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Una storia di MirianaKuntz

Le cose che so

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13 minuti

Pubblicato il 15 dicembre 2018 in Altro

Tags: #capacit #desideri #paure #persone #riflessioni

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Ci vuole coraggio per guardarsi allo specchio e sentirsi bene. Qualcuno ci arriva col tempo ad una tale rassicurante risoluzione, qualcuno fa solo finta di non pensarci, e poi si abitua a non pensarci davvero, e qualcun altro si arrende alla sconcertante verità che non tutte le cose possono risolversi, e proprio quel contrasto acerbo che abbiamo tra noi e noi, resta solo un punto di domanda per il resto della nostra vita.
Vorrei fare il resoconto su quella che sono, su quella che desideravo essere, su quella che alla fine sono diventata davvero, e su quella che un giorno, forse tra ammaccature e sorrisi, sarò. Ma è un affronto ancora troppo difficile da fare, allora mi limito ad una lista di cose che so fare. La gente tenterà in ogni modo di screditarti, spesso ci riuscirà, spesso la loro ira e il loro ego mi hanno messa all'angolo di un ring sul quale non sapevo ballare nè combattere, ma in qualche maniera mi muovevo, e più la mia andatura migliorava, maggiore era il loro disprezzo, perchè tu, per loro, non vali niente e così deve rimanere.
Quando penso a tutto quel disprezzo mi chiudo come un riccio solitario, aguzzo le spille, mi nascondo in un posto buio e stretto. Non faccio la codarda, ma preferisco stare per i fatti
miei, piuttosto che farmi fare ancora a pezzi da chi non mi conosce, o da chi pensavo mi conoscesse abbastanza.
Sono state proprio le persone più vicine a me che hanno smontato i mondi che mi costruivo e le storie che mi cucivo addosso, essi hanno ucciso i cavalli delle mie traversate, smosso i mari delle mie bracciate, hanno scambiato la mamma con la matrigna, mi hanno messo il sale al posto dello zucchero nella zuccheriera. Mi hanno strappato il vestito per la festa più bella, mosso i binari dei viaggi più sorprendenti, spedendomi a mia insaputa in posti maligni e aridi. Proprio le persone a cui avevo aperto il mio cuore, spesso mi hanno fatto più male dei miei nemici. Perchè conoscevano la chiave giusta per l'unica serratura utile, i punti incellofanati mezzi rotti, coperti alla buona da una risoluta mezza pace che mi ero creata nella testa, fino a colpirli con lo stivale alto e pesante. Perchè quelle persone conoscevano le password giuste per le giuste schermate d'avvio, le tiritere per cavarmi dagli occhi le lacrime, per angustiarmi il cuore fino a mettermi la morte nell'animo e trascinarmi fino al precipizio.
C'è stupidità nell'amore, perchè si permette tutto questo a cuor leggero, perchè alla fine della storia, chi viene fatto a pezzi sei sempre tu.


Ho pensato che in tutta la mia faccia, forse in tutta la mia persona, ci sono due cose che mi piacciono. Solo due. Un numero irrisorio, piccolo e timoroso.
Mi piacciono i miei occhi perchè sono sempre veri, non sanno indossare maschere nè scudi, brandiscono spade ma sbagliano tutti i colpi. Quando sono felici si aprono a ventaglio,
sembrano girasoli in un campo di primavera, raccolgono i colori, i profumi, la musica e i baci. Esplodono ad ogni tocco di ciglia. Sono belli perchè non sanno mentire, quando hanno paura
si nascondono dietro una grossa sciarpona di lana, con tutto il corpo, con le ginocchia, le mani, la testa. Non li vedi più, se ne stanno al limite del pianto, e poi si sbarrano
al cospetto della luce o del buio. Quando sono tristi sono calanti sul davanti come una vecchietta piegata sulle spalle, con le ossa curvate, il respiro corto, le notti insonni, e le mattine di Alba fresca. Quando sono tristi li prendi tutti in una mano, perchè diventano piccoli piccoli, che quasi non li vedi più. I miei occhi sono belli perchè non dicono bugie, perchè sanno guardare le cose in ogni direzione, sanno cogliere la bellezza delle piccole cose, e la grandezza di eventi straordinari che rischiarono soventi in mezzo al mondo. Sono belli perchè quando amano, amano con tutto il loro spazio, con le loro venature, le loro chiazze sfumate, con i chiaro scuri delle notti, e le chiaroveggenze dei tramonti, sanno essere integri anche da bagnati, quasi asciutti, di un caldo che ti tiene al sicuro, anche se hai paura.


La seconda cosa che mi piace di me, la seconda e ultima cosa è la bocca. Perchè ha dato pochi baci, tutti pensati bene. Non di un pensare -losco e tetro-
ma di un pensiero che fa solo il cuore e non la testa. Un sussulto che senti appena, che sembra dirti - ehi, se ti bacio è perchè ti regalo un pezzo di me, che sia tuo per sempre- Allora la mia bocca che non è piccola per niente, sembra quasi diventare una piccola chiazza di colore, e annidarsi su quella dell'altro, pronta ad assaggiarne il sapore, captarne le paura, districare le gioie, e iniziare una conta infinita a chi si tocca più volte, come un abbraccio, come due mani che si strofinano. La mia bocca mi piace perchè sa sentire anche le bocche mute, che non parlano, che non spiegano, che non ti raccontano niente, ma la mia bocca capisce tutta la storia in un secondo solo, il tempo che impiega una farfalla a spiegare e chiudere le ali, il tempo di un battito. La mia bocca è bella perchè ti sceglie, e quando ti sceglie non ti accatasta nella lunga fila di cose vecchie e mangiucchiate, lei ti sceglie e ti tiene con sè, per tutto il tempo che l'eterno riesce a perpetuarsi.
Queste sono le uniche cose fisiche che apprezzo di me, il resto dei componenti, se potessi, li cestinerei tutti. Poco carino da dire -a me- ma non mi piace mentire, e ancor di più non mi piace mentire a me stessa.
Quando qualcuno mi dice che sono bella, so già che è una bugia, o una cosa detta per essere gentili. Non ci credo perchè ho anche io degli specchi, anche se guardarmi non mi piace, ma lo faccio ogni volta che posso, perchè il coraggio è un'ampolla che si estingue se non sollecitato, allora mi creo il coraggio col coraggio, e vado avanti a guardarmi, anche se fa male.


Nella lista delle cose che -so fare- ci metterei scrivere, perchè è una delle poche cose concrete che accosterei al mio nome. L'ho scoperto per caso che ero brava, un giorno che ero a scuola, forse in terza elementare che mi sono messa a scrivere poesie un po' ridicole, ho seguitato coi temi, che più che un compito da dover svolgere per dovere, a me appariva quasi come un premio, un modo per tirare fuori cose che a voce non dicevo a nessuno.
Fino a quel momento ero stata la contorsionista, l'amante dei cuccioli, la cuoca e la regista, ma mai -una bambina con la penna- Non mi ero mai pensata in questi termini, mi sembrava una cosa troppo difficile per una bambina come me, senza talenti speciali, solo una brava che se la cavava in un po' di materie. Quella rivelazione diede un senso alla mia vita, e ristabilì un ordine alle mie cose. Tutte quelle assurde carriere che mi ero creata apparivano adesso solo come scherzi e battute, scrivere invece mi sembrava una sorprendente opportunità per me stessa, e un modo per uscire fuori da schermi infernali, che io stessa mi ero auto inflitta.
Dopo un po' se ne accorsero anche gli altri che ero alquanto brava con le parole, che non commettevo mai errori grammaticali, che leggevo con un' espressività fuori dal comune, e che i miei temi erano molto di più che un esercizio vanesio per accaparrarmi un voto da sventolare alla mia famiglia. Era il mio punto focale, scrivere mi salvava ogni volta, dalla solitudine, dai mostri, dalla noia, dalla rabbia, persino da me stessa.
Ecco, io so scrivere, probabilmente non sono niente di eccezionale, e nulla che provenga della mia testa, un giorno arriverà sugli scaffali delle librerie più rinomate, ma anche a distanza di anni, farlo mi restituisce una dignità che mi manca, un ruolo in un mondo di pupazzi e commedianti, diluisce i miei guai e le mie gioie, senza mai ubriacarmi troppo nè di male nè di bene. Bilancia i miei pesi e le mie piume.
Quando incappo in periodi difficili, dove nemmeno il male riesce a trasformarsi in inchiostro mi sembra di sentirmi più sola del previsto. Come un astronauta che fa il giro del cosmo senza casco e protezioni. Così, persa tra i pianeti e le meteore, un alieno che ha perso l'uso della parola, che non ricorda più com'è stare al mondo. E mi detesto per questo, perchè anche l'unica cosa che so fare, non è costante, perchè c'è un filo che tira, e mi tira in basso,
e più nuoto più la corrente diventa cattiva. Gli squali annusano il mio sangue, i molluschi mi irritano la pelle, e il sole per dispetto va a dormire prima, lasciandomi affogare tra le meduse e gli squali.
Sparisco, e insieme a me le mie parole.


So prendermi cura degli altri, e ho una pazienza infinita, ti reggo la testa se fai indigestione, ti preparo la torta di mele se ti piace, anche se io la detesto, ti vengo a cercare se fuori fa buio e tu non ritorni. Inclino l'ombrello dal tuo lato se piove e ho paura che il cielo ti bagni. Tengo la voce bassa se stai dormendo, se ho pochi soldi il primo pacco di biscotti è il tuo preferito. Mi antepongo tra uno sparo e il tuo corpo, do a te la mia coperta con meno tre gradi. So essere un' instancabile amica, ricordo a memoria il nome dei tuoi amici, i tuoi piatti preferiti, la cronologia delle canzoni che ami. Tengo a mente il numero degli abbracci e quello dei baci, perchè so essere anche una brava -innamorata- di quelle che ti porta a vedere le stelle se hai pianto da poco, e ti compra del cioccolato se hai riso per poche sere consecutive. Sono un' innamorata furente, di quelle che si arrabbia se le regali troppe cose, una di quelle che se ne sta rannicchiata sul tuo corpo, solo per rintracciare il battito del tuo cuore, che ti chiude l'ultimo bottone della camicia, che ti fa trovare il letto riscaldato, che ascolta le tue paure e fa il giro del mondo per avere lo spray anti-mostri, solo per farti felice.
Sono una che si fa da parte per l'altra persona, anche se a qualcuno potrà sembrare stupido e ridicolo, ma non imparo mai la lezione, nemmeno dopo schiaffi e pugni, continuo ad essere irrimediabilmente sciocca, perchè nel mio mondo ci si ama così, in modo intenso e forte, mai tiepido e nevoso.


Ma non piaccio. Non piaccio agli amici, agli innamorati, non piaccio in famiglia. Non piaccio a nessuno. E più mi chiedo cosa ci sia di così sbagliato nell'essere amore quando si è alla ricerca d'amore, e minori sono le risposte che mi arrivano alla testa.
Forse non piaccio perchè in questo mondo, in questo secolo, l'amore è solo ingarbuglio di corpi, bugie incrostate, doppi e tripli amanti sotto al letto. Non piaccio perchè essere - troppo- in un mondo in cui si gioca a sottrarre, mi fa apparire come un guasto tecnico da eliminare.


Nella lista ci metterei anche fare dei dolci carini, che risanano i cuori tristi, almeno è così che pensa mia madre, che una fetta delle cose che faccio,le mette un po' di pace nel suo cuore in tempesta. Perchè - la cosa bella- le asciuga gli occhi e le calma le mani.
Io penso che ero più brava prima, che la panna mi si montava più in fretta, che la glassatura aveva una patina più lucida, che i biscotti erano più morbidi e saporiti. Adesso tutto si assomiglia, e tutto ha lo stesso sapore nella mia bocca. Gli altri continuano ad apprezzare, io non lo so più.


Ho un preciso senso del ritmo, qualcuno pensa che io sappia cantare bene, eppure non so come si respira, non so contare, non so suonare niente. Quel poco che so di musica l'ho imparato al liceo e qualche volta andando in sala di registrazione da bambina, ad aspettare che il tempo passasse. E' qualcosa di naturale, mi scoppia nel corpo e nella gola, mi muovo e so che è giusto, mi-sol-si-re-fa-/ fa-la-do-mi mi facevano sembrare una star queste cose, perchè nessuno aveva capito quali figure andassero sugli spazi e quali sulle note, eppure a me veniva naturale ricordarlo e scrivere.


Ricordo molte cose, non so come, penso di avere una scarsa memoria infatti, ma quando c'è da ricordare un avvenimento, il nome di un poeta, il nome di un posto, le cose mi balzano sulla punta della lingua, e le ricordo tutte di fila. Penso che la mia testa sia un registratore che non smette mai di funzionare, e che in qualche maniera, le cose belle o le cose brutte, mi restano nei cassetti visibili delle testa. So dare degli ottimi consigli, perchè aiutare gli altri mi è sempre piaciuto, anche se alla fine nessuno è stato mai in grado di aiutare me. Ho aiutato a scuola, ai corsi, persino ai colloqui di lavoro, mi ha sempre fatta sentire in pace, perchè vincere mi piace, ma solo se contro di me ci sono gli avversari giusti. Solo se contro ho persone che possano battermi.


So andare sui pattini, o meglio una volta lo sapevo fare. So acconciarmi i capelli, fare degli ottimi makeup, mettere apposto il mio computer, battere veloce dei testi, e mettere in sesto su carta dei discorsi sconclusionati e caotici.
So stendere il bucato in base a colori e grandezze, so capire e parlare l'inglese, conosco un po' di francese, mi piace dipingere con gli acquerelli, e fare delle belle foto.
Mi piace scattare foto perchè le cose nella mia vita si sbiadiscono sempre, si dileguano, finiscono o si rompono, ma le foto no, quelle restano lì nei miei cassetti, in mezzo alle mie mani, nel vuoto immaginario della mia testa. Fluttuano tra i miei capelli e le mie parole.


Queste cose le so fare, forse ne aggiungerei delle altre, ma adesso non mi va. Altrettante non appartengono alla lista dei miei saperi, ma mi piace imparare, e allora immagino che prima o poi, la parte sana di me, possa imparare le cose che non conosco, e fare le cose che non ho mai immaginato di fare.
Non importa quanto qualcuno provi a farmi sentire piccola ed insignificante, vorrei poter avere sempre la forza di battermi e dibattere sull'accaduto. Vorrei potermi sentire un gigante e mai una formica, vorrei poter sorridere e non piangere al grido brutale di - tu non sei capace, tu non sei, tu non fai, tu non puoi, nè potrai- all'affermazione sadica e rabbiosa del - lei è migliore di te-


Vorrei poter gridare che non è vero. Che sono brava anche io, che è tutta la vita che ce la metto tutta in cose in cui qualcun altro si è fatto aiutare: fare di conto, muovere i primi passi, essere educata, perdonare, leggere dei libri difficili, fare i compiti, innamorarmi, imparare le strade a memoria, fare la spesa senza sbagliare i prezzi, essere una brava persona, saper accendere la playstation, usare internet senza spendere un capitale, rialzarmi di continuo in mezzo alle botte e alle spinte, anche quando mi veniva detto che -non ero quella giusta- mai per niente e mai per nessuno.


E mentre piango e mi accarezzo, mi dico ancora un'altra volta, che vado bene così, anche se non ci credo, anche se nessuno ci crede, che vado bene così anche se non sono bella, se non ho fatti grandi viaggi, grandi lavori, se non ho mai avuto dei soldi miei che potessi spendere
in completa autonomia, vado bene così perchè ce l'ho messa tutta, e perchè nella lista delle cose che ho e che so fare, ho voglia di metterci anche il coraggio.


Perchè mi è nato addosso, dal primo istante in cui ho capito che non sarebbe mai stato nulla facile per me.

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