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Una storia di MarthaBartalini

Le più belle storie di Natale sono quelle vere

Raccontiamole insieme!

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minuti

Pubblicato il 14 dicembre 2018 in Altro

Tags: #Natale #ricordi #scrivere #storie

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Qualcuno lo aspetta tutto l’anno. Qualcuno, quando arriva, emigrerebbe volentieri all’estero o da se stesso. Qualcuno ne ha fatto un lavoro e, anche quando fuori ci sono 35°C, sta a cercare palline e fili luminosi. Qualcuno lo vive per gli altri. Qualcuno se lo ricorda e basta. Qualcuno dice che in questo periodo dell’anno i suicidi aumentano. Qualcuno lo vive come un rito e ogni anno guarda gli stessi film, scarta gli stessi addobbi, non cambia mai una virgola al menù della vigilia e guai a chi gli tocca la tombola! Qualcun altro consiglia e impacchetta fino all’ultimo munito, si taglia le mani con i bordi della carta da pacco per accorgersi, solo il 25, che la festa per cui sta lavorando da mesi è arrivata.


Sì, parliamo del Natale che, piaccia o no, è un grandissimo contenitore di storie.

Le più belle, secondo me, sono quelle che abbiamo vissuto in prima persona. Da bambini, con gli occhi trepidanti di attesa e magia. Da grandi, con la famiglia intorno e giù a contare chi c’è e chi manca al tavolino. Da soli, fuori da ogni stereotipo, lontani dalla famiglia e magari dall’altra parte del mondo.

Fuori dal libri e dai film, le più belle storie di Natale sono quelle vere: imperfette, non patinate, avvolte di straordinaria normalità.


Da parte mia, potrei raccontarvi di quando ho rischiato di suicidarmi a 5 anni in attesa di Babbo Natale. Abitavo in una casa terra-tetto e, per andare al piano di sopra, c’era una scala a vista, senza parapetto: era l’orgoglio di mia madre, riprodotta da un simile trovato su una rivista di arredamento, composta da pezzi di legno che uscivano direttamente dalla parete della sala. Certo non era il massimo della sicurezza e, per questo, ogni sera i miei mettevano un cancellino retrattile sul primo scalino del piano superiore. Ma la notte di quella vigilia no.

Andai a letto e, appena i miei scesero in cucina, sgattaiolai fuori col mio pupazzo sottobraccio. Mi sporsi dal piano di sopra a quello di sotto. Da lì potevo vedere bene dalla porta d’entrata fino all’albero e al latte e biscotti lasciato per Babbo Natale. Era la postazione perfetta per aspettarlo! Se non fosse che mi addormentai e scivolai lungo gli scalini…

Babbo Natale non lo vidi ma in compenso mio padre mi raccolse al volo.


Tu cosa mi racconti?

Inevitabilmente i nostri ricordi si allacciano a lontani Natali, alla nostra infanzia, ai desideri a volte disattesi. E più il tempo scorre più questi frammenti temporali, invece di affievolire fino a scomparire, si accendono come le stelle in cielo, come le luci che rallegrano piazze e case e strade. Devo ripercorrere a ritroso un lungo tempo, diversi lustri mi separano dai preparativi natalizi che in modo semplice venivano riproposti fedelmente ogni Vigilia di Natale...

In Piazza del Grano, esattamente di fronte alle antiche mura che circondano la città di Treviso, ogni anno arrivavano i venditori di abeti. Questa zona non distava molto dalla nostra casa, si andava a piedi ad acquistare l'albero di Natale che non doveva essere troppo grande per via del trasporto. L'albero veniva portato a casa che subito si riempiva del suo odore di resina, esistevano solo abeti veri, quelli con gli aghi che pungevano le dita quando venivano appese le decorazioni. La scatola di cartone conteneva quelle meraviglie di un materiale che quando cadeva si rompeva e quante ne ho rotte! Ricordo con grande nostalgia una testa di Babbo Natale, una casetta, un bastoncino rosso, una campanella. Piccoli capolavori riposti con sacralità nella loro confezione: una scatola chiara di cartoncino con all'interno dei separatori. Ogni addobbo era avvolto nella sua originale carta velina.

L'abete veniva posto sopra un tavolino nell'angolo del soggiorno, dopo le formine in vetro, che passavo alla mamma sempre con molta attenzione, toccava alle lucine colorate, anche queste avevano forme diverse: casette alternate ad alberelli e a babbi natale. Il filo delle luci veniva sapientemente ricoperto da soffici, variopinti festoni. Il puntale veniva posto alla fine, era rosso e mi sembrava bellissimo. Ma la cosa che ricordo con maggiore nostalgia erano le cioccolatine, simboli natalizi rivestiti con carta stagnola appesi grazie al piccolo filo dorato sulle punte dei rami. Quel compito che ritenevo assai prestigioso toccava a me mentre a mio fratello veniva tacitamente dato il consenso di mangiarsi, anche prima di Natale, tutte le cioccolatine!


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