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Una storia di Demisalberti

Questa storia è presente nel magazine The Bridge

The Bridge

Capitolo 6- Campi insanguinati

61 visualizzazioni

8 minuti

Pubblicato il 17 febbraio 2020 in Fantascienza

Tags: #fantasy #fantascienza #story #bridge

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Sembrava di stare sul dorso di un serpente. Il galeone Meteorite veleggiava veloce lungo il fiume nero, quasi come non poggiasse su nessuna superficie. Rapido, silenzioso e invisibile. Sul ponte della nave, apparte qualche isolato scricchiolío delle pur ottime assi di legno, non vi erano suoni. Nessuno dei centinaia di guerrieri a bordo fiatava, nessuno parlava, nessuno si muoveva. Tutto era perfettamente immobile, tranne le vele. Il vento le spingeva dolcemente garantendo al galeone un'andatura costante. Il fiume costeggiava ettari ed ettari di boscaglia insinuandosi nelle pieghe di piccoli boschi addormentati nel cuore della notte.
Mancava poco ormai. Il messaggio aveva cominciato a girare giá da qualche minuto tra

l´equipaggio. La battaglia si avvicinava. Chris si avvicinó ad Eric contemplando l'acqua scura scorrere falciata da Meteorite sotto di loro.
<Pronto?>
<Non lo so, non l'ho mai fatto prima d'ora>
<Lo so> rispose il giovane.

Aveva un'aria stranamente decisa, matura, nettamente in contrasto con quella allegra ed energica che lo aveva accompagnato fin prima di salire sul galeone.
Seguí un lungo attimo di silenzio tra i due. Le vele sbattevano decise sopra le loro teste.
<Perché "Primavolta" Chris?> chiese Eric cercando di distrarsi dai pensieri della battaglia.

Il ragazzo sorrise. Un sorriso amaro? Eric non avrebbe saputo dirlo con certezza.
<Anni fa, quando ero poco piú di un ragazzino, sgattaiolavo spesso fuori dalla nave quando attraccavamo in porti cittadini. Mi piaceva esplorare, andare in giro, vedere posti nuovi. E fare nuove conoscenze. Una notte portai una di queste mie conoscenze a bordo, per stupirla sai, le ragazze trovano molto affascinanti i pirati e il loro stile di vita. La portai a prua. E la baciai. Quel bacio lo ricordo ancora come il migliore della mia vita. Beh fino ad adesso almeno> Rise tra sé. <Il fatto é che non mi accorsi che metá della ciurma, Francis compreso, mi osservava da parecchi minuti nascosta nei peggio anfratti della nave. E quando decisero di essersi divertiti abbastanza e se ne uscirono fuori e vennero a prendermi per il culo con finte pacche di incoraggiamento e complimenti. Ah la ragazza scappó, ovviamente. E non la rividi piú...ovviamente. Che dannati figli di puttana> rise di nuovo tra sé. <Qualche giorno dopo Francis mi prese da parte, durante un mio turno di pausa, e mi disse che da quando la Meteorite solcava i mari io ero stato il primo a baciare una ragazza a bordo> Si spostó dal parapetto ed allargó le braccia, sorridendo.
<Ed ecco qui il perché del mio nome>
<Una bella storia. Mi piacciono le storie con un significato dietro. Tutto deve avere un senso. Per me é cosí". Poteva anche non essere tutto vero, ma Eric sentiva che quei personaggi provavano sentimenti. Per lui cominciavano a non essere piú solo ologrammi del suo sonno.
La conversazione tra i due fu interrotta da un improvviso movimento di uomini tutt'intorno sulla nave. Eric volse lo sguardo di nuovo oltre il fiume. I Campi erano ora visibili. Centinaia di tende illuminate da fuochi da campo e da torce si stagliavano per metri e metri. I Campi erano un enorme spiazzo pianeggiante al delimitare del bosco dal quale la Meteorite era appena uscita. E presto si sarebbero impregnati di sangue e grida. Presto il galeone da guerra si sarebbe tolto di dosso il manto dell'oscuritá rivelandosi al nemico iniziando a bombardare il campo. Presto Eric si sarebbe trasformato in quello che voleva ditruggere: un guerriero pronto ad uccidere. Lui che odiava la guerra, l'Esercito e i suoi soldati, ora faceva parte di un esercito di ribelli e avrebbe combattuto la propria guerra al fianco dei propri compagni guerrieri.

Per un attimo, un attimo soltanto, la notte si fece giorno. Rombi di tuono scuoiarono il silenzio. Poi si scurí di nuovo. E poi urla strazianti ruppero definitivamente la quiete della notte mentre i primi incendi divoravano le tende e i loro occupanti.
<Tutti giú! Ora! Prima che si riassettino!> Francis, tra una bordata e l'altra, incitava i suoi uomini a scendere velocemente dalla nave e caricare il nemico.
<Prendetene piú che potete! E ricordate, al suono del corno la nave comincerá la manovra evasiva di ritorno in cittá!>
Eric raccolse il suo fucile e la spada corta che gli avevano assegnato e prese a scendere dalla lunghe assi che dal ponte della nave portavano fin giú sulla terra dei Campi sul Fiume. Era davvero pronto a combattere? A uccidere? Soprattutto ora che si stava convincendo che tutti quegli uomini non erano solo frutto della sua fantasia?
Correva Eric tra uomini urlanti alla carica mentre sopra le loro teste altre bordate falciavano l'accampamento delle reclute. Arrivarono nei pressi delle prime tende in fiamme e i primi colpi di fucile esplosero. Le reclute non erano addestrate alla guerra e moltissime perivano sotto le pallottole o i colpi di spada degli esperti combattenti della ribellione. Eric non aveva ancora offeso in nessun modo; il suo obiettivo era trovare sua moglie e portarla via di lí.

Si riparó dietro alcune casse rovistando con gli occhi tra le tende sfatte e i cadaveri. Alcuni proiettili centrarono le casse e lo costrinsero a nascondervisi dietro con la testa. Appena si sentí piú sicuro uscí allo scoperto appoggiando il fucile sulla cassa e cominció a sparare alla cieca verso dove gli pareva fosse provenuto l'attacco. Si fermó solo quando un vuoto "clic" lo avvisó di aver finito il caricatore. Davanti a lui, tra due tende, un uomo era riverso a terra. Il sangue sgorgava fluido da due buchi sul petto ricolorando la bianca camicia da notte di rosso. Le mani tremanti di Eric lasciarono cadere il fucile a terra. La sua trasformazione era ora completa. Con conati e sforzi di vomito si alzó e inizió a vagare claudicante per l'accampamento. Decine e decine di uomini e donne giacevano morte a terra, il fumo e l'odore della battaglia in tutte le sue orrende sfumature impregnavano l'aria.
Grida. Molto vicine. Eric giró la testa in quella direzione. Molti dei suoi alleati erano appena stati abbattuti da una poderosa scarica di proiettili. L'esercito era arrivato. Non poteva farsi sopraffarre ora dalle proprie emozioni, era in battaglia e doveva combattere.
Sguainó la spada e corse passando da un riparo all'altro per il dedalo di tende alla ricerca di Ashleen. Ad un certo punto, peró, qualcosa cambió. Una voce sopraffece le altre incitando alla carica. Eric si fermó guardando in direzione della voce. Il suo cuore si fermó. Quelli che gli parevano essere piú di cento soldati in assetto di guerra nelle loro divise marroni stavano caricando spade alla mano verso di lui. Eric non riusciva a muoversi né a pensare e proprio quando la prima linea lo aveva quasi raggiunto alle sue spalle una controcarica ribelle assorbí il colpo per lui. Attorno a lui centinaia di uomini combattevano con spade unghie e denti tra la polvere e il sangue. Decise di non rimanere con le mani in mano e si buttó nella mischia tirando fendenti imprecisi ma che nella confusione lasciavano qualche taglio tra i soldati.

La battaglia corpo a corpo andava avanti da parecchi minuti ed Eric giá sentiva le forze venirgli meno. Erano innumerevoli i cadaveri sul campo, l'erba era resa viscida dal sangue e i feriti strisciavano urlanti per il campo di battaglia. Eppure nel giro di un battito di ciglia tutto sembró secondario agli occhi di Eric. Lá, in quello scenario di morte, vide la sua unica ragione di vita. Sua moglie Ashleen era viva, spada alla mano. Si liberó con un calcio dell'uomo con cui stava duellando e le corse incontro. Allungó la mano per prenderla e portarla via, perché questa volta non avrebbe cincischiato, quando un potente corno risuonó in lontananza e subito dopo una fitta lancinante gli mozzó il respiro e gli procuró un tremendo mal di testa.
All'improvviso, senza sapere esattamente come, si trovava solo in mezzo ai nemici, in ginocchio, ai piedi di un soldato il cui pomolo della spada era sporco di sangue fresco. Davanti a lui, anche sua moglie era in ginocchio, una spada sul collo.
<E cosí é lei la causa di tutto questo> sentenzió un soldato, la voce ovattata dall'elmo integrale che gli nascondeva il viso. Tutt'intorno decine di reclute e soldati sporchi e feriti stavano fermi a guardare, le armi pronte, lo svolgersi della scena.
<Non la toccare> sibiló tra i denti Eric. Il soldato non si scompose.
<In questi tempi le risorse non possono essere buttate> con un cenno del capo chiamó a se due soldati. <Portatela via> Eric provó una reazione ma fu prontamente fermato dall'uomo alle sue spalle. "Non ancora", pensó, "Non portatemela via ancora" ma gli occhi imploranti della moglie giá erano stati scortati di forza oltre il muro di uomini che lo circondava. Il piano era fallito. Il suo piano almeno, Francis poteva sicuramente dire che l'azione in sé era stata un successo. I cadaveri erano centinaia.
Lanció un'occhiata fugace verso il galeone. La nave si era girata e ora la prua mirava verso casa, verso la cittá. Ma un particolare non sfuggí ad Eric.
<Persone come te, invece, non sono una risorsa. Ma un problema da eliminare> sentenzió il soldato e lentamente si avvicinó ad Eric sguainando la spada.
<Avete soltanto iniziato a sentir parlare di me>

Tuoni in lontananza, poi dopo qualche secondo di quiete attorno ad Eric fu il caos. Esplosioni multiple colpirono la terra tutt'intorno trucidando soldati e reclute, spezzandogli arti e togliendogli la vita. Eric non ci pensó due volte e colse il momento per fuggire verso la Meteorite.

Correva, Eric, e ad ogni passo cambiava. Correva, e si lasciava alle spalle il suo nuovo presente, fatto di morte e distruzione. Correva e cambiava. Correva verso il galeone e le nubi bianche fuoriuscenti dalle bocche dei cannoni che lo abbracciavano.

Correva, e cambiava.



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