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Una storia di Raffaele

La fine del mondo in tre atti

Ultimatum

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5 minuti

Pubblicato il 24 gennaio 2020 in Fantascienza

Tags: #Fantascienza #Fantasy #Racconti

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Il luogo scelto per il messaggio fu la piazza principale di Unica. I militari che già trasmettevano agli organi di governo ciò che accadeva sia sulla Terra che sulle colonie spaziali, estesero la ricezione delle immagini anche ai comuni cittadini.

Non fu una decisione semplice e ci vollero ore prima che i tre consigli dei tre stati decidessero con una maggioranza esigua di rendere partecipe anche la popolazione di quell'evento unico quanto misterioso.

La notizia del contatto alieno si era in verità diffusa fin da quando l’UFO era apparso nelle orbite di Marte e della Luna. I terrestri delle tre città stato, infatti, avevano a disposizione mezzi e tecnologia di massa in grado di rendere agevoli la diffusione delle comunicazioni. Ciò che era rimasto dei social media resisteva in applicazioni semplici da usare e la stessa tecnologia avanzata di tipo militare era stata spesso usata allo scopo di far girare notizie di regime. Inoltre, la mancanza reale di minacce incombenti sulle popolazioni aveva reso lo stesso apparato militare di difesa poco più letale di quelle che un tempo erano state le guardie cittadine. Nello spazio, i terrestri avevano investito le loro risorse per difendersi da catastrofi naturali, sciami di meteoriti o radiazioni cosmiche. Perfino per un buco nero avrebbero avuto a disposizione una difesa – tecnologia questa mai applicata in secoli di perfezionamenti – ma con gli alieni nessuno aveva fatto realmente i conti.

Tra i pensatori e gli studiosi rimasti, in ogni caso, forti erano i dubbi sulla loro effettiva natura. Le teorie che si diffusero in quel breve lasso di tempo che anticipò il discorso dell’Ambasciatrice furono due.

Chi non escludeva le origini aliene dei nuovi arrivati, supponeva invece che fossero uomini del futuro arrivati in quel tempo grazie a un tecnologia ancora sconosciuta. Perché, dunque, se questo era il caso, avrebbero mentito?

Il Voyager Golden Record era stato concepito e dimenticato da secoli, eppure, chi lo aveva recuperato dagli archivi della memoria terrestre aveva dovuto ammettere che avesse centrato il suo scopo.

Il disco mostrato dagli alieni, che lo consegnarono per verificarne l’autenticità, risultò essere veramente quello che nel 1977 era partito alla esplorazione di uno spazio sconosciuto.

Il panico, dunque, che per secoli era gravato sulle ipotesi di un probabile contatto alieno era di fatto annullato da una persistente curiosità che in poche ore avvolse tutti i cittadini della tre città stato. Solo i militari, per loro natura, insieme agli organi di governo, restarono distaccati e in allerta.


Il tono minaccioso degli alieni non era passato inosservato e pur con l’assenza evidente di pericoli, i governanti dovettero attendere le parole dell’Ambasciatrice prima di decidere come reagire.

Il podio fu allestito in fretta e senza troppi orpelli.

La delegazione di Unica con a capo il suo Presidente circondato da una folta scorta fu la prima ad arrivare.

Non ci fu scambio di convenevoli.

I rappresentati della Luna e di Marte erano presenti in ologrammi.

Il cordone difensivo militare circondava la piazza, mentre nella parte più esterna, i civili che volevano vedere gli alieni dal vivo si dovettero accontentare delle immagini proiettate sulle facciate degli edifici vicini.

Dopo appena sei ore dall'atterraggio dell’UFO, la macchina organizzativa dei tre stati era pronta per il messaggio dell’Ambasciatrice che, ad un cenno cortese del comandante della difesa terrestre, in prima linea e molto più esposto dei governati saldamente ancorati alle retrovie di quell'improvvisato teatro, avanzò verso il podio.


“Uomini e donne che ascoltate, vi parlo a nome di un popolo che vive e prolifica lontano da voi. Molto prima che io stessa vedessi la luce, i nostri padri ricevettero un inaspettato dono dal cielo”.

La donna alzò sulla testa il Voyager Golden Record che fu inquadrato per brevi istanti da tutte le telecamere.

“Su questo, i vostri padri incisero la propria conoscenza permettendoci di apprenderla. È il motivo per cui vi parlo nella vostra lingua madre. Perché possiate capire, oltre ogni ragionevole dubbio, il motivo della nostra venuta.

Per secoli abbiamo imparato e ci siamo preparati al contatto.

Non sapevamo come sarebbe avvenuto, né se sareste stai voi a venire da noi. Questo, evidentemente, non è successo”.

L’ambasciatrice mostrò un sorriso poco gradevole.

“Una volta pronti, abbiamo iniziato il viaggio che ci ha condotti nel vostro sistema solare e ci siamo messi ad osservare.

Vi abbiamo visto sollevarvi dalle quattro zampe su cui avete cominciato a camminare, abbiamo visto i vostri primi nuclei sociali e organizzativi, le vostre lotte per la sopravvivenza e l’adattamento a un pianeta che mutava.

Eravamo presenti nelle vostre civiltà, abbiamo gioito con voi per i progressi che il vostro popolo, sempre più evoluto, ha ottenuto.

E siamo stati atterriti quando avete distrutto tutto ciò che avevate costruito dividendovi in nazioni, razze e colori, seminando odio, distruzione e, su ogni cosa, la morte. Il vostro declino è stato inesorabile e con voi avete trascinato nel baratro tutto ciò che vi era stato concesso, un ecosistema di infinite possibilità ridotto a sabbie e acque senza vita.

Siete fuggiti da tutto questo, ma non per riparare, bensì per trasmettere le stesse identiche aberrazioni su terre già morte.

Siete stati tenaci e inesorabili”.

La donna tacque per alcuni istanti in un silenzio rotto appena dal frusciare di un vento stanco.

“Avete un giorno per trasmetterci le condizioni dell’vostro esodo definitivo da questo ecosistema.

Abbandonatelo prima che sia troppo tardi. Non tratteremo oltre.

Ogni opposizione sarà considerata ostile e sarete per questo annientati…”.


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