. . .

Sentirsi sempre messe alla berlina per quei nostri sentimentucoli che non

infastidiscono nessuno. . .

Se non quelli che si rompono di noi, e che sono tanti .Tutti!

Per noi donne davvero il sentimentalismo è bello! anche se qualcuno dice che

"è collegato all'idea dell'inutile".

- Solo la bellezza regge di fronte all'inesplicabile vanità del tutto, senza speranza di giustizia o redenzione.

Ah! quel nobile disinteresse della gelosia (!)

Ma vogliamo scherzare ?


- Io, per esempio, non sono affato gelosa, anche se sono stata tra le prime

a consultare uno psicanalista dopo che Andrew mi piantò per scappare con

un ballerino!

Cosa intendesse dire con quel gesto l'ho capito molto tempo dopo.

"Preferisco farmi un bagno di bellezza!",disse.

Del resto "giudicare gli esseri umani secondo i consueti principi del decoro sarebbe

molto piacevole, ma anche molto sciocco".

Bisogna guardare le cose come stanno e non come ce le fanno vedere nei romanzi.

- La possessività, per esempio, non è altro che un tocco tipico della femminilità.

Come non essere possessiva? Se ciò che ti è dato oggi potresti perderlo appena Lui

mette il naso fuori di casa?


Io, per esempio, la condivido in pieno, sempre meglio dell'isterismo non vi pare?

E la rivalità? Dove la mettiamo la rivalità? Ogni donna, anzi ogni femmina è una possibile rivale. . .

Per non dire dei maschi!

- Mia madre era contro tutto quello che i giovani vogliono fare da che mondo

è mondo. . .

Troppo spesso la naturale gaiezza e la capacità di divertirsi, sono sottoposte

a sciocchi appetiti e alle stronzate di moda.

E purtroppo dalla nostra troppo "sofisticata" incapacità di capirli. . .

Chi?

Cielo, mi sono persa!

I giovani, i giovani, loro!

Certo, talvolta hanno l’improvvisa crudeltà di un animale. . . e il desiderio animale di sopravvivere a ogni costo.

Ma nessun essere umano è un animale!

Neppure io! Non vi pare?

- Certo, mi piacciono le storie d'amore e mi piacciono i romanzi scandalosi! e sebbene nella vita non ci si debba scandalizzare più del necessario,

sono genuinamente scandalizzata dalla crudezza di certa recente pubblicità,

e in questo credo di avere ragionissima!

Si dice? boh!

Vi prego di non credere che il mio sia un perbenismo da insegnante da scuola- convitto, però...

- Cosa rimane ad una come me, da esibire (?), volevo dire se non di buttarsi a zampa- di-leonessa sulla preda, quando è a tiro?

Ditemelo!

- La mia vita è stata il cinema, naturalmente, adoro il cinema! i vecchi film,

con tutto quel gran piangere e ridere e rotear d'occhi (rotea gli occhi),

anche quelle, non erano forse storie meravigliose?

Io, per esempio. . .(recita) mi sarei vista nei panni di Theda Bara o della Gish,

o quelli di Clara Bow, e mi sarei indubbiamente persa tra le braccia di

Rodolfo Valentino.

Non che avrei recitato quelle parti nella vita di tutti i giorni.

A modo mio reagisco all'amore non appena lo vedo al cinema, specie se capisco che alla base c'è uno schietto motivo sessuale. . .


- Io per esempio. . . ho sempre avuta una predisposizione al flirt, fin dall'infanzia. . .

No, non del tipo "adesso toccami, Harry, te ne prego", nè la foga di Rossella O'Hara in Via con il Vento. . .

Ah! che film, e quel Ret, così. . . maschio, così voglioso, passionale:

non ho mai capito perchè a Rossella piacesse tanto quell'insipido Ashley,

scialbo, svogliato, impotente.

- Devo dire di non aver mai ricevuto dono più prezioso di quel "pass" per varcare la soglia di Cinecittà, lo conservo ancora. . .

Mannaggia, mannaggia, mannaggia!

Chissà perché ogni cosa bella ha infiniti momenti di solitudine. . .

Mi sono sentita sola, in quel momento, così pieno di santità, ècco!.

Si l'altra faccia del bello è la santità!

Ma ero io? - mi domandai - proprio io?

- Ero davvero io che attraversavo quella famosa soglia?

Dove erano passati tanti attori importanti?

Tutti quei volti noti. . .? La Magnani, la Mangano, la Loren, la Bettoia e Lucia Bosè, e Anita e … quante, quante altre.

Tanti volti noti, familiari e amati.

Ma ho la sensazione che niente sia andato veramente perduto.

Niente in realtà è andato perduto, m'intendete?

E il mio volto!

Oh!, il mio volto, il mio volto. Diciamo la faccia!

La faccia (?) sempre questa, quella che ho, la mia, da sempre.

- No, non potete immaginare, non potete immaginare che problema.

“Uno?, mille!” mi dice quello stronzo del truccatore, che poi è solo un parrucchiere

da due soldi. Uno che si dà arie da truccatore.

“E che te faccio?”

Ha, lo capisco, una strana percezione della fragile ed effimera natura del cinema. . .

Pensavo che il trucco avrebbe potuto rendere ancora più interessante il mio volto,

dargli la luce “fatale” che molti riconoscevano in me.

- Neppure gli avessi chiesto di diventare Ava Gardner.(?) E che diamine!

Si mise a gracchiare come una vecchia cornacchia. Disse che Lui non faceva

i miracoli, che, se proprio volevo “cambià” faccia sarei dovuta ricorrere

al Dott. Jekill.

Per i capelli poi, disse che sarebbe stato meglio un trapianto di scimmia, e che

forse, avrei potuto mascherarmi . . .che idea geniale!

- Ma arrivata a questo punto la mia biografia di “signora” finisce, qui comincia l'arte.

- Giuro che fu come se camminassi sull'aria, come se quella porta "dorata"

si fosse aperta sulle nuvole, e che le luci, che non c'erano ma facciamo come se

ci fossero state, erano luminosissime. Le luci del Cinematografo . . .

E' la fine! - dissi - E' la fine! E invece era solo il principio.

Una nuvola rosa sostava ancora sopra al mio giardino. . .

- Varcata la soglia incontrai persone brillantissime, tutte belle, anzi dirò di più,

piuttosto bruttine, anzi brutte assai, assai più brutte di me.

Tipi strani, figure curiose. Lì per lì pensai al circo Barnum, poi qualcuno disse:

"E’ finita la pausa, se ricomincia! annamo 'n po', famo un raduno!"

Pensai fosse il linguaggio dei cinematografari, poi spinsero anche me nel gruppo.

Che ce facevo io nel gruppo? Me lo dite voi?

Io ero chi sono e avevo un provino. . .

“ ‘embè! vié qua, er provino te lo famo noi, lo vedi da te, sei giusta pe' la parte!”

Quale parte? - chiesi -

“Nun te preoccupà cocca, 'na parte la trovamo!”

“Der resto Fellini è pur sempre ‘na garanzia”.

Fellini? Oh mammamiabella! Giuro che me buttai ner mucchio a capofitto. . .

Beh! Lo volete proprio sapere?

Quel giorno il "maestro" non venne, e dopo quattr'ore passate sotto al sole

rimandarono tutti a casa. . .

E che ne sò, che ne potevo sapere io che quello non era il mio gruppo,

quelli m'avevano detto che ero giusta per la parte,

sembrava che stessero aspettando solo me!

- Passato un certo tempo, mi richiamarono.

Oh, quando la fortuna bussa alla porta. . capita che lascia la cartolina gialla nella

cassetta della posta. . . . e non la guarda nessuno.

Quando uno dice la sfiga.

- A proposito della posta. . .quella del postino ve l'ho già raccontata?

Già, stavo cercando Odoardo (?) Edoardo (?), no Osvaldo, caz. . . .

Non c'è verso che me ne ricordi. Però i fiori sono belli, profumati. . .(li annusa)

Mi fanno tornare alla mente il mio giardino quando c’era la luna.

(fa un gesto con la mano a indicare il cielo)

La luna mi da sempre l'impressione di un bicchiere. Di un bicchiere

dimenticato sul davanzale, quando è pieno di latte,

quando è pieno d'acqua gelata o tiepida…


- (guarda ancora alcune fotografie) No, questo non è Osvaldo. . .


Ormai sono trascorsi gli anni, mi sento più leggera, (si tocca il seno), più pesante, (si tocca la testa), ma in fondo sono contenta di questa leggereza

e di questo peso.

Un sorriso e mi sollevo in aria come un uccello. . .non quello.

Un alito di vento e. . . non tocco più terra.

Eppure qualche volta ancora mi sorprendo a fantasticare.

Soprattutto quando penso al mio giardino.

Quasi mi vergogno di questa mia leggerezza inutile.

Mi apposto alla finestra con la pioggia o il bel tempo, mai sazia di guardare fuori.

Talvolta mi capita di alzarmi molto presto, all'ora in cui le cose dentro di noi

e attorno a noi, hanno un chiarore calmo come la malinconia, dolce, inutile innocente.

Altre volte me ne sto per ore ad ascoltare le cicale, le cui voci non lasciano alcun

vuoto. . . bensì colmano. . .

Dunque, mai sazia.

Mi capita ancora di perdermi a guardare una nuvola che mi abbaglia con i suoi riflessi . . .che mi impedisce di restare seria. . .

Con tutto che sento l'arrivo della notte dietro ai riflessi. . .

- Perché la notte viene a tramutare ogni cosa in un azzurro perlaceo con striature di madreperla. . .

Ma poi, quando giunge il silenzio della sera, io per assecondarlo mi fermo qui.

E proprio non riesco a dimenticare d'aver ricevuto un cesto di fiori da uno

sconosciuto nel giorno del mio compleanno. . .

Ma anche quello non era che un sogno dimenticato.

Chissà, forse!

Ero qui che aspettavo, qualcuno . . . qualcuno che un giorno avrebbe bussato

alla mia porta.

E questi fiori bellissimi sono forse il segno che è arrivato. . .

Oh, com’è bello, (ne respira il profumo) non posso, non voglio crederci!

Ma voi, VOI almeno, credetemi.

“Chiunque è capace di distruggere le illusioni, l'importante nella vita

è poterle conservare!”.


(prende la borsetta e s’avvia verso la porta sculettando ma

prima di sparire dietro la porta usica Rap, prima di sparire le quinte si volta e dice:


Ciao belli!



FINE


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